mercoledì, Giugno 10, 2026

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Andrea Volpi - Top Games
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Sono Andrea Volpi, appassionato di videogiochi e tecnologia fin da bambino. Top Games è per me uno sfogo e un modo per comunicare raccontando la mia esperienza nel mondo dei videogiochi in maniera molto personale e soggettiva.

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Open Critic Top Games Italia

RECENSIONE IN BREVE

La ASUS ROG Xbox Ally X si candida a "Santo Graal" delle handheld, fondendo potenza PC ed ecosistema Xbox. Il nuovo design nero migliora drasticamente l'ergonomia, ospitando il chip AMD Ryzen AI Z2 Extreme e ben 24GB di RAM, fondamentali per eliminare i colli di bottiglia e garantire fluidità.

La vera rivoluzione è la batteria da 80Wh: l'autonomia raddoppia, garantendo oltre 2 ore sui tripla A e fino a 7 ore sugli indie. Lato software, la nuova interfaccia Xbox maschera meglio Windows, rendendo l'esperienza più immediata.

Nonostante il prezzo di 899€ e la mancanza di uno schermo OLED (rimane un ottimo IPS VRR), la Ally X è la regina del mercato: potente, silenziosa e finalmente libera dall'ansia della ricarica. Con l'aggiunta di porte USB-C standard e SSD upgradabile, è la scelta definitiva per il gamer in mobilità.

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Recensione completa Rog Xbox Ally X

Amici di Top Games Italia, bentornati nella tana del lupo, o meglio, nel tempio sacro dove i pixel vengono venerati e i frame rate contati come fossero banconote da cinquecento euro. Mettetevi comodi, allentate la cintura dei pantaloni, prendete una bibita ghiacciata (possibilmente con tanta caffeina) e preparatevi psicologicamente, perché oggi non siamo qui per pettinare le bambole. Oggi siamo qui per parlare di un oggetto che ha fatto salire la scimmia sulla spalla di mezzo mondo videoludico, un dispositivo che promette di essere il Santo Graal, l’Anello del Potere, la fusione definitiva tra la vostra console da salotto preferita e quel mostro di PC con i led RGB che tenete sotto la scrivania.

rog xbox ally x recensione completa top games italia handheld

Stiamo parlando di lei, l’unica, l’inimitabile, la tanto chiacchierata ASUS ROG Xbox Ally X. Sì, avete letto bene: c’è “Xbox” nel nome, c’è “ROG” nel nome, e c’è una “X” che fa molto “pro” e misterioso. Ma al di là delle sigle che sembrano codici per il lancio di missili intercontinentali, la domanda che vi sta rodendo il fegato è una sola: è davvero la rivoluzione che stavamo aspettando o è solo un altro giocattolone costoso destinato a prendere polvere sul comodino dopo un mese di hype sfrenato? Spoiler: la risposta è complessa, affascinante e piena di colpi di scena degni di una serie TV. Quindi non perdiamo altro tempo in chiacchiere da bar e tuffiamoci a bomba in questa analisi torrenziale, definitiva e senza peli sulla lingua.

Il Contesto: Perché questa macchina esiste e perché dovrebbe importarvene?

Partiamo dalle basi, perché per capire dove stiamo andando dobbiamo sapere da dove veniamo e, soprattutto, perché diavolo ci troviamo con un PC palmare che si chiama “Xbox”. Il mercato delle handheld, o PC palmari per gli amici che amano i tecnicismi e le sigle incomprensibili, è esploso come un petardo a capodanno negli ultimi due anni.

C’è stata Valve con la sua Steam Deck che ha aperto le danze mostrando la via, seguita a ruota da ASUS con la prima Ally che ha alzato l’asticella della potenza, poi Lenovo con quel Transformer del Legion Go che voleva fare tutto e forse ha fatto troppo, e MSI che ha provato a dire la sua con la Claw (con risultati che definiremo “alterni” per essere gentili). Ma mancava qualcosa. Mancava quel quid, quella sensazione di avere tra le mani un prodotto che non fosse solo un “PC rimpicciolito con dei controller attaccati con lo scotch e Windows che urla pietà”, ma una vera e propria estensione naturale dell’ecosistema console.

Ed è qui che entra in gioco la partnership strategica, quasi un matrimonio combinato ma felice, tra ASUS e Microsoft. Erano anni che sognavamo una Xbox portatile. Anni che guardavamo Phil Spencer con occhi dolci sperando tirasse fuori dal cilindro una “Series P” (P per Portable, ovviamente, o P per “Please take my money”). Beh, non l’ha fatta lui direttamente nei laboratori di Redmond, ma ha dato la benedizione – e molto di più, come vedremo lato software – a questa ROG Xbox Ally X.

rog xbox ally x collaborazione asus recensione

L’idea alla base è semplice quanto incredibilmente ambiziosa: prendere l’hardware più potente ed efficiente che si possa fisicamente infilare in uno chassis da 7 pollici senza fonderlo, ottimizzare Windows 11 fino a farlo sembrare quasi un sistema operativo da gioco (impresa titanica, lo sappiamo tutti quanto Windows ami i pop-up nel momento sbagliato), e brandizzare il tutto con il logo Xbox per farci sentire finalmente a casa, come se fossimo sul divano davanti alla TV.

