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Riassunto
Se siete qui, è perché anche voi fate parte di quella legione di anime perdute che, da quel lontano 11.11.11, scruta l’orizzonte di Tamriel in attesa di un segnale. Sì, stiamo parlando di The Elder Scrolls VI.
Sono passati quasi quindici anni da quando abbiamo urlato il nostro primo “Fus Ro Dah” contro un povero gigante ignaro, e nel frattempo il mondo è cambiato. Sono nati bambini che ora vanno al liceo, le console hanno cambiato due generazioni, e Todd Howard ha comprato quante giacche di pelle? Eppure, siamo ancora qui.
Tra leak disperati, interviste criptiche che sembrano indovinelli daedrici e la paura concreta di giocarlo nella casa di riposo, la situazione è diventata… complicata. Oggi dissezioneremo ogni singola briciola di informazione, ogni sospiro di Bethesda e ogni teoria del complotto per capire se vedremo mai questo benedetto gioco o se resterà per sempre un miraggio nel deserto di Hammerfell.
Il Grande Silenzio: Analisi di un’Attesa Infinita
Partiamo dalle basi, perché per capire dove stiamo andando (e se ci arriveremo vivi), dobbiamo capire dove siamo stati. È un dato di fatto che The Elder Scrolls VI sia diventato, suo malgrado, il Vaporware più concreto della storia dei videogiochi. Non stiamo parlando di un Half-Life 3 che non è mai stato annunciato ufficialmente; qui c’è un teaser. C’è un logo. C’è una montagna nebbiosa che abbiamo analizzato pixel per pixel manco fossimo geologi della NASA. Eppure, il silenzio che ha seguito quell’E3 del 2018 è stato assordante.

Perché stiamo ancora aspettando? La risposta breve è che Bethesda ha voluto fare altro. La risposta lunga, e molto più dolorosa, è che ci siamo trovati incastrati in un ciclo di sviluppo che definire “geologico” è un eufemismo. Todd Howard e il suo team non sono macchine; sono creativi, certo, ma sono anche gestori di un’azienda che ha deciso di puntare tutto su Starfield prima di tornare a casa. E qui casca l’asino, o meglio, il cavallo di Skyrim che sfida la fisica.
15 Anni di Vuoto: Da Skyrim all’Eternità
Rendiamoci conto dei numeri, perché fanno spavento. The Elder Scrolls V: Skyrim è uscito nel 2011. Se le stime attuali sono corrette (e ne parleremo tra poco), il sesto capitolo potrebbe vedere la luce nel 2028. Diciassette anni. Diciassette. In questo lasso di tempo, un essere umano nasce, impara a camminare, va a scuola, prende la patente e forse si iscrive all’università. È un intervallo di tempo che nel mondo della tecnologia equivale a diverse ere geologiche.
Il problema di questo vuoto non è solo la nostalgia canaglia che ci assale ogni volta che sentiamo le note di “Secunda”. Il problema è che il mercato non è rimasto fermo a guardare. Nel 2011, Skyrim era l’apice del GDR open world. Oggi? Oggi abbiamo The Witcher 3, Elden Ring, Baldur’s Gate 3, Cyberpunk 2077 (dopo le patch, si intende). Lo standard si è alzato in modo vertiginoso. Quel vuoto di 15 anni ha creato un mostro: l’aspettativa. Più tempo passa, più TES6 dovrà essere non solo bello, ma rivoluzionario. E questo, amici miei, è un peso che schiaccerebbe anche un drago.
L’annuncio del 2018: Un logo e una montagna di speranze
Torniamo con la mente a quel fatidico E3 2018. Bethesda era sul palco, Todd Howard sorrideva con quella sua aria da chi sa di avere il coltello dalla parte del manico. Dopo aver parlato di Fallout 76 (e sappiamo tutti come è andata a finire all’inizio) e di Starfield, parte un video di trenta secondi. Una telecamera che vola su delle montagne, un po’ di nebbia, una musica che fa venire i brividi e poi il logo: The Elder Scrolls VI. Fine.
