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Labyrinth torna al cinema a Trieste per i suoi 40 anni

Il fantasy di Jim Henson con David Bowie e Jennifer Connelly torna in sala in versione restaurata per una proiezione speciale all’Ariston.

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Il Re dei Goblin torna sul grande schermo per un pomeriggio. Domenica 8 novembre 2026 alle 15, il Cinema Ariston di Trieste proietta Labyrinth in versione restaurata. L’appuntamento fa parte di Sci-Fi Classix, la sezione del Trieste Science+Fiction Festival che riporta in sala film del passato. L’occasione sono i quarant’anni del fantasy di Jim Henson, uscito nel 1986 e interpretato da David Bowie e Jennifer Connelly. Il festival lo programma nella sua ultima giornata, in uno spazio ben preciso del calendario. Se cercate il titolo fra le nuove uscite del fine settimana, tenete d’occhio il programma della manifestazione e il nome della sala.

La proiezione di Labyrinth a Trieste permette di rivedere il film nella sua dimensione originale, quella di uno spettacolo pensato per il grande schermo. Da una parte c’è Bowie nei panni di Jareth, con costumi e canzoni che hanno avuto una vita anche fuori dal film. Dall’altra c’è il lavoro della squadra di Henson, che mette una ragazza in mezzo a personaggi di stoffa, pelo e gommapiuma e lascia che siano i loro gesti a rendere credibile quel posto. È un buon punto di partenza per chi ha conosciuto il film attraverso qualche spezzone e vuole capire perché quei personaggi siano ancora riconoscibili dopo quattro decenni.

Il ritorno all’Ariston offre due modi di incontrare lo stesso film.
Generato con l'IA

Quando rivedere Labyrinth sul grande schermo

L’appuntamento è al Cinema Ariston, domenica pomeriggio. La scheda del festival indica una durata di 101 minuti e colloca il titolo nella selezione Sci-Fi Classix. Nella stessa sala, al mattino, il programma prevede BlackFlag di Marco Bolognesi, mentre nel tardo pomeriggio lascia spazio a una selezione di corti animati. Il nome dell’Ariston è il dettaglio da ricordare, perché il festival distribuisce le proiezioni fra più sedi. Alle 15, per esempio, il Teatro Rossetti ospita un altro film. Per verificare disponibilità e modalità di ingresso conviene fare riferimento alla biglietteria del festival.

L’anniversario ha già riportato il film nei cinema nordamericani. A gennaio la Jim Henson Company e Fathom Entertainment hanno organizzato proiezioni per i quarant’anni in una versione rimasterizzata in 4K. La rassegna triestina è un appuntamento distinto, con una sua programmazione. Per l’Ariston la notizia confermata è la proiezione della versione restaurata. Sullo schermo grande, un motivo per tornare a guardare il film è osservare come sono costruite le inquadrature, dal modo in cui i personaggi emergono dal buio alle ombre che fanno sembrare le scale del castello ancora più difficili da seguire.

Per chi arriva soprattutto per il festival, il bello di questa collocazione è il cambio di prospettiva. Una rassegna di fantastico può mostrare nello stesso fine settimana un film appena girato e uno che ha già attraversato generazioni di spettatori. Con Labyrinth si torna a un momento in cui una produzione ambiziosa poteva affidare buona parte della sua personalità a scenografie costruite e creature mosse a mano.

Sarah e le strade che cambiano sotto i suoi piedi

La storia comincia con una richiesta fatta nel momento sbagliato. Sarah, l’adolescente interpretata da Jennifer Connelly, si spazientisce mentre deve badare al piccolo Toby e desidera che i goblin se lo portino via. Quando Jareth la prende in parola, le resta un tempo limitato per attraversare il labirinto e riportarlo a casa. La premessa è semplice. La difficoltà sta nel fatto che il luogo sembra avere idee proprie su come ci si debba muovere. Una strada che pare chiusa può nascondere un passaggio e una risposta data con troppa sicurezza può allontanare Sarah dalla meta.

Lungo il percorso arrivano compagni che hanno ciascuno un modo diverso di affrontare il labirinto. C’è Bubo, una creatura enorme dall’aria mite, e c’è Sir Didymus, un cavaliere minuscolo che prende sul serio il suo posto di guardia. Persino il verme che Sarah incontra all’inizio sembra avere tempo per chiacchierare quando lei ha più fretta. Questi incontri fanno respirare l’avventura. Ogni volta che Sarah pensa di aver capito le regole deve imparare a interpretare quello che le viene detto e a capire di chi fidarsi. È un meccanismo che funziona anche per chi conosce già la strada verso il castello e vuole tornare a osservare le deviazioni.

Marionette di legno appese con fili
Foto illustrativa

I pupazzi di Henson e le canzoni di Bowie

Jim Henson costruisce questo mondo attorno alla presenza fisica delle creature. Un pupazzo occupa spazio accanto a un attore, si lascia illuminare dalla stessa luce e può rispondere con un’inclinazione della testa. In un film in cui il paesaggio inganna di continuo, questi dettagli danno qualcosa di concreto a cui aggrapparsi. La sceneggiatura è firmata da Terry Jones, dei Monty Python, e George Lucas è produttore esecutivo. La sceneggiatura lascia spazio alle battute mentre Sarah corre contro il tempo. Si può sorridere per la serietà di un cavaliere alto pochi centimetri e prendere comunque sul serio il suo aiuto.

Bowie ha un compito diverso. Jareth può passare da una minaccia a un invito senza che Sarah abbia il tempo di decidere come rispondere. A dargli questa libertà contribuisce la musica. Magic Dance accompagna il caos della corte dei goblin, mentre As the World Falls Down cambia il passo del film durante il ballo in maschera. I brani di Bowie convivono con la musica strumentale di Trevor Jones. Le canzoni danno voce a un personaggio che vuole dettare il ritmo della storia, mentre la partitura segue anche le esitazioni di Sarah. È un buon motivo per riascoltare il film in una sala, soprattutto se il ricordo più nitido che ne avete è quello del ritornello di una canzone.

File di poltrone davanti allo schermo di una sala cinematografica
Foto illustrativa

Da quale porta rientrereste nel labirinto

Il ritorno all’Ariston offre due modi di incontrare lo stesso film. Chi lo conosce già può seguire il lavoro che fa vivere una creatura sullo sfondo o aspettare una canzone che riconosce dalle prime note. Chi lo scopre ora può lasciarsi sorprendere dalla facilità con cui il labirinto cambia forma. Le scale del castello sono forse l’esempio più chiaro. Anche quando sembrano portare in una direzione precisa, basta che Sarah sposti lo sguardo perché venga voglia di seguire un’altra traiettoria.

A quarant’anni dall’uscita c’è ancora spazio per discutere di cosa resti più impresso dopo la proiezione. È il modo in cui Bowie entra in scena, la strana compagnia che si forma attorno a Sarah o quella sensazione di non sapere mai cosa ci sia appena oltre una porta? Raccontateci quale scena vorreste rivedere sul grande schermo e continuate a seguirci con gli articoli sul sito e sul canale YouTube Top Games.

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