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Riassunto
Dimenticate tutto quello che credevate di sapere. Dimenticate le giacche sgargianti, le risate sguaiate che riecheggiano mentre una Fiat 500 gialla sfreccia via e, per un attimo, mettete da parte l’immagine del ladro che vince sempre con un sorriso beffardo stampato sulla faccia.
C’è un momento preciso, durante la visione di Lupin III The Movie: La Stirpe Immortale, in cui realizzi che le regole del gioco sono cambiate. Siamo nel 2025, l’11 dicembre per l’esattezza, e il nostro Arsenio ha deciso di portarci in un viaggio dove il bottino non è un diamante, ma la nostra stessa concezione di umanità.
Siete pronti a scoprire se il ladro gentiluomo ha ancora la mano ferma o se, questa volta, il colpo è troppo grosso anche per lui? Mettetevi comodi, prendete i popcorn (o un ramen istantaneo se vi sentite in tema) e analizziamo insieme questo punto di svolta.
Un Lupin III Diverso: follia o genio?
Il film, uscito nelle sale alla fine di questo 2025, non è solo un altro capitolo da aggiungere alla lista infinita di special tv e lungometraggi. È un manifesto, una dichiarazione d’intenti scritta a caratteri cubitali su uno schermo che, per la prima volta da molto tempo, ci restituisce un’atmosfera gelida, cupa, distante anni luce dalla spensieratezza a cui ci eravamo abituati. Ma attenzione: “diverso” non significa “irriconoscibile”.
Il DNA c’è tutto. È come incontrare un vecchio amico che non vedevi da anni: ha qualche ruga in più, ride meno, ma appena incroci il suo sguardo sai esattamente chi hai davanti.

Un Equilibrio Impossibile
Il film tenta un’acrobazia degna del Cirque du Soleil: innovare restando fedeli. Modernizzare senza tradire. È un esercizio di stile che farebbe tremare i polsi a chiunque, ma qui sembra che la produzione abbia deciso di camminare sul filo del rasoio senza rete di protezione. Il risultato? Un’opera imperfetta, sì, ma coraggiosa. È un film che non chiede scusa per essere quello che è: un thriller psicologico mascherato da heist movie.
Lupin qui non è solo l’eroe che scappa; è un uomo che riflette. E questa riflessione permea ogni singolo aspetto della pellicola, dal ritmo narrativo alle scelte cromatiche. Se cercavate il Lupin che salta sui tetti ridendo mentre Zenigata inciampa sui suoi stessi piedi, potreste rimanere spiazzati. Ma se siete disposti ad accettare che anche i ladri gentiluomini possono avere giornate “no”, allora siete nel posto giusto.
La Trama: Quando lo Stile Vale Più della Logica
Veniamo al sodo. Di cosa parla La Stirpe Immortale? Se vi aspettate la classica caccia al tesoro perduto dei Templari o al diamante grande come un melone rubato a qualche dittatore eccentrico, siete fuori strada. La trama è un omaggio alla tradizione, certo, ma è cucita su un tessuto narrativo molto più drammatico.
Il film non perde tempo. Fin dalle prime battute, il tempismo è quello dei grandi classici, ma l’atmosfera ti avvolge come una nebbia fitta. Lupin si ritrova coinvolto in un affare che è palesemente più grande di lui. Non si tratta di arricchirsi. Questa volta l’obiettivo è un segreto. E non un segreto qualsiasi, ma qualcosa che ha a che fare con il concetto stesso di immortalità.
Quei Maledetti Buchi di Trama (O Forse No?)
Ora, facciamo un po’ i pignoli, perché è il nostro lavoro. Ci sono buchi di trama? Sì. Ci sono momenti in cui guardi lo schermo e pensi: “Aspetta, ma come ci sono arrivati lì?”. In una recensione standard, questo sarebbe il momento in cui tiriamo fuori la penna rossa e iniziamo a togliere punti. Ma… c’è un “ma”.
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La sensazione, forte, quasi tangibile, è che questi non siano errori di distrazione. Gli sceneggiatori sembrano aver disseminato questi vuoti narrativi con la precisione di un chirurgo, lasciando appositamente delle porte socchiuse. Perché? Perché tutto fa pensare che queste siano le autostrade su cui correrà il futuro Lupin Parte 6 o un eventuale sequel diretto. È una mossa rischiosa? Assolutamente. È frustrante? Un po’. Ma è anche strategicamente brillante.
Allo stato attuale, nel 2025, questi “punti interrogativi sospesi” non rovinano l’esperienza. Creano dibattito. Ci fanno speculare. Certo, se il prossimo capitolo non chiarirà questi aspetti, torneremo qui a gridare allo scandalo e a stracciarci le vesti. Ma per ora, diamo loro il beneficio del dubbio. È un atto di fede, lo sappiamo, ma con Lupin a volte è necessario.
Uno Storytelling che Corre e Inciampa
Il ritmo narrativo è una montagna russa. Incalzante, serrato, con un montaggio che a volte ti toglie il fiato. Gli eventi si susseguono quasi senza respiro. In alcuni frangenti, questa frenesia è un difetto: hai la sensazione che una scena emotivamente potente si “bruci” da sola perché il film ha fretta di passare all’azione successiva. Non hai il tempo di metabolizzare un lutto o una rivelazione che già sei su un elicottero in fiamme.
Altre volte, però, questo ritmo funziona divinamente. Richiama alla memoria i momenti più iconici dei film classici, quella sensazione di urgenza che ti tiene incollato alla poltrona. È un racconto imperfetto, che corre, inciampa, si sbuccia le ginocchia ma si rialza con una classe invidiabile. E forse è proprio per questo che conquista: perché non è patinato, è vivo.
Lupin III e la sua banda: un cast che funziona come un orologio
Una delle certezze del franchise è il gruppo storico. Lupin, Jigen, Goemon, Fujiko, Zenigata. Sono i cinque pilastri, gli archetipi, gli equilibri insostituibili. In La Stirpe Immortale questa dinamica è rispettata. Ma modificata quanto basta per far capire che siamo di fronte a un film diverso.
Lupin III: un ladro che finalmente sente il peso delle sue scelte