Col senno di poi, quel teaser è stato una mossa geniale quanto crudele. Non serviva a dirci “il gioco è quasi pronto”. Serviva a dirci: “Sì, lo faremo, smettetela di chiederlo, ma ora lasciateci lavorare su Starfield in pace”. Era un modo per calmare gli azionisti e i fan inferociti, una promessa scritta sulla sabbia. Il problema è che molti di noi l’hanno interpretata come “Ok, un paio d’anni e ci siamo”. Poveri illusi. Quell’annuncio è stato fatto quando il gioco era ancora in fase di pre-produzione, o forse addirittura solo un concetto su un tovagliolo di carta sporco di caffè.
La strategia del “Creative Reset”: Scusa o necessità?
In una recente intervista a GQ, Todd Howard ha tirato fuori un concetto interessante: il “Creative Reset”, ovvero il reset creativo. Ha spiegato che il team aveva bisogno di staccare la spina dal fantasy medievale per dedicarsi a qualcosa di completamente diverso, ossia la fantascienza di Starfield. “Non volevamo fare semplicemente un sequel ‘più uno'”, ha detto. Volevano innovare, cambiare aria.

È una motivazione valida? Sulla carta, sì. Lavorare sulla stessa IP per vent’anni porta alla stagnazione. Guardate cosa succede a certi franchise annuali (ogni riferimento a sparatutto bellici o giochi di calcio è puramente casuale). Tuttavia, c’è un retrogusto amaro in questa dichiarazione. Sembra quasi che The Elder Scrolls fosse diventato un peso per Bethesda, un obbligo contrattuale più che una passione.
E se Starfield è stato il “reset”, ora che tornano su TES6, avranno ritrovato la scintilla? O si sentiranno costretti a fare “il solito Skyrim ma più grande” perché è quello che paga le bollette? La linea tra “necessità artistica” e “gestione discutibile delle risorse” è molto sottile.
Le Parole di Todd Howard: Tra Verità, Bugie e “Shadow Drops”
Todd Howard è una figura mitologica. È l’uomo del “It just works”, capace di venderti ghiaccio al Polo Nord. Quando parla di The Elder Scrolls VI, bisogna sempre leggere tra le righe, interpretare il linguaggio del corpo e, possibilmente, consultare un oracolo. Le sue recenti dichiarazioni hanno oscillato tra il deprimente e l’eccitante, creando un cocktail di emozioni contrastanti.
“Still a Long Way Off”: La frase che uccide l’hype
Se c’è una frase che nessun fan vuole sentire dopo sei anni dall’annuncio, è “è ancora molto lontano”. Eppure, questo è esattamente ciò che Howard ha confermato. Non “siamo a buon punto”, non “presto vedrete qualcosa”. No. A long way off. Questo conferma che, mentre centinaia di sviluppatori sono ancora impegnati a sistemare e arricchire Fallout 76 (sì, c’è ancora gente che ci lavora, e tanta) e a supportare Starfield, TES6 è entrato nella fase di produzione attiva solo di recente.

Howard ha specificato che The Elder Scrolls 6 è ora “la cosa di ogni giorno” (the everyday thing), il che significa che il focus si è spostato. Ma lo sviluppo di un tripla A moderno, specialmente un open world di Bethesda, richiede dai 4 ai 6 anni di lavoro pieno. Se hanno iniziato “sul serio” solo dopo l’uscita di Starfield (settembre 2023), fate voi i calcoli. La franchezza di Howard è apprezzabile per evitare delusioni, ma è anche una doccia fredda che ci riporta alla dura realtà: non giocheremo a questo gioco tanto presto.
Il Sogno dello Shadow Drop: Realtà o Fantascienza?
Ed eccoci alla parte succosa, quella che ci fa sognare e tremare allo stesso tempo. Durante l’intervista, si è parlato del lancio a sorpresa (shadow drop) della versione rimasterizzata di Quake o Oblivion. Alla domanda se TES6 potrebbe essere lanciato così, di punto in bianco, Howard ha risposto con un sornione: “È la mia versione perfetta… un giorno il gioco appare e basta”.
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🔔 Iscriviti al canaleAnalizziamo la fattibilità di questa follia. Uno shadow drop per un gioco come The Elder Scrolls VI sarebbe l’evento di marketing più clamoroso della storia. Immaginatevi: state guardando lo showcase di Xbox, Phil Spencer sale sul palco, dice “The Elder Scrolls VI è disponibile ORA”, e il microfono cade. Internet esploderebbe. I server di Steam fonderebbero. Il PIL di diverse nazioni crollerebbe per l’assenteismo lavorativo.
