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Riassunto
Se sei capitato su questa pagina, probabilmente ti trovi in una di queste due situazioni. Situazione A: hai appena finito God of War Ragnarök, sei in fissa totale, hai la bava alla bocca e vuoi recuperare tutto ciò che ti sei perso negli ultimi vent’anni. Situazione B: non hai mai toccato un pad in vita tua con l’intenzione di guidare un pelatone arrabbiato contro l’Olimpo, ma ne hai sentito parlare così tanto che la curiosità ti sta divorando.
Bene, amico mio, sei nel posto giusto. Anzi, sei nel miglior posto possibile. Perché? Perché la timeline di God of War è un casino. È un puzzle mitologico dove i pezzi sono sparsi tra console portatili ormai defunte, remaster, prequel usciti dopo i sequel e reboot che in realtà non sono reboot. Se provi a giocarli in ordine di uscita, ti ritroverai con un mal di testa degno di una sbronza colossale, saltando avanti e indietro nel tempo senza capire perché Kratos odia così tanto suo padre o perché diavolo ha la pelle bianca come il latte.
Noi di Top Games Italia abbiamo deciso di fare ordine nel caos. Abbiamo creato la Guida Definitiva, la Magna Carta della violenza mitologica. Quello che segue non è un semplice elenco: è un viaggio. Un’odissea (scusate il gioco di parole) attraverso la psiche di uno dei personaggi più complessi, tragici e brutalmente affascinanti della storia del medium videoludico.
Preparati, mettiti comodo, magari prendi qualcosa da bere (possibilmente non ambrosia, che poi ti monti la testa) e scopri come vivere la saga di God of War nell’unico ordine che ha senso: quello cronologico.
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God of War: Sons of Sparta – Dove Tutto Ebbe Inizio
Piattaforma: PC / Console Modern
Anno di Uscita: 2026
Genere: Metroidvania 2D / Pixel Art
Fermi tutti. Lo so cosa state pensando. “Ma che è sta roba? Non l’ho mai sentito nominare!”. E avete ragione, o meglio, avevate ragione fino a poco tempo fa. Perché per capire davvero chi è Kratos, non possiamo partire da quando era già una macchina di morte muscolosa e oliata. Dobbiamo andare indietro. Molto più indietro. Dobbiamo andare a quando Kratos aveva ancora i capelli (incredibile, vero?) e un sogno nel cassetto che non prevedeva lo sterminio di divinità.

Il Legame Fraterno e l’Agoge Spartana
God of War: Sons of Sparta è la gemma nascosta, il tassello mancante che abbiamo aspettato per decenni. Dimenticate per un attimo il 3D spacca-mascella e le inquadrature cinematografiche. Qui siamo nel regno della pixel art, un omaggio allo stile rétro che però nasconde una profondità narrativa degna di un romanzo di Omero.
In questo capitolo, sviluppato dai talentuosi ragazzi di Mega Cat Studios, vestiamo i panni di un giovanissimo Kratos e del suo amato fratello Deimos. Sì, Deimos. Segnatevi questo nome perché tornerà a tormentarvi (e a tormentare Kratos) per il resto della saga. Il gioco è un Metroidvania duro e puro, ambientato durante i brutali anni dell’addestramento spartano, l’Agoge. Qui non si combatte per vendetta, si combatte per sopravvivere. E soprattutto, si combatte per il dovere e l’onore.
Perché Giocarlo per Primo?
Giocare Sons of Sparta come primo titolo cambia completamente la prospettiva su tutto ciò che verrà dopo. Vedrete Kratos non come un mostro nato dalla rabbia, ma come un ragazzino protettivo, disposto a tutto pur di salvare il suo compagno cadetto scomparso e proteggere suo fratello. Le dinamiche di collaborazione tra i due fratelli sono il cuore pulsante del gioco: enigmi ambientali che richiedono due menti, combattimenti dove le spalle si coprono a vicenda. È qui che si forma il carattere indurito dello spartano. È qui che imparerete cosa significa davvero essere “Figli di Sparta”. E fidatevi, quando arriverete ai capitoli successivi e vedrete come il destino tratterà Deimos, il vostro cuore si spezzerà in mille pixel.
God of War: Ascension – Il Patto di Sangue
Piattaforma: PS3 (Disponibile in streaming su PS Plus)
Anno di Uscita: 2013
Era: Saga Greca
Dopo aver visto l’infanzia, passiamo all’età adulta, ma siamo ancora lontani dall’essere un Dio. God of War: Ascension è tecnicamente l’ultimo gioco della saga greca ad essere stato rilasciato, ma cronologicamente è il primo passo nell’abisso della follia adulta di Kratos.

