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Michele Conforti
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Stranger Things La Storia di Montauk

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Ormai Stranger Things ha chiuso i battenti. Le luci del Palace Arcade si sono spente definitivamente, mentre il furgone della Surfer Boy Pizza ha fatto la sua ultima consegna verso il tramonto. Di conseguenza, noi siamo qui, nel 2026, a fissare i titoli di coda di un’epopea durata un decennio. Nel corso degli anni abbiamo riso, abbiamo pianto (soprattutto per Eddie, ammettiamolo, poiché la ferita è ancora aperta), e abbiamo passato notti insonni a teorizzare su Dungeons & Dragons. Tuttavia, ora che la polvere si è posata sulle macerie dell’Indiana, c’è qualcosa che non torna. In effetti, si avverte un retrogusto metallico, quasi come il sangue che cola dal naso dopo uno sforzo psichico troppo intenso.

Avete presente quella sensazione fastidiosa quando uscite dal cinema e iniziate a unire i puntini, realizzando improvvisamente che il film che avete appena visto vi stava dicendo qualcos’altro per tutto il tempo? Ebbene, il finale della quinta stagione di Stranger Things ha fatto esattamente questo. In questo caso, non parlo della semplice vittoria contro Vecna o dei saluti strappalacrime. Al contrario, mi riferisco a quella singola parola pronunciata da Jim Hopper durante la cena da Enzo’s. Inoltre, parlo di quei soldati fusi nel cemento armato che abbiamo intravisto per pochi secondi.

La leggenda del Progetto Montauk, nella realtà, è una tragedia senza fine.
Generato con l'IA

Se per caso pensate che i Duffer Brothers abbiano inventato tutto di sana pianta, preparatevi a cambiare idea. Infatti, oggi non parleremo di una semplice serie TV. Piuttosto, parleremo di storia americana, quella brutta, quella classificata “Top Secret”. Quindi, mettetevi comodi, spegnete le luci (anche se, qualora sfarfallassero, dovreste preoccuparvi) e benvenuti nel vero Sottosopra. Benvenuti a Montauk.

Il Segreto del Libretto Rosso

Partiamo dalle basi, sgombrando immediatamente il campo da un equivoco geografico che dura da dieci anni. Hawkins, Indiana, è una bugia. Non solo perché è una città immaginaria, ma anche perché, in origine, non doveva nemmeno essere lì. Difatti, quando Matt e Ross Duffer si presentarono negli uffici di Netflix nel lontano 2015, tremanti e con tante speranze, non avevano in mano lo script di Stranger Things. Al contrario, avevano un “pitch book”, un libretto di vendita di 23 pagine con una copertina rossa granulosa che scimmiottava i tascabili di Stephen King. E, cosa ancora più importante, il titolo stampato sopra a caratteri cubitali non lasciava spazio a interpretazioni: MONTAUK.

La serie originale, dunque, era concepita per essere ambientata interamente a Long Island, nello stato di New York, nell’anno 1980. Peraltro, questa non era una scelta estetica o hipster. In realtà, era una necessità narrativa assoluta. Il motivo è semplice: proprio sulla punta estrema di quell’isola, sferzata dai venti gelidi dell’Atlantico, sorge una struttura che ancora oggi fa venire i brividi ai residenti locali: Camp Hero.

L’Ombra del Radar SAGE in Stranger Things

Se per esempio andate oggi su Google Maps e cercate Camp Hero State Park, vedrete una tranquilla area verde. Tuttavia, se zoomate, noterete un mostro di cemento e acciaio che domina il paesaggio: il radar AN/FPS-35 SAGE. È una parabola gigantesca, larga più di 40 metri, che sembra l’orecchio di un gigante in ascolto. Ufficialmente, durante la Guerra Fredda, serviva per avvistare eventuali bombardieri sovietici in arrivo dall’oceano. Insomma, una sentinella silenziosa per proteggere il sogno americano. O almeno, così dicono ufficialmente.

radar stranger things

D’altra parte, la verità ufficiosa, quella raccontata sottovoce nei bar dei pescatori di Montauk, è ben diversa. Nello specifico, si dice che quel radar fosse capace di emettere frequenze comprese tra i 400 e i 425 MegaHertz. Sebbene siano numeri che a noi dicono poco, per i neuroscienziati dell’epoca significavano una cosa sola: interferenza con la biochimica del cervello umano. Inoltre, le leggende locali narrano che, anche quando la base risultava “chiusa”, il radar si accendeva. E, di conseguenza, quando lo faceva, succedeva l’inferno.

