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Michele Conforti
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VAS Il film: Quando la prigione è la tua stanza e non vuoi Uscire

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Chiudete la porta a chiave. Scollegate il citofono. Abbassate le tapparelle e, infine, spegnete la luce. Ora, accendete solo lo schermo. Lo sentite? Quel ronzio di fondo, quel comfort misto ad ansia? È il paradosso della nostra generazione.

Proprio per questo, l’arrivo di VAS – Il film risuona in modo così potente. Se vi dicessimo che qualcuno ha preso questa sensazione, questo limbo digitale, e ci ha costruito sopra una storia che si preannuncia più come un thriller dell’anima che come una semplice storia d’amore?

Il film è tratto da un’opera teatrale della stessa Notarbartolo, e di conseguenza il rischio del “teatro filmato” è sempre dietro l’angolo.
Generato con l'IA

Preparatevi, perché il 20 novembre è la data da segnare sul calendario. Arriva infatti nei cinema italiani VAS – Il film. E no, dalle premesse non sembra un episodio cupo di Black Mirror, anche se i temi sono spaventosamente simili. È la storia di Camilla e Matteo. È una storia che minaccia di somigliare fin troppo a quella che molti di noi vivono, o hanno paura di vivere.

Noi di Top Games Italia, che di vite filtrate da schermi ce ne intendiamo, siamo andati a spulciare tutto quello che c’è da sapere su uno dei film più attesi di questa stagione.

VAS: Un Titolo che Svela Già Tutto (e Fa Paura)

Partiamo dalle basi. Il titolo. “VAS”. Suona strano, quasi tecnico. E infatti lo è. L’acronimo, come svelato dalla produzione e confermato nel trailer ufficiale, sta per Visual Analogue Scale. Si tratta di quello strumento che si usa in medicina per misurare il dolore. Avete presente la faccina sorridente verde che, su una scala, diventa una smorfia urlante rossa? Ecco, proprio quella roba lì. Uno strumento, dunque, soggettivo per quantificare un’esperienza indicibile.

locandina vans

Il regista, Gianmaria Fiorillo, e l’autrice del soggetto originale (tratto dalla sua stessa opera teatrale), Sara Sole Notarbartolo, non hanno scelto questo titolo a caso. Il comunicato stampa è chiaro: il film è una scala del dolore. Di conseguenza, si preannuncia come un viaggio che, nelle intenzioni degli autori, costringerà i protagonisti, e noi con loro, a misurare la profondità delle proprie paure.

Non si parla, ovviamente, del dolore fisico, quello da pronto soccorso. Si parla del dolore sordo, invisibile, dell’esistere. La sinossi, infatti, pone una domanda diretta: “Quanto fa male il mondo fuori?”.

Dal Dolore all’Amore: Un “Gioco al Rialzo”

La premessa più disturbante è proprio questa. La sinossi ufficiale rivela che la VAS non servirà solo a misurare il tormento dei protagonisti, ma diventerà l’unità di misura del loro legame.

In un mondo normale, l’amore si misura in tempo passato insieme, in gesti, in progetti. Nel mondo di VAS, invece, l’amore si misurerà in “un gioco al rialzo, sempre più estremo con il proprio corpo e le proprie emozioni”. La domanda “Quanto sei disposto a soffrire per me?” non sembra essere retorica, bensì la premessa di una sfida.

Il trailer ci dà un assaggio di questa dinamica tossica e tesa. Sentiamo una voce maschile, presumibilmente quella di Matteo (Eduardo Scarpetta), dire: “Camila devo decidere io, altrimenti giochi da sola. È chiaro? Se non decido anche io sei tu che giochi da solo”. Questa frase da sola imposta un tono da game, da sfida psicologica. Chi sta giocando? E quali sono le regole? Senza dubbio, il film promette di non dare risposte facili, ma di sbatterci in faccia questo dubbio.

VAS – Gli Hikikomori di Milano: Chi Sono i Prigionieri Volontari?

Il tema centrale di VAS – Il film è quello degli hikikomori. Il termine, giapponese, significa letteralmente “stare in disparte, isolarsi”. È quel fenomeno sociale di ritiro volontario dalla vita sociale, dove ragazzi e ragazze vivono chiusi nelle proprie stanze, con relazioni filtrate solo da schermi. La produzione sottolinea che non è un problema lontano, ma piuttosto una realtà “cresciuta esponenzialmente anche in Italia”, “silenziosa e invisibile” e “spesso ignorata”.

Un film su due persone chiuse in casa vive o muore sulla credibilità dei suoi attori. Proprio per questo, non ci si può nascondere dietro effetti speciali o location mozzafiato. La produzione (Al One e Meleagris Film) ha puntato su un trio di volti giovani ma già intensi.

Camilla (Demetra Bellina): La Scrittrice in Gabbia

Il nostro “Patient Zero” è Camilla Sangez, interpretata da Demetra Bellina. Le informazioni che abbiamo su di lei sono precise: ha 25 anni, vive a Milano. Viene descritta come bella e intelligente. E, ovviamente, agorafobica. Da quando si è trasferita, un anno fa, le sue uscite si sono ridotte fino allo zero assoluto. La sua vita è, quindi, un piccolo appartamento.

Milano, la città del “fare”, diventa per lei un rumore di fondo. La sfida per l’attrice sarà enorme: comunicare l’universo che si agita dietro un volto apparentemente immobile, che interagisce con il mondo solo tramite la luce fredda dei suoi device.

Matteo (Eduardo Scarpetta): Lo Sconosciuto nello Specchio

E poi c’è lui. Matteo. Interpretato da Eduardo Scarpetta. Matteo è lo sconosciuto. È il “glitch” nel sistema di Camilla. È, in altre parole, l’elemento di caos che farà deragliare la sua routine controllata. La cosa più interessante? La sinossi ci dice che condivide la stessa condizione di ritiro volontario. Dunque, non è il principe azzurro che la salva. È un altro prigioniero che bussa al muro della cella accanto.

Scarpetta, un attore che il pubblico ha imparato a conoscere per ruoli intensi, qui interpreta il mistero. È il ragazzo che un giorno, “per caso”, la contatta. Quel “per caso” messo tra virgolette nel comunicato stampa ci fa già dubitare. Sarà interessante vedere come il suo personaggio gestirà il “gioco” menzionato nel trailer.

VAS: Adriano (Gabriel Lynk): L’Ancora al Mondo Reale

In questo duetto di solitudini, c’è un terzo elemento. Gabriel Lynk interpreta Adriano, l’unico amico rimasto a Camilla. L’unico contatto con la realtà. Nel trailer, infatti, è lui che la scuote, che le ricorda gli impegni del mondo esterno: “Camilla, il colloquio è tra meno di un’ora!”.

Il ruolo di Adriano sarà probabilmente quello del nostro punto di vista. Sarà l’amico che cerca di salvare qualcuno che non vuole essere salvato. Sarà, probabilmente, la voce della “normalità” che suona, per assurdo, aliena e fastidiosa.

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C.A.S. : Quando la Fanfiction Diventa un Thriller

Camilla - VAS

Ed è qui che la trama, sulla carta, si fa davvero intrigante per chi, come noi di Top Games Italia, vive di mondi virtuali e narrazioni parallele. Camilla non è solo una reclusa. È una creatrice. Per sfuggire alla sua realtà, infatti, ne ha costruita una alternativa. Scrive.

WriteApp: La Fuga nella Scrittura

Su una app per scrittori in erba, chiamata “WriteApp”, Camilla pubblica a puntate un racconto sentimentale. Il titolo è tutto un programma: “C.A.S.”. Ha pochi follower, ma per lei, ci dice la sinossi, “è un incredibile successo”. Questo dettaglio è fondamentale. Infatti, ci parla di una persona affamata di connessione, per cui anche la minima interazione è vita.

Perché è importante? Perché in quella storia, lei non è agorafobica. È la protagonista di una relazione virtuale. Con un ragazzo… di nome Matteo. Camilla ha creato un avatar, non digitale, ma letterario. Ha sceneggiato la vita che vorrebbe. È la sua “fanfiction” personale, ovvero un mondo sicuro dove vive una storia d’amore, rigorosamente “tramite devices”.