Ma attenzione, non stiamo parlando di un semplice restyling o di un adesivo appiccicato sulla scocca per vendere qualche unità in più ai fanboy. Questa macchina rappresenta il primo vero tentativo concreto di creare una “non-console”, un ibrido che cerca di rompere le barriere tra il gaming su scrivania e quello in mobilità. È un dispositivo che urla “futuro” da ogni presa d’aria, ma che si porta dietro anche l’eredità ingombrante di essere, alla fine della fiera, un computer. E come tutti i computer, ha le sue bizze, i suoi driver da aggiornare e le sue schermate blu (speriamo poche). Ma andiamo con ordine, perché c’è tanta, tantissima carne al fuoco da analizzare.

Design e Qualità Costruttiva: Il Nero le Dona (e pure parecchio)

Appena tirata fuori dalla scatola, la prima cosa che colpisce della ROG Xbox Ally X è il colore. Finalmente, aggiungerei, con un sospiro di sollievo. Il bianco della versione precedente era bello, per carità, faceva molto “futuristico asettico” stile laboratorio spaziale, ma diciamocelo chiaramente: si sporcava solo a guardarlo e dopo due sessioni di gioco intense avevate paura di averlo macchiato per sempre.

design rog xbox ally top games recensione tech

Inoltre, quei led RGB sparati sul bianco sembravano un po’ troppo “giocattolosi”, quasi a voler gridare “guardatemi, sono un gamer!”. Qui invece siamo su tutto un altro pianeta, un pianeta oscuro ed elegante. La scocca è di un nero profondo, opaco, “Premium Black” se vogliamo dargli un nome altisonante, con una micro-texture che non solo è estremamente piacevole al tatto ma riduce drasticamente l’effetto “saponetta” che affliggeva il modello precedente.

Materiali e Solidità: Un Monolite Tecnologico

ASUS non ha badato a spese per quanto riguarda la sensazione tattile e la robustezza. La plastica utilizzata è rigida, densa, solida; non scricchiola nemmeno se provate a torcerla con forza (non fatelo, per favore, costa quasi 900 euro e non vogliamo responsabilità). C’è una densità nel prodotto che trasmette valore immediato. Non è un “pezzo di plastica vuoto” come certe cinesate che si trovano online, è un monolite di tecnologia concentrata.

dettagli rog xbox ally x

Le linee sono quelle familiari della serie ROG, con quei tagli aggressivi e le griglie di aerazione che formano il logo Republic of Gamers sul retro, ma tutto sembra più maturo, più “adulto”, più rifinito. E poi c’è quel dettaglio che fa impazzire i collezionisti: il logo ROG slash Xbox stampato sulla scocca che riflette la luce in modo cangiante. Una sciccheria inutile ai fini del gameplay? Assolutamente sì. Ci piace? Da matti, perché anche l’occhio vuole la sua parte quando si spendono queste cifre.

Dimensioni e Peso: La Dieta all’Incontrario

Parliamo di ciccia, perché le dimensioni contano, eccome se contano in una portatile. La ROG Xbox Ally X non è una piuma, mettiamocelo in testa. Siamo sui 715-718 grammi circa sulla bilancia. Per darvi un metro di paragone concreto, è più pesante di una Steam Deck OLED (che si ferma intorno ai 640g) e decisamente più massiccia di una Nintendo Switch che in confronto sembra un foglio di carta. Se venite dal mondo delle console portatili classiche, potreste rimanere spiazzati i primi trenta secondi.

“Cavolo se pesa”, penserete. Ma qui avviene la magia dell’ingegneria e dello studio ergonomico: il bilanciamento. ASUS ha distribuito il peso in maniera magistrale, quasi artistica. Nonostante l’aumento di massa (dovuto principalmente a quella mostruosa batteria da 80Wh di cui parleremo tra un po’ e che da sola giustifica ogni grammo), in mano non sembra un mattone. Il peso è concentrato verso i palmi, verso le impugnature, non verso lo schermo o la parte superiore, riducendo drasticamente l’effetto leva che stanca i polsi dopo mezz’ora di gioco.

Lo spessore è aumentato notevolmente rispetto alla vecchia Ally. Se le mettete una di fianco all’altra, la X sembra aver fatto palestra e mangiato proteine a colazione, pranzo e cena per mesi. È più “chiatta”, passatemi il termine tecnico da bar. Ma questo spessore extra non è un difetto, anzi, è una benedizione sotto mentite spoglie. Ha permesso di ridisegnare completamente l’ergonomia, trasformando quello che era un “buon grip” in “la migliore impugnatura mai sentita su un handheld”.