Lupin è il perno emotivo della storia e qui lo troviamo diverso dal solito. Non stravolto o tradito ma più segnato, più consapevole e responsabile.
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🔔 Iscriviti al canaleÈ un Lupin che ride meno, che sorride in modo più amaro e che osserva il mondo con occhi più attenti. Sono gli altri suoi compagni a sorridere e a credere per lui.
Questa evoluzione funziona benissimo, non è un cambio violento ma un cambio naturale e soprattutto è giustificato dagli eventi del film. Ricorda un po’ il Lupin dei momenti più intimi del Castello di Cagliostro ed infatti la regia inserisce un paio di citazioni precise proprio a quel film, come se fosse un ponte simbolico tra due epoche.
Jigen: la sicurezza che non tradisce mai

Jigen rimane Jigen ma non come minimo indispensabile ma con la massima coerenza con il personaggio in sé. È stabile, affidabile, ironico quanto basta e ogni sua apparizione trasmette quella calma che solo lui sa incarnare.
Non ha grandi momenti di svolta ma nel complesso resta un personaggio solido che tiene insieme la squadra.
Goemon: la vera roccia del gruppo

Goemon è sempre stato il simbolo di calma e costanza del gruppo. Nel film appare più calmo nonostante la situazione e, date le abilità ottenute nei film precedenti, probabilmente è l’unico a conoscere profondamente se stresso, nel bene e nel male. Goemon infonde calma e sicurezza nel gruppo e qui ce n’è veramente bisogno.
Fujiko: la femme fatale che rimane un po’ al margine

Nel film “La bugia di Mine Fujiko” ha sicuramente avuto un ruolo molto importante e anche in questo film sembra doverlo avere, anche se non ne vediamo il perché. Questa potrebbe far parte di ciò che vedremo in futuro? Lo scopriremo.
Difatto comunque la nostra Fujiko in questo film rimane un po’ in disparte probabilmente per scelta narrativa. Un peccato, dato che la sua evoluzione era stata tanto bella.
Zenigata: magnificamente lui

Il film gioca molto con Zenigata a volte in maniera quasi troppo sottile. Il suo ruolo è un mix tra comicità, dedizione e malinconia. Alcune gag rimandano ai film tradizionali, mentre altre sembrano volerlo “umanizzare” ancora di più.
La famosa domanda “Perché Zenigata non spara?” non viene affrontata direttamente.
Ma viene evocata e questa meta-ironia funziona. Anche se rischia di far storcere il naso ai fan più giovani.
I fan un po’ più vecchi invece riusciranno addirittura a prevedere quali saranno le sue prossime azioni o parole scatenando ilarità.
Il villain enigmatico in Lupin III un antagonista che rompe gli schemi
Il villain di La Stirpe Immortale è volutamente misterioso e nella recensione lo manterremo tale, ma la sua figura aleggerà in tutta l’isola. Non è un folle o machiavellico nel senso classico, non è neanche carismatico nel modo tradizionale.
È enigmatico, ambiguo, gelido e quasi disumano. Questo lo rende perfetto per il tono generale del film.