Tuttavia, il “better judgement” (il buon senso) ci dice che è improbabile. Perché? Perché l’hype vende. Le campagne marketing lunghe servono a macinare pre-order, a vendere edizioni da collezione con statuette di draghi in plastica, a stringere accordi commerciali con brand di bibite energetiche e patatine. Rinunciare a mesi di “pre-release hype” significa rinunciare a milioni di dollari garantiti prima ancora che il gioco esca. Eppure, con Microsoft alle spalle e il Game Pass come modello di business, le regole sono cambiate. Forse non un lancio immediato, ma una finestra cortissima? Annuncio a Giugno, uscita a Novembre (come Fallout 4)? Questo è molto più probabile.

Il precedente di Oblivion Remastered e Fallout 4
Howard ha citato Fallout 4 come esempio virtuoso. Il gioco fu annunciato all’E3 di giugno 2015 e uscì a novembre dello stesso anno. Sei mesi. Fu un successo clamoroso. Nessuna fatica da attesa, nessuna analisi logorante di trailer per anni. Solo pura adrenalina.
Se Howard considera i recenti remaster o lanci minori come “test run”, significa che Bethesda sta studiando quanto possono tirare la corda. L’idea è che TES6 non abbia bisogno di marketing. Il nome si vende da solo. Non devono convincerti a comprarlo; devono solo dirti quando puoi farlo. Se c’è un gioco che può permettersi di ignorare le regole del marketing tradizionale, è questo. Ma attenzione: “shadow drop” potrebbe anche riferirsi a remaster di Fallout 3 che serve a tappare i buchi nel calendario. Non confondiamo il contorno con la portata principale.
Data di Uscita: 2028, 2029 o Quando Saremo in Pensione?
Prendete il calendario e segnate una X rossa molto, molto lontana. Le speculazioni sulla data di uscita non sono più solo chiacchiere da bar, ma si basano su documenti legali e report di insider. E il quadro che ne emerge richiede molta pazienza.
I Report degli Insider: Reece Reilly e le carte in tavola
Secondo report recenti, citati anche da fonti come Comicbook.com e l’insider Reece Reilly, Bethesda punta internamente al 2028. Alcuni mormorano addirittura 2029. Perché queste date così specifiche? Tutto ruota attorno ai cicli di sviluppo. Starfield ha richiesto circa 8 anni (dal concetto al lancio). Se applichiamo una matematica simile a TES6, partendo dalla pre-produzione seria iniziata intorno al 2022-2023, arriviamo dritti alla fine del decennio.

C’è poi il fattore “ritardi”. Bethesda e i ritardi vanno a braccetto come il cacio sui maccheroni. Un target interno del 2028 spesso si traduce, nel mondo reale, in un lancio nel 2029 o 2030 per “pulizia e ottimizzazione” (leggi: evitare di lanciare un gioco rotto).
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Next-Gen o Cross-Gen? PS6 e la nuova Xbox
Se parliamo di 2028, entriamo in un territorio pericoloso per le nostre attuali console. Le generazioni di console durano in media 7-8 anni. PS5 e Xbox Series X sono uscite nel 2020. Fate due conti: il 2028 è l’anno probabile per il lancio di PlayStation 6 e della “Next Xbox”.
Questo significa che The Elder Scrolls VI potrebbe saltare a piè pari l’attuale generazione? È una possibilità concreta e terrificante. Annunciato prima che uscisse PS5, potrebbe uscire quando PS5 sarà un pezzo da museo.
O forse sarà un titolo “Cross-Gen” di lancio, pensato per vendere le nuove macchine Microsoft, ma compatibile (con compromessi) con le Series X. Immaginate l’ironia: comprare una Series X oggi sperando di giocarci TES6, per poi scoprire che vi servirà la Series X-2 (o come diavolo la chiameranno) per vederlo girare decentemente.
L’impatto legale: Le acquisizioni Microsoft e i documenti trapelati
Durante la battaglia legale tra Microsoft e la FTC per l’acquisizione di Activision Blizzard, sono emersi documenti interni che posizionavano TES6 nel 2026. Ah, che dolci ricordi, quando eravamo giovani e ingenui.
Quei documenti erano vecchi, stime fatte prima che il Covid e lo sviluppo travagliato di Starfield rallentassero tutto. Microsoft stessa ha poi corretto il tiro, ammettendo che siamo ben oltre quelle previsioni. Quindi, se vedete in giro date come 2025 o 2026, sappiate che sono carta straccia. La realtà è che Todd Howard non ha fretta, e Microsoft, avendo bisogno di una “killer app” per il futuro lontano, è disposta ad aspettare.
L’Ombra di Starfield: Lezione Imparata o Presagio di Sventura?
Non possiamo parlare di TES6 senza parlare dell’elefante nella stanza (o meglio, nello spazio): Starfield. Il gioco sci-fi di Bethesda doveva essere la rivoluzione, il “Skyrim nello spazio”. È stato un buon gioco? Per molti sì. È stato il capolavoro che tutti aspettavano? Decisamente no. E questo ha generato un’ondata di terrore nella community di Elder Scrolls.

Il Creation Engine 2: Basta caricamenti, per favore
Il problema principale evidenziato da Starfield è tecnologico. Il Creation Engine 2, il motore grafico “rinnovato”, ha mostrato tutti i suoi limiti. Schermate di caricamento per entrare in una nave. Schermate di caricamento per atterrare. Schermate di caricamento per entrare in un edificio. Nel 2023. Mentre giochi come Cyberpunk o No Man’s Sky ti permettono di volare dall’orbita al suolo senza interruzioni, Bethesda sembra bloccata nel 2011.
Se TES6 avrà schermate di caricamento per entrare in ogni singola città o taverna, nel 2028, verrà massacrato dalla critica e dai giocatori. La paura è che il motore sia strutturalmente incapace di gestire un vero open world “seamless” moderno. Starfield doveva essere la vetrina tecnica per TES6, e quella vetrina ha qualche crepa preoccupante.
Esplorazione procedurale vs Mappe fatte a mano
Starfield ha puntato su 1000 pianeti, molti dei quali vuoti e generati proceduralmente. La magia di Skyrim e Oblivion, invece, era la mappa densa, fatta a mano, dove ogni roccia, ogni grotta e ogni albero sembravano messi lì con uno scopo. Se Bethesda decide di usare la generazione procedurale per creare una mappa di Hammerfell grande quanto l’Europa ma vuota come il mio conto in banca, avremo un problema.
I fan vogliono densità, non vastità fine a se stessa. Vogliono camminare per tre minuti e trovare una quest, un dungeon unico, un NPC strano. La lezione di Starfield deve essere questa: la qualità batte la quantità. Speriamo che Todd l’abbia appuntato sul suo taccuino.
Cosa deve rubare TES6 a Starfield (e cosa deve evitare come la peste)
Non tutto in Starfield è da buttare. Il sistema di costruzione delle navi (che potrebbe diventare costruzione di insediamenti o castelli in TES6) era profondo. La grafica degli interni e degli oggetti era nettamente migliorata. Il gunplay (o in questo caso, swordplay) deve fare un salto di qualità simile.
Ma per l’amor di Talos, evitate i menu a cascata infiniti e l’interfaccia utente che richiede una laurea in ingegneria gestionale per essere navigata. E soprattutto, ridateci le mappe locali leggibili, non quei puntini blu su sfondo nero.

La Concorrenza non Dorme: Fatekeeper e gli Altri
Mentre Bethesda si prende il suo tempo per il “reset creativo”, il resto del mondo non sta a guardare. Altri sviluppatori hanno annusato il sangue nell’acqua e stanno cercando di colmare il vuoto lasciato da Elder Scrolls.
Quando i fan fanno meglio degli sviluppatori
Avete sentito parlare di Fatekeeper? Se non l’avete fatto, andate a cercarvi il trailer. È un progetto che sembra incarnare esattamente ciò che TES6 dovrebbe essere: combattimento viscerale, magia dinamica, grafica next-gen. Il fatto che progetti indie o AA stiano iniziando a mostrare cose che Bethesda non ci fa vedere da un decennio è un campanello d’allarme.