Ergonomia: Hanno Incastrato un Pad Xbox in un PC?

Qui bisogna fare un applauso a scena aperta, con tanto di standing ovation, ai designer di ASUS. Se avete presente la sensazione di impugnare un controller Xbox Series X o, meglio ancora, un Elite Series 2, sapete esattamente di cosa sto parlando. Ecco, immaginate quella sensazione di perfezione, ma con uno schermo in mezzo. Le impugnature (i “grips”) sono state scavate, rese più profonde, più curve e sagomate per accogliere le mani in modo naturale, quasi fisiologico.

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rog xbox ally impugnatura recensione top games

I Maniglioni della Felicità

Rispetto al modello bianco, dove le dita tendevano a scivolare o a non trovare un appoggio saldo costringendovi a stringere la presa (e quindi a stancarvi), qui la mano “abbraccia” il dispositivo. La curvatura è stata studiata per riempire il palmo, permettendo alle dita di avvolgere i corni laterali senza alcuno sforzo.

Questo ha un effetto collaterale meraviglioso che noterete subito: potete tenere la console anche con una mano sola (per brevi periodi, non siamo Hulk e la gravità esiste) senza avere il terrore che vi scivoli via come una saponetta bagnata e si schianti sul pavimento in mille pezzi. La texture grippante sul retro, con quella micro-trama ruvida, aiuta tantissimo, fornendo quell’attrito necessario quando le mani iniziano a sudare durante una boss fight su Elden Ring o un ultimo giro su Forza Horizon.

Controlli: Joystick, D-Pad e Grilletti

E ora, il tocco di classe: i controlli. I joystick sono stati sostituiti e aggiornati. Troviamo moduli che offrono una resistenza leggermente superiore rispetto al passato, più “ferma”, più professionale, che garantisce una precisione millimetrica negli FPS. Niente più mirino che vola via al minimo tocco. Sono posizionati asimmetricamente, come da tradizione Xbox, e il feeling è ottimo.

Il D-Pad. Ah, il D-Pad. Croce e delizia dei gamer, spesso trascurato. ASUS ha optato per una croce direzionale che ricorda molto, ma molto da vicino, quella del controller Xbox Elite. È un disco sfaccettato, perfetto per i picchiaduro dove bisogna “rollare” il pollice per le mosse speciali e per le diagonali rapide, ma preciso anche nei menu. Il feedback al clic è soddisfacente, né troppo gommoso né troppo rumoroso. È un piacere premerlo, un “click” secco che ti dà la conferma dell’input.

rog ally x xbox fronte

I tasti frontali (ABXY) hanno una corsa decisa e un ritorno rapido, ideali per il button mashing selvaggio. Ma la vera sorpresa, quella che vi farà sorridere come bambini, sono i grilletti e i dorsali. I grilletti (LT/RT) sono ampi, con una corsa progressiva e morbida, e, udite udite, integrano un motore di vibrazione aptica dedicato. Sì, avete capito bene: non vibrano solo i manici della console, ma vibrano proprio i grilletti.

Quando sparate o frenate in un gioco di guida, sentirete la vibrazione direttamente sotto il polpastrello, differenziata dal resto del corpo macchina. È un livello di immersività che finora avevamo visto solo sui pad di fascia alta e che cambia radicalmente il feedback di gioco. I dorsali (LB/RB) sono stati riposizionati leggermente e sagomati meglio per essere raggiunti più facilmente senza contorsionismi delle dita indice.

I Tasti Posteriori: Finalmente Utili e Non Fastidiosi

Sul retro troviamo due tasti macro (M1 e M2), ma questa volta sono stati ridisegnati e rimpiccioliti drasticamente. Nella vecchia Ally erano enormi, sporgevano troppo e si premevano per sbaglio ogni tre per due, facendovi magari sprecare la “ulti” nel momento sbagliato.

pulsanti retro xbox ally x

Qui sono discreti, quasi a filo con la scocca, posizionati esattamente dove cadono i polpastrelli delle dita medie o anulari, ma richiedono una pressione intenzionale per attivarsi. Niente più granate lanciate per sbaglio mentre cercavate solo di tenere ferma la console per grattarvi il naso. Un piccolo cambiamento di design che fa una differenza enorme nell’uso quotidiano.

Il Display: L’Elefante nella Stanza (e non è un elefante OLED)

Arriviamo al punto dolente. O meglio, al punto che ha fatto storcere il naso a molti puristi dell’immagine e che, onestamente, rappresenta il vero “tallone d’Achille” di questa configurazione premium. ASUS ha deciso di mantenere, sostanzialmente, lo stesso pannello della generazione precedente. Parliamo di un LCD IPS da 7 pollici, risoluzione 1920×1080 (Full HD), refresh rate a 120Hz con supporto al VRR (Variable Refresh Rate) tramite FreeSync Premium. La luminosità di picco arriva a 500 nits.

