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Michele Conforti
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Star Wars IV il Dietro le Quinte del Disastro Diventato un Trionfo

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Diciamoci la verità: quando guardiamo il doppio tramonto di Tatooine o sentiamo il respiro meccanico di Darth Vader, pensiamo subito a un capolavoro perfetto, calcolato al millimetro, figlio di una mente geniale che aveva già tutto chiaro fin dal primo giorno. Insomma, Star Wars, un’opera divina scesa dal cielo per cambiare la storia del cinema.

Ecco, cancellate questa immagine romantica. Prendetela, accartocciatela e buttatela nel compattatore di rifiuti della Morte Nera.

Non state guardando la visione lineare di un genio sicuro di sé, ma il disperato, folle e miracoloso puzzle assemblato all’ultimo secondo da un gruppo di pazzi.
Generato con l'IA

La vera genesi di Star Wars: Episodio IV – Una Nuova Speranza (che all’epoca si chiamava solo, e fortunatamente, Guerre Stellari) non è la storia di un genio sicuro di sé, ma quella di un giovane regista sull’orlo di un esaurimento nervoso clinico, circondato da attori che lo prendevano in giro, tecnici che lo ignoravano e dirigenti che volevano staccargli la spina. È la cronaca di un disastro totale, un colossale, costoso e polveroso disastro produttivo che, per una serie di coincidenze e colpi di genio dell’ultimo secondo, si è trasformato nel franchise più redditizio della storia umana. Preparatevi, perché stiamo per fare un viaggio nel vero Lato Oscuro di Hollywood, in quello che è stato, a tutti gli effetti, l’inferno di George Lucas.

Star Wars e il Viaggio Da Kurosawa ai Dirigenti in Panico

Prima di arrivare alle spade laser e alle navicelle spaziali, bisogna capire il clima in cui è nata questa idea. Negli anni ’70, la fantascienza cinematografica era considerata un genere morto, o quantomeno relegato a produzioni di serie B con mostri di gomma e dischi volanti tenuti su con il filo da pesca. L’unico faro era stato 2001: Odissea nello Spazio di Kubrick, che però era un’opera filosofica e fredda, lontanissima dall’avventura pura.

akira kurosawa alla cinepresa inspira george lucas per star wars

In questo panorama desolante arriva George Lucas, fresco del successo inaspettato di American Graffiti. Lucas non voleva fare un film di fantascienza; voleva fare un film d’avventura.

Il rifiuto di Flash Gordon e il ripiego spaziale

L’idea originale di Lucas era banalissima: voleva acquistare i diritti di Flash Gordon, l’eroe dei fumetti della sua infanzia, e farne un adattamento moderno. Il problema? I detentori dei diritti, tra cui il produttore Dino De Laurentiis, chiesero cifre esorbitanti o posero condizioni inaccettabili per il giovane regista. Lucas, testardo come pochi, decise che se non poteva avere Flash Gordon, se lo sarebbe inventato da solo.

Mise insieme un calderone di influenze apparentemente incompatibili: le lotte aeree della Seconda Guerra Mondiale, i western di John Ford, la filosofia orientale e, soprattutto, La Fortezza Nascosta del maestro giapponese Akira Kurosawa. Da quest’ultimo film, Lucas copiò spudoratamente l’idea di raccontare una storia epica attraverso gli occhi dei personaggi più infimi e comici (i due contadini di Kurosawa diventeranno, ovviamente, C-3PO e R2-D2).

La 20th Century Fox e l’assegno della disperazione per Star Wars

Nessuno voleva produrre questo film. La Universal, che aveva distribuito American Graffiti, rifiutò la sceneggiatura definendola “incomprensibile”. La Disney disse di no. Persino la United Artists si tirò indietro. L’unico che vide uno spiraglio di luce fu Alan Ladd Jr. della 20th Century Fox, non perché capisse la sceneggiatura (ammetteva candidamente di non capirci assolutamente nulla tra Wookiee, Jedi e imperi galattici), ma perché credeva nel talento di Lucas.