La Prigione dei Dannati e le Furie
Siamo sei mesi dopo “L’Evento”. Quale evento? Beh, quello in cui Kratos, ingannato da Ares, ha massacrato la sua stessa famiglia. Ne parleremo meglio dopo, ma sappiate che in Ascension Kratos è un uomo distrutto. Ha appena deciso di rompere il patto di sangue con Ares, ma nel mondo antico non si dà semplicemente le dimissioni mandando una mail al reparto risorse umane dell’Olimpo. No, se rompi un patto con un Dio, ti mandano le Furie.
Le tre sorelle (Megera, Tisifone e Aletto) sono le carceriere definitive. Hanno imprigionato Kratos nella Prigione dei Dannati, che ironicamente è costruita sul corpo di un altro titano, l’Ecatonchiro (un bestione con cento mani, tanto per gradire). Il gioco inizia con Kratos incatenato, torturato fisicamente e mentalmente.
Un Kratos Più “Umano”
La cosa affascinante di Ascension è che ci mostra un Kratos diverso. Non è ancora la forza della natura inarrestabile di God of War III. È fallibile. Sanguina. Fatica. La narrazione qui è frammentata, gioca con i flashback per mostrarci come Kratos sia stato sedotto dalle promesse di Ares e come ora stia cercando disperatamente di riconquistare la sua sanità mentale.
Il Gameplay e le Meccaniche del Tempo
Dal punto di vista del gameplay, Ascension ha introdotto una meccanica che non è stata più ripresa ma che è fighissima: la manipolazione del tempo su oggetti ambientali. Kratos può “guarire” o “distruggere” strutture architettoniche per risolvere enigmi. È un tocco di classe che aggiunge un livello di complessità al solito “spacca tutto quello che si muove”. Inoltre, il sistema di combattimento è più tecnico, con la barra della rabbia che si riempie solo se non vieni colpito, costringendoti a giocare meglio, non solo più forte. Giocatelo ora per capire quanto è costata cara la libertà al nostro spartano.
God of War: Chains of Olympus – Il Fattorino degli Dei
Piattaforma: PSP / PS3 (Remaster)
Anno di Uscita: 2008
Era: Saga Greca
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🔔 Iscriviti al canaleAvete presente quando fate uno stage non pagato dove vi fanno fare i lavori più sporchi e faticosi? Ecco, Kratos ha fatto questo per dieci anni. God of War: Chains of Olympus si colloca proprio nel mezzo del suo decennio di servizio agli Dei dell’Olimpo. Kratos spera che, obbedendo ai capricci di Zeus e compagnia bella, loro possano liberarlo dai suoi incubi (spoiler: gli dei sono dei pezzi di fango, non fidatevi mai).

Salvare il Sole (Letteralmente)
La trama di Chains of Olympus è cruciale. Morfeo, il dio dei sogni, ha approfittato della scomparsa di Elio (il Dio del Sole) per far cadere il mondo in un sonno eterno e oscuro. Kratos viene mandato a risolvere la situazione. Ma perché è importante? Perché qui incontriamo Persefone, la regina degli inferi, e Atlante, il titano che regge il mondo.
Il Sacrificio Emotivo Più Grande
C’è un momento in questo gioco, verso la fine, che definisce il personaggio di Kratos per sempre. Kratos arriva nei Campi Elisi. È il paradiso. E lì, vede sua figlia Calliope. È viva (nella morte), felice, e suona il flauto. Kratos ha la possibilità di restare con lei per l’eternità. Abbandona le armi, perde i suoi poteri, diventa un semplice padre felice. Ma Persefone gli rivela il piano: distruggere il pilastro del mondo, cancellando tutto, compresi i Campi Elisi e Calliope.
Kratos deve fare una scelta impossibile. Per salvare l’anima di sua figlia dalla distruzione totale, deve abbandonarla. Deve respingerla mentre lei piange e lo implora di restare, per riprendere le armi e diventare di nuovo il mostro necessario a salvare il mondo. È una scena straziante. Se giocate a questo gioco in questo ordine, capirete perché il cuore di Kratos è diventato di pietra. Non è solo rabbia, è dolore puro, distillato.
God of War (2005) – La Genesi del Mito
Piattaforma: PS2 / PS3 (Remaster) / PS Vita
Anno di Uscita: 2005
Era: Saga Greca
Eccoci arrivati al capostipite. Al gioco che ha cambiato per sempre il genere action. Cronologicamente siamo alla fine dei dieci anni di servizio. Atena ha un ultimo compito per Kratos: “Uccidi Ares”. Il Dio della Guerra ha deciso di distruggere Atene e Zeus ha proibito agli altri dei di intervenire direttamente (le solite regole burocratiche divine che servono solo a creare casini).