Perché non è un OLED? Perché?

Siamo nel 2025 (quasi 2026 commercialmente parlando). Steam Deck ha un OLED meraviglioso. Switch ha un OLED. Il mio tostapane tra un po’ avrà un OLED. Perché ASUS, su una macchina da quasi 900 euro, ha tenuto l’IPS? La risposta ufficiale è “costi e bilanciamento energetico”, ma la verità è che brucia un po’. Non fraintendetemi: è un ottimo pannello IPS. Probabilmente uno dei migliori IPS da 7 pollici in circolazione.

lo schermo della rog xbox ally x recensione

I colori sono accurati (copertura sRGB totale), gli angoli di visione sono perfetti e i 120Hz rendono tutto fluidissimo. Il VRR è la vera killer feature che l’OLED di Steam Deck (e anche quello di Switch) non ha: permette di giocare anche quando il frame rate balla tra i 45 e i 60 fps senza notare scatti, tearing o quella sensazione di “pesantezza” nei comandi. È una tecnologia salvavita su un handheld dove le prestazioni non sono mai granitiche e costanti come su un PC fisso.

Però… però i neri sono grigi scuri. È inutile girarci intorno. Quando giocate a un titolo horror come Dead Space, a un gioco ambientato nello spazio come Starfield, o semplicemente guardate una schermata di caricamento nera, la differenza con un OLED si vede eccome. Manca quella profondità, quel contrasto infinito che fa “pop” agli occhi. Inoltre, le cornici attorno allo schermo sono… importanti. Diciamo che c’era spazio per un 7.5 o addirittura un 8 pollici in quello chassis se avessero limato i bordi neri, ma ci siamo dovuti accontentare di un 7 pollici circondato da bande che sanno un po’ di design “old school”.

Il Trattamento Antiriflesso Migliorato

Un piccolo miglioramento c’è stato, ed è giusto segnalarlo: il trattamento antiriflesso (Gorilla Glass Victus con coating DXC) sembra leggermente più efficace rispetto al passato. Anche sotto la luce diretta o con le luci dello studio puntate contro, lo schermo rimane leggibile e i riflessi sono meno fastidiosi, anche se i 500 nits faticano un po’ contro il sole di mezzogiorno in spiaggia. Diciamo che è un display “funzionale, veloce e affidabile”, perfetto per il gaming competitivo grazie ai 120Hz e al VRR, ma che non vi farà cadere la mascella per la bellezza pura delle immagini se siete abituati agli schermi organici moderni.

Sotto il Cofano: AMD Ryzen AI Z2 Extreme e i 24GB di Gloria

Se il display è un “nì”, quello che c’è sotto il cofano è un “SÃŒ” grande come una casa, urlato con un megafono. ASUS ha equipaggiato questa bestia con il nuovissimo processore AMD Ryzen AI Z2 Extreme. Attenzione, non confondetevi con il vecchio Z1. Qui siamo di fronte all’architettura Zen 5, con 8 core e 16 thread che frullano come pazzi. La frequenza di base parte da 2.0 GHz ma può boostare fino a 5.0 GHz quando serve potenza bruta. È un chip pensato per mordere.

La GPU RDNA 3.5

Accanto alla CPU troviamo la GPU integrata Radeon 890M. Qui l’architettura è la RDNA 3.5, un’evoluzione che porta le Compute Units (i “motori” grafici, per semplificare) da 12 a ben 16. Questo significa più muscoli per il rendering grafico, più capacità di gestire texture complesse, shader pesanti e, in generale, un salto prestazionale netto rispetto allo Z1 Extreme della generazione passata, specialmente quando si inizia a chiedere di più alla macchina.

follia tra i componenti della handheld xbox

La Vera Rivoluzione: 24 GB di RAM

Ma il vero game changer, la mossa che da sola vale mezzo biglietto e che fa invecchiare di colpo tutte le altre handheld da 16GB, è la RAM. Abbiamo 24 GB di memoria LPDDR5X che viaggiano alla velocità siderale di 8000 MHz. Perché è così importante? Ve lo spiego semplice: nei sistemi con grafica integrata (come questo), la RAM di sistema è condivisa con la scheda video (VRAM). Con 16 GB (lo standard precedente), spesso ci si trovava a dover allocare 4 o 6 GB alla GPU, lasciandone solo 10 o 12 al sistema Windows e al gioco.

E Windows 11, si sa, è affamato come un leone a digiuno. Il risultato? Stuttering, crash per memoria insufficiente, texture che non caricavano e giochi che andavano a scatti non per colpa della GPU, ma perché la RAM era finita.

Con 24 GB, possiamo tranquillamente allocare 8 GB fissi alla VRAM (come una scheda video discreta di fascia media, tipo una RTX 3050 o 4060 laptop) e lasciare ben 16 GB completi al sistema e al gioco. Questo elimina quasi completamente i colli di bottiglia. I giochi respirano, le texture in alta risoluzione si caricano all’istante, il multitasking non è più un sogno proibito e i crash sono un ricordo del passato. È la scelta più intelligente e lungimirante che ASUS potesse fare.

Storage e Aggiornabilità: Addio formati strani

Per quanto riguarda lo spazio, abbiamo un SSD da 1 TB. Ma la notizia bomba è che ASUS ha ascoltato le lamentele e le preghiere degli utenti: il formato dell’SSD è il classico M.2 2280. Avete capito bene: non quei formati strani, corti e costosi (2230) che si trovano a fatica. Qui potete comprare un qualsiasi SSD da PC desktop, magari da 2 o 4 TB in offerta su Amazon durante il Black Friday, svitare la scocca e cambiarlo in cinque minuti. La facilità di riparazione e upgrade è ai massimi livelli, e questo per noi smanettoni è oro colato.

NPU e Intelligenza Artificiale

Il nome “Ryzen AI” non è lì per caso o per marketing. Il chip integra una NPU (Neural Processing Unit) capace di 50 TOPS (trilioni di operazioni al secondo). Tradotto in italiano: c’è un pezzo di silicio dedicato esclusivamente ai calcoli per l’intelligenza artificiale, staccato da CPU e GPU. A cosa serve oggi? A poco, onestamente, nel gaming puro. A cosa servirà domani? A moltissimo.

Microsoft sta spingendo forte su funzionalità come l’Auto SR (Super Resolution automatica), una sorta di DLSS gestito da Windows e dalla NPU che migliora la risoluzione e il frame rate dei giochi senza pesare sulla GPU principale, e feature come “Highlight Reels” che registrano automaticamente le vostre azioni migliori analizzando il video in tempo reale. È un investimento sul futuro, una scommessa che potrebbe pagare dividendi alti tra qualche mese.

software rog xbox davvero funzionale

Software: Xbox Full Screen Experience vs Windows 11

Ed eccoci al capitolo più controverso, ma anche più interessante e innovativo. Il software. Sappiamo tutti che Windows su un handheld è croce e delizia. Da un lato la compatibilità totale (funziona tutto, dal Game Pass a Steam, da Epic a GOG, fino agli emulatori più oscuri del 1995), dall’altro l’interfaccia pensata per mouse e tastiera che su un 7 pollici touch fa venire voglia di lanciare tutto dalla finestra.

La Nuova Interfaccia Xbox: Nascondere il Mostro

Con la ROG Xbox Ally X, Microsoft ha tentato il colpaccio. All’accensione, non venite catapultati sul desktop di Windows con le icone minuscole, ma nella nuova Xbox Full Screen Experience. È una dashboard che ricorda tantissimo quella delle console Xbox Series S/X. Navigabile interamente col controller, pulita, scura, con i vostri giochi recenti in bella vista e un accesso rapido a tutto ciò che serve per giocare.

L’idea è geniale: nascondere Windows sotto il tappeto. E ci riesce… quasi sempre. Questa modalità non è solo estetica, ha un vantaggio tecnico enorme: quando è attiva, il sistema “uccide” o iberna i processi di background di Windows non essenziali. Questo libera circa 1.5 – 2 GB di RAM e riduce il carico sulla CPU, dedicando ogni singola risorsa al gioco. È una sorta di “Game Mode” sotto steroidi che trasforma il PC in una console.

Game Bar e Launcher Unificato

Premendo il tasto Xbox dedicato sulla scocca (che finalmente ha il logo Xbox!), si apre una versione potenziata della Game Bar. Da qui potete vedere gli amici online, avviare chat vocali, cambiare le impostazioni rapide, vedere le prestazioni e, ovviamente, chiudere i giochi. C’è anche un task switcher integrato che permette di passare da un’app all’altra con uno swipe, molto stile smartphone.

La libreria unificata aggrega i giochi da tutti i launcher (Steam, Battle.net, Epic, Ubisoft, ecc.), quindi non dovete impazzire a cercare dove avete installato quel gioco indie comprato tre anni fa in saldo. Tutto è lì, in un unico posto.

I Bug e le Incongruenze: La realtà bussa alla porta

Tutto bello? Sì, finché funziona tutto liscio. Purtroppo, sotto sotto siamo pur sempre su Windows. A volte l’interfaccia si inceppa leggermente. A volte premete il tasto Xbox e non succede nulla per due secondi, lasciandovi nel dubbio.

A volte Steam decide di aprirsi sopra la dashboard Xbox in modalità Big Picture creando un “Inception” di interfacce che litigano tra loro. E poi c’è il problema della ridondanza. Abbiamo l’app Xbox per lanciare i giochi e gestire gli amici, ma per gestire le ventole, i profili TDP (Silent, Performance, Turbo), i led RGB e la mappatura dei tasti dobbiamo ancora usare Armoury Crate SE di ASUS.

casse audio rog xbox ally la vera handheld

Armoury Crate SE è stato ridisegnato ed è molto meglio rispetto al passato, più reattivo e chiaro, ma il fatto di avere due “centri di comando” (quello Xbox e quello ASUS) crea confusione. Spesso non sai quale menu aprire per fare una certa cosa. “Dove cambio i watt? Sull’app Xbox o su Armory Crate?”.

Inoltre, se uscite dalla modalità Xbox per andare sul Desktop classico (magari per installare una mod, usare il browser o gestire file), per rientrare nella modalità “ottimizzata” Xbox dovete riavviare il dispositivo. Non basta cliccare un’icona. È un po’ macchinoso e rompe il flusso “console”.

In sintesi: è un passo avanti gigantesco rispetto al desktop nudo e crudo delle vecchie handheld, ma non è ancora l’esperienza “console-like” perfetta, blindata e senza pensieri di una Steam Deck o di una Switch. Richiede ancora un minimo di pazienza e, ogni tanto, qualche smanettamento tipico del PC gamer. Ma la direzione è quella giusta.

Prestazioni di Gioco: La Prova sul Campo

Bando alle ciance, come girano i giochi? Ho stressato questa macchina per due settimane con ogni tipo di titolo, dai tripla A pesantissimi agli indie leggeri. E i risultati sono… sorprendenti, soprattutto se sapete dove guardare.

L’incremento prestazionale rispetto alla Z1 Extreme non è lineare. Non aspettatevi un +50% ovunque a qualsiasi wattaggio. La magia vera avviene ai bassi wattaggi. Grazie all’efficienza dell’architettura Zen 5 e RDNA 3.5, la ROG Xbox Ally X brilla dove la vecchia Ally arrancava e consumava troppo.

Il “Sweet Spot”: 15W – 17W (La Zona Magica)

È qui che la console dà il meglio di sé. Impostando il TDP a 15W o 17W (profilo Prestazioni), si ottengono risultati mostruosi. In giochi come The Witcher 3 o Hogwarts Legacy, ho registrato miglioramenti tra il 40% e il 50% rispetto alla vecchia Ally allo stesso wattaggio. Avete letto bene: cinquanta per cento. Significa che potete giocare a dettagli medi a 1080p (o 900p con upscaling) mantenendo un frame rate solido sopra i 45-50 fps, consumando pochissima batteria e con le ventole che sussurrano appena. È un risultato incredibile che cambia il modo di usare la portatile: non serve più sparare tutto al massimo per avere prestazioni decenti.

come se la cava in game l'handheld asus e xbox

La Modalità Turbo: 25W – 30W

Quando si spinge al massimo, salendo a 25W (batteria) o 30W (alimentatore), il divario con la vecchia generazione si assottiglia. Il guadagno rispetto alla Z1 Extreme è intorno al 12-16%. Non è poco, ma non è il salto quantico che si vede ai bassi consumi. Tuttavia, questo extra basta per rendere giocabili titoli che prima erano al limite della frustrazione.

Test Specifici e Numeri

  • Cyberpunk 2077: Il benchmark per eccellenza, il gioco che piega i PC. A 1080p, dettagli medi, con FSR impostato su Bilanciato e Frame Generation attivo, si viaggia su una media di 55-60 FPS. Nelle zone più dense di Night City si scende un po’, ma l’esperienza è fluidissima grazie al VRR che maschera i cali. La VRAM da 8GB allocata fa la differenza qui: zero stuttering, zero texture che appaiono in ritardo.

  • Returnal: Un gioco che mette in ginocchio molti PC desktop per la sua velocità e le particelle. Sulla vecchia Ally era un’esperienza “meh”, spesso ingiocabile per i crash. Qui, grazie ai 24 GB di RAM, si gioca dignitosamente. Non aspettatevi 60 fps fissi come la roccia, ma siamo ampiamente sopra i 40-45 fps stabili, il che per un gioco così frenetico su un portatile è grasso che cola.

  • Forza Horizon 5: Uno spettacolo per gli occhi. 1080p, dettagli Alti, MSAA 2x. Il gioco vola sopra i 60-70 FPS. Visivamente è impattante e i controlli rispondono alla perfezione. È l’esempio perfetto di come questa macchina possa gestire motori grafici ben ottimizzati.

  • Giochi Indie (Hades, Dead Cells, Ball x Pit, Hollow Knight e altri): Qui potete impostare il TDP a 10W o 13W (modalità Silent) e giocare a 120 fps fissi per ore e ore. La macchina non scalda, non fa rumore e lo schermo a 120Hz rende tutto burroso e reattivo.

Auto SR e Upscaling

L’FSR 3 di AMD con Frame Generation è una manna dal cielo su questi schermi piccoli. Gli artefatti grafici che si noterebbero su un 27 pollici qui sono quasi invisibili, mentre la fluidità percepita raddoppia. L’Auto SR di Microsoft, basato sulla NPU, è ancora in fase embrionale ma promette bene per i giochi che non supportano nativamente l’FSR, permettendo di upscalare risoluzioni basse senza pesare sulla GPU.

Dissipazione e Rumorosità: Il Silenzio degli Innocenti

ASUS ha lavorato sodo sul sistema termico, imparando dagli errori del passato (qualcuno ha detto lettore SD che si friggeva?). Le nuove ventole sono più sottili ma spostano più aria, e c’è una terza presa d’aria centrale che aiuta a raffreddare anche lo schermo (che nel vecchio modello diventava caldo al tatto, dando fastidio).

Il risultato? Silenzio. Anche in modalità Turbo a 30W, mentre Cyberpunk 2077 sta fondendo i transistor e la macchina sta dando tutto quello che ha, le ventole non superano mai i 30-35 decibel. È un fruscio leggero, costante, non fastidioso, facilmente coperto dagli ottimi speaker frontali anche a volume basso. Niente a che vedere con il “decollo dell’elicottero” o il fischio acuto della vecchia Ally o della Steam Deck prima versione.

Le temperature sono sotto controllo. Il SoC difficilmente supera gli 80-85°C anche sotto stress test prolungati. Ma la cosa più importante per noi giocatori è che le zone dove appoggiate le mani – i controller, i tasti, il retro dove riposano le dita – rimangono fresche. Il calore è convogliato tutto verso l’alto e lontano dalle dita. Ottimo lavoro di ingegnerizzazione interna.

Autonomia: 80Wh per Dominarli Tutti (e giocare a Oblivion per sempre)

Arriviamo al punto che ha fatto gridare al miracolo e che giustifica il peso extra. La batteria. La ROG Xbox Ally X monta una batteria da 80 Wh. Per capirci: la vecchia Ally aveva 40 Wh. La Steam Deck OLED ha 50 Wh. La Legion Go ha 49.2 Wh. ASUS ha letteralmente raddoppiato la capacità della batteria mantenendo le dimensioni quasi identiche. È una follia ingegneristica.

dettagli usb e pulsanti handheld

E si sente? Eccome se si sente. Cambia tutto.

  • Gaming Pesante (AAA a 25W – Modalità Turbo): Dove prima la Ally moriva in 50 minuti scarsi, lasciandovi a metà missione, ora arrivate tranquillamente a 2 ore, 2 ore e 10 minuti. Potete finire il dungeon, battere il boss e salvare con calma.

  • Gaming Medio (15W – 17W): Qui si superano le 3 ore e mezza, sfiorando le 4 ore. È il territorio di giochi come Monster Hunter, FIFA, o titoli AAA ottimizzati bene. È un viaggio in treno Milano-Roma coperto interamente.

  • Gaming Leggero / Indie (10W – 13W): Qui volevo metterla alla prova seriamente. Per testare la durata massima con un carico leggero ma reale (non un video in loop), abbiamo rispolverato un classico immortale: Oblivion Remastered. Ebbene, tenetevi forte: impostando il TDP al minimo e godendoci Cyrodiil, la ROG Xbox Ally X ha tenuto botta per ben 7 ore e 15 minuti. Sette ore e un quarto! Potete fare un volo transatlantico giocando a Oblivion senza mai cercare una presa di corrente. È un risultato che polverizza la concorrenza PC.

È l’autonomia che abbiamo sempre sognato. Finalmente non siamo più “portatili ma attaccati al muro”. La libertà di poter giocare sul divano, poi spostarsi in treno, poi in giardino, senza l’ansia della percentuale che scende a vista d’occhio (1% al minuto sulla vecchia Ally), cambia completamente l’esperienza d’uso e il senso stesso del prodotto.

Audio e Connettività: Dettagli che Fanno la Differenza

L’audio è sempre stato un punto forte di ROG Ally e qui si conferma eccellente, forse addirittura migliorato. I due speaker frontali sparano il suono dritto in faccia, con un volume alto e una chiarezza sorprendente. C’è anche un accenno di bassi (per quanto possibile su un dispositivo così piccolo) e una buona spazialità stereo. Con il Dolby Atmos attivo, l’immersione è totale, tanto che spesso non sentirete il bisogno di mettere le cuffie.