I fan storici di Lupin III avranno parecchio di cui parlare
Il suo aspetto richiama certe figure del passato. Non si tratta di un clone, è più una reinterpretazione, un’eco di qualcosa che i fan della prima ora riconosceranno all’istante.
Questa scelta però può dividere, da una parte crea un ponte emozionale con il passato, ma dall’altra rischia di disorientare i nuovi spettatori.
Un cattivo che non vuole piacere
Il villain non vuole essere affascinante, non vuole essere simpatico è non vuole essere memorabile in senso “puro”. È costruito per essere disturbante, per creare tensione in tutti i comprimari, solo Lupin cerca di rimanere lucido. Cerca incarnare il tema dell’immortalità e tutto ciò che questa implica e su questo, il film colpisce nel segno.
L’Animazione di Lupin III: quando il ritorno al 2D non basta
L’animazione non è all’altezza del resto del film, in alcuni punti sembra grezza in altri è inferiore alle prime serie animate di Lupin. Alcuni movimenti non sono fluidi quando invece dovrebbero esserlo, altri sembrano completati in fretta e ci sono momenti in cui è difficile guardare lo schermo per quanto si prova fastidio visivo nei tremori dei bordi dei personaggi.

Una possibile scelta stilistica di Lupin III? Sì. Ma che non convince.
Il film potrebbe aver scelto di usare un’animazione più “sporca” per riflettere il tono della storia, per richiamare l’epoca delle prime produzioni o per dare un senso di malessere a chi guarda, come se lo spettatore fosse lì con loro. L’idea potrebbe anche funzionare sulla carta. Ma nella pratica… no.
Oggetti che sai già che avranno un animazione
Una delle cose più evidenti è la discrepanza tra oggetti e fondali. In animazione tradizionale si anima usando fogli di acetato su fondali fissi, la tecnica sta nel non far rendere conto a chi guarda della distanza tra ciò che viene animato su acetato e il fondale.
Capita spesso di rendersi conto proprio di questi oggetti che, in una serie animata può anche essere passabile, ma non per un film d’animazione di questo calibro dovrebbe avere molta più cura.
Lupin III Il ritorno al 2D non è un valore se la qualità non regge
Questo film doveva essere una celebrazione della tradizione animata, un ritorno alle origini. Un veri peccato per chi si aspettava un film come “Il segreto del diamante Penombra”. Dire che il film meritava un comparto tecnico più solido è una lettera d’amore dei fan per il nostro Ladro Gentiluomo.
Regia e citazioni: quando il passato torna a bussare
La regia è uno dei lati più piacevoli del film, corre e non rallenta quasi mai. E quando rallenta lo fa per un motivo. Il montaggio è energico, ha ritmo e un carattere molto anni ’80 abbracciando perfettamente l’anima della serie.

Citazioni al Castello di Cagliostro in Lupin III
Due momenti sono citazioni esplicite a Cagliostro, non sono semplici omaggi ma veri e propri messaggi al pubblico. Il Richiamano quell’atmosfera malinconica e quel senso di avventura e quella magia visiva che solo Miyazaki era riuscito a imprimere in Lupin e funzionano.
Una regia che sa quando fermarsi e quando accelerare
Il film è molto consapevole dei propri tempi narrativi, di conseguenza le pause sono brevi ma intense e le scene d’azione sono ben coreografate. A livello registico non ci sono grandi difetti e se solo l’animazione avesse accompagnato tutto questo, avremmo avuto un film tecnicamente eccellente.
Colonna sonora: il grande trionfo di Lupin III
Ecco il vero punto di forza, le musiche. La colonna sonora è brillante e piena di richiami, variazioni e piena di temi classici reinventati. Ogni nota dice: questo è Lupin.

Il tema principale di Lupin III è un ponte tra passato e presente
La melodia principale riesce a unire ciò che è stato e ciò che sarà. È una celebrazione dell’identità della serie. Una dichiarazione d’amore per il personaggio. Quando la scena diventa cupa, la musica diventa glaciale. Quando diventa ironica, la musica si fa più leggera. E durante il momento drammatico, il sound diventa pieno e complesso.
È forse la colonna sonora più efficace degli ultimi anni.
Atmosfera e tono: un Lupin III più cupo, freddo e crepuscolare
La Stirpe Immortale ha un’atmosfera precisa. L’aspetto visivo è molto più scuro rispetto ai film precedenti. Le ombre sono più dense e i colori sono più desaturati. E tutto comunica un mondo più duro del solito.