La Fox accordò un budget iniziale di poco più di 8 milioni di dollari. Una miseria per quello che Lucas aveva in mente. E fu proprio questo budget risicato a gettare le basi del più grande incubo gestionale della storia della Fox. Per far approvare il progetto, Lucas aveva commissionato al concept artist Ralph McQuarrie delle illustrazioni mozzafiato. I dirigenti della Fox guardarono i dipinti, guardarono i soldi, e sperarono in un miracolo. Non sapevano che il miracolo sarebbe arrivato solo dopo mesi di puro terrore.

Quando Hollywood Non Capiva Star Wars

Una delle parti più ironiche e affascinanti della storia di Star Wars è il processo di casting. Oggi non potremmo immaginare facce diverse da quelle di Harrison Ford, Mark Hamill e Carrie Fisher, ma la verità è che loro non erano le prime scelte. Anzi, per gli standard di Hollywood dell’epoca, erano praticamente dei ripieghi, o comunque delle scommesse enormi per un film ad alto budget.

Sylvester Stanlone in rocky

La ricerca di Han Solo da Al Pacino e gli altri rifiuti illustri

Il ruolo del contrabbandiere stellare Han Solo era il più ambito e il più complesso. Lucas cercava un tipo alla Clark Gable, un antieroe affascinante ma cinico. Il copione fu inviato a mezza Hollywood. Al Pacino, all’epoca sulla cresta dell’onda dopo Il Padrino, lo lesse e lo rifiutò clamorosamente. Le sue esatte parole, riportate anni dopo con una certa autoironia, furono: “Mi offrirono un sacco di soldi. Ma io non capivo assolutamente la storia. C’era questa cosa… la Forza. Non sapevo cosa diamine fosse.”

Anche Burt Reynolds, Kurt Russell, Sylvester Stallone e Christopher Walken fecero dei provini. Walken arrivò molto vicino a ottenere la parte, il che ci regala la visione alternativa di un Han Solo inquietante e compassato.

L’arrivo provvidenziale di Harrison Ford

E poi c’era Harrison Ford. Ford aveva già lavorato con Lucas in American Graffiti, ma all’epoca non riusciva a campare di sola recitazione e lavorava come carpentiere a Los Angeles per mantenere la famiglia. Ironia della sorte, fu chiamato da Lucas non per fare un provino per Han Solo, ma per aiutarlo dando le battute agli altri attori che facevano i test.

Harrison-ford-han-solo-star-wars

Mentre leggeva le battute con il suo iconico sarcasmo, infastidito dalla situazione e dalla scrittura legnosa del copione, Lucas ebbe un’illuminazione. Quell’atteggiamento strafottente, quell’insofferenza malcelata verso le assurdità scritte sulla carta… era esattamente l’essenza di Han Solo. Ford ottenne la parte quasi per sfinimento.

Mark Hamill, Carrie Fisher e La chimica inaspettata

Per il ruolo di Luke Skywalker, Lucas voleva un volto pulito, ingenuo ma capace di mostrare determinazione. Mark Hamill, all’epoca noto principalmente per ruoli televisivi minori, vinse la parte superando la concorrenza del suo amico William Katt.

george luca mark hamill e harrison ford sul set

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Carrie Fisher, appena diciannovenne, fu scelta per il ruolo della Principessa Leia. Non fu una scelta semplice: Jodie Foster era stata presa in forte considerazione, ma dovette rinunciare per conflitti di programmazione (stava girando Taxi Driver e Tutto accadde un venerdì). Fisher portò al personaggio un piglio autoritario e ribelle che salvò Leia dal diventare la classica “damigella in pericolo”.

C’era un problema di fondo, però: nessuno dei tre attori principali credeva minimamente che il film avrebbe avuto successo.

Il Set Maledetto di Star Wars in Tunisia

Il primo ciak venne battuto il 22 marzo 1976 nel deserto della Tunisia, scelto per rappresentare il pianeta Tatooine. Se c’è un momento in cui George Lucas ha davvero pensato di abbandonare tutto e ritirarsi a vita privata, è stato questo. La Tunisia divenne in pochi giorni una vera e propria trappola mortale per la produzione, un susseguirsi di catastrofi che avrebbero fatto impallidire chiunque.

