Nel panorama odierno incredibilmente affollato dei giochi di ruolo per computer c’è sempre stata una nicchia ben specifica di giocatori. Parliamo di una fetta di pubblico estremamente esigente, costantemente alla ricerca della purezza meccanica assoluta e della fedeltà totale alle regole dei vecchi manuali cartacei. Solasta: Crown of the Magister si è fatto un nome importantissimo proprio all’interno di questa nicchia di appassionati.
Il primo storico capitolo sviluppato dai ragazzi di Tactical Adventures è diventato famoso nel mondo per un motivo ben preciso. Si trattava della trasposizione videoludica più fedele in assoluto alle complesse regole della quinta edizione di Dungeons and Dragons. Un titolo capace di calcolare ogni singolo tiro salvezza, ogni copertura visiva e ogni malus atmosferico con una precisione matematica e ingegneristica spaventosa. Oggi, dopo anni di attesa, ci troviamo finalmente davanti al suo monumentale e diretto successore.
Questo attesissimo Solasta 2 non si limita ad adagiarsi sugli allori del passato, ma evolve praticamente ogni singolo aspetto del primo capitolo, portando l’intero franchise verso orizzonti decisamente più ambiziosi. Le inevitabili influenze di produzioni mastodontiche come Baldur’s Gate 3 ci sono e si sentono fin dai primi menù. Tuttavia, ci teniamo a precisare fin da subito che non siamo di fronte a un mero e pigro copia-incolla di idee altrui.
Parliamo piuttosto di un mix intelligente, identitario e profondamente coraggioso, che rivendica con orgoglio il proprio spazio in un mercato spietato. Abbiamo passato circa venti ore in compagnia della primissima versione in accesso anticipato, in uscita ufficiale questo 12 marzo, immergendoci totalmente nelle inedite e affascinanti terre di Neokos. Siamo pronti a sviscerare ogni singolo tiro di dado, ogni incantesimo arcano e ogni compromesso tecnico di questa nuova, immensa e promettente avventura ruolistica.

La famiglia Colwall e un incipit narrativo inedito
L’incipit narrativo di questo secondo capitolo prende le distanze dai classici cliché del genere fantasy. Abbandona le premesse epiche tradizionali legate all’eroe prescelto per concentrarsi su una dimensione molto più intima, cupa e squisitamente familiare. Il gioco ci mette infatti fin dai primi istanti nei panni di quattro fratelli non di sangue.
Si tratta di un gruppo di orfani cresciuti faticosamente insieme tra le fredde ma accoglienti mura dell’orfanotrofio fondato e gestito dalla rispettata casata Colwall. Questa specifica impostazione di trama garantisce un legame preesistente e molto forte tra i membri del party. Rende le interazioni iniziali estremamente naturali, evitando le classiche e un po’ forzate presentazioni da taverna a cui il genere ci ha abituati da decenni.
Il lutto e l’inizio del lungo pellegrinaggio
La storia prende il via mettendoci di fronte a una situazione narrativa decisamente triste e delicata. Il sipario si apre sul solenne funerale della madre adottiva dei fratelli Colwall, una donna saggia e profondamente devota alla divinità benevola Maraike. Come facilmente prevedibile per il nostro gruppo di eroi, la primissima missione operativa consiste proprio nel presenziare all’ultimo saluto.
Durante la commovente cerimonia facciamo la conoscenza diretta di Rickard e Deorcas, due figure umane che diventeranno membri fondamentali e imprescindibili del nostro gruppo di avventurieri. L’atmosfera è pesante, permeata da un senso di perdita che gli sceneggiatori sono riusciti a trasmettere in modo eccellente attraverso dialoghi misurati e silenzi carichi di significato.
Il patto mistico e il rituale proibito
Senza addentrarci troppo nel pericoloso territorio degli spoiler, possiamo svelare che l’evento scatenante dell’intera trama ruota drammaticamente attorno alla tormentata figura di Deorcas. Rifiutando in modo categorico il triste destino mortale della madre adottiva, la giovane ragazza decide di dare inizio a un oscuro e pericolosissimo rituale magico per riportarla in vita sfidando le leggi della natura.
Questo disperato e sconsiderato atto di ribellione costringerà l’intero gruppo di fratelli a intervenire per arginare il disastro magico. Le conseguenze di questa scelta porteranno gli eroi a stringere un patto vitale, eterno e indissolubile con la dea Maraike in persona. Sarà proprio questo evento mistico a segnare il vero inizio del nostro pellegrinaggio attraverso le sconfinate e pericolose regioni di Neokos.

La creazione del personaggio tra accessibilità e rigore
Prima di scendere fisicamente in battaglia e affrontare il mondo aperto, il titolo ci chiede di plasmare da zero i nostri quattro avventurieri. Il gioco ci mette davanti a un editor di creazione estremamente profondo e stratificato, seppur visivamente ancora un po’ acerbo a causa dello stato di sviluppo preliminare. La personalizzazione estetica e fisiologica dei modelli tridimensionali non vanta attualmente la mostruosa mole di opzioni vista in altre produzioni milionarie recenti.
Tuttavia, il complesso sistema di creazione delle schede compensa abbondantemente questa mancanza visiva con una scalabilità meccanica letteralmente invidiabile. Abbiamo apprezzato immensamente lo sforzo titanico degli sviluppatori nel cercare di rendere accessibile a chiunque un sistema intrinsecamente basato su calcoli matematici complessi. Il menù principale ci offre infatti tre approcci concettualmente ben distinti per avviare la nostra lunga campagna ruolistica.
I tre approcci alla generazione degli eroi
Il primo approccio è basato sull’utilizzo di personaggi prefatti. Si tratta di eroi già generati, bilanciati e ottimizzati con cura dal team di sviluppo, completi di background e statistiche pronte all’uso. Questa opzione risulta semplicemente perfetta per chi desidera saltare la burocrazia numerica e gettarsi subito nell’azione della trama principale senza timore di aver sbagliato l’assegnazione dei talenti.
La seconda via è la modalità semplificata. Questo eccellente percorso guidato aiuta i neofiti del gioco di ruolo cartaceo a sfoltire le innumerevoli scelte matematiche, proponendo opzioni preselezionate intelligenti senza però rinunciare al brivido della personalizzazione visiva e morale. È il compromesso perfetto per chi vuole un personaggio unico ma non conosce a menadito il manuale.
Infine troviamo la gloriosa modalità per esperti. In questa sezione si ha letteralmente carta bianca totale su ogni singolo aspetto matematico. Classi, sottoclassi, discendenze, talenti specifici, abilità iniziali e modificatori di caratteristica vengono lasciati alla totale mercé dei puristi delle statistiche, permettendo la costruzione di build minuziosamente ottimizzate e letali in combattimento.

Razze classi e l’importanza della personalità
Al momento le opzioni relative alle razze e alle classi giocabili riflettono in modo evidente lo stato di accesso anticipato dell’opera. Le razze selezionabili si limitano attualmente ai classici Umani, ai leggiadri Elfi, ai furtivi Halfling e ai robusti Nani. Per quanto riguarda le classi a nostra disposizione possiamo scegliere tra i possenti Guerrieri, i devoti Paladini, i guaritori Chierici, i saggi Maghi, gli innati Stregoni e gli agili Ladri.
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🔔 Iscriviti al canaleSi tratta di una selezione oggettivamente basilare ma estremamente solida nelle sue fondamenta matematiche. Confidiamo ciecamente che questa lista verrà espansa a dismisura nei prossimi mesi di sviluppo con l’aggiunta di Bardi, Druidi e Barbari. Un elemento di assoluto pregio in questa fase è la scelta della Personalità del personaggio. Selezionare un’indole formale, aggressiva, pragmatica o sarcastica andrà a modificare in modo attivo, tangibile e costante le opzioni di dialogo che ci verranno proposte per l’intera durata dell’avventura.
Segnaliamo che in questa versione Early Access si potrà arrivare al massimo fino a Livello 4, con la possibilità di multiclassare i personaggi.

Esplorazione ibrida e la geniale mappa a tabellone
Il vero elemento di rottura concettuale rispetto al primo e claustrofobico Solasta risiede nella gestione della navigazione del mondo di gioco. L’esplorazione di questo sequel si divide in sezioni strutturalmente ben precise. Il titolo alterna sapientemente l’esplorazione libera di dungeon tridimensionali intricati e città popolate, a una meravigliosa mappa di navigazione a tabellone che funge da enorme hub centrale per gli spostamenti a lungo raggio.
Quest’ultima visuale collega in modo organico tutti i punti di interesse della regione, simulando in tutto e per tutto l’esperienza di sedersi attorno a un tavolo con la mappa geografica srotolata davanti agli occhi. Gli spostamenti su questo immenso tabellone cartografico non sono liberi, ma vengono gestiti rigidamente tramite dei preziosi punti movimento giornalieri che costringono il giocatore a ragionare strategicamente.
La logorante meccanica della marcia forzata
Questa specifica meccanica di spostamento a tappe costringe a pianificare le tratte in maniera estremamente saggia. Diventa fondamentale calcolare le distanze per poter effettuare dei riposi a cadenza regolare. Ignorare la stanchezza fisiologica del party e consumare tutti i punti movimento porta inevitabilmente a entrare nel rischioso stato di marcia forzata.
La marcia forzata è una condizione di viaggio estrema che permette di muoversi ancora di qualche casella sulla mappa, ma a un prezzo altissimo. Richiede continui tiri di dado su specifiche statistiche. Fallire questi tiri rischia di affliggere l’intero gruppo con pesantissimi malus temporanei legati alla fatica estrema, compromettendo gravemente le probabilità di sopravvivenza nei combattimenti successivi.

Eventi casuali e il brivido dell’imprevedibilità
Arrivare a forzare la marcia fino allo sfinimento non è quasi mai una scelta tatticamente saggia. Questo concetto diventa ancora più vero considerando gli innumerevoli e imprevedibili eventi casuali che popolano costantemente le strade della mappa aperta. Durante i lunghi viaggi, la carovana del nostro gruppo verrà spesso interrotta da situazioni generate proceduralmente.
Questi intriganti incontri vengono gestiti tramite affascinanti e descrittive schermate testuali, che ricordano da vicino i cari vecchi librigame o le descrizioni evocative di un Dungeon Master. Queste finestre ci mettono di fronte a scelte multiple basate sulle nostre statistiche, donando un’enorme e insospettabile varietà a ogni singolo e apparentemente banale tragitto da una città all’altra.
Tra balli improvvisati e imboscate sanguinarie
In questi eventi la fortuna legata al tiro del dado invisibile gioca un ruolo assolutamente cruciale. Un buon tiro su un’abilità di percezione può tradursi nel ritrovamento pacifico di un tesoro dimenticato ai bordi della strada. Al contrario, un fallimento su un check di furtività rischia di farci cadere dritti in un’imboscata letale orchestrata da banditi senza scrupoli pronti a derubarci.
Durante la nostra attenta prova abbiamo vissuto situazioni davvero ispirate, bizzarre e meravigliosamente fuori dagli schemi convenzionali. Ci è capitato di incontrare una stravagante carovana di viandanti e di venire improvvisamente sfidati a una vera e propria gara di danza basata sull’agilità. In un’altra occasione abbiamo dovuto gestire diplomaticamente (o brutalmente) un minaccioso gruppo di orchi che esigeva un salato pedaggio per l’attraversamento di un ponte fatiscente. Questo ibrido tra logiche da gioco da tavolo ed esplorazione classica funziona a meraviglia.

I dialoghi di gruppo e la rivoluzione del Meta-Human
Spostando la nostra analisi sugli eventi di trama più importanti e sulle articolate missioni secondarie offerte dai numerosi personaggi non giocanti, il balzo in avanti rispetto al limitato predecessore risulta evidente e graditissimo. I dialoghi sono finalmente scritti con cura, risultano sempre piacevoli da ascoltare e la gestione delle risposte si è rivelata estremamente stimolante per gli amanti del ruolismo puro.
La novità più esaltante e riuscita in questo specifico comparto risiede senza alcun dubbio nella coralità delle conversazioni. In Solasta 2 non si delega mai la parola a un singolo personaggio eletto come portavoce solo perché possiede il parametro di carisma più alto. I dialoghi vengono affrontati organicamente in gruppo, con continui botta e risposta tra gli NPC e tutti i membri del party.
Un’immersione totale nella recitazione digitale
Durante le discussioni interviene di volta in volta l’eroe che risulta più azzeccato per la situazione, reagendo in base alla specifica personalità che gli abbiamo assegnato faticosamente in fase di creazione. Se un nemico ci minaccia, il guerriero aggressivo risponderà con le armi, mentre il mago riflessivo cercherà una via di fuga logica. Questo approccio corale rende gli scambi verbali incredibilmente immersivi, dinamici e vicinissimi alle vere dinamiche di un tavolo da gioco tra amici.
La messa in scena registica è ora supportata da un comparto tecnologico enormemente rinnovato. Le animazioni facciali durante i dialoghi risultano molto coerenti, espressive e realistiche. È il segno evidente che il team di sviluppo ha studiato e sfruttato sapientemente il potentissimo tool Meta-Human integrato nel motore Unreal Engine 5, abbandonando i volti di cera e inespressivi del primo gioco.

L’ombra minacciosa e affascinante di Shadwyn
La scrittura generale del mondo e dei comprimari vanta già, fin da questo primissimo accesso anticipato, alcuni picchi stilistici notevoli. Tra tutti i personaggi incontrati finora spicca indubbiamente l’enigmatica e letale Shadwyn. Si tratta di una figura inquietante che si candida prepotentemente a essere la vera antagonista principale dell’opera.
Shadwyn è dotata di un character design squisito e di una caratterizzazione psicologica di altissimo livello. Ogni suo intervento a schermo buca l’inquadratura, generando una sana tensione nel giocatore. Sebbene abbiamo notato una lieve linearità nelle scelte legate strettamente alla missione principale, le decisioni prese durante le missioni secondarie hanno mostrato un peso rilevante sul destino dei PNG coinvolti, promettendo un’ottima rigiocabilità futura.

Il sistema di combattimento tattico non perdona
Arriviamo finalmente a quello che rappresenta il vero e proprio piatto forte dell’intera produzione. Il combat system tattico a turni si conferma, ancora una volta, l’assoluto e incontrastato punto di forza di Tactical Adventures. La fedeltà matematica al manuale cartaceo tocca in queste fasi vette di assoluto perfezionismo videoludico.
Se si sceglie di affrontare la campagna a difficoltà Esplorazione (pensata esclusivamente per chi vuole solo godersi la storia senza stress), le battaglie scivolano via in modo automatico e senza troppi attriti. Ma selezionando la canonica difficoltà normale, l’esperienza ludica si trasforma magicamente in una gloriosa, spietata e cervellotica partita a scacchi dove ogni errore viene pagato con il sangue dei nostri eroi.
L’economia letale delle azioni e dei movimenti
Il cuore del combattimento risiede nella rigida economia delle azioni. Ogni singolo turno mette a disposizione del giocatore un potenziale di movimento calcolato minuziosamente in metri, una preziosa azione base (per attaccare o lanciare magie complesse) e una rapida azione bonus (per bere pozioni, nascondersi o attivare abilità di classe specifiche). Concatenare queste tre risorse nel giusto ordine fa la differenza tra la vittoria gloriosa e un clamoroso game over.
Le classi dedite alle arti magiche richiedono una micro-gestione letteralmente asfissiante dei preziosissimi slot incantesimo. Nelle prime ore di gioco risulta facilissimo farsi prendere la mano dall’entusiasmo, sprecando una magia devastante di alto livello al primo turno di combattimento per eliminare un nemico debole. Il risultato? Ci si ritrova completamente a secco di risorse, costretti a lanciare solo deboli Trucchetti quando il vero boss della stanza decide di chiamare i rinforzi corazzati.
La dura e spietata legge del dado invisibile
Il sistema di calcolo sotterraneo che governa le percentuali di successo è di una complessità disarmante, ma sempre coerente con se stesso. Regole come il Vantaggio e lo Svantaggio, l’importanza vitale delle coperture parziali e l’illuminazione dell’ambiente modificano drasticamente le sorti dello scontro. Attaccare un nemico nascosto nell’oscurità totale senza una fonte di luce attiva porterà inevitabilmente a una lunga serie di mancati bersagli.
