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Riassunto
Irene ha costruito la propria vita attorno alle cose che sa riconoscere, scegliere e conservare. Poi un lutto le toglie ogni punto di riferimento e quello che torna a galla spaventa anche chi è abituato ad avere a che fare con i predatori. È l’idea da cui parte Ferine, primo lungometraggio di Andrea Corsini, nelle sale italiane da giovedì 5 novembre 2026 con Adler Entertainment. Carolyn Bracken e Caroline Goodall interpretano due donne che arrivano alla stessa storia da direzioni opposte. Una prova a sopravvivere alla perdita, l’altra sta cercando qualcosa che le è sfuggito.
Il film arriva in sala dopo il passaggio al Noir in Festival, la presentazione internazionale al Fantasia di Montréal e la selezione a Sitges. A Montréal ha ricevuto due riconoscimenti, per la fotografia di Fabrizio La Palombara e la colonna sonora di Pino Donaggio. Sono due elementi con cui si può entrare nel film anche senza voler sapere altro della vicenda. La campagna italiana presenta Ferine come un horror in cui il dolore cambia il modo in cui Irene si muove nel mondo e quello in cui gli altri cominciano a guardarla.
Il lutto che cambia la vita di Irene
Irene è una collezionista d’arte con una posizione che le permette di scegliere chi e che cosa ammettere nel proprio mondo. La tragedia arriva quando sta cominciando una nuova fase della vita, quella in cui si prepara a essere madre. La sinossi del distributore parte da lì e segue la comparsa di un istinto che Irene fatica a governare. Il film ha quindi un punto di partenza molto quotidiano, il tentativo di attraversare un dolore, che prende presto una direzione da horror. Basta sapere questo per arrivare in sala senza essersi già fatti raccontare i passaggi che dovrebbero sorprendere.
La professione di Irene dà un contesto a quella trasformazione. Una persona che si occupa di collezionare è abituata a guardare le cose da vicino, ad assegnare loro un posto e a scegliere come esporle. Qui si ritrova a dover fare i conti con qualcosa che non riesce a mettere in ordine allo stesso modo. Le note di presentazione parlano anche di una nuova idea di famiglia. È un dettaglio che fa capire come la perdita abbia conseguenze sui legami di Irene, oltre che sul suo comportamento. La parte più interessante della premessa è proprio quanto diventi difficile separare le due cose.
Carolyn Bracken e Caroline Goodall agli opposti
Carolyn Bracken, già vista in Oddity e You Are Not My Mother, è Irene. Caroline Goodall, nel cast di Hook e Schindler’s List, interpreta Dama, una trafficante di animali esotici. La seconda entra nella storia mentre è sulle tracce di un esemplare scappato dalla cattività. Nel momento in cui incontra Irene, il suo interesse cambia. Nella collezionista riconosce qualcosa che altre persone potrebbero liquidare come il segno di una crisi. È il punto d’incontro fra una donna che ha perso il controllo e una che, per mestiere, crede di sapere come si comporta un animale quando si sente in trappola.
Nel cast ci sono anche Paola Lavini, Elisabetta Caccamo, Fabrizio Odetto e Marco Gambino. Il contrasto fra le due protagoniste dà comunque la misura del racconto presentato da Adler. Da una parte c’è chi sta imparando a riconoscere i propri impulsi, dall’altra chi è convinta di poter leggere quelli altrui. In una storia di questo tipo la parola predatore può descrivere un animale, un modo di guardare qualcuno o un rapporto di potere. È quello slittamento a rendere interessante l’incontro promesso dalla sinossi.
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Dal corto di Venezia al lungometraggio
Prima del film c’era un cortometraggio omonimo, presentato alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia nel 2019. Corsini è tornato al soggetto per il suo primo lungometraggio, scritto con Massimo Vavassori. Nel passaggio al formato lungo il punto di partenza rimane il risveglio di un istinto, con spazio per seguire i personaggi e il mondo che li circonda. Chi ha già incontrato il titolo in un programma di festival può quindi trovarlo associato a due opere diverse. Quella che esce oggi è la versione per il grande schermo con Bracken e Goodall.
Il progetto è passato anche per il percorso di sviluppo di Milano Film Network e per Frontières. Il film è stato girato tra Lombardia e Piemonte, con il sostegno delle film commission e dei fondi regionali indicati dalla produzione. Dietro ci sono EDI Effetti Digitali Italiani, FilmAffair e OMDT, con Adler Entertainment. Il lavoro sugli effetti visivi, supervisionati da Gaia Bussolati, è una componente dichiarata della produzione. In un film che ruota attorno alla percezione di ciò che è umano e ciò che sembra animale, quel reparto contribuisce a costruire l’incertezza già al centro della premessa.
Due premi a Montréal prima delle sale italiane
Al Fantasia International Film Festival del 2026, il film ha ottenuto due premi Cheval Noir. Quello per la fotografia è andato a Fabrizio La Palombara e quello per la colonna sonora a Pino Donaggio, compositore che ha lavorato a lungo con Brian De Palma. Le due vittorie riconoscono reparti diversi. La fotografia decide che cosa si riesce a leggere in un ambiente e quanto può restare ai bordi. La musica può cambiare il modo in cui si avverte una scena prima ancora di capirne la direzione. Per uno spettatore incuriosito dal progetto, sono due nomi da tenere a mente mentre guarda il trailer o sceglie di andare in sala.
L’uscita italiana del 5 novembre è il passaggio successivo a quel percorso. Adler Entertainment distribuisce il film nelle sale e gli orari dipendono dal singolo cinema. Per evitare di confondere il lungometraggio con il corto, basta cercare il titolo insieme al nome di Andrea Corsini e controllare che in scheda compaia Carolyn Bracken. Nelle fonti internazionali si trova anche il titolo Beasts of Prey, usato durante lo sviluppo e nelle schede di mercato. Nella programmazione italiana il nome da cercare è Ferine.

Quando la preda cambia ruolo
La domanda che il film mette sul tavolo fin dall’inizio riguarda il modo in cui le due donne si osservano. Irene parte da una perdita e Dama da una ricerca. Entrambe arrivano a un incontro che rende più difficile capire chi abbia il vantaggio. È un buon punto da cui avvicinarsi alla storia senza anticipare quello che farà del dolore di Irene e della curiosità di Dama.
In un horror ti inquieta di più una minaccia che arriva da fuori o un istinto che il protagonista scopre dentro di sé? Diccelo nei commenti. Per le prossime uscite puoi leggere gli articoli sul sito e seguire il canale YouTube Top Games.