La tempesta del secolo contro Star Wars

Il primo giorno di riprese, un evento meteorologico senza precedenti si abbatté sulla location. Il deserto tunisino, solitamente arido e placido, fu colpito dalla più grande tempesta di pioggia e sabbia degli ultimi cinquant’anni. Le imponenti scenografie costruite con estrema fatica, tra cui la fattoria dei Lars e i vaporatori di umidità, furono letteralmente spazzate via o gravemente danneggiate.

La produzione fu costretta a fermarsi, bruciando immediatamente giorni preziosi di lavoro e migliaia di dollari dal già risicato budget. Lucas era disperato. La Fox chiamava ogni giorno per avere aggiornamenti, e lui doveva spiegare che la “galassia lontana lontana” era allagata.

Il malfunzionamento sistematico dell’hardware

Il livello tecnologico del 1976 non era assolutamente pronto per quello che Lucas voleva mostrare. Il caso più emblematico fu quello di R2-D2. L’attore Kenny Baker si trovava all’interno di un bidone di alluminio rovente sotto il sole del deserto, ma nei momenti in cui il droide doveva muoversi da solo, venivano usati modelli radiocomandati.

r2 d2 sul set in tunisia durante le riprese di star wars

I radiocomandi andarono in cortocircuito totale a causa della sabbia finissima che si infiltrava negli ingranaggi e delle frequenze radio tunisine che interferivano con i comandi. Il droide radiocomandato si muoveva a scatti, andava a sbattere contro le scenografie o, molto più semplicemente, impazziva e girava su se stesso senza controllo. Su chilometri di pellicola girata in Tunisia, le inquadrature utilizzabili di R2-D2 in movimento autonomo si contavano letteralmente sulle dita di una mano.

Anthony Daniels e la tortura dorata

Se Kenny Baker soffriva, Anthony Daniels (C-3PO) stava subendo una vera e propria tortura medievale. Il costume di C-3PO era stato realizzato in fibra di vetro e plastica rigida, senza alcuna considerazione per la flessibilità o il comfort. Sotto il sole africano, la temperatura all’interno del costume raggiungeva livelli disumani.

Già al primo giorno di riprese, uno dei pezzi in plastica si spezzò, pugnalando Daniels alla gamba sinistra. L’attore dovette recitare sopportando dolori lancinanti, incapace di sedersi (il costume non aveva le giunture adeguate) e costretto ad appoggiarsi a delle assi di legno tra un ciak e l’altro. Il disagio fisico era totale, e si rifletteva nell’umore nero dell’intera troupe.

Muovi la bocca mentre scrivi!

Tornati dal disastro tunisino, la produzione si spostò nei celebri Elstree Studios in Inghilterra per girare gli interni (la Morte Nera, il Millennium Falcon, la base ribelle). Qui, Lucas si trovò ad affrontare un nemico molto più insidioso della sabbia: il suo stesso cast.

Harrison Ford nei panni di Han solo

L’insofferenza di Harrison Ford

La verità nuda e cruda è che George Lucas è un costruttore di mondi formidabile, un visionario dell’estetica e un pioniere della tecnologia, ma non è (e non è mai stato) un grande dialoghista. La sceneggiatura di Guerre Stellari era un tripudio di termini pseudo-scientifici mescolati a frasi melodrammatiche.

Harrison Ford divenne ben presto il portavoce del malcontento generale. Non sopportava le battute artificiose e prive di ritmo. Celebre è diventato il suo sfogo diretto al regista, urlato in mezzo al set: “George, tu puoi anche digitare questa roba su una macchina da scrivere, ma ti assicuro che non si può assolutamente pronunciare!”.

Gli attori si trovavano spesso a dover improvvisare o riscrivere intere frasi al momento, cercando di dare naturalezza a concetti come “motori iper-drive” e “parsec”. L’atmosfera sul set era goliardica ma irriