mercoledì, Giugno 10, 2026

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Michele Conforti
Michele Conforti
Eh si... non si direbbe ma sono appassionato di cinema e serie tv...

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Michael Jackson e la Follia Arcade di Moonwalker

C’è stato un momento storico pazzesco. Infatti, parliamo della fine degli anni Ottanta, quando Michael Jackson decise di stravolgere il mondo dei videogiochi. In quel periodo, l’industria dell’intrattenimento ha perso completamente la lucidità. Di conseguenza, voleva esplorare la pura follia creativa senza limiti. Inizialmente, l’uomo più famoso del pianeta si annoia a morte. Pertanto, dominare le classifiche musicali mondiali non gli basta più. Vuole girare un film tutto suo.

Tuttavia, rifiuta una biografia noiosa e classica. Nello specifico, vuole combattere contro spietati criminali spaziali e trasformarsi in un robottone gigante. Naturalmente, questa follia si rivelò estremamente contagiosa. In seguito, invase le sale giochi di tutto il pianeta. In sintesi, cambiò per sempre i videogiochi su licenza. Oggi, sulle pagine di Top Games Italia andremo oltre il retrogaming. Analizzeremo al microscopio un capolavoro assurdo come Moonwalker. Quindi, mettetevi comodi e lucidate la vostra vecchia cartuccia a sedici bit.

Il Contesto Storico degli Anni Ottanta e Michael Jackson

Per comprendere la genesi di Moonwalker dobbiamo viaggiare nel tempo. Infatti, dobbiamo tornare a un’epoca spietata e incredibilmente affascinante. In quegli anni, la guerra delle console non usava i teraflop. Allo stesso modo, non si combatteva con costosi abbonamenti digitali mensili. Invece, era un conflitto commerciale brutale e senza esclusione di colpi. Nello specifico, si lottava ferocemente a colpi di mascotte colorate. Inoltre, le campagne marketing del settore erano molto aggressive. Di conseguenza, le partnership esclusive con artisti valevano letteralmente oro colato.

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Oggi, assembliamo macchine potentissime per registrare gameplay e renderizzare. Per esempio, usiamo configurazioni spinte con veloci processori AMD Ryzen 7 9800X3D. In aggiunta, montiamo schede video come l’incredibile NVIDIA RTX 5080. In questo modo, gestiamo agevolmente flussi in 4K su software pesanti. Nello specifico, ottimizziamo le registrazioni fluide tramite OBS. Al contrario, negli anni Ottanta l’ingegneria doveva fare veri miracoli. Infatti, si lavorava con hardware limitato ma con grandissima creatività.

La guerra delle console e il monopolio

Siamo nel 1989. In quel periodo, il mercato dell’intrattenimento elettronico è un vero monopolio assoluto. Infatti, la Nintendo domina le vendite mondiali in modo incontrastato. Il suo storico NES si trova nei salotti di moltissime famiglie. Inoltre, l’azienda di Kyoto vanta brand di peso davvero enorme. Per esempio, possiede proprietà intellettuali come Super Mario e The Legend of Zelda. Di conseguenza, ha un controllo quasi dittatoriale sulle produzioni di terze parti.

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La concorrente SEGA vive una situazione molto complessa e spinosa. Certamente, è un gigante inarrestabile nelle redditizie sale giochi. Tuttavia, nel fiorente mercato casalingo fa una grandissima e visibile fatica. Il suo Master System è indubbiamente una console eccellente. Purtroppo, i giochi belli non bastano a vincere questa specifica battaglia. In altre parole, non riescono a scalfire il dominio del baffuto idraulico.

Il bisogno disperato di un eroe

La dirigenza SEGA è pienamente consapevole di questa profonda crisi. Infatti, sa perfettamente che serve un’arma tecnologica davvero rivoluzionaria. Nello specifico, quell’arma ha un nome commerciale ben preciso e delineato. Si chiama Mega Drive in gran parte dell’Europa e in Giappone. Successivamente, prenderà il famoso nome di Genesis nel grande Nord America. Parliamo di una console a sedici bit davvero potentissima. Inoltre, ha un’estetica nera profondamente accattivante e molto aggressiva.

Questa macchina viene supportata da un marketing martellante e sfrontato. Per esempio, sfrutta il famigerato e discusso termine tecnico “blast processing”. Tuttavia, la pura potenza hardware da sola spesso non basta. In altre parole, non convince automaticamente i genitori ad aprire il portafoglio. Perciò, servono volti molto noti e nomi pesanti stampati sulla scatola. In sintesi, serve urgentemente un vero e proprio eroe su scala globale.

Un matrimonio commerciale perfetto Tra Michael Jackson e SEGA

Quale nome era più grande in quel preciso e storico periodo? Chi era più influente dell’incredibile Michael Jackson in quel frizzante decennio? Praticamente, assolutamente nessuno sull’intera faccia del nostro pianeta Terra. Il suo volto inconfondibile rappresentava il passepartout definitivo per il successo. Infatti, garantiva un rientro commerciale sicuro su vastissima scala globale. La stretta di mano formale tra SEGA e Jackson fu geniale.

Da un lato, c’era un’azienda giapponese spietatamente affamata di incassi facili. Dall’altro, c’era una megastar musicale all’apice assoluto della propria carriera. Jackson aveva un ego semplicemente smisurato e immensamente sconfinato. Al tempo stesso, nutriva una genuina e profonda passione per i videogiochi. Dunque, non fu un freddo, distaccato e banale accordo puramente commerciale. Il cantante non voleva minimamente prestare solo il proprio volto stilizzato. Al contrario, rifiutò di limitarsi a incassare silenziosamente il cospicuo assegno. Piuttosto, voleva restare parte profondamente attiva dell’intero processo creativo.