C’è poi la questione dei fan che “fanno i giochi”. Mod colossali come Skyblivion o Skywind (che ricreano i vecchi capitoli nel motore di Skyrim) stanno per uscire e sembrano prodotti professionali. Bethesda rischia di trovarsi nella situazione imbarazzante in cui i modder rilasciano contenuti Elder Scrolls migliori e più velocemente dello studio ufficiale.
Il confronto con GTA VI: Due titani, destini diversi
C’è solo un altro gioco al mondo che ha un livello di hype paragonabile a TES6: GTA VI. Ma Rockstar sta gestendo la cosa diversamente. Hanno rilasciato un trailer che ha rotto internet. Hanno una finestra di lancio (2025). C’è concretezza. Bethesda, al confronto, sembra evanescente.
Se TES6 dovesse uscire a ridosso di GTA VI (improbabile, visti i tempi, ma metti caso che GTA venga rimandato al 2027), verrebbe oscurato? Probabilmente no, sono generi diversi, ma la competizione per il tempo e i soldi dei giocatori sarà spietata. E Rockstar ha dimostrato di saper spingere l’asticella tecnica sempre più in alto, mettendo pressione a tutti gli altri open world.
Avowed, Fable e il “Fantasy Fatigue”
Non dimentichiamo che la stessa Microsoft ha in casa concorrenti diretti. Avowed di Obsidian (che molti chiamano scherzosamente “il vero Skyrim 2”) e il reboot di Fable. Usciranno molto prima di TES6. Se questi giochi saranno capolavori, sazieranno la fame di fantasy dei giocatori? O alzeranno le aspettative a un livello tale che TES6 sembrerà vecchio all’uscita? C’è il rischio reale della “Fantasy Fatigue”, la stanchezza del genere, se il mercato verrà inondato di titoli simili prima che il Re torni sul trono.
Esclusive e Piattaforme: Dove Giocheremo?
Ah, la console war. Un tempo Elder Scrolls era patrimonio dell’umanità, giocabile su tostapane, Alexa e smartwatch. Ora? Ora Bethesda è di proprietà di Microsoft.
L’Ecosistema Xbox e il Game Pass
Mettiamoci l’anima in pace: The Elder Scrolls VI sarà il gioiello della corona del Game Pass. L’obiettivo di Microsoft non è vendervi il disco a 80 euro, è tenervi abbonati al servizio per sempre. Un lancio “Day One” su Game Pass è garantito al 100%. Questo è un vantaggio enorme per i giocatori Xbox e PC, ma cambia radicalmente la percezione del valore del gioco.

“Case-by-case basis”: La speranza per PlayStation è morta?
Phil Spencer ha detto frasi vaghe come “valuteremo caso per caso”. Ma siamo seri: hanno speso 7,5 miliardi di dollari per Bethesda. Starfield è esclusiva. Indiana Jones è (era?) esclusiva temporale? Le cose stanno cambiando rapidamente. Recenti rumor suggeriscono che Microsoft potrebbe portare alcune esclusive su PS5.
Tuttavia, TES6 è diverso. È un “system seller”. È il motivo per cui compri una console. Se uscirà nel 2028, Microsoft potrebbe usarlo come ariete per lanciare la sua next-gen. Uscirà su PlayStation? Forse, ma anni dopo. O forse mai. Se siete possessori di console Sony, iniziate a mettere da parte i soldi per un PC o una Xbox, o preparatevi a giocarlo in cloud su un tablet.
Nintendo Switch 2: Un sogno impossibile?
Si parla molto della prossima console Nintendo. Sarà abbastanza potente da far girare TES6? Probabilmente no, a meno che non sia una versione cloud o pesantemente castrata. Ma in un mondo dove The Witcher 3 gira su Switch, mai dire mai. Certo, vedere le texture di Hammerfell ridotte a macchie di acquerello per girare su un portatile Nintendo potrebbe non essere l’esperienza “next-gen” che sogniamo.
Gameplay e Ambientazione: Hammerfell o High Rock?
Basta parlare di business, parliamo di gioco. Dove diavolo saremo?
Analisi del Teaser: “Transcribe the Past, Map the Future”
Gli investigatori di internet hanno triangolato la posizione delle montagne nel teaser, analizzato le mappe climatiche e studiato la posizione del sole. Il verdetto quasi unanime è Hammerfell, la terra dei Redguard. Deserto, coste rocciose, cultura guerriera, spade curve (spade curve!). C’è anche l’ipotesi High Rock (patria dei Bretoni, più classico fantasy europeo), o una combinazione delle due regioni.
