Signori. Ragazzi. Avventurieri. Amanti dé “La Mummia”. Mettetevi comodi. Quello che fino a poche settimane fa sembrava il sogno proibito di una generazione, il delirio nostalgico di chi è cresciuto negli anni ’90, sta prendendo forma. E la forma è quella, gloriosa, di Brendan Fraser e Rachel Weisz.
Tenetevi forte: un quarto capitolo de La Mummia è ufficialmente in sviluppo. E no, non è un altro reboot senz’anima. È il vero sequel. Rick O’Connell ed Evelyn Carnahan stanno tornando.
Dopo anni di voci, dopo il trionfale ritorno di Fraser (la “Brenaissance”) culminato con un Oscar, e dopo il fallimento cosmico del “Dark Universe” di Tom Cruise, la Universal ha capito. Ha ascoltato. Ha deciso di darci quello che volevamo da sempre.
Le fonti (parliamo di Variety e The Hollywood Reporter, non del cugino che lavora in videoteca) sono esplose. La notizia è reale. Analizziamo cosa sta succedendo, perché questo non è solo un film: è un evento.
La Notizia che ha (quasi) rotto Internet: La Mummia 4 è Realtà

Non è un’esercitazione. Dopo quasi due decenni di attesa (e un decennio abbondante di tentativi falliti da parte della Universal), il progetto ha una squadra. E che squadra.
Chi c’è al comando? I nuovi Faraoni di Hollywood
La notizia che fa davvero ben sperare non è solo il ritorno del cast, ma chi c’è dietro la telecamera. I registi scelti sono Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, meglio noti come Radio Silence.
Se questo nome non vi dice nulla, avete dormito. Sono i geni che ci hanno dato Finché morte non ci separi (Ready or Not), Abigail, e che hanno rilanciato la saga di Scream (quelli del 2022 e 2023) con un’intelligenza e un rispetto per il materiale originale quasi commoventi.
Radio Silence sono maestri del “legacyquel”. Sanno come miscelare horror, ironia tagliente e azione. Capiscono il DNA di un franchise. E se c’è una cosa che La Mummia originale aveva, era proprio un mix perfetto di generi. La sceneggiatura è affidata a David Coggeshall (The Family Plan), e Universal produce.
La Coppia d’Oro: Rick e Evie di nuovo insieme
Siamo onesti: senza di loro, non se ne fa nulla. La notizia bomba è che sia Brendan Fraser sia Rachel Weisz sono in trattative avanzate per tornare. Questo è il cuore pulsante del progetto.
Il ritorno di Fraser era nell’aria. Dopo The Whale e l’Oscar, è l’attore più amato di Hollywood. Lui stesso aveva detto che sarebbe stato “aperto all’idea, se qualcuno avesse avuto l’idea giusta”. A quanto pare, l’hanno trovata.
Ma la vera vittoria è Rachel Weisz. La sua assenza nel terzo film è stata la ferita mai rimarginata del franchise. La chimica tra Rick O’Connell e Evelyn Carnahan è irripetibile. È il perno su cui poggia l’intera saga. Avere lei a bordo significa che la storia è valida.
La Mummia – Un Ritorno alle Origini: Ignorare la Tomba del Dragone?
Questa è la parte più succosa per i fan. Le fonti suggeriscono che il nuovo film sarà un sequel diretto de La Mummia (1999) e La Mummia – Il Ritorno (2001), ignorando di fatto gli eventi del terzo capitolo, La Tomba dell’Imperatore Dragone (2008).
Una mossa alla Halloween (2018). Un retcon necessario? Probabilmente sì. Il terzo film, orfano di Weisz (sostituita da Maria Bello) e del regista Stephen Sommers, cambiò location (dall’Egitto alla Cina) e tono, senza mai catturare la magia dei primi due.
Questa scelta permetterebbe ai Radio Silence di ripartire dalla coppia originale, forse con un figlio (Alex O’Connell) cresciuto, ma senza doversi portare dietro la zavorra di una mitologia (e di un film) che non aveva convinto nessuno.
Ma perché AMIAMO così tanto La Mummia? Analisi di un Cult (1999)

Per capire perché questa notizia ci sta mandando in cortocircuito il cervello, dobbiamo tornare al 1999. In un’epoca pre-MCU, dove i blockbuster d’avventura erano un genere quasi defunto, orfano di Indiana Jones.
Il film di Stephen Sommers non doveva funzionare. Era il remake di un classico horror della Universal del 1932. Poteva essere un disastro. Invece, è diventato un capolavoro generazionale.
Il contesto: La fine degli anni ’90 e la fame di avventura
Gli anni ’90 erano dominati dalla fantascienza (Matrix, Independence Day) e dai drammoni da Oscar (Titanic). Il filone “avventura esotica” era fermo. Indiana Jones e l’Ultima Crociata era del 1989. C’era un vuoto.
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🔔 Iscriviti al canaleLa Mummia (1999) colmò quel vuoto con una sfrontatezza incredibile. Non si prese mai troppo sul serio, ma non fu mai una parodia. Trovò un equilibrio miracoloso.
Rick O’Connell: L’Eroe che non sapevamo di volere
Prima del 1999, Brendan Fraser era il tizio di George Re della Giungla. Simpatico, muscoloso, ma comico. Stephen Sommers vide in lui l’erede di Errol Flynn.
Rick O’Connell non è Indiana Jones. Indy è un professore. È meticoloso. Rick è un Legionario. È un “himbo” (termine affettuoso per “bello e un po’ tonto”) che però sa sparare con due pistole contemporaneamente. È un casinista che sopravvive per pura fortuna e testardaggine.
Più di un “Himbo”: L’archetipo dell’avventuriero scanzonato
Fraser portò al ruolo un’autoironia devastante. Rick O’Connell è l’uomo che, di fronte a una mummia millenaria, la prima cosa che fa è spararle. E quando non funziona, impreca e cerca un’arma più grossa.
La sua fisicità era perfetta. Era credibile mentre faceva a pugni, mentre sparava, e mentre cadeva rovinosamente. È l’eroe “operaio”, quello che si sporca le mani e si lamenta mentre lo fa. E le sue battute (“Mi sa che sto dalla parte sbagliata del fiume!“) sono entrate nella storia.
“Hey, Evie!”: L’alchimia che ha definito il film
Il vero colpo di genio. La chimica tra Fraser e Weisz è elettrica. È il classico “gli opposti si attraggono” fatto alla perfezione. Lui è il braccio, lei è il cervello. Il loro flirt è fatto di battibecchi, sguardi e salvataggi reciproci.
Quando Rick guarda Evie, non vede solo una bibliotecaria. E quando Evie guarda Rick, non vede solo un mercenario zoticone. La Mummia è, prima di tutto, una delle migliori commedie romantiche d’azione di sempre.
Evelyn Carnahan: La vera eroina della storia
Parliamoci chiaro: Rick è il protagonista, ma Evie è l’eroina. Rachel Weisz creò un personaggio iconico. Evelyn “Evie” Carnahan non è la damigella in pericolo.
Certo, è impacciata. La sua prima scena è un disastro comico in una biblioteca. Ma è anche un’egittologa brillante, colta, ambiziosa e coraggiosa. Lei che decifra gli indizi. Colei che legge dal Libro dei Morti (sì, ok, errore suo). È lei che, alla fine, salva Rick.
La Mummia: Da Bibliotecaria impacciata a Salva-mondo
L’arco narrativo di Evie è splendido. Inizia come una “topo da biblioteca” frustrata che desidera solo rispetto accademico. Finisce come un’avventuriera che non ha paura di tenere testa a Imhotep.
La sua evoluzione da studiosa a donna d’azione (pur mantenendo la sua goffaggine) la rese un modello per una generazione. Non era definita dalla sua relazione con Rick, ma la completava.
Il “Segreto” di Stephen Sommers: Il Tono Perfetto per La Mummia
Il regista e sceneggiatore Stephen Sommers è il vero artefice del miracolo. La Mummia (1999) è quattro film in uno:
- Un’Avventura: Cacce al tesoro, mappe, deserti, tombe.
- Un Horror: Imhotep che rigenera il suo corpo (la scena della lingua e degli occhi), gli scarabei carnivori, le “locuste”. C’è del body horror genuino.
- Una Commedia: Il personaggio di Jonathan (John Hannah) è una spalla comica perfetta. Le gag fisiche. I dialoghi brillanti.
- Una Romance: Come già detto, il cuore pulsante del film.
Sommers riuscì a frullare tutto questo senza che il film collassasse. Usò la CGI (all’avanguardia per l’epoca, soprattutto sulla sabbia) ma la mescolò a tonnellate di effetti pratici e stunt, dando al film una concretezza che molti blockbuster moderni si sognano.
Imhotep: Il Cattivo con delle (quasi) buone ragioni
Anche il villain era perfetto. Arnold Vosloo (Imhotep) non era un mostro e basta. Certo, era terrificante. Ma la sua motivazione era l’amore.
Il prologo del film ci mostra una storia d’amore tragica e maledetta con Anck-su-namun. Imhotep fa tutto quello che fa per lei. È un cattivo romantico, nel senso più gotico del termine. Questo gli dava una profondità che lo rendeva più spaventoso e, allo stesso tempo, più affascinante di un semplice mostro.
La Mummia – Il Ritorno (2001): Più grande, più rumoroso, più tutto

Due anni dopo, Sommers tornò con un budget più grande e l’ordine di “fare di più”. La Mummia – Il Ritorno è l’esempio perfetto del “sequel more is more” dei primi anni 2000.
È più caotico, più fracassone e decisamente più assurdo. Ma, dannazione, è ancora divertentissimo.
La Sindrome del “Sequel”: Raddoppiare la posta in gioco
Se il primo film era Indiana Jones, il secondo è un videogioco. La trama è un pretesto per scene d’azione sempre più folli: un inseguimento su un autobus a due piani a Londra, l’attacco dei pigmei mummificati, l’inondazione gigante con la faccia di Imhotep.
Il film perde un po’ della suspense horror del primo, ma la sostituisce con un ritmo da montagne russe.
L’evoluzione di Rick e Evie: Sposati, con figlio (e maledizioni)
Il film fa un salto avanti. Rick e Evie sono sposati. Hanno un figlio, Alex (il bravissimo Freddie Boath). E sono ancora cacciatori di tesori.
Questo cambia le dinamiche. Ora è un’avventura “formato famiglia”. Se da un lato toglie un po’ di pepe al romanticismo (sono già una coppia stabile), dall’altro alza la posta. Ora combattono per il figlio. L’aggiunta di Alex, il classico bambino saccente ma coraggioso, era una mossa tipica dell’epoca (vedi Jurassic Park), ma funzionava.
Il Re Scorpione: Il debutto cinematografico di The Rock
Il Ritorno ha anche il merito storico di aver lanciato la carriera cinematografica di Dwayne “The Rock” Johnson. Il suo Re Scorpione, Mathayus, appare nel prologo (una scena epica) e nel finale (una scena… beh, ci arriviamo).
Questo portò allo spin-off Il Re Scorpione (2002), che a sua volta generò un suo micro-franchise.
Quell’abominio in CGI che ancora ci tormenta
Dobbiamo parlarne. Il finale. Il Re Scorpione torna come un mostro metà uomo e metà scorpione. Ed è realizzato con una CGI che, anche nel 2001, era considerata atroce.
È un momento che è passato alla storia del cinema per quanto è brutto. Un pupazzone digitale con la faccia di The Rock appiccicata sopra. Paradossalmente, oggi è uno dei momenti più amati e citati del film, un simbolo di quell’epoca di CGI selvaggia. È così brutto da fare il giro e diventare cult.