Neverland e l’amore per gli arcade di Michael Jackson

I reportage giornalistici dell’epoca parlano in modo estremamente chiaro. Infatti, le svariate testimonianze dirette raccontano aneddoti davvero incredibili e curiosi. Chi ha visitato la mastodontica villa di Neverland restava totalmente senza parole. Incredibilmente, un’intera ala della lussuosa dimora era una sfarzosa sala giochi. Pertanto, non parliamo di due o tre vecchi e polverosi cabinati. C’erano enormi decine di macchine originali SEGA, Williams e pure Namco. Inoltre, i pesanti cabinati Atari erano perfettamente allineati in ampi corridoi luminosi.

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Queste gloriose macchine elettroniche restavano accese ininterrottamente senza alcuna sosta. Quindi, erano sempre prontamente fruibili in modalità di comodo gioco gratuito. In questo modo, gli ospiti giocavano senza l’incubo di inserire continue monetine. Jackson conosceva benissimo l’universo visivo dei complessi videogiochi arcade. Nello specifico, analizzava silenziosamente le meccaniche di base con estrema attenzione maniacale. In sintesi, capiva istantaneamente la profonda differenza tra un capolavoro e un flop.

Le rigide condizioni di sviluppo

L’intraprendente dirigenza della SEGA si presentò con una proposta ufficiale ambiziosa. Voleva fortemente realizzare un videogioco esclusivo basato interamente sulle sue fattezze. Tuttavia, la famosa popstar fu assolutamente irremovibile sulle tempistiche di produzione. Infatti, dettò una condizione di base estremamente rigida e severa. Non era in alcun modo disposta a trattare fastidiosi sconti aziendali. In primo luogo, avrebbe supervisionato personalmente e costantemente il lungo sviluppo.

Pretendeva tassativamente che il suo avatar digitale si muovesse in modo perfetto. Inoltre, il tempismo a schermo doveva replicare magicamente i suoi balli reali. Esigeva tracce musicali digitalizzate riprodotte in un modo a dir poco impeccabile. Senza dubbio, questa sua maniacale devozione al progetto fu davvero fondamentale. Portò alla difficile creazione di svariate varianti del gioco profondamente diverse. Invece, i giochi erano accomunati esclusivamente dal titolo stampato sulla confezione. In definitiva, i software condividevano unicamente la medesima e folle premessa narrativa iniziale.

Il Film di Michael Jackson alla Base del Progetto

Per capire davvero la strana estetica del videogioco serve un passo indietro. Infatti, è assolutamente imperativo citare la celebre pellicola cinematografica ispiratrice originale. Il particolarissimo film Moonwalker di Miachael Jackson è uscito nelle sale mondiali nel 1988. Senza dubbio, è un’opera visiva difficilmente inquadrabile in un genere cinematografico ben preciso. In realtà, non segue mai un vero lungometraggio narrativo logico e coerente. Al contrario, si presenta come un gigantesco e costoso collage musicale d’avanguardia.

Guarda il nostro ultimo video

Moonwalker-immagine-tratta-dal-film-la-scena-di-Smooth-Criminal

Mette insieme abilmente videoclip musicali pluripremiati e decisamente molto costosi. In aggiunta, mostra lunghissimi e coinvolgenti spezzoni di grandi concerti dal vivo. Include anche bizzarri cortometraggi surreali e scene recitate in modo teatrale. Inutile dirlo, la logica narrativa classica è spesso del tutto e volontariamente assente. L’unico grande obiettivo del film era ovviamente celebrare l’iconico e amato cantante. In altre parole, voleva letteralmente divinizzare la sua ormai complessa figura carismatica. Per questo motivo, la trama risulta a tratti incomprensibile.

La trama alla base dell’azione

Il vero e solido fulcro narrativo si concentra solo nella parte finale. Infatti, questa concitata sezione funge da vera e robusta ossatura per il videogioco. Si tratta essenzialmente del segmento basato sulla famosissima canzone Smooth Criminal. In questa sezione, Michael interpreta magistralmente un cupo eroe misterioso e taciturno. È totalmente silenzioso e dotato di evidenti e potentissimi poteri magici inspiegabili. Veste splendidamente il suo inconfondibile abito gessato bianco su misura.

Inoltre, indossa perennemente l’elegante cappello fedora rigorosamente abbinato al vestito chiaro. Il suo spietato e acerrimo nemico giurato è il perfido Mr. Big. Senza dubbio, questo folle signore del crimine internazionale è molto spietato e sadico. Viene magistralmente interpretato da un nevrotico e bravissimo Joe Pesci in stato di grazia. Il piano malvagio e criminale dell’antagonista è grottesco e viscidamente malato. Nello specifico, vuole vendere sostanze illegali a tutti gli innocenti bambini. In definitiva, intende assoggettare crudelmente i ragazzini di tutto il mondo intero.

Un concentrato esplosivo di effetti speciali

A livello puramente e squisitamente visivo, la pellicola sfoggia grandissimi effetti speciali. Infatti, venivano largamente considerati all’assoluta avanguardia tecnica per la loro epoca d’oro. Si vedeva chiaramente il protagonista sparare proiettili luminosi di pura energia magica. Incredibilmente, la letale magia scaturiva prepotentemente e direttamente dai palmi delle sue mani. I cattivi venivano distrutti e disintegrati istantaneamente in mille minuscoli pezzi. Successivamente, l’eroe poteva trasformarsi magicamente in un’automobile sportiva e velocissima argentata.

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In questo modo, sfuggiva abilmente agli inseguimenti notturni più letali e complessi. I criminali venivano sempre e sistematicamente polverizzati a suon di passi di danza. Certamente, gli iconici balli erano perfettamente coreografati e splendidamente sincopati con la base. Il difficile salvataggio dei bambini fungeva da solidissimo motore narrativo portante dell’azione.

Oggi, potremmo comodamente generare queste sequenze folli con le moderne IA generative. Per esempio, basterebbe inserire un prompt preciso usando Kling AI o Midjourney. Allo stesso modo, si potrebbero tranquillamente creare clip incredibili con Wan2.1 o Google Veo. Invece, all’epoca dei fatti era tutto creato artigianalmente con grandissima maestria. Questo strano e colorato materiale risultava perfetto per un videogioco d’azione frenetica. In conclusione, offriva agli instancabili sviluppatori giapponesi una miniera d’oro concettuale enorme.

Michael Jackson e La Magia Pura in Sala Giochi

Le affollate sale giochi degli anni Ottanta erano luoghi incredibilmente e pericolosamente magici. Senza dubbio, erano mitologiche, estremamente rumorose e sempre dense di fascino giovanile. Erano enormi ambienti perennemente immersi in una cupa e fumosa penombra visiva. Inoltre, venivano debolmente illuminate dai bagliori violenti e intermittenti dei tubi catodici. Gli schermi a fosfori erano saldamente incassati nei pesanti mobili di legno laccato. L’aria chiusa era pesantemente intrisa dell’odore acre e pungente del fumo stantio.

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Allo stesso tempo, si percepiva fortemente l’aroma polveroso della vecchia moquette logora. C’era pura, incontrollabile e grezza adrenalina giovanile vibrante nell’aria circostante. In quegli anni, questo spietato ecosistema aggressivo aveva i suoi sovrani indiscussi e imbattibili. Era il florido e dorato regno dei violenti picchiaduro a scorrimento orizzontale classico.

Infatti, dominavano incontrastati storici mostri sacri come Golden Axe o il bellissimo Final Fight. In questo terreno iper competitivo, la casa nipponica calò astutamente l’asso vincente. Nel millenovecentonovanta nacque ufficialmente lo spazioso cabinato arcade dedicato interamente all’opera. Ovviamente, fu un clamoroso e incredibile successo commerciale planetario fin da primissimo avvio. Per questo motivo, svuotò felicemente le tasche di moltissimi ragazzi appassionati.

Un picchiaduro isometrico atipico

Il numeroso team di sviluppo del cabinato prese decisioni commerciali molto audaci. Infatti, furono precise scelte di design incredibilmente coraggiose e anche seriamente rischiose. Evitarono saggiamente il noioso approccio a scorrimento orizzontale in due comode dimensioni piatte. In primo luogo, era un genere decisamente troppo inflazionato e già esplorato a fondo. Si optò coraggiosamente per una complessa e affascinante prospettiva visiva isometrica laterale. Nello specifico, la pesante telecamera virtuale era abilmente posizionata diagonalmente rispetto al terreno. Forniva strategicamente una comoda visuale dall’alto verso il basso davvero molto chiara.

il-picchiaduro-di-Michael-Jackson

In aggiunta, garantiva un finto ma efficacissimo ed immersivo effetto tridimensionale spaziale. Questo geniale ed elegante espediente tecnico permetteva grandi, repentine e agili manovre. I giocatori coinvolti potevano muoversi molto liberamente in tutte le possibili direzioni. Di conseguenza, l’intero ambiente di gioco risultava estremamente ampio, arioso e dettagliato. Si creava magistralmente uno spazio in falso 3D da perlustrare totalmente in esplorazione. In sintesi, era una bellissima rivoluzione visiva pazzesca per i ragazzini dell’epoca.

La cooperativa simultanea e caciarona

La vera e geniale innovazione era progettata appositamente per strappare più monetine possibili. Infatti, la brillante idea vincente era fortemente legata al multigiocatore simultaneo puramente cooperativo. Il gigantesco cabinato fisico era appositamente costruito molto spazioso e volutamente largo. Perciò, permetteva comodamente a tre persone di giocare in modo attivo e ravvicinato. I ragazzi esaltati potevano partecipare contemporaneamente alla medesima, chiassosa e frenetica partita.

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Ma chi interpretavano esattamente e materialmente questi tre coraggiosi videogiocatori da sala? Un classico e muscoloso poliziotto, un ninja molto agile e un mercenario pesantemente armato? Niente affatto, l’incredibile risposta di SEGA era molto più bizzarra e autocelebrativa. Tutti e tre i joystick fisici controllavano magicamente un clone identico del cantante. A dirla tutta, era una precisa scelta priva di qualsiasi logica narrativa sensata. Risultava però tremendamente esilarante, ipnotica e incredibilmente magnetica da guardare attentamente. Insomma, generava volontariamente un bellissimo caos a schermo assolutamente divino, colorato e divertente.

Tre cloni perfetti per dominare la scena

Bisognava assolutamente distinguere i tre potenti personaggi nel caos dell’azione più concitata. Occorreva evitare a tutti i costi un fastidioso disordine visivo ingestibile per gli occhi. I grafici giapponesi adottarono prontamente una comoda soluzione cromatica geniale e funzionale. Infatti, fu una semplice trovata ma storicamente molto brillante e facilmente riconoscibile. Il primissimo giocatore guidava fieramente la versione estetica più iconica dell’eroe. Indossava orgogliosamente il candido abito gessato del noto videoclip musicale originale.

Parallelamente, il secondo giocatore utilizzava un bellissimo completo interamente rosso acceso. Era un forte e chiaro richiamo diretto all’estetica urbana del famoso brano Beat It. Il terzo fortunato giocatore chiudeva magnificamente il trio vestendo un outfit molto scuro. La sua vistosa camicia rossa omaggiava esplicitamente l’aggressivo abbigliamento del video Bad. Senza dubbio, assistere alla incredibile scena di tre cloni in azione era visivamente ipnotico. Le agili popstar sparavano devastanti magie colorate in totale e perfetta sincronia. L’incredibile esperienza visiva collettiva attirava subito grandi e stupite folle di curiosi.

Il potente System 18 dietro la magia

Dal punto di vista prettamente tecnico e costruttivo, questo titolo eccelleva su tutti i fronti. Non era assolutamente il classico e banale prodotto su licenza sviluppato al massimo risparmio. Nessuno aveva minimamente l’intenzione di riciclare pigramente vecchi e poveri asset grafici scadenti. L’azienda decise furbescamente di sfruttare a pieno la sua prestigiosa scheda hardware di punta. Parliamo dell’allora costosissimo, ricercatissimo e potentissimo sistema elettronico System 18. Infatti, era un vero, solido e inarrestabile mostro fatto di silicio e circuiti stampati.

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Al suo interno pulsava velocissimo il celebre e ammirato processore Motorola 68000. Era un componente informatico di altissima, costosa e comprovata qualità costruttiva. Pertanto, permetteva agilmente di gestire un numero davvero spaventoso di sprite su schermo. Le generose dimensioni dei personaggi digitali animati erano totalmente e splendidamente fuori scala. Il prezioso framerate restava sempre incredibilmente fluido e non scattava quasi mai.

Rotoscoping e cura per i minimi dettagli

I curatissimi modelli dei personaggi su schermo spiccavano prepotentemente per dimensioni estremamente generose. La maniacale pulizia dei pixel e dei dettagli era semplicemente encomiabile per l’epoca. A fare davvero la differenza abissale furono però le superlativa animazioni di gioco. I frame di movimento fluido non erano affatto semplice o sommaria pixel art. Nessun grafico disegnò mai i passi a mano libera in modo casuale o approssimativo.

Gli animatori giapponesi passarono settimane intere rigorosamente chiusi negli stretti studi. Analizzarono fotogramma per prezioso fotogramma le videocassette dal vivo del cantante. L’obiettivo primario assoluto era replicare in modo digitalmente perfetto i passi di danza. Studiarono approfonditamente la fisica reale delle rotazioni molto veloci sui tacchi e sui talloni. Replicarono minuziosamente in pixel i precisi e repentini colpi di bacino del ballerino. Il risultato finale fu un mastodontico comparto animazioni a dir poco sbalorditivo. Il bellissimo personaggio ottenne un grandissimo groove ritmico totalmente unico nel suo genere.

Gameplay e ostaggi innocenti

Il fantastico sistema di gioco vero e proprio miscelava sapientemente e abilmente vari elementi. Univa perfettamente i ritmi sincopati dei tipici e classici giochi d’azione ravvicinata. Aggiungeva le letali e complesse dinamiche a lungo raggio dei famosi run and gun. Curiosamente, l’elegante protagonista non prendeva mai a rudi pugni i criminali di strada. Una rozza e sanguinosa scazzottata da strada sarebbe risultata davvero troppo volgare.

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Inoltre, sarebbe stata in totale antitesi con l’eleganza estrema del personaggio pubblico. L’attacco principale di base consisteva in continue scariche di pura energia magica. Questi potentissimi colpi venivano sprigionati direttamente e magicamente dai palmi delle mani libere. Rilasciavano costanti, bellissime e fitte piogge di scintille azzurre davvero molto luminose. I brillanti frammenti di stelle respingevano con efficacia le enormi orde dei malviventi in cravatta.

Il raggio energetico distruttivo di Michael Jackson

Il complesso sistema offensivo di base prevedeva anche un ottimo e fondamentale elemento strategico. Il giocatore attento poteva tranquillamente tenere premuto a lungo il pulsante di attacco base. Questo gesto innescava un potentissimo e luminoso effetto visivo circolare molto coreografico. L’incredibile energia mistica si concentrava progressivamente nel corpo dell’invincibile eroe. Si caricava in modo sempre più evidente e spettacolare attorno alla sagoma del cantante. Al provvidenziale rilascio del tasto arcade succedeva inevitabilmente qualcosa di visivamente devastante.

Si sprigionava improvvisamente in avanti un gigantesco e letale raggio laser azzurrognolo. Questo accecante e largo fascio di pura luce magica attraversava l’intero schermo. Vaporizzava all’istante intere e compatte file di mercenari e malvagi fuorilegge. Disintegrava infidi gangster pesantemente armati e massicci e lenti robot d’assalto. Era una meccanica geniale, incredibilmente semplice ma estremamente ed immensamente appagante da eseguire.

La ricerca spasmodica delle bambine

L’obiettivo imposto per completare le varie zone non era affatto scontato o banale. Non ci si poteva purtroppo limitare a raggiungere furbescamente la fine del quadro. La trama originale imponeva severamente il salvataggio dei più deboli per poter progredire. Il cattivissimo boss aveva rapito crudelmente decine di cloni della piccola Katy. Questi indifesi ostaggi erano malvagiamente nascosti in vari punti strategici della vasta mappa.

Venivano segregati ingiustamente dietro a spesse e pesanti porte metalliche sbarrate. Erano vigliaccamente chiusi dentro freddi e anonimi armadietti industriali di solido metallo. Si trovavano dolorosamente incastrati nei capienti bagagliai e bauli delle automobili parcheggiate. I giocatori esploratori dovevano obbligatoriamente e minuziosamente ispezionare questi bui e tetri nascondigli. Serviva liberare immediatamente e coraggiosamente i piccoli e teneri bambini spaventati. Le piccole vittime innocenti ricompensavano l’impavido eroe con molta gioia e generosità. Ricaricavano parzialmente l’essenziale e preziosa barra della vitale e preziosissima energia magica.

La geniale e devastante Dance Magic di Michael Jackson

I vecchi veterani del retrogaming conoscono benissimo le ferree regole dei picchiaduro a scorrimento. Sanno perfettamente che ogni gioco degno possiede un comodissimo tasto antipanico vitale. Si tratta indubbiamente della famosa e potente mossa speciale limitata definita Smart Bomb. Si utilizza saggiamente come estrema ratio quando la complessa situazione precipita vertiginosamente. Diventa assolutamente essenziale se i numerosi nemici a schermo sono decisamente troppi da gestire.

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In altri bellissimi titoli si evocavano draghi enormi magicamente pronti a incenerire tutto quanto. In questo storico gioco arcade si optò coraggiosamente per un’idea infinitamente più geniale. Si costringevano fisicamente i minacciosi avversari a mollare subito e forzatamente le letali armi. Partecipavano forzatamente e improvvisamente a un gigantesco e stupendo balletto di gruppo sincronizzato. Era uno spettacolo visivo totalmente surreale, comico e meravigliosamente indimenticabile.

Una coreografia corale e ritmata da Michael Jackson

Premendo tempestivamente il tasto magico, l’atmosfera dell’intero livello di gioco mutava di netto. Le intense luci ambientali del vicolo oscuro si abbassavano all’istante simulando un blackout. Un enorme, abbagliante e teatrale occhio di bue virtuale illuminava splendidamente lo sprite principale. In quel magico, sospeso e brevissimo lasso di tempo, tutto sembrava magicamente fermarsi. I cattivi tirapiedi abbassavano i loro pesanti mitragliatori con facce visibilmente molto confuse.

I letali e feroci cani robotici interrompevano di colpo la loro veloce corsa famelica. Tutti i presenti venivano rapiti inesorabilmente dal potente battito delle percussioni musicali. Non riuscivano in alcun modo fisiologico a resistere al fantastico ritmo musicale travolgente. Erano deboli vittime inermi della grandissima potenza prorompente e trascinante della musica pop.

Un’esplosione collettiva di puro pop di Michael Jackson

Tutti gli spietati criminali si allineavano rigorosamente in perfetta e dritta fila indiana. Si giravano incredibilmente verso il giocatore con una inquietante e surreale precisione militare. Iniziavano goffamente a eseguire una strabiliante coreografia corale in totale e perfetta sincronia. Ballavano tutti perfettamente a tempo con la traccia audio senza perdere una singola battuta.

Alla fine grandiosa di questa splendida e assurda esibizione collettiva succedeva l’incredibile. L’eroe stanco lanciava in aria il suo amatissimo e iconico urlo acuto digitalizzato. Alzava trionfalmente le braccia al cielo scuro in una bellissima posa plastica e vittoriosa. I goffi malviventi esplodevano all’unisono in mille coloratissimi e microscopici frammenti sparsi. Si sgretolavano irrimediabilmente sbriciolandosi in una spettacolare e luminosa pioggia di pixel colorati. Resta tutt’oggi l’attacco speciale indubbiamente più creativo mai concepito nella lunghissima storia arcade.

Il Capolavoro a 16-Bit sul SEGA Mega Drive

L’esperienza originaria in sala giochi era molto frenetica e anche volutamente molto caciarona. La famosissima trasposizione casalinga decise invece di cambiare radicalmente e coraggiosamente le regole. Prese saggiamente una strada progettuale e squisitamente autoriale diametralmente ed esattamente opposta. Il fantastico titolo fu sviluppato internamente negli studi principali della SEGA in Giappone.

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Uscì per la fiammante e potente console Mega Drive e per il vecchio Master System. Fu il prezioso momento ideale per flettere duramente gli acerbi muscoli hardware informatici. L’azienda nipponica voleva stupire le famiglie intere e spiazzare totalmente tutta la forte concorrenza. Voleva sfacciatamente mostrare i pazzeschi miracoli tecnologici dell’incredibile era d’oro a sedici bit.

Il platform bidimensionale metodico

Gli abilissimi sviluppatori misero completamente da parte la difficile e complessa visuale isometrica. Eliminarono drasticamente le letali e troppo veloci raffiche di potenti laser magici multicolore. Il nuovo gioco per console abbracciò coraggiosamente un’identità ludica molto diversa e ragionata. Divenne uno splendido platform d’azione estremamente puro, lineare e molto più godibile. Sfruttò magistralmente il collaudato e fluido scorrimento bidimensionale classico e molto amato. All’epoca, questo specifico genere dominava in lungo e in largo il ricco mercato florido.

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Scalava costantemente le ricche classifiche di vendita e riempiva abbondantemente i cuori degli appassionati. L’obiettivo primario era offrire agli utenti un’esperienza esplorativa molto più ponderata, tattica e calma. La precisione assolutamente millimetrica dei delicati salti diventava l’unica vera chiave per poter vincere. Bisognava perentoriamente padroneggiare i rigidi controlli di gioco in modo davvero magistrale e assoluto.

Polvere di stelle e calci tattici letali di Michael Jackson

Il vecchio sistema offensivo venne riprogettato e ridisegnato partendo completamente ed esattamente da zero. Doveva fisicamente adattarsi alla grandissima perfezione al joypad controller standard a soli tre tasti. Furono del tutto spietatamente eliminati i fortissimi e distruttivi raggi della letale morte a distanza. Il carismatico protagonista si trovò improvvisamente a combattere usando agili ed eleganti mosse ravvicinate. Eseguiva incredibilmente dei bellissimi e molto fluidi passi di danza riadattati genialmente in letali attacchi. Le magnifiche mosse da scintillante palcoscenico diventavano vere e crude tecniche di difesa personale.

Scintille contro i criminali spietati

Premendo il lucido tasto di attacco base l’avatar eseguiva repentine e raffiche veloci di calci. Generava spettacolari movimenti continui e molto aggraziati agitando abilmente e sinuosamente le lunghe braccia. Ognuno di questi raffinati ed eleganti colpi rilasciava vistose e coloratissime scintille magiche colorate. La gittata utile era incredibilmente molto limitata e imponeva molta costante prudenza al giocatore.

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Calcolare sapientemente il tempismo d’azione perfetto era davvero vitale per non subire mai danni inutili. Un colpo ben assestato al momento giusto tramutava i brutti fuorilegge in bellissima polvere azzurra. Il piccolo schermo si riempiva magicamente di meravigliosi e fluidi effetti particellari incredibilmente luminosi. Era un severo sistema punitivo di gioco che premiava sempre e costantemente i buoni riflessi pronti.