Ad esempio, le radio delle auto impazzivano trasmettendo urla statiche, gli animali domestici diventavano aggressivi o catatonici senza motivo, e persino interi quartieri si svegliavano nel cuore della notte in preda a incubi collettivi identici. Vi suona familiare? Certamente, poiché è l’atmosfera che si respira a Hawkins ogni volta che il laboratorio accende i suoi macchinari.

Una Location Poco abbordabile per Stranger Things

I Duffer, quindi, volevano girare lì. Volevano raccontare quella storia specifica. Ma purtroppo Netflix, con il pragmatismo tipico delle multinazionali, fece due conti: girare a Long Island in inverno costa un patrimonio ed è logisticamente un incubo. “Spostatela nel Midwest”, dissero. “Costa meno e ha quel sapore alla Spielberg”. Così nacque Hawkins. Tuttavia, cambiarono solo l’etichetta sulla bottiglia; il veleno all’interno rimase lo stesso. Infatti, il Laboratorio Nazionale di Hawkins è la copia carbone dei bunker sotterranei di Camp Hero. E per concludere, l’energia statica che permea la serie è, senza ombra di dubbio, la frequenza di Montauk.

La Bibbia del Male di Stranger Things

Se è vero che Camp Hero è il luogo del delitto, esiste però un libro che è l’arma fumante. In ogni caso, se siete deboli di cuore o preferite credere che Undici sia frutto della fantasia, saltate questo paragrafo. Nel 1992, infatti, un ingegnere elettrotecnico di nome Preston B. Nichols pubblicò un libro destinato a diventare la bibbia dei complottisti: The Montauk Project: Experiments in Time. Certo, Nichols era un tipo eccentrico, viveva in un camper e probabilmente non era la persona che invitereste a cena dai vostri genitori, ma nonostante ciò le descrizioni tecniche contenute nel suo libro sono inquietanti per quanto coincidano con la serie.

Montauk project e stranger things

Nichols sosteneva di aver lavorato ai sistemi di amplificazione della base e, in particolare, descriveva il cuore del progetto: la Montauk Chair (La Sedia di Montauk). Ovviamente non era una sedia da ufficio ergonomica. Al contrario, era un’interfaccia neurale avanzata, circondata da bobine di Helmholtz e collegata a un computer IBM 360, che a sua volta alimentava il radar gigante. Qual era lo scopo? La materializzazione del pensiero. In pratica, un sensitivo si sedeva sulla sedia, entrava in trance, si concentrava su un oggetto, e successivamente l’antenna della base “stampava” quell’oggetto nella realtà, riorganizzando la materia tramite campi elettromagnetici.

Avete presente il Progetto NINA della quarta stagione? Quella vasca enorme? Il casco pieno di cavi sulla testa rasata di Undici? Ebbene, è la trasposizione 1:1 della tecnologia descritta da Nichols. A dire il vero, non si sono nemmeno sforzati di cambiarne il design.

Il Sangue dal Naso non è una Scelta Estetica

Ma non finisce qui, perché Nichols scende in dettagli ancora più macabri. Nello specifico, parla di un programma di reclutamento forzato. I soggetti ideali non erano adulti, poiché le loro menti erano troppo rigide, bensì bambini e adolescenti. Spesso orfani, fuggiaschi, quelli che il sistema chiama “soggetti non reclamabili”. Li chiamavano i Montauk Boys. Venivano portati nei livelli sotterranei della base e, successivamente, sottoposti a traumi programmati per “spezzare” la loro psiche e renderla malleabile alle frequenze del radar.