Lato connettività, abbiamo il Wi-Fi 6E. Peccato per il mancato Wi-Fi 7, visto che il chip Z2 lo supporterrebbe, ma onestamente serve a poco ora se non avete router spaziali. Il 6E garantisce download veloci e streaming stabile per il Cloud Gaming (Xbox Cloud Gaming o GeForce Now vanno una meraviglia, quasi indistinguibili dal locale se avete una buona fibra).

due porte usb-c per la handheld di asus in collab con xbox

Ma la vera chicca, quella che fa felici i nerd dell’hardware, sono le porte. ASUS ha finalmente ascoltato, ha ucciso la porta proprietaria XG Mobile (costosa e poco usata) e ha messo DUE porte USB-C sulla parte superiore.

  1. Una USB 3.2 Gen 2 per ricarica standard e dati.

  2. Una USB 4 con supporto Thunderbolt 4.

Cosa significa questo? Che potete collegare una eGPU esterna standard (non solo quelle proprietarie ASUS, ma qualsiasi box eGPU con dentro una 4090 o una Radeon!), un monitor esterno, un dock complesso, e caricare la console contemporaneamente senza bisogno di dongle strani. È la versatilità fatta porta. Trasforma la Ally X in un potenziale PC desktop fisso quando tornate a casa.

Prezzo e Considerazioni Finali: Vale la Pena?

Arriviamo alla nota dolente, quella che fa male al portafoglio. Il prezzo di listino è di 899 Euro.

Non giriamoci attorno: sono tanti, tantissimi soldi. È il prezzo di un buon laptop da gaming entry-level, o di una PS5 più una Switch più tre anni di Game Pass Ultimate.
Li vale?

Se guardiamo alla tecnologia che c’è dentro – 24GB di RAM velocissima, 1TB di SSD upgradabile, batteria enorme da 80Wh, processore all’avanguardia, ingegnerizzazione termica – il prezzo è giustificato dall’ingegneria. Non è un prodotto sovrapprezzato per quello che offre “al chilo”. È hardware di prima classe.

Ma la domanda vera è: vale la pena per voi?
Se siete smanettoni, se volete il massimo delle prestazioni in mobilità, se avete una libreria Game Pass/Epic/GOG immensa e volete giocarla ovunque con un’autonomia che non vi lascia a piedi dopo un’ora… allora sì. Assolutamente sì. La ASUS ROG Xbox Ally X è, ad oggi, senza se e senza ma, la migliore handheld PC sul mercato. È il punto di riferimento. Quella da battere.

Ha corretto quasi tutti i difetti del modello precedente (batteria raddoppiata, più RAM, ergonomia perfetta, SD card che si friggevano – si spera risolto col nuovo layout termico). Rimane l’amaro in bocca per lo schermo “solo” IPS (seppur ottimo) e per un Windows che, nonostante il trucco geniale dell’interfaccia Xbox, ogni tanto ricorda di essere un sistema operativo da ufficio con qualche capriccio.

È la console definitiva? Forse no, lo schermo OLED manca troppo per la perfezione visiva. Ma è la macchina definitiva per chi vuole potenza e libertà senza compromessi sull’autonomia. È un piccolo mostro nero che vi farà riscoprire la gioia di giocare a letto, in treno o in bagno (non giudichiamo) con una qualità che fino a ieri sembrava impossibile su un dispositivo portatile.

Pronti ad un viaggio senza ritorno?

Bene ragazzuoli, questa maratona di parole è giunta al termine. Spero di avervi chiarito le idee e magari avervi fatto salire (o scendere) la scimmia per questo gioiellino tecnologico. Voi che ne pensate? I 900 euro sono troppi o la batteria doppia e la RAM extra valgono il biglietto per il paradiso del gaming portatile?

Fatemelo sapere qui sotto nei commenti, sono curiosissimo di leggere le vostre opinioni e di discutere con voi! E mi raccomando, se vi piacciono queste recensioni libere dove non vi nascondiamo nulla e andiamo dritti al sodo, iscrivetevi al canale YouTube Top Games Italia, lasciate un bel like e attivate la campanellina per non perdervi i prossimi video. Al prossimo livello!

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La ASUS ROG Xbox Ally X si candida a "Santo Graal" delle handheld, fondendo potenza PC ed ecosistema Xbox. Il nuovo design nero migliora drasticamente l'ergonomia, ospitando il chip AMD Ryzen AI Z2 Extreme e ben 24GB di RAM, fondamentali per eliminare i colli di bottiglia e garantire fluidità.</br></br> La vera rivoluzione è la batteria da 80Wh: l'autonomia raddoppia, garantendo oltre 2 ore sui tripla A e fino a 7 ore sugli indie. Lato software, la nuova interfaccia Xbox maschera meglio Windows, rendendo l'esperienza più immediata.</br></br> Nonostante il prezzo di 899€ e la mancanza di uno schermo OLED (rimane un ottimo IPS VRR), la Ally X è la regina del mercato: potente, silenziosa e finalmente libera dall'ansia della ricarica. Con l'aggiunta di porte USB-C standard e SSD upgradabile, è la scelta definitiva per il gamer in mobilità.Recensione completa Rog Xbox Ally X
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