L’Incontro: “Come il Protagonista del mio Romanzo”

La bomba scoppia quando la finzione tracima. Un giorno, “uno sconosciuto di nome Matteo” (Scarpetta) la contatta. Per caso. Improvvisamente, il personaggio della sua storia ha un volto reale. O meglio, un altro nickname in un’altra chat.

Il trailer è esplicito su questo punto. È la stessa Camilla a dirlo: “Praticamente ieri sul mio schermo c’erano una Camilla reale e un Matteo reale. Hai capito? Come il protagonista del mio romanzo!”. Qui il film promette di diventare un gioco di specchi. Chi è il vero Matteo? È il ragazzo che lei ha sognato? O è, forse, un incubo da cui non può svegliarsi?

Il comunicato stampa è chiaro: “la finzione e la realtà si incontrano confondendo i confini”. VAS sembra quindi pronto a smettere i panni del semplice dramma sull’isolamento per indossare quelli del thriller psicologico. Le conseguenze, ci avvisano, saranno “imprevedibili per entrambi”.

Oltre la Porta Chiusa: L’Obiettivo di ‘VAS’

trailer VAS

Cosa vuole dirci, dunque, questo film? Dalle note di produzione, l’obiettivo è ambizioso. VAS – Il film, diretto da Gianmaria Fiorillo e sceneggiato dallo stesso Fiorillo con Sara Sole Notarbartolo e Francesco Inglese, vuole “dare volto e voce a chi vive questa condizione”.

Dare un Volto agli “Invisibili”

L’intento è trasformare un “dolore individuale in una storia collettiva”. Questo non sembra essere un film solo per ragazzi, ma un film per tutti. La produzione punta, infatti, a un “pubblico giovane e consapevole”, ma anche a “genitori, insegnanti e operatori sociali”. È un tentativo di aprire un dialogo su una generazione “spesso invisibile”.

Vas: La Sfida di Filmare la Stasi

Una delle sfide più grandi, che potremo valutare solo in sala, sarà quella registica. Come rendi “cinematografica” la vita di due persone che non escono di casa? Il film è tratto da un’opera teatrale della stessa Notarbartolo, e di conseguenza il rischio del “teatro filmato” è sempre dietro l’angolo. La regia di Fiorillo dovrà essere chirurgica. Dovrà farci sentire la polvere sulla scrivania, il ronzio del frigorifero, l’eco dei vicini.

Il film, nelle intenzioni, vuole mettere in scena il dilemma tra “il desiderio di protezione e la paura del mondo esterno”. Perché, come conclude la sinossi, “dietro ogni porta chiusa non ci sono solo solitudini, ma anche sogni, ferite e speranze”.

Non ci resta che aspettare il 20 novembre per scoprire se Camilla e Matteo riusciranno ad affrontare “la loro più grande paura”.

Voi, Aprirete quella porta? 

VAS – Il film arriva nei cinema italiani il 20 novembre, distribuito da Piano B Distribuzioni. Le premesse sono tese, attuali e, per chi vive gran parte del suo tempo online, spaventosamente familiari. La domanda che ci lascia addosso è potente: ce la faranno i due giovani a vivere il mondo fuori? E, domanda ancora più scomoda: noi, ce la facciamo?

Andrete a vederlo al cinema, sfidando la folla e il mondo esterno? O è un film che vi fa venire voglia di controllare due volte la serratura della vostra stanza? Fateci sapere cosa ne pensate nei commenti qui sotto. Avete mai vissuto, o conoscete qualcuno che vive, una situazione di isolamento simile?

Discutiamone. E già che ci siete, se l’articolo vi è piaciuto, condividetelo sui vostri social (rigorosamente da casa) e iscrivetevi al nostro canale YouTube per altre anteprime e analisi! e non perdetevi gli aggiornamenti sul nostro canale TECH!

Noi, per ora, aspettiamo. Con lo schermo acceso.

Un saluto dal Vostro Mike!

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