Il Moonwalk come meccanica difensiva di Michael Jackson

La vera e inaspettata genialità assoluta era l’inserimento funzionale del famoso Moonwalk nel gameplay attivo. Questa inconfondibile e famosa movenza non fu mai declassata a semplice e inutile vezzo estetico. Assunse sorprendentemente un’importantissima e vitale funzione tattica di scattante evasione dai gravissimi pericoli. Si attivava facilmente premendo l’attacco frontale e la dura croce direzionale in direzione esattamente opposta.

Il magro personaggio iniziava dolcemente a scivolare fluidamente all’indietro a gran e sorprendente velocità. Questa utilissima e peculiare tecnica garantiva un sempre fondamentale e salva-vita bonus di sprint extra. Permetteva incredibilmente di sfrecciare velocemente sotto grossi ostacoli contundenti e mortali in totale e comoda sicurezza. Serviva agilmente ad abbassarsi velocemente a terra per schivare letali e sibilanti proiettili vaganti.

Level Design in cinque immensi Round

La complessa struttura dell’affascinante avventura casalinga si dimostrò estremamente e graniticamente solida. Il lunghissimo gioco fu suddiviso logicamente in cinque vasti e colorati Round tematici perfettamente sequenziali. Ciascun immenso livello era genialmente frammentato in tre lunghe e difficili zone esplorative separate. Ogni pericoloso mondo esplorabile culminava sempre in un duro e difficile scontro all’ultimo e prezioso sangue con un boss.

Dal fumoso Club 30 alla strada cittadina

Il gioco si apriva magistralmente con l’indimenticabile e spettacolare primo livello ambientato nel Club 30. L’azione serrata era costantemente accompagnata dalla strepitosa e pompante linea di basso di Smooth Criminal. La curatissima scena iniziale ricalcava fedelmente il noto e cinematografico lancio della luccicante moneta nel jukebox. Il buio locale malfamato anni Trenta rappresentava un gigantesco virtuosismo di raffinata pixel art eccezionale. C’erano bellissimi e lussuosi tavoli da biliardo e sfarzose ma pericolose scale a chiocciola molto scivolose.

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Si usava intelligentemente l’ambiente circostante per abbattere sonoramente i pericolosi criminali armati in modo molto creativo. Il secondo impegnativo Round cambiava radicalmente le carte visive e sonore in tavola. Usava furbescamente le storiche note di Beat It per esplorare accuratamente una degradata e squallida zona urbana. Il difficile livello pullulava incredibilmente di letali e precisissimi cecchini appostati e infidi e veloci cani randagi.

Sopravvivere ai boschi bui e alle caverne con Michael Jackson

Il terzo e cupo Round è storicamente da sempre considerato il più frustrante e cattivo in assoluto. Si svolge ansiosamente in un nebbioso cimitero oscuro usando le splendide musiche di Another Part of Me. L’ambientazione fredda e nebbiosa era costantemente minacciata da lenti zombie e fastidiosi e beccanti corvi in picchiata. La complessa mappa si dipanava sadicamente in un malvagio, contorto e letale labirinto totalmente verticale. Costringeva crudelmente i poveri videogiocatori a eseguire difficili salti chirurgici difficilissimi e incredibilmente precisi.

Le povere e spaventate bambine erano perfidamente nascoste negli oscuri anfratti più remoti e apparentemente irraggiungibili. Il quarto lungo Round si svolgeva invece in enormi e oscure caverne naturali profondamente sotterranee. Sulle famose note di Billie Jean occorreva superare coraggiosamente immensi e bui fossati davvero molto letali. Le enormi e resistenti ragnatele velenose richiedevano ai ragazzi una destrezza manuale fuori dal normale e dal comune.

La base corazzata e letale del nemico

L’emozionante avventura trovava il suo epico epilogo nel durissimo e spietato quinto Round tecnologico finale. Era una fredda, inospitale e metallica roccaforte sotterranea governata severamente dal cattivo finale. Pompava fortissimo nelle vecchie casse audio la sfrontata, aggressiva e gasante base ritmica di Bad. Questo infernale livello conclusivo non faceva assolutamente e minimamente sconti a nessun povero videogiocatore inesperto.

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Il nostro protagonista veniva brutalmente accolto da folti plotoni di letali soldati cibernetici super e pesantemente corazzati. Le spietate e velocissime torrette laser automatizzate causavano decine di frustranti morti accidentali in pochissimi secondi. La ripida curva di difficoltà subiva un’impennata davvero molto spaventosa e severissima per l’epoca. La disperata e necessaria ricerca degli ultimi ostaggi si trasformava rapidamente in vera e pura sopravvivenza estrema.

Il recupero vocale delle piccole Katy con la voce di Michael Jackson

La collaudata formula platform venne brutalmente stravolta inserendo un forte e imprescindibile obbligo tassativo. Occorreva obbligatoriamente recuperare tutti gli ostaggi presenti per poter passare magicamente al quadro successivo. Correre sconsideratamente a perdifiato verso destra portava solo a sbattere contro un duro muro invisibile. Bisognava per forza maggiore rintracciare e salvare pazientemente le povere bambine sperdute e tristemente isolate.

Katy-Moonwalker

Queste piccole e tenere vittime piangenti costituivano l’unico vero lasciapassare utile per continuare. Erano incredibilmente e minuziosamente modellate in pixel usando le vere fattezze della giovane attrice Kellie Parker.

Bubbles e il famoso grido campionabile

Una volta miracolosamente salvata l’ultima introvabile bambina del quadro, entrava trionfalmente in scena la scimmia. Il simpatico Bubbles si materializzava dal nulla saltando agilmente sulle robuste e larghe spalle dell’eroe. Alzando intelligentemente il lungo dito peloso, indicava prontamente l’esatta ubicazione della segreta e attesa via d’uscita. Ma a esaltare e far impazzire un’intera e folta generazione di giovani nerd fu il meraviglioso comparto vocale.