Ed è qui che arriva il dettaglio che vi farà cadere dalla sedia. Nichols, infatti, descrive i sintomi fisici che colpivano questi ragazzi dopo le sessioni intense sulla sedia: tremori, disorientamento temporale e, immancabilmente, violente epistassi. Sangue dal naso. Secondo quanto riportato da Nichols, la pressione intracranica causata dall’amplificazione radar rompeva i capillari nasali. Per anni abbiamo pensato che il sangue dal naso di Undici fosse un tocco di classe degli sceneggiatori per mostrarci visivamente lo sforzo. Invece no. È un sintomo clinico descritto in un libro cospirativo degli anni ’90. Di conseguenza, ogni volta che Undici si pulisce quel rivolo rosso, i Duffer ci stanno sbattendo in faccia un pezzo di storia segreta.

Duncan Cameron e la Genesi del Demogorgone

Se per caso pensate che il Demogorgone sia un mostro alieno o una creatura di D&D che ha preso vita, vi sbagliate di grosso. Infatti, nel libro di Nichols si racconta di un sensitivo specifico, uno dei più potenti, di nome Duncan Cameron (segnatevi questo cognome, perché tornerà utile). Durante un esperimento chiave nel 1983 (l’anno esatto in cui Will scompare, casualità? Non credo proprio), Duncan, esausto, drogato e terrorizzato, sussurrò una parola: “La Bestia”. Immediatamente, dal suo subconscio emerse una creatura. Nichols scrive testualmente: “Una bestia enorme, pelosa, affamata e cattiva. Non obbediva a nessuno. Distruggeva i macchinari e divorava i ricercatori”.

Il mostro, dunque, non arrivò da un altro pianeta. Al contrario, fu creato dall’Id, dall’inconscio profondo di un bambino traumatizzato, e reso solido dalla tecnologia della base. Esattamente come il Sottosopra è una copia “congelata” di Hawkins generata dalla mente di Henry Creel e plasmata da Undici. La genesi è identica. In sintesi, il Demogorgone è la manifestazione fisica della paura di un bambino.

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La Prova Definitiva del Finale

Arriviamo ora al punto dolente. Quello che, in fin dei conti, rende questo articolo necessario dopo la fine della quinta stagione. Per anni, infatti, abbiamo pensato che il Sottosopra fosse una dimensione mistica o alternativa. Tuttavia, nell’episodio finale, nella scena in cui Nancy e Jonathan salgono al Livello 4 del laboratorio ombra, abbiamo visto qualcosa che cambia tutto.

sottosopra soldati fusi con il pavimento in stranger things

Improvvisamente, la torcia illumina il corridoio. Vediamo i soldati della squadra della Dottoressa Kay. Eppure, non sono morti. O meglio, non nel senso tradizionale. Le loro uniformi sono intatte, ma i loro corpi sono fusi con le pareti. Un braccio che esce dal cemento armato come se fosse acqua. Un busto inglobato nel pavimento. Una faccia pietrificata in un urlo eterno, diventata parte della struttura portante. Questa scena, amici miei, è la “smoking gun”, la prova regina. In altre parole, è il riferimento più violento ed esplicito all’Esperimento di Filadelfia.

Per i non addetti ai lavori, l’Esperimento di Filadelfia (avvenuto il 28 ottobre 1943) è il “padre” del Progetto Montauk. La leggenda narra che la Marina USA, nel tentativo di rendere invisibile ai radar il cacciatorpediniere USS Eldridge usando enormi generatori elettromagnetici, causò un incidente di teletrasporto. Di conseguenza, la nave sparì da Filadelfia e riapparve a Norfolk, Virginia, per poi tornare indietro. Purtroppo però, al ritorno, l’equipaggio aveva subito un destino peggiore della morte. I marinai erano fusi con l’acciaio della nave. Molecolarmente uniti alle paratie. Uomini vivi incastrati nella materia solida. In sostanza, era “Body Horror” reale, quarant’anni prima che Cronenberg lo portasse al cinema.