Il Vaso di Pandora e la Vendetta
Per uccidere un Dio, un mortale ha bisogno di un potere inconcepibile. Kratos deve trovare il Vaso di Pandora, nascosto nel tempio omonimo che è incatenato sulla schiena del titano Crono, condannato a vagare nel deserto delle anime perdute. Sì, avete letto bene. Il level design di questo gioco è ancora oggi una lezione di maestria. Il Tempio di Pandora è un dungeon immenso, pieno di trappole sadiche, enigmi ambientali e nemici brutali.
Perché È Fondamentale Giocarlo Qui
Se avete giocato prima a Sons of Sparta, Ascension e Chains of Olympus, l’odio di Kratos verso Ares non sembrerà più una semplice missione. Sarà personale. Avrete visto come Ares ha manipolato Kratos fin da bambino (rapendo Deimos), come lo ha costretto a uccidere la sua famiglia, come lo ha torturato. Quando finalmente arriverete allo scontro finale, quando Kratos diventa gigante e trafigge Ares, sentirete una soddisfazione che va oltre il semplice “ho finito il gioco”. È catarsi.
Inoltre, è in questo capitolo che viene spiegata nel dettaglio (tramite cutscene magistrali) la tragedia della famiglia di Kratos e l’origine della sua pelle bianca. Le ceneri di moglie e figlia, fuse per sempre sulla sua pelle dall’Oracolo del villaggio, lo rendono il “Fantasma di Sparta”. Un promemoria visibile a tutti del suo peccato.
God of War: Ghost of Sparta – Fratelli di Sangue
Piattaforma: PSP / PS3 (Remaster)
Anno di Uscita: 2010
Era: Saga Greca
Kratos ora è il nuovo Dio della Guerra. Si siede sul trono che era di Ares. Ma è felice? Nemmeno per sogno. Gli incubi continuano. E questa volta, le visioni non riguardano solo la moglie e la figlia, ma anche suo fratello Deimos e sua madre. Ghost of Sparta si incastra perfettamente tra il primo e il secondo capitolo numerato ed è, a mio parere, il gioco con la trama più solida dell’era greca.

Il Viaggio ad Atlantide
Kratos parte, contro il volere di Atena, verso Atlantide per cercare risposte. Qui trova sua madre, Callisto, trasformata in un mostro orribile che è costretto a uccidere (un classico tema greco: la tragedia non finisce mai). Ma prima di morire, lei gli rivela che Deimos è vivo. È stato tenuto prigioniero da Thanatos, il Dio della Morte, per anni.
La Chiusura del Cerchio con Sons of Sparta
Ricordate il primo gioco della nostra lista? Ecco che tutto torna. Kratos scende nel regno della Morte, libera Deimos e… Deimos è incazzato nero. “Mi hai abbandonato!”, gli urla. C’è uno scontro tra fratelli, pieno di risentimento e dolore. Ma poi, quando Thanatos attacca, i due combattono fianco a fianco. Kratos e Deimos, i Figli di Sparta, di nuovo insieme.
Il finale di questo gioco è devastante. Deimos muore per salvare Kratos. Kratos uccide Thanatos in una furia cieca, diventando la morte stessa. E poi, seppellisce il fratello. Quando Atena arriva per congratularsi e offrirgli la divinità completa, Kratos le risponde con una frase che gela il sangue: “Gli Dei pagheranno per questo”.
È qui, in questo preciso istante, che Kratos decide di distruggere l’Olimpo. Non è più solo Ares il nemico. È tutto il sistema. È Zeus.
God of War II – Il Tradimento Finale
Piattaforma: PS2 / PS3 (Remaster)
Anno di Uscita: 2007
Era: Saga Greca
Se il primo God of War era epico, il secondo è mastodontico. Kratos, ora Dio della Guerra a tutti gli effetti, sta usando i suoi poteri per aiutare l’esercito spartano a conquistare la Grecia. Agli altri dei questo non piace. Zeus, in particolare, ha paura. Paura che Kratos diventi troppo potente, proprio come lui aveva fatto con suo padre Crono.