Bubbles-e-Michael-Jackson

Aprendo audacemente la porta giusta, si sentiva chiaramente una bella voce infantile digitalizzata e molto limpida. Gridava disperatamente “Michael!” a pieni polmoni digitali attraverso i piccoli altoparlanti del vecchio e caldo televisore. La fenomenale star del pop rispondeva esaltato con un leggendario e acutissimo “Wooo!” di grandissima gioia liberatoria.

Il Miracolo Assoluto dell’Audio a 16-Bit

Non si può in alcun modo parlare del fantastico Mega Drive senza lodare sperticatamente il comparto sonoro. Il compianto Re del Pop era internazionalmente noto per essere un precisissimo perfezionista quasi clinico e ossessivo. Non avrebbe mai tollerato passivamente un pessimo audio scadente per i suoi famosi e vendutissimi brani storici.

Rifiutava sdegnosamente e categoricamente conversioni al risparmio in anonimi file MIDI fastidiosi o tremendamente gracchianti. Voleva trasmettere energia musicale pura anche dentro i piccolissimi e limitati, freddi chip di nero silicio.

Il processore Yamaha spinto al limite

L’intricata infrastruttura sonora della potente console SEGA era in realtà costruttivamente molto complessa. Il suo prezioso processore del suono era il tanto amato e discusso Yamaha YM2612. Si basava fortemente sull’ostica e molto complicata sintesi a profonda modulazione di frequenza. Se gestito malamente da inesperti, produceva solo noiosi rumori metallici e pernacchie estremamente sgraziate.

Messo abilmente nelle mani giuste, generava magistralmente suoni ricchi, corposi, caldi e molto profondamente avvolgenti. I talentuosi compositori giapponesi fecero veri miracoli in tempi di sviluppo aziendale assurdamente e strettamente brevi.

Bassi potenti e campionamenti perfetti

Gli abilissimi sviluppatori spremettero i modesti e pochissimi sei canali sonori assolutamente all’inverosimile. Le iconiche e inconfondibili linee di basso del bellissimo brano Billie Jean vennero ricreate molto fedelmente. Pompavano ritmicamente con una prepotenza e arroganza tale da far letteralmente vibrare i vecchi vetri di casa. Sfruttando genialmente un preziosissimo e singolo canale digitale inserirono veri e nitidi frammenti audio vocali campionati.

Inserirono magistralmente veri e propri colpi percussivi della vera batteria acustica analogica registrata in studio. Inclusero i celebri, ritmici e iconici schiocchi di dita della meravigliosa canzone Smooth Criminal. Il videogioco si trasformò magicamente nel miglior concerto a sedici bit di sempre e della storia.

Le Trasformazioni Folli in Astronavi di Michael Jackson

Arriviamo adesso alla porzione narrativa indiscutibilmente più assurda e folle del discusso prodotto interattivo. La pregevole raffinatezza visiva scompare del tutto nelle spiazzanti e deliranti battute finali della pazzesca opera. Gli anni Ottanta e Michael Jackson non si ponevano nessun noioso problema di vera e stringente coerenza narrativa.

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L’imperativo assoluto era stupire i poveri videogiocatori con tantissimi, continui e sfolgoranti effetti speciali costanti. Occorreva inserire gigantesche esplosioni a catena sacrificando allegramente la basilare e noiosa logica narrativa.

Il possente mech d’acciaio lancia missili

Esplorando attentamente i livelli si può assistere in prima persona a un evento rarissimo e ben nascosto. Una luminosa stella cadente può attraversare rapidamente e meravigliosamente il cielo scuro dipinto sullo sfondo. Se l’eroe riesce agilmente a saltare con perfetto tempismo acrobatico, tocca materialmente l’asteroide magico e fatato. L’azione si congela istantaneamente ma non dona una banale e molto noiosa invulnerabilità magica temporanea.

L’eclettico artista gira elegantemente su se stesso e scompare magicamente in pochissimi istanti di luminosa luce. Si trasforma incredibilmente in un indistruttibile e pesantissimo Mech cibernetico enorme e brillantemente scintillante. Questo possente titano di puro metallo non calcia più la polvere ma spara enormi missili mortali. È totalmente e incredibilmente immune ai proiettili letali dei vari e grossi boss di fine livello.

Lo scontro spaziale intergalattico finale di Michael Jackson

Il folle delirio ludico tocca l’apice assolutamente inarrivabile durante l’ultimo e faticoso scontro risolutivo. Il tranquillo gioco bidimensionale svanisce bruscamente e senza alcun tipo di avviso per l’utente giocante. Diventa improvvisamente uno sparatutto spaziale affrontato in primissima persona e molto, incredibilmente frenetico. L’eroe muta ancora miracolosamente diventando un’astronave aerodinamica a forma di velocissimo falco pellegrino spaziale.

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Il cattivo boss nemico guida invece un enorme, spaventoso cannone a raggi laser fluttuante nel nero cosmo. Bisogna schivare repentine bolle di plasma incandescente muovendo freneticamente un reticolo di puntamento rosso. Distrutta finalmente la malvagia minaccia orbitale, l’astronave atterra pacificamente e molto trionfalmente sulla pacifica Terra. Si ritrasforma dolcemente nel cantante, saluta i numerosi fan sorridendo genuinamente e chiude il meraviglioso, epico sipario.

I Disastri Totali sui Computer Casalinghi

La complessa storia nasconde anche un lato estremamente oscuro e del tutto inaspettato ai più. Questo colossale disastro informatico coinvolse direttamente e pesantemente l’intero e florido mercato videoludico europeo. Parliamo dell’ambito informatico degli storici e amatissimi, diffusissimi Home Computer degli anni novanta. Riguarda mitiche macchine diffuse come il glorioso Commodore 64, l’incredibile Amiga 500 e i vecchi sistemi MS-DOS. I complessi diritti commerciali portarono a bruttissime conversioni software vergognose, inaccettabili e del tutto letali.

disastro-commodore-64-e-amiga-con-moonwalker

Licenze gestite malissimo e porting frettolosi

La ricca SEGA aveva sborsato cifre totalmente folli e assolutamente fuori dal comune mercato. Voleva ovviamente e avidamente monetizzare massimizzando enormemente le vendite su ogni singolo chip esistente al mondo. Subappaltò maldestramente i vari e necessari porting al pessimo e avido publisher americano chiamato U.S. Gold. L’azienda dirottò spietatamente i complessi lavori al piccolissimo team Emerald Software situato in piovosa Irlanda.