Reincarnazione e Destino: La trama si complica
Il film cercò di espandere la mitologia. Evie scopre di essere la reincarnazione della Principessa Nefertiri. Rick ha un tatuaggio che lo lega a un ordine di protettori. Imhotep e Anck-su-namun tornano in gioco.
La trama era un groviglio, ma non importava. L’alchimia del cast (incluso il ritorno di Oded Fehr come il magnifico Ardeth Bay e John Hannah) teneva tutto insieme. Era un’altra corsa sfrenata, e noi eravamo felici di farla.
Il Passo Falso: La Mummia – La Tomba dell’Imperatore DragONE (2008)

E poi arrivò il 2008. Sette anni dopo. Il franchise era pronto per un ritorno, ma qualcosa andò storto. Terribilmente storto.
Perché non ha funzionato? L’elefante (cinese) nella stanza
La prima decisione fatale: spostare tutto. Tirato Via l’Egitto, dentro la Cina. Via Imhotep, dentro un Imperatore Dragone (Jet Li). Via le mummie di sabbia, dentro guerrieri di terracotta.
Il regista Rob Cohen (non Sommers) cambiò completamente l’identità del franchise. Non era più La Mummia. Era un wuxia fantasy generico. L’azione c’era, ma la magia, l’atmosfera gotica e polverosa, erano sparite.
L’assenza che pesa: Dov’è Rachel Weisz?
Il colpo di grazia. Rachel Weisz rifiutò di tornare. Il suo ruolo fu riassegnato a Maria Bello.
Con tutto il rispetto per la Bello, un’ottima attrice, non era Evie. La chimica con Fraser, il motore dell’intera saga, era evaporata. Era come guardare una cover band suonare la tua canzone preferita. Le note erano giuste, ma l’anima non c’era.
La Mummia: Un Alex O’Connell diverso e… Jet Li
Per finire, Alex O’Connell venne ricastato (Luke Ford), trasformato da ragazzino a giovane adulto. Il rapporto padre-figlio era teso e stereotipato. Persino un villain leggendario come Jet Li era sottoutilizzato, trasformato in un mostro digitale per gran parte del tempo.
Il film incassò (oltre 400 milioni nel mondo), ma fu stroncato. Segnò la morte del franchise.
L’Interregno Oscuro: Il Fiasco di Tom Cruise e il “Dark Universe” (2017)

La Universal, però, non voleva mollare l’osso. Nel 2017, decise di riprovarci. Ma invece di imparare la lezione, fece di peggio.
Tentò di lanciare il “Dark Universe”, un universo condiviso stile Marvel con i suoi mostri classici. Il primo film? La Mummia, con Tom Cruise.
“Il divertimento: Era proprio questo che mancava”
A diagnosticare perfettamente il fallimento fu, ironia della sorte, Brendan Fraser. In un’intervista, disse: “È stato difficile realizzare quel film… L’ingrediente che avevamo per la nostra Mummia, che non ho visto nel nuovo film, era il divertimento. Era proprio questo che mancava… Era un film horror troppo diretto. La Mummia dovrebbe essere un’avventura emozionante, non terrificante e spaventosa”.
Fraser aveva centrato il punto. Il film di Cruise era un blockbuster grigio, cupo, senz’anima. Un veicolo per la star Tom Cruise, che cercava di essere Mission: Impossible ma con una mummia. Fu un disastro critico e un fiasco finanziario tale da uccidere il Dark Universe nella culla.
Il Crollo del Dark Universe: La lezione imparata (si spera)
Il fallimento del 2017 è la ragione principale per cui oggi siamo qui. La Universal ha imparato (dolorosamente) che non si può costruire un universo a tavolino. Ha imparato che il pubblico non voleva un “franchise”, voleva quel franchise. Che Voleva Rick. Voleva Evie. Voleva il divertimento.
La “Brenaissance” e il Momento Perfetto per Tornare
Il contesto di questo annuncio è tutto. Se fosse successo cinque anni fa, sarebbe stata una mOSSA disperata. Oggi, è un trionfo.
