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Riassunto
Per Nora Lum, che quasi tutti conosciamo come Awkwafina, il nome Lum’s appartiene a una parte della storia di famiglia che precede Hollywood. Era il ristorante cantonese che i suoi parenti gestivano a Flushing, nel Queens, e che oggi lei vuole riportare in qualche forma nella vita di New York. C’è un dettaglio che rende il progetto meno scontato di quanto sembri. L’attrice e comica parte con pochissima dimestichezza ai fornelli. Da venerdì 6 novembre, Awkwafina una chef improbabile segue il suo tentativo su Apple TV. La docuserie debutta anche in Italia e conta otto episodi, disponibili insieme.
La premessa ha l’aria di una commedia, soprattutto se avete presente come Awkwafina regge una scena quando può giocare con l’imbarazzo. Qui però c’è un motivo concreto per prendere sul serio quella cucina. Prima di scegliere cosa servire, Nora deve capire quale parte del Lum’s può recuperare e che cosa renderebbe quella storia interessante per qualcuno che al ristorante originale non è mai entrato. Può imparare i movimenti di uno chef durante una lezione. Capire che cosa farne a casa sua richiede un viaggio più lungo.
Il ristorante di Flushing da cui parte tutto
Flushing è il punto a cui ricondurre il progetto, anche quando la serie si sposta lontano da New York. In quel quartiere il Lum’s era un ristorante cantonese in cui lavoravano più generazioni della stessa famiglia. Nora ha un legame con quella storia e può farsi raccontare da chi c’era come funzionava il locale. Il passaggio successivo è più complicato. Avere qualcuno che ricorda un piatto o una sala piena aiuta a immaginare cosa fosse il Lum’s, mentre rifare quel lavoro oggi vuol dire misurarsi con ingredienti, tempi e clienti di un’altra epoca.
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La nonna di Nora, Powah Lum, è una delle persone a cui la protagonista si rivolge. Il fatto che sia sua nonna rende il giudizio sui progressi molto diverso da quello di un insegnante incontrato per un giorno. Una correzione sulla tecnica la puoi accettare e archiviare. Una domanda su cosa volevi ottenere con quel piatto può riaprire una conversazione che in famiglia va avanti da anni. Il progetto coinvolge proprio chi ricorda il ristorante da dentro e può dire quali aspetti contavano nella vita quotidiana, dal lavoro in cucina al rapporto con chi si sedeva ai tavoli.
È un punto d’ingresso accessibile anche a chi conosce Awkwafina solo per i suoi ruoli al cinema. La domanda che muove la serie è familiare anche fuori dalla ristorazione. A volte scopri che una cosa che pensavi di conoscere da sempre esisteva grazie a un mestiere di cui hai visto soltanto il risultato. Può essere un piatto che compariva puntuale a tavola oppure un locale che, da bambino, ti sembrava aperto da sempre. Imparare come ci arrivava significa farsi spiegare anche le cose che tutti davano per scontate.
Dal wok alle cucine che cambiano da città a città
La docuserie allarga poi il campo. Nora attraversa gli Stati Uniti, fa pratica e incontra chef con percorsi diversi. Tra le tappe c’è il Culinary Institute of America, dove può esercitarsi anche con il wok. Tra gli incontri c’è Martin Yan, volto della cucina in televisione negli Stati Uniti. A San Francisco il percorso passa da Mister Jiu’s, mentre in Texas tocca altre interpretazioni della cucina asiatica americana. Sono contesti diversi in cui osservare cosa succede quando una tradizione entra in una cucina con strumenti, pubblico e abitudini proprie.
Basta pensare al wok per capire perché la serie abbia bisogno di mostrare il lavoro. Un piatto arriva al tavolo in un’unica ciotola, ma durante la preparazione ogni passaggio ha un tempo. Se il calore è alto, anche cercare all’ultimo momento un ingrediente può cambiare la cottura. Guardare un professionista aiuta a capire perché si organizzi tutto prima di accendere il fuoco. Per chi parte con poca esperienza, il salto sta nel ricordarsi di fare quelle cose mentre deve ancora pensare a come impugnare l’attrezzo che ha in mano.
Il viaggio offre anche un modo per parlare di cucina asiatica americana senza appiattirla su un solo repertorio. I gesti che Nora osserva fuori dal Queens possono suggerire idee per il futuro del Lum’s, pur partendo da storie diverse dalla sua. Una soluzione che funziona benissimo nella cucina di un altro ristorante può diventare una domanda per lei. Quale sapore ricordano i suoi familiari? A chi vorrebbe farlo provare oggi? E quanto conta il contesto in cui quel cibo viene servito? Sono domande che un semplice elenco di ricette lascerebbe in secondo piano.

Otto episodi con il tempo di imparare
Apple TV affida la serie a Twofour, la società di produzione che ha già lavorato con la piattaforma per il programma di viaggi di Eugene Levy. Nora Lum è anche produttrice esecutiva insieme a David Brindley, Itay Reiss e Caroline Davies. Il formato in otto episodi permette di tornare sui progressi di Nora dopo che ha incontrato persone e cucine diverse. La partenza comica attira l’attenzione, poi il progetto può cambiare misura man mano che lei capisce quanto serve per mettere in piedi un servizio.
La differenza fra preparare qualcosa in una lezione e servirlo al pubblico dà al viaggio una posta in gioco precisa. A lezione c’è il tempo di fare una domanda e ripetere un gesto. Quando arrivano persone che si aspettano di cenare insieme, entrano in gioco i tempi dei piatti, il coordinamento e il fatto che ogni porzione debba arrivare come previsto. Per Nora l’idea di riportare in vita il Lum’s passa dunque anche da decisioni molto pratiche. Quanto può cucinare bene, con quale aiuto e per quante persone?
Tutti gli episodi escono il 6 novembre, perciò potete vedere come la serie mette in relazione le tappe senza aspettare una puntata a settimana. Il punto di partenza è il ristorante di famiglia e l’obiettivo dichiarato è ripensarne l’eredità. Tra le due cose c’è spazio per i racconti di chi ha lavorato in cucina, per gli errori di una persona che sta imparando e per la parte meno visibile di qualsiasi cena al ristorante, quella in cui qualcuno deve far sì che tutto sia pronto al momento giusto.

Quale piatto rimettereste nel menu di famiglia
Awkwafina una chef improbabile parte dalla distanza fra un ricordo e un piatto che potete effettivamente ordinare. La docuserie può parlare a chi segue le storie di cucina per vedere come si fa un mestiere e a chi è più curioso di scoprire che cosa una famiglia decide di portare con sé. Nel caso di Nora, le due domande si incontrano quando arriva il momento di scegliere cosa valga la pena rimettere in tavola.
Se doveste riaprire per una sera un ristorante di famiglia, quale piatto mettereste in menu per primo? Raccontatecelo nei commenti, continuate a leggere gli articoli sul sito e seguite il canale YouTube Top Games.