L’Inizio In Media Res
Il gioco inizia con Kratos che viene tradito. Zeus lo inganna, facendogli drenare i suoi poteri divini nella Spada dell’Olimpo per sconfiggere il Colosso di Rodi (una boss fight iniziale che fa impallidire molti giochi moderni). Una volta che Kratos è mortale e debole, Zeus scende e lo uccide. Sì, il protagonista muore nei primi 15 minuti.
Le Sorelle del Destino
Ma Kratos è troppo arrabbiato per restare morto. Salvato da Gaia (la madre terra e narratrice della saga), Kratos deve viaggiare verso l’Isola della Creazione per trovare le Moire, le Sorelle del Destino. L’obiettivo? Tornare indietro nel tempo, all’istante preciso in cui Zeus lo ha tradito, e cambiare la storia.
God of War II è un’avventura perfetta. Il ritmo è incessante. Cavalcherete Pegaso, ucciderete eroi mitologici come Teseo e Perseo (in modi che definire brutali è un eufemismo), e volerete sulle ali di Icaro dopo averle strappate via al proprietario. Ma la rivelazione finale è quella che conta: Zeus è il padre di Kratos. Tutto questo conflitto è un enorme, disfunzionale dramma familiare. Kratos non riesce a uccidere Zeus alla fine, ma ferisce Atena per sbaglio. La guerra è aperta. E questa volta, Kratos ha i Titani dalla sua parte.
God of War III – L’Apocalisse
Piattaforma: PS3 / PS4 (Remaster)
Anno di Uscita: 2010
Era: Saga Greca
Questo è il culmine. La fine di tutto. God of War III inizia esattamente dove finisce il secondo: sulla schiena di Gaia che si arrampica sul Monte Olimpo. Kratos ha un solo obiettivo: “Zeus! Tuo figlio è tornato! E porto con me la distruzione dell’Olimpo!”.

Il Gameplay della Distruzione
Qui non si tratta più di salvare qualcuno o di redimersi. Si tratta di annientamento. Ogni volta che Kratos uccide un Dio maggiore, il mondo subisce una catastrofe naturale. Uccide Poseidone? Gli oceani inghiottono la terra. Uccide Elio? Il sole si spegne e il cielo diventa nero. Uccide Ermes? Arriva una pestilenza. Kratos sta letteralmente smontando il creato pezzo per pezzo pur di arrivare a suo padre.
La Moralità Perduta
Giocando in ordine cronologico, l’impatto di God of War III è scioccante. Abbiamo visto Kratos amare suo fratello, sua figlia, sua moglie. Ora vediamo solo un guscio vuoto, accecato dalla vendetta, disposto a sacrificare l’innocente Pandora (una “nuova” Pandora, creata da Efesto) pur di aprire di nuovo il Vaso. È il punto più basso della moralità di Kratos. È un villain a tutti gli effetti.
Lo scontro finale con Zeus è lungo, faticoso e brutale. Ma la vera fine arriva dopo. Kratos capisce che la vendetta non gli ha dato pace. Atena (ora in forma astrale e decisamente più manipolatrice) vuole il potere della Speranza che Kratos aveva assorbito dal Vaso nel primo gioco. Kratos, in un ultimo atto di ribellione, si trafigge con la Spada dell’Olimpo, rilasciando la Speranza all’umanità invece che darla ad Atena. Cade a terra, apparentemente morto, lasciando una scia di sangue che porta verso il mare. Il suo corpo sparisce. L’era greca è finita.
God of War (2018) – Un Nuovo Inizio
Piattaforma: PS4 / PC
Anno di Uscita: 2018
Era: Saga Norrena
Sono passati anni. Forse secoli. Il mondo greco è un ricordo lontano, una rovina sommersa. Ci ritroviamo nel profondo Nord, a Midgard. Kratos è vecchio. La barba è folta, la pelle è segnata, gli occhi sono stanchi. Non è più il guerriero che urla contro il cielo. È un uomo che taglia un albero nel silenzio di una foresta innevata.