Mostrandoci quei soldati fusi nel muro, i Duffer ci confermano inequivocabilmente che il portale di Hawkins non è magia. Piuttosto, è fisica quantistica andata terribilmente storta. Hanno creato un campo di fase dove carne e cemento occupano lo stesso spazio.

Il Fattore Tesla e le Luci di Natale di Stranger Things

A questo proposito, dobbiamo citare il grande assente dai libri di storia: Nikola Tesla. Infatti, secondo la mitologia complottista, Tesla era il direttore originale del progetto (nome in codice Project Rainbow). Aveva progettato le bobine necessarie per creare il campo di invisibilità. Ma Tesla, genio qual era, aveva capito. Aveva calcolato che l’energia necessaria avrebbe distrutto la stabilità biologica degli esseri umani. Perciò, aveva avvertito la Marina: “Se accendete quella macchina, non nasconderete la nave. La sfonderete”. Sfortunatamente, Tesla morì misteriosamente nel gennaio del 1943 (vi ricorda niente la morte sospetta di scienziati che sanno troppo?). La Marina, quindi, ignorò i suoi avvertimenti e accese l’interruttore.

Questo spiega inoltre uno dei simboli più iconici della serie: le luci che sfarfallano. Le lucine di Natale di Joyce Byers, i lampioni che esplodono. Non si tratta di un effetto horror generico. Al contrario, è il “Tesla Effect”. È la firma dell’elettromagnetismo massiccio che sanguina da una dimensione all’altra, drenando la rete elettrica locale. Joyce Byers aveva capito tutto prima di chiunque altro: infatti, se stai manipolando forze capaci di fondere un uomo con un muro, la prima cosa che crolla è il magnetismo locale (ecco perché i suoi magneti cadevano dal frigo!).

Quando la Realtà Supera la Finzione

Se invece pensate che mostri e teletrasporti siano troppo “sci-fi”, scendiamo nel baratro della storia documentata. Qui infatti non ci sono teorie. Al contrario, qui ci sono documenti della CIA desecretati nel 1975. Parliamo dell’MKUltra. Dal 1953 al 1973, come è noto, il governo americano ha finanziato esperimenti brutali sul controllo mentale. L’obiettivo? Creare la spia perfetta, l’assassino programmabile, o semplicemente imparare a “formattare” un cervello umano.

dottor Erwen Cameron e stranger things

Il nostro amato villain, il Dr. Martin Brenner (“Papa”), è basato su una figura reale raccapricciante: il Dr. Ewen Cameron (sì, un altro Cameron, le coincidenze iniziano a diventare sospette). Questo psichiatra, finanziato dalla CIA, operava all’Allan Memorial Institute di Montreal. La sua tecnica preferita si chiamava Psychic Driving. Nello specifico, chiudeva i pazienti in stanze isolate, li imbottiva di LSD e curaro per paralizzarli, e poi faceva ascoltare loro messaggi registrati in loop. “Tu non esisti”, “Tu sei mia”, “Tu obbedisci”. Per giorni. Settimane. Mesi. Lo scopo, quindi, era cancellare la memoria del paziente (il cosiddetto “De-patterning”) per riscriverla da zero.

Guardate Henry Creel, guardate Vecna. Cosa fa alle sue vittime? Semplicemente, le isola. Le costringe a rivivere i loro traumi in un loop infinito. Usa la voce per spezzare la loro mente. Vecna, perciò, non è un demone antico. Vecna è un agente della CIA portato all’estremo. In effetti, le sue tecniche di tortura psicologica sono le stesse del manuale MKUltra. E Terry Ives, la madre di Undici, intrappolata nel suo loop mentale “Arcobaleno, girasole, tre a destra…”, è la testimonianza vivente di un “Psychic Driving” andato a buon fine. I Duffer non hanno dovuto inventare l’orrore. Hanno dovuto solo aprire gli archivi che nessuno vuole leggere.