I tristi risultati furono delle vere e proprie incredibili atrocità digitali lente e totalmente ingiocabili. Mancava palesemente il budget necessario e le rigide scadenze dello sviluppo imposto erano impossibili e irreali.

Il Commodore 64 e i tremendi blocchi fatali

I pazienti possessori del glorioso Commodore sanno benissimo cosa significa subire un eterno caricamento. Inserivano cautamente la piccola cassetta audio nel lentissimo, meccanico e rumoroso lettore meccanico nero. Il caricamento su quel vecchio nastro magnetico durava svariati e dolorosissimi e noiosi minuti. La sensibile lettura analogica si bloccava purtroppo spesso per la sporca polvere sulla testina sporca.

Michael-Jackson-su-commodore-64

Questo tragico errore obbligava il povero ragazzino a riavviare tutto e riavvolgere pazientemente la maledetta cassetta. Una volta finalmente avviato, il crt monitor vomitava brutti pixel confusi e totalmente informi e amorfi. I colori erano smorti e slavati, la fluidità grafica era totalmente inesistente e decisamente molto scattosa. Il sonoro era un continuo fischio fastidioso che massacrava inesorabilmente gli splendidi e orecchiabili brani originali.

L’Amiga e lo spreco di potenza hardware

Si pensava ottimisticamente che le macchine performanti a sedici bit facessero decisamente di molto meglio. L’Amiga 500 possedeva un chip grafico custom pazzesco e ottime memorie audio molto poderose. I frettolosi programmatori fecero però uno dei porting più insulsi e veramente brutti possibili immaginabili. Riposizionarono svogliatamente la paletta cromatica delle vecchie versioni a otto bit senza sforzarsi minimamente o per niente. I poveri mini-giochi integrati erano totalmente incomprensibili e incredibilmente brutti da vedere sul piccolo schermo.

Il basilare sistema di collisioni invisibili era completamente rotto e mal programmato fin dalle fondamenta basi. Questo gravissimo errore causava costanti ed estenuanti e continue morti accidentali senza motivo logico o apparente. Fu la quintessenza vera e propria del lucro disonesto sfruttando spudoratamente le famose licenze d’immagine commerciali.

L’Eredità Immortale nel Settore Retrogaming di Michael Jackson

Il bellissimo mito incrollabile di questo strambo videogioco di Michael Jackson vive ancora ai giorni nostri. Non è affatto solo una semplice e stramba curiosità vintage visivamente invecchiata molto male. È un solido pilastro che tracciò inesorabilmente il difficile rapporto storico tra i grandi media. Unì per la primissima volta la ricca popstar di Hollywood al complesso e florido mondo dello sviluppo console.

Smooth-Criminal-Michael-Jackson

Collezionismo estremo e prezzi inaccessibili

Rivedere ripubblicato questo mitico gioco in digitale oggi è assolutamente e totalmente legalmente impossibile. I complessi diritti legali sulle musiche originali causano interminabili e dolorose, costose battaglie legali in tribunale. La cronica e perdurante mancanza totale di moderne riedizioni ha infiammato i collezionisti di tutto il mondo.

Cercare disperatamente una copia originale integra nei mercatini dell’usato è un’impresa finanziaria molto ardua. Una bella cartuccia completa e intonsa arriva a costare tranquillamente centinaia di preziosi e rari euro contanti. Le rarissime, massicce schede madri jamma da sala giochi sono vere, intoccabili reliquie inestimabili da blindare.

Speedrun mondiali e un affetto nostalgico

Le incredibili, floride community dell’emulazione open source mantengono saldamente vivo questo meraviglioso ricordo storico. Molti appassionati creano piccole mod grafiche artigianali per ritoccare le vecchie e slavate palette originali e smorte. Gli abilissimi e veloci speedrunner sfruttano i letali bug sulle scale dei vecchi, tetri cimiteri gotici. Finiscono miracolosamente l’avventura salvando le bambine, con Michael Jackson, in soli dieci minuti di incredibile e perfetta follia ludica.

Senza dubbio, la community dei giocatori appassionati è la vera e inarrestabile forza trainante vitale. Proprio come avviene bellamente oggi quando si raggiungono importanti traguardi online di grandi dimensioni. Ad esempio, festeggiare orgogliosamente i fatidici duemila iscritti attivi sul nostro caro canale Top Movies Italia. In fondo, la sana passione per l’intrattenimento di qualità unisce strettamente generazioni intere senza barriere. Resta a oggi il figlio legittimo di un’era dove la pura creatività esplosiva non aveva alcun freno imposto. Ci ha insegnato ad amare il ballo digitale come formidabile arma contro tutti i temibili criminali armati.

La Parola Passa ai Giocatori avete Giocato Con Michael Jackson?

Eccoci giunti ai saluti di questo nostro titanico e lunghissimo approfondimento nostalgico. Raccontateci subito le vostre incredibili avventure contro i malviventi dello spazio siderale in giacca che lottano contro Michael Jackson. Siete riusciti nell’impresa disperata di caricare i file dal nastro del Commodore senza impazzire?

Iscrivetevi al canale YouTube per supportarci, commentate i futuri progetti in cantiere e spaccate la campanella degli avvisi visivi. Non perdetevi l’ultimo articolo. Alla prossima, e mi raccomando, quando siete accerchiati non esitate, iniziate immediatamente a ballare!

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