L’algoritmo che simula i tiri di dado a venti facce è severo, punitivo e incorruttibile. L’RNG (il generatore di numeri casuali) non ci è sembrato particolarmente accomodante o favorevole, nemmeno attivando la proverbiale e tanto discussa opzione del Dado Karmico, un’impostazione pensata appositamente per appiattire i picchi prolungati di sfortuna estrema.

La scarsità vitale dei falò e dei riposi lunghi
Ad aumentare in modo esponenziale la tensione tattica ci pensa la spietata gestione dei punti di cura. Le risorse curative sono perennemente contate e i luoghi sicuri adibiti al fondamentale Riposo Lungo (come gli iconici falò) scarseggiano drammaticamente all’interno dei dungeon sotterranei più complessi e lunghi da esplorare.
Questo delicato equilibrio di game design significa che ogni singola battaglia, anche quella contro i mostri apparentemente più innocui, non va mai presa sotto gamba. Bisogna entrare psicologicamente nell’ottica che uno scontro gestito male, subendo troppi danni gratuiti, comprometterà inevitabilmente la capacità del party di affrontare il boss finale dell’area. Una fedeltà estrema alle dinamiche di sopravvivenza del manuale cartaceo che farà sicuramente la gioia incondizionata dei puristi del genere strategico.
Lo stato dell’accesso anticipato e le prestazioni tecniche
Uscendo ufficialmente il 12 marzo in formato Early Access su Steam, risulta un dovere giornalistico fondamentale chiarire esattamente cosa ci si porta a casa investendo i propri soldi oggi. Questo primo e massiccio blocco di contenuti mette a disposizione dei giocatori l’intero primo atto della campagna principale.
Si tratta di una porzione di gioco che garantisce una longevità di base che si attesta facilmente sulle quindici o venti ore di gioco, forse di più, a patto di esplorare adeguatamente le missioni collaterali. Un assaggio decisamente corposo, succulento e rappresentativo, che lascia intravedere senza filtri la mastodontica mole narrativa e ruolistica del progetto finale che vedrà la luce nei prossimi anni.
Unreal Engine 5 tra meraviglie visive e bug fisiologici
Dal punto di vista puramente tecnico ed estetico, il coraggioso passaggio al moderno motore grafico Unreal Engine 5 porta inevitabilmente con sé tutti i classici pro e i contro del caso. Da un lato abbiamo un’illuminazione superba, texture ambientali ricche di dettagli e una gestione dei modelli poligonali nettamente superiore al passato. Dall’altro, attualmente la pulizia generale del codice sorgente non è certo impeccabile.
Incontrare piccoli bug visivi, compenetrazioni di modelli o animazioni incerte è oggi la prassi assoluta. La localizzazione dei testi in lingua italiana è già incredibilmente presente fin dal primo giorno (un lusso rarissimo per gli accessi anticipati di questa entità), ma non è raro incappare in fastidiosi sottotitoli che scompaiono nel nulla, si sovrappongono o intere frasi di dialogo che passano brutalmente e improvvisamente alla lingua inglese originale.
Interfaccia invadente ma grande stabilità di sistema
Durante la nostra lunghissima sessione di prova abbiamo inoltre notato una certa e fastidiosa invadenza del sistema di tutorial. Le finestre di aiuto testuale tendono infatti a riproporsi a schermo con prepotenza ogni singola volta che si apre un menù dell’inventario, come se il gioco non riuscisse a memorizzare l’avvenuta lettura del messaggio.
Si tratta ovviamente di difetti di programmazione totalmente fisiologici e ampiamente previsti per una build in pieno e tumultuoso stato di sviluppo. Fortunatamente, è fondamentale sottolineare un aspetto cruciale: durante l’intera durata del nostro lungo test, non abbiamo mai riscontrato alcun crash critico di sistema, blocchi del salvataggio o bug invalidanti in grado di rompere irreversibilmente i progressi della partita.
