Avete presente quella sensazione elettrizzante che vi corre lungo la schiena quando il deserto di notte si illumina di rosso e sentite l’odore di un annuncio epocale nell’aria? No? Beh, nemmeno noi, almeno fino a qualche giorno fa.
Siamo entrati ufficialmente in quella che potremmo definire la “Settimana Santa” del videogiocatore, quel periodo dell’anno in cui Geoff Keighley smette di essere un semplice presentatore e si trasforma nel Willy Wonka dell’industria videoludica, promettendo biglietti d’oro e sogni di gloria.
Ma quest’anno, il buon Geoff ha deciso di superarsi. Niente semplici trailer criptici su YouTube o tweet enigmatici alle tre del mattino. No, questa volta ha piazzato una gigantesca, terrificante statua nel bel mezzo del nulla, scatenando una caccia al tesoro globale e, soprattutto, riaccendendo una speranza che credevamo sepolta sotto tonnellate di Yharnamiti arrabbiati.
Stiamo parlando di quel gioco. Sì, proprio lui. Mettetevi comodi, prendete i popcorn e preparatevi a un viaggio tra le dune del Mojave e le profondità delle nostre aspettative più irrazionali.
Il Monolite nel Deserto: Analisi di un Enigma di Marketing
Se c’è una cosa che i The Game Awards sanno fare bene, oltre a farci discutere per mesi su chi meritasse il GOTY, è creare hype dal nulla assoluto. Questa volta, però, il “nulla” è letteralmente geografico.

Nel cuore del deserto, tra Yucca Mesa e il nulla cosmico, è apparsa una struttura che sembra uscita dai peggiori incubi di H.P. Lovecraft o dai sogni più bagnati di Hidetaka Miyazaki. Parliamo di una statua alta circa due metri e mezzo (otto piedi per gli amici americani), che raffigura un ammasso contorto di corpi, volti urlanti, tentacoli e texture che ricordano carne pietrificata o ossa fuse insieme.
Ma non è finita qui. Di notte, questa mostruosità architettonica prende vita. Rune rosse luminose si accendono sulla superficie, proiettando ombre inquietanti sulla sabbia circostante e disegnando simboli che la community ha cercato di decifrare con la stessa intensità con cui si studiano i testi sacri. Geoff Keighley, nel suo infinito sadismo mediatico, ha accompagnato il tutto con frasi mozzate e indizi a riempimento: “The _____ are silent. _____ bleeds. New _____ stir.” (I _____ sono silenziosi. _____ sanguina. Nuovi _____ si agitano).
Perché è importante partire dalla descrizione fisica? Perché ogni singolo dettaglio di questa statua è stato analizzato al microscopio. La “regalità” della posa, lo “spessore” della materia (citando un tweet ironico dello stesso Keighley), e quella sensazione viscerale di antico e proibito. Non stiamo guardando un cartellone pubblicitario per il prossimo FIFA o Call of Duty.
Questa è roba pesante, roba oscura. È un tipo di marketing virale che richiede budget, visione e, soprattutto, un IP che possa giustificare un tale dispiegamento di forze. E quando si parla di “sangue”, “antico” e “mostruosità”, il pensiero corre veloce, quasi disperato, verso un unico nome.

Bloodborne 2: L’Ossessione Collettiva e il Potere del “Sangue”
Eccoci al cuore pulsante della questione, l’elefante nella stanza, o meglio, la Bestia Chierico nel deserto: Bloodborne 2. Non appena le prime immagini della statua sono trapelate online, l’intero internet si è fermato. È bastata la parola “bleeds” (sanguina) nel teaser testuale per mandare in tilt i server della logica e attivare quelli del puro desiderio.
Perché la statua urla FromSoftware?
Analizziamo i dettagli con la freddezza di un cacciatore, ma con la passione di un fan. L’estetica della statua non è genericamente “horror”. Ha quella specifica qualità grottesca che FromSoftware ha perfezionato negli anni. Le figure umane che si fondono con la materia inerte, l’uso del rosso cremisi che ricorda il sangue viziato, e quella sensazione di decadenza nobile sono marchi di fabbrica dello studio giapponese.

La frase “The _____ are silent” potrebbe facilmente essere completata con “Hunters” (I Cacciatori sono silenziosi), un riferimento al lungo sonno del franchise o alla fine dell’Incubo del Cacciatore. “Blood bleeds” o “The Moon bleeds” (Il sangue sanguina / La luna sanguina) sono concetti che in qualsiasi altro gioco suonerebbero ridicoli, ma a Yharnam sono praticamente le previsioni del meteo. Infine, “New Nightmares stir” (Nuovi Incubi si agitano) chiuderebbe il cerchio perfetto.