Da Hollywood (quasi) Scomparso all’Oscar per The Whale
La carriera di Brendan Fraser ha avuto un declino doloroso, dovuto a problemi di salute, questioni personali e un’industria che lo aveva messo da parte.
Ma negli ultimi anni, il pubblico (soprattutto online) ha iniziato a ricordarsi di lui. Un affetto genuino. Questa ondata di amore lo ha riportato su grandi set (No Sudden Move, Killers of the Flower Moon), fino al trionfo di The Whale di Darren Aronofsky, che gli è valso l’Oscar come Miglior Attore.
L’uomo giusto al momento giusto: Perché Fraser è Rick O’Connell
Oggi, Brendan Fraser non è solo un attore. È un simbolo di resilienza. Il suo ritorno ne La Mummia non è solo nostalgia. È il finale perfetto per la sua storia di rinascita.
Il pubblico è dalla sua parte in un modo che non si vedeva da decenni. La Universal sa che il goodwill del pubblico per Fraser (e per Weisz, un’attrice premio Oscar rispettatissima) è un capitale inestimabile.
Cosa Vogliamo (e cosa NON vogliamo) da La Mummia 4
L’hype è alle stelle. Ma anche la paura. Siamo stati feriti prima. Quindi, cosa ci aspettiamo da questa nuova squadra?
L’eredità di Radio Silence: Horror, Ironia e “Legacyquel”
La scelta dei Radio Silence è la nostra più grande speranza. I loro film di Scream sono il manuale su come fare un “legacyquel”.
Hanno dimostrato di saper:
- Onorare i personaggi storici: Danno ai protagonisti originali un ruolo degno, senza metterli su un piedistallo e senza ucciderli malamente.
- Mescolare i toni: Sono maestri nel passare dall’horror teso alla commedia meta-narrativa in un secondo. Esattamente quello che faceva La Mummia.
- Avere un’idea: Non fanno film per “omaggiare”, fanno film con una storia.
Ci aspettiamo che portino quel mix di amore genuino e ironia moderna, prendendo in giro alcuni tropi senza mai distruggere la magia.
La Lista dei Desideri: Jonathan, Ardeth Bay e Meno CGI
Cosa vogliamo vedere?
- Il ritorno di John Hannah (Jonathan): La spalla comica è fondamentale. La sua avidità e codardia sono il contrappeso perfetto.
- Oded Fehr (Ardeth Bay): Il capo dei Medjai. Il personaggio più cool della saga. Un suo cameo o un ruolo di supporto è d’obbligo.
- L’atmosfera: Vogliamo la polvere, le tombe, l’Egitto (o luoghi simili). Vogliamo quel senso di scoperta.
- Effetti pratici: Meno CGI del Re Scorpione, più mostri “veri”, più mummie che sembrino tangibili.
Il Pericolo da Evitare: Non fateci un “Indiana Jones 5”
Il rischio c’è. Il recente Indiana Jones e il Quadrante del Destino ha dimostrato che non basta rimettere il cappello al protagonista. Se la storia è debole, se il tono è funereo, se manca la scintilla, l’operazione nostalgia fallisce.
La Mummia 4 non deve essere un film triste sul tempo che passa. Deve essere una celebrazione. Essere divertente. Avere quella stessa energia scanzonata e adrenalinica del 1999.
Conclusione: La Maledizione Della Mummia è stata spezzata
Il ritorno di Brendan Fraser e Rachel Weisz ne La Mummia è più di un semplice sequel. È una correzione. L’industria che ammette un errore (il reboot del 2017) e rimedia nel modo più glorioso possibile.
Il ritorno di due attori amati, nel momento più alto della loro carriera (o della loro rinascita), guidati da due registi che sono, prima di tutto, dei fan.
Stanno riportando in vita il franchise nel modo giusto: con gli eroi giusti, l’ambientazione giusta e, si spera, lo spirito giusto. Preparate le torce e i fucili a doppia canna. Rick e Evie stanno tornando a casa. E noi non potremmo essere più felici.
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Un Saluto MUMMIFICATO dal vostro MIKE!