Un cambio di identità che divide
Il film non è allegro non vediamo il solito Lupin allegro e scanzonato. Questa scelta funziona con la trama ma può deludere chi cercava un Lupin più classico. Di fatto ha comunque senso ai fini della trama di avere un Lupin più serio, capirete guardandolo che avrebbe stonato, e non poco, se fosse stato il “solito ladro gentiluomo”.
I temi di Lupin III, l’immortalità che diventa umanità
Questo è un altro dei punti forti del film. Il tema principale è quello dell’immortalità, del potere. Di ciò che significa vivere per sempre, ma il vero tema è l’umanità.

Lupin III come specchio del pubblico
Lupin non è immortale è l’elemento fragile, umano, e lo è più che mai in questo film. Lo spettatore facilmente si immedesima in lui scollandosi dal personaggio solo quando esprime tutta la sua intelligenza.
Il villain come anti-tesi perfetta di Lupin III
Il cattivo, invece, rappresenta l’esatto opposto. È un essere distaccato, freddo, quasi un’idea più che una persona. Proprio questo contrasto a dare forza al messaggio, quanto l’umanità sia più di mera narrazione, più di un libro o di una canzone. L’umanità in sostanza è più di quello che un immortale potrebbe concepire.
Pubblico, eredità, nostalgia: un equilibrio che scricchiola in Lupin III
Il film vuole parlare a tutti, questo potrebbe essere un problema. Non c’è il Lupin allegro, colorato, ma soprattutto non c’è il Lupin pieno di gag. Questo rischia di allontanare i fan di vecchia data.

Ci sono molte gag e richiami ai film o le serie del passato. Per molti, questo non sarà un difetto ma per altri potrebbe. Non capire una citazione che è palese per tutto il resto della sala può allontanare lo spettatore,
Molti momenti non vengono contestualizzati, vengono dati per scontati e alcuni comportamenti dei personaggi sembrano incomprensibili se non hai familiarità con il franchise. Eppure è proprio questa sua fragilità a renderlo interessante.
I PRO Perché amarlo
Personaggi Perfetti: Coerenti, credibili, agiscono esattamente come un fan si aspetta, ma con una profondità emotiva nuova.
Colonna Sonora Stellare: Una delizia per le orecchie, una delle migliori del franchise.
Regia Coraggiosa: Piena di citazioni intelligenti, ritmo serrato e un tono maturo che mancava.
Tematiche Profonde: Finalmente si parla di qualcosa di più di un semplice furto.

I CONTRO Perché potrebbe deludervi
Se prima abbiamo parlato dei PRO, ora non possiamo fare a meno di parlare dei contro perché… Ahimè ci sono anche quelli. Ma approfondiamo bene e capiamo quali sono:
Animazione Deludente: Tecnicamente inferiore alle aspettative, con problemi visivi evidenti e fastidiosi.
Crisi d’Identità: Il film zoppica nel cercare di accontentare sia i vecchi fan che i nuovi, rischiando di lasciare interdetti entrambi in alcuni passaggi.
Mancanza di Gag: Se cercate solo risate, qui ne troverete poche e amare.
Giudizio Globale
È un film ambizioso che osa tantissimo. Sbaglia? Sì, specialmente nel comparto tecnico. Ma quando colpisce, colpisce forte, dritto allo stomaco e al cuore. Non è perfetto, ma è incredibilmente, sinceramente Lupin.
Per alcuni sarà un capolavoro incompreso, per altri un’occasione mancata a causa dell’animazione. Ma nessuno potrà dire che è un film banale. È un tassello fondamentale per l’evoluzione del Ladro Gentiluomo, un film che dimostra che anche dopo 50 anni, Lupin ha ancora qualcosa di nuovo da dire.
VOTO: 8/10
La Stirpe Immortale è un film che divide. Alcuni lo ameranno senza riserve. Altri lo apprezzeranno con cautela. Altri ancora usciranno dalla sala chiedendosi perché l’animazione sembri un bozzetto non finito. Ma nessuno potrà dire che non sia un film coraggioso, diverso e soprattutto significativo per l’evoluzione di Lupin.
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