C’è poi un fattore emotivo. La community di Bloodborne è forse la più resiliente e “affamata” dell’intero panorama videoludico. Sono passati anni dall’uscita su PS4, non abbiamo mai avuto una patch a 60fps, né un porting PC, eppure ogni singolo evento è buono per sperare. Questa statua, con la sua maestosità e il suo mistero, sembra proprio la risposta a quelle preghiere.
Il contro-argomento di MoistCr1TiKaL e lo scetticismo
Tuttavia, dobbiamo fare i conti con la realtà, o almeno con l’interpretazione cinica di essa. Come ha sottolineato brillantemente MoistCr1TiKaL nel suo recente video, siamo di fronte a un caso da manuale di “hopium” (speranza tossica).
Lui si è esposto con il petto in fuori, dichiarando che c’è lo zero per cento di possibilità che questo sia Bloodborne 2. La sua argomentazione è solida: lo stile, per quanto oscuro, potrebbe non combaciare perfettamente con l’architettura gotico-vittoriana di Yharnam, che tende ad essere più “pulita” nelle sue mostruosità rispetto all’ammasso organico grezzo visto nel deserto.
Inoltre, Sony ha trattato l’IP di Bloodborne con un silenzio assordante per quasi un decennio. Lanciare una campagna marketing così criptica e costosa per un sequel di un gioco che sembrano aver dimenticato sarebbe una mossa di marketing geniale, ma anche incredibilmente atipica per l’attuale gestione PlayStation. Eppure, il dubbio rimane. E se fosse proprio questo il punto? E se il silenzio fosse stato solo il preludio a questo urlo nel deserto?
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🔔 Iscriviti al canaleElden Ring 2: L’Ipotesi che Nessuno Osa Pronunciare Troppo Forte
Se Bloodborne 2 è il sogno romantico, Elden Ring 2 è la possibilità titanica che ci fa tremare le gambe. Parliamoci chiaro: Elden Ring ha venduto vagonate di copie, ha vinto il GOTY ai TGA, e l’espansione Shadow of the Erdtree ha confermato che il mondo creato da Miyazaki e George R.R. Martin ha ancora tantissimo da dire.

I collegamenti visivi con l’Interregno
Guardate bene la statua. Quelle rune rosse. Non vi ricordano qualcosa? Il rosso è un colore predominante in Elden Ring, specialmente quando si ha a che fare con la Runa della Morte o con certi aspetti legati al sangue (Mohg, Signore del Sangue, anyone?).
La statua stessa potrebbe rappresentare qualcosa legato alla “Materia Informe” o al Crogiolo primordiale, concetti chiave nella lore di Elden Ring che parlano di un tempo in cui tutta la vita era fusa insieme. Quell’ammasso di corpi e volti scolpiti nella roccia del deserto potrebbe essere una rappresentazione fisica di concetti che abbiamo solo letto nelle descrizioni degli oggetti.
Le tempistiche di FromSoftware
Certo, Shadow of the Erdtree è uscito da poco. Annunciare Elden Ring 2 adesso sembrerebbe prematuro. Ma ricordiamoci che i TGA non sono estranei ai teaser a lunghissimo termine.
Un semplice logo, un titolo provvisorio, o appunto, una statua misteriosa, possono servire a dire “ci stiamo lavorando”, senza mostrare una singola riga di codice giocabile. Geoff Keighley ha un rapporto privilegiato con FromSoftware; è stato lui a mostrare il primo trailer di gameplay di Elden Ring dopo anni di silenzio. Se c’è un palco dove Miyazaki vorrebbe far esplodere internet, è quello dei The Game Awards.
Immaginate la scena: le luci si abbassano, la statua appare sullo schermo, le rune si illuminano e appare la scritta “The Age of Stars continues” o qualcosa del genere. Il teatro verrebbe giù. Non è un’ipotesi da scartare a priori, soprattutto considerando che Bandai Namco e FromSoftware sanno bene che il ferro va battuto finché è caldo, e il ferro di Elden Ring è incandescente.
Lords of the Fallen 2: Il Grande Equivoco e la Smentita
Per circa 48 ore, l’internet è stato convinto di aver risolto il mistero, e la risposta non piaceva quasi a nessuno. Tutti gli indizi sembravano portare a Lords of the Fallen 2 (o meglio, al seguito del reboot uscito nel 2023). E diciamocelo, la delusione era palpabile.
Gli indizi “schiaccianti”
Perché tutti pensavano fosse CI Games? Primo: l’estetica. Lords of the Fallen fa un uso massiccio di quell’immaginario “dark fantasy/horror religioso” con statue di corpi contorti, sangue e rune rosse. È praticamente la loro art direction. Secondo: i social media.

L’account ufficiale di Lords of the Fallen aveva postato un’immagine con la scritta “Something stirs within…” (Qualcosa si agita dentro…), utilizzando la stessa parola “stirs” presente nel teaser di Keighley. Inoltre, avevano usato in passato un font e uno stile di comunicazione molto simile (“Regal. Inspiring. Thickness”).
Sembrava fatta. I detective di Reddit avevano chiuso il caso. E la reazione è stata un misto di “Ah, vabbè” e “Che occasione sprecata”. Non perché Lords of the Fallen sia un brutto gioco (dopo settanta patch è diventato decente, come ammette anche chi lo criticò al lancio), ma perché non ha il peso specifico per giustificare una statua nel deserto e un’attenzione mediatica globale. Sarebbe stato come organizzare un concerto allo stadio di Wembley per la recita scolastica di vostro nipote.
La smentita che riaccende la fiamma
Ed ecco il colpo di scena. Marek Tyminski, CEO di CI Games, è intervenuto personalmente per smentire tutto. Con un post che trasudava onestà (e forse un pizzico di sollievo per non dover gestire l’odio dei fan delusi), ha dichiarato: “Lusingato che in tanti pensino che siamo noi dietro a quella statua. Posso confermare che non siamo noi, siamo in hype tanto quanto voi. Gli sviluppatori stanno pregando che sia qualcosa di FROM. Massimo rispetto per loro e sogniamo di raggiungere quel livello un giorno.”
Questa dichiarazione è fondamentale per due motivi. Uno: toglie di mezzo il sospettato numero uno “realistico”. Due: conferma che persino gli addetti ai lavori, i CEO di altre aziende, guardano quella statua e pensano “Speriamo sia FromSoftware”. Se anche l’industria spera in Bloodborne 2 o Elden Ring 2, significa che la percezione di quella statua è univoca. Tyminski ha fatto un favore a tutti, riaprendo le porte del sogno proprio quando stavano per chiudersi.
Le Teorie Scartate: Chi è Fuori dai Giochi (Forse)
Nel vortice delle speculazioni, è importante fare pulizia e capire chi, molto probabilmente, non c’entra nulla con il mistero del Mojave.
God of War: Il no secco di Kratos
Alcuni avevano ipotizzato un nuovo capitolo di God of War, magari ambientato in Egitto o in un’altra mitologia, dato il contesto desertico. Tuttavia, Cory Barlog e Santa Monica Studio sono stati piuttosto rapidi a smorzare gli entusiasmi.
Non ci sono indicazioni concrete, e lo stile della statua è troppo “organico” e horror per il design visivo tipico delle ultime avventure di Kratos. Inoltre, Ragnarok e il DLC Valhalla sono ancora freschi; Sony ha altre cartucce da sparare prima di tornare su Kratos.
Diablo 4: I demoni sono altrove
Un’altra teoria forte era legata a un’espansione o a una nuova stagione di Diablo 4. La statua è indubbiamente demoniaca, e il rosso ricorda Lilith e le sue progenie. Ma gli insider del settore, e la stessa logica di marketing di Blizzard, suggeriscono altro.
Blizzard ha i suoi canali, le sue fiere (BlizzCon, anche se intermittente) e solitamente non fa giochi di prestigio così criptici e fisici per una semplice stagione o espansione, che verrebbe annunciata con un trailer cinematico in CGI da milioni di dollari e via. Inoltre, la datazione degli aggiornamenti di Diablo non coincide perfettamente con il reveal dei TGA in modo così esclusivo.
The Elder Scrolls VI: Lasciate ogni speranza
C’è sempre qualcuno che, di fronte a un deserto, urla “Hammerfell!”. Sì, The Elder Scrolls VI sarà probabilmente ambientato lì. Ma Bethesda ha uno stile diverso. E soprattutto, Todd Howard non ha bisogno di statue criptiche.
Gli basta salire sul palco con il suo giubbotto di pelle e dire “It just works” per vendere dieci milioni di copie. L’estetica della statua è troppo dark, troppo viscerale per il fantasy epico di Elder Scrolls. Quindi no, non è il momento di rispolverare l’elmo del Dovahkiin.
L’Ipotesi “Dark Horse”: Saros e il Rischio Delusione
Se eliminiamo Bloodborne 2, Elden Ring 2, Lords of the Fallen 2 e i grandi blockbuster, cosa rimane? C’è una teoria interessante, sostenuta anche da alcuni youtuber analitici, che punta verso Saros.
Chi o cos’è Saros?