Un tweet ufficiale di anni fa diceva “Transcribe the Past, Map the Future”. Questo potrebbe suggerire un focus sulle “Elder Scrolls” stesse, sulla profezia, o forse su meccaniche temporali? O forse era solo una frase a effetto per vendere magliette.
Meccaniche desiderate: Costruzione basi, navi e magia
Se siamo ad Hammerfell, ci aspettiamo navi. La navigazione potrebbe essere la grande novità, un po’ come lo spazio in Starfield ma (speriamo) più divertente e meno frammentato. Immaginate di essere pirati nel mare di Abecean.
Poi c’è la magia. In Skyrim era divertente ma limitata. I fan vogliono il ritorno della creazione di incantesimi (assente da Oblivion), levitazione, teletrasporto. Vogliono un sistema politico dinamico, dove le tue azioni cambiano davvero il mondo, non solo le frasi delle guardie.

Shirley Curry: La Nonna di Skyrim e la corsa contro il tempo
C’è una nota dolceamara in tutto questo. Shirley Curry, la famosa “Skyrim Grandma”, youtuber ottantenne amata da tutti, sarà immortalata come NPC nel gioco. Bethesda l’ha scansionata e inserita. Ma la community è genuinamente preoccupata: visti i tempi biblici di sviluppo, Shirley (e molti fan anziani) riusciranno a vedere il gioco finito? È un promemoria brutale di quanto tempo stia passando. Speriamo che Bethesda onori questa promessa prima che sia troppo tardi.
Il Peso delle Aspettative: Può TES6 Soddisfare Tutti?
Ecco la domanda da un milione di Septim. Dopo quasi vent’anni di attesa, The Elder Scrolls VI può davvero essere all’altezza?
La nostalgia canaglia e l’effetto “Valve Time”
La nostalgia è una lente potente. Ricordiamo Skyrim meglio di quanto fosse in realtà (senza mod). Ci aspettiamo che TES6 ci faccia provare quella stessa meraviglia infantile. Ma noi siamo cambiati. Siamo più cinici, più esigenti. Se il gioco uscirà e sarà “solo” un ottimo gioco, verremo delusi. Deve essere un capolavoro epocale. È lo stesso problema di Half-Life 3: l’attesa ha creato un mito impossibile da replicare.
Modding: La vera linfa vitale di Bethesda
La salvezza di TES6, come sempre, saranno i modder. Bethesda deve fornire un sandbox solido e stabile. Se faranno questo, la community farà il resto, correggendo i bug, migliorando la grafica e aggiungendo Thomas il Trenino al posto dei draghi. Se TES6 sarà “moddabile” quanto Skyrim, vivrà per decenni. Se bloccheranno i mod o monetizzeranno tutto con il Creation Club in modo aggressivo, ci sarà una rivolta.
Conclusioni amare ma necessarie
La verità è che The Elder Scrolls VI è ancora un concetto astratto. Le parole di Todd Howard (“ancora molto lontano”) sono l’unica ancora di salvezza contro l’hype sconsiderato. Non aspettatevi nulla per anni. Giocate ad altro. Scoprite nuovi hobby. Fate figli, così avrete qualcuno con cui giocarci in co-op quando uscirà nel 2029.
Bethesda ha in mano una bomba a orologeria. Se riescono a modernizzare il loro motore, a scrivere una storia decente e a darci un mondo vivo, avranno vinto tutto. Se ci daranno uno Starfield con le spade, la caduta sarà rovinosa. Fino ad allora, non ci resta che guardare quella montagna nebbiosa del teaser e sognare. O reinstallare Skyrim per la quarantesima volta. Probabilmente la seconda.
The Elder Scrolls VI richiede ancora qualche tempo..
E voi, prodi avventurieri? Pensate di essere ancora in grado di tenere un controller in mano quando uscirà The Elder Scrolls VI o avrete bisogno che ve lo regga l’infermiera? Credete alla teoria dello “Shadow Drop” o pensate che Todd ci stia trollando ancora una volta? Scatenatevi nei commenti qui sotto, vogliamo sentire le vostre teorie più folli!
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