Ottimizzazione hardware e test su macchine di fascia media
Per testare approfonditamente la reale bontà del codice in fase embrionale, abbiamo deciso di far girare le lande di Solasta 2 su una configurazione PC di fascia media estremamente diffusa tra l’utenza attuale. Il nostro computer di prova era equipaggiato con un processore Ryzen 5600 affiancato da una scheda video RTX 3060 dotata di 12GB di memoria VRAM.
I risultati dei test prestazionali ci hanno francamente sorpreso in positivo, dimostrando un’ottima scalabilità del motore base. Il titolo si è comportato in maniera fluida e ottimale alla canonica risoluzione di 1080p, permettendoci di mantenere senza particolari rinunce i settaggi grafici generali sul livello Alto.
A tal proposito, consigliamo caldamente a tutti i futuri acquirenti di sforzarsi per mantenere sempre attiva l’illuminazione globale avanzata nelle opzioni video. Abbiamo notato infatti che disabilitandola per guadagnare fotogrammi emergono purtroppo dei fastidiosissimi e invadenti artefatti visivi sui contorni delle ombre e sui modelli. Attivando infine la magica tecnologia di upscaling DLSS impostata su Qualità, l’esperienza generale risulta piacevole, stabile e sufficientemente fluida anche nelle caotiche situazioni più affollate di incantesimi ed effetti particellari a schermo.

Le nostre conclusioni finali sulla primissima versione
Tirando le necessarie somme di questo nostro primo, lungo e intenso viaggio esplorativo nelle piovose e affascinanti terre di Neokos, il responso è estremamente positivo. L’accesso anticipato di Solasta 2 ci ha convinti, appassionati e divertiti profondamente, dimostrando di avere le carte in regola per bissare e superare il successo del capostipite.
Le cupe premesse narrative legate alla sfortunata famiglia Colwall sono indubbiamente intriganti. La nuova gestione corale dei dialoghi multipli supportata dal Meta-Human rappresenta una perla di game design immersivo rarissima nel genere. Ma soprattutto, il cervellotico e punitivo sistema di combattimento su griglia resta una garanzia assoluta di eccelsa e inarrivabile qualità tattica per ogni amante del buon vecchio d20.
Quando conviene acquistare l’accesso anticipato?
La natura intrinseca delle gigantesche produzioni rilasciate in formato Early Access richiede ovviamente un sano bagaglio di pazienza da parte dell’utente finale. Gli sviluppatori francesi di Tactical Adventures hanno già dichiarato pubblicamente l’intenzione di mantenere il loro gioco in questa necessaria fase di incubazione, test e continuo bilanciamento per circa un anno.
La lunga strada verso la tanto agognata e perfetta versione 1.0 è ancora ricca di ostacoli e richiederà inevitabili e profonde limature all’interfaccia utente, bilanciamenti alla curva di difficoltà e la necessaria correzione dei numerosi bug visivi attualmente presenti nel codice. Ma il potenziale che abbiamo saggiato pad alla mano è a dir poco clamoroso.
Ci sentiamo pertanto di consigliare l’acquisto immediato a occhi chiusi a tutti i fan sfegatati del primissimo capitolo e a tutti gli eterni orfani delle sessioni cartacee di D&D. Acquistare il titolo in questa primissima fase permette non solo di supportare attivamente e finanziariamente lo sviluppo di un team meritevole, ma anche di portarsi a casa il pacchetto a un prezzo di lancio fisiologicamente inferiore rispetto a quello che avrà la release finale completa.
Al contrario, per i giocatori più scettici, per i perfezionisti cronici o per chi non tollera minimamente l’idea di interfacciarsi con bug grafici e testi non perfettamente tradotti, il nostro spassionato consiglio resta quello di inserire saggiamente il gioco nella propria lista dei desideri di Steam e attendere placidamente che i lavori arrivino alla totale e definitiva maturazione.
Se questa recensione dell’accesso anticipato vi è piaciuta, vi consigliamo di dare uno sguardo anche a quella dedicata a Resident Evil Requiem, inoltre vi invitiamo a seguirci e a iscrivervi al nostro canale YouTube ufficiale per rimanere sempre aggiornati, anche in ambito video!