Saros è un progetto in sviluppo presso Housemarque (i creatori di Returnal). Lo stile artistico che è trapelato in alcuni concept art combacia in modo inquietante con la statua: forme contorte, colori saturi, un senso di mistero alieno. Housemarque è un team di talento mostruoso, ora sotto l’ala di Sony PlayStation. Un annuncio ai TGA con una statua nel deserto sarebbe il modo perfetto per dire “Siamo entrati nella serie A dei tripla A”.

Il rischio del “Chi se ne frega”
Il problema di questa teoria è l’impatto mediatico. Se dopo tutto questo clamore, dopo aver fatto sognare Bloodborne 2, Geoff Keighley rivela una nuova IP di cui nessuno sa nulla… beh, la reazione potrebbe essere tiepida.
Certo, potrebbe essere il gioco più bello del mondo, ma il pubblico dei TGA è volubile. Si aspettano i giganti. Una nuova IP, per quanto promettente, rischia di essere accolta con un silenzio imbarazzante se presentata come “l’erede spirituale di tutto ciò che amate” senza esserlo davvero.
E poi c’è l’ipotesi peggiore, quella che MoistCr1TiKaL chiama la “Cacofonia del Meh”. Immaginate se fosse un gioco mobile gacha. Immaginate se fosse un crossover di Fortnite. Immaginate se fosse una pubblicità per una nuova marca di bibite energetiche. Il rischio che il marketing superi il prodotto è reale. Nell’era moderna, creare mistero è facile; soddisfare la curiosità è difficilissimo.
Analisi Tecnica: Come si Costruisce un Mito (e come lo si Distrugge)
Vale la pena spendere due parole sulla strategia di marketing in sé. Piazzare una statua fisica in un luogo remoto è una mossa “old school” che funziona ancora terribilmente bene nell’era di TikTok. Crea un luogo di pellegrinaggio (anche solo virtuale), genera contenuti generati dagli utenti (UGC), e trasforma l’attesa in un gioco a realtà alternativa (ARG).
Geoff Keighley sa che il pubblico è stanco dei soliti trailer CGI pre-renderizzati. Vuole tangibilità. Vuole mistero. Ma c’è una regola d’oro nel marketing: l’aspettativa non deve mai superare il risultato di più del 20%. Se costruisci un’aspettativa da 100 (Bloodborne 2) e consegni un risultato da 10 (un DLC di un gioco mediocre), distruggi la fiducia.
Se questa statua è davvero legata a FromSoftware, allora il marketing è perfetto: il mistero si sposa con la lore criptica dei loro giochi. Se invece è per un gioco sconosciuto, stanno giocando col fuoco. Stanno scommettendo che la qualità visiva della statua basti a vendere il concetto, indipendentemente dal nome del franchise. È una scommessa rischiosa, ma se c’è qualcuno che può permettersela, è l’uomo che ha trasformato una premiazione di videogiochi in un evento più seguito degli Oscar.
Cosa Dobbiamo Aspettarci Davvero?
Siamo giunti alla fine della nostra analisi, e il mistero rimane fitto, denso come il sangue antico. Abbiamo escluso i sospettati minori, abbiamo sognato i giganti, e abbiamo temuto le delusioni. La realtà è che, fino alla notte dei The Game Awards, nessuno saprà la verità assoluta.
Tuttavia, gli indizi puntano in una direzione precisa: questo è qualcosa di grosso. La smentita di CI Games su Lords of the Fallen 2 ha paradossalmente aumentato le probabilità che si tratti di FromSoftware o di un first party Sony molto atteso. Che sia Bloodborne 2 (il cuore ci spera, la testa dice no), Elden Ring 2 (improbabile ma possibile), o una nuova IP di Miyazaki (tipo Spellbound, di cui si vocifera da tempo), la firma stilistica sembra quella.
Dobbiamo prepararci a tutto. Potrebbe essere la notte in cui internet esplode di gioia, con cacciatori che piangono abbracciati e Senzaluce che lodano il sole. Oppure potrebbe essere la notte in cui impareremo, ancora una volta, che l’hype è una bestia pericolosa che va maneggiata con cura. Ma in fondo, non è questo il bello dei videogiochi? Quella frazione di secondo tra il buio dello schermo e l’apparizione di un logo, dove tutto è possibile e il mondo reale smette di esistere.
Quindi, occhi puntati sul deserto e orecchie tese. Qualcosa si sta svegliando. E che sanguini o meno, noi saremo lì a guardare.
Non smettiamo mai di sognare ad occhi aperti…
E voi, anime perdute in cerca di risposte? Qual è la vostra scommessa? Siete del team “È sicuramente Bloodborne 2 e se non lo è spacco il controller”, oppure siete cinici realisti che si aspettano l’annuncio di un gioco di carte collezionabili? Fatecelo sapere nei commenti qui sotto, vogliamo sentire le vostre teorie più folli!
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