Il Loop Temporale in Stranger Things

C’è un ultimo dettaglio che chiude il cerchio, una chicca matematica che fa impazzire i teorici. Perché la serie inizia il 6 novembre 1983? Perché non nell’85 o nell’82? Secondo il libro di Nichols, la Terra ha dei bioritmi naturali. In particolare, ogni 20 anni esatti, il campo magnetico del pianeta ha un picco che rende possibile la connessione interdimensionale. Facciamo i calcoli insieme:

  • 1943: Esperimento di Filadelfia (la USS Eldridge sparisce).

  • 1963: Picco degli esperimenti MKUltra e presunti primi test a Montauk.

  • 1983: Il Portale si apre a Hawkins.

Secondo la lore di Montauk, quindi, il 12 agosto 1983 gli scienziati di Camp Hero riuscirono involontariamente a collegarsi con il generatore della USS Eldridge nel 1943. Così facendo, crearono un ponte temporale di 40 anni esatti. Ecco perché il Sottosopra è “bloccato nel tempo”. Non è una scelta artistica. È il risultato di un loop temporale teorizzato da Nichols. Di conseguenza, quando Undici tocca il Demogorgone nella prima stagione, lei è l’innesco che chiude il circuito aperto da Tesla e dalla Marina quaranta anni prima.

Il Messaggio in Codice di Hopper nel finale di Stranger Things

E così, siamo arrivati alla fine. La serie è conclusa, il male è stato sconfitto (almeno così sembra). Ma come? Esattamente come prescriveva la leggenda. Nel libro di Nichols, infatti, per fermare la Bestia che stava devastando la base, i ricercatori dovettero correre nella sala macchine e distruggere fisicamente i cavi con un’ascia. In altre parole, dovettero recidere il legame hardware tra la mente e la materia. A Hawkins, similmente, la vittoria finale non è stata magica. È stata fisica. È stata la distruzione del laboratorio a salvare il mondo.

Hopper ending message

Tuttavia, il vero regalo d’addio è arrivato nell’ultima scena. Hopper e Joyce, finalmente insieme da Enzo’s, liberi. Lui la guarda, sorride sornione e propone una vacanza. “Che ne dici di Montauk?”. Joyce ride, ignara. Noi abbiamo riso, con le lacrime agli occhi. Ma attenzione: quello era l’ultimo messaggio in codice. Hopper non stava parlando a Joyce. Al contrario, stava parlando a noi. Era la firma finale dei Duffer Brothers, un modo elegante e sfacciato per dirci: “Sì, lo sappiamo. Avete capito tutto. La storia è vera. Siamo partiti da lì e siamo tornati lì”.

La Realtà contro La Leggenda di Stranger Things

La leggenda del Progetto Montauk, nella realtà, è una tragedia senza fine. Non ci sono eroi che salvano i bambini rapiti dai bunker. Non c’è giustizia per le vittime dell’MKUltra. Eppure, Stranger Things ha compiuto un miracolo narrativo. Ha preso la pagina più oscura, vergognosa e segreta della storia americana e l’ha riscritta.

Hanno trasformato le vittime in eroi. Ha dato a quei “Montauk Boys” una famiglia, degli amici disposti a morire per loro, e un futuro. Forse è per questo che ci manca già così tanto. Perché sappiamo che il mondo reale è molto più simile al Laboratorio di Hawkins di quanto vorremmo ammettere, e dunque tutti vorremmo un Jim Hopper che ci porta via da lì.

E adesso tocca VOI!

E voi? Avevate notato il dettaglio dei soldati fusi nel muro? Credete che Hawkins sia solo una storia o che ci sia un fondo di verità inquietante? Fatecelo sapere nei commenti qui sotto e, se volete scoprire altri segreti che Netflix non vi racconta, iscrivetevi al nostro canale YouTube Top Movies Italia. La porta del Sottosopra è chiusa, ma noi abbiamo le chiavi di riserva. E non dimenticate di visitare la nostra sezione Tech! 

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