Il Cambio di Paradigma
Se avete giocato tutto in ordine, lo shock culturale sarà immenso. La telecamera non è più fissa in alto, ma incollata alle spalle di Kratos (piano sequenza unico, ragazzi, una roba tecnica da maestri). Non ci sono più le Lame del Caos (all’inizio), ma l’Ascia Leviatano, un’arma che si sente “pesante”, tattica, metodica.
Kratos ha una nuova famiglia. Una moglie, Faye, che è appena morta (sì, Kratos porta sfiga, diciamocelo). E un figlio, Atreus. Un ragazzino che non sa nulla del passato del padre, non sa di essere un Dio, e pensa che suo padre lo odi.
Il Viaggio della Paternità
La trama è semplice sulla carta: portare le ceneri di Faye sul picco più alto dei nove regni. Ma il viaggio è tutto interiore. Kratos sta combattendo la battaglia più difficile della sua vita: non contro un mostro alto venti metri, ma contro la sua natura. Cerca di insegnare ad Atreus a sopravvivere, a “chiudere il cuore al dolore”, ma allo stesso tempo è terrorizzato che il figlio diventi come lui.
Quando Kratos deve tornare a casa per recuperare le Lame del Caos (le lame che rappresentano tutto il suo passato di sangue) per salvare Atreus malato, è uno dei momenti più potenti della storia dei videogiochi. Vedere quelle catene avvolgersi di nuovo sulle sue braccia, sapendo tutto quello che avete vissuto nei capitoli precedenti, vi farà venire la pelle d’oca. “Non sono il mostro che ero”, dice ad Atena che lo tormenta. E noi ci crediamo. O almeno, speriamo.
God of War Ragnarök – La Fine del Ciclo
Piattaforma: PS4 / PS5
Anno di Uscita: 2022
Era: Saga Norrena
Siamo alla fine del viaggio. Il Fimbulwinter, l’inverno senza fine che precede la fine del mondo, ha ghiacciato Midgard. Atreus è cresciuto, è un adolescente inquieto che cerca risposte sulla sua identità come “Loki” (sì, il colpo di scena del gioco precedente). Kratos è più stanco che mai, ma anche più determinato a proteggere suo figlio.

Destino vs Scelta
Il tema centrale di Ragnarök è la rottura del ciclo. Nella saga greca, il destino era ineluttabile: le profezie si avveravano sempre, spesso in modi tragici. Qui, Kratos cerca di insegnare ad Atreus che “non c’è destino scritto”. Devono essere migliori dei loro predecessori. Devono essere migliori per il bene del mondo.
Thor e Odino
Gli antagonisti qui sono scritti divinamente (ah-ah). Thor non è il belloccio della Marvel, è un ubriacone violento e depresso, specchio distorto di ciò che Kratos era in passato. Odino non è un re guerriero, è un mafioso manipolatore, un vecchio ossessionato dalla conoscenza e dal controllo, che sussurra bugie all’orecchio di tutti.
L’Epilogo Perfetto
Non vi racconterò il finale nei dettagli per non rovinarvi l’emozione, ma sappiate questo: Ragnarök chiude il cerchio aperto con Sons of Sparta e Ascension. Vediamo Kratos affrontare le sue paure, aprirsi emotivamente, chiedere scusa, e infine… essere amato. Non temuto. Amato.
C’è una scena, verso la fine, in cui Kratos vede un altare che raffigura il suo futuro. Non un futuro di morte e distruzione, ma un futuro di ricostruzione e venerazione. Kratos, il Dio della Guerra, piange. E dopo aver giocato tutti questi giochi, dopo aver visto ogni singola tragedia, ogni errore, ogni perdita… piangerete anche voi.
Perché vale la pena giocare God of War nell’ordine corretto?
Giocare la saga di God of War in ordine cronologico non è solo un esercizio da nerd completisti. È il modo migliore per apprezzare la scrittura di Santa Monica Studio. Trasforma una serie di giochi action in un’epopea coerente sulla caduta e la redenzione di un uomo.
Passerete dall’ingenuità di Sons of Sparta, alla disperazione di Ascension, alla freddezza di Chains of Olympus, alla rabbia cieca della trilogia originale, fino alla saggezza malinconica della saga norrena. Vedrete l’evoluzione del gameplay, certo, ma soprattutto vedrete l’evoluzione di un’anima.
E voi? Avete il coraggio di intraprendere questo viaggio? Avete già giocato tutti i titoli o vi manca qualche perla del passato? Fatecelo sapere nei commenti qui sotto! Se questa guida vi è piaciuta e volete supportare il nostro lavoro, fate un salto sul nostro canale Youtube Top Games Italia, iscrivetevi e attivate la campanellina. Stiamo preparando contenuti video che vi faranno esplodere la testa come quella di Elio (troppo presto?).
Alla prossima, spartani! E ricordate: Chiudete il cuore al dolore, ma aprite la mente alla lore…e scoprite altri articoli incredibili sul mondo dei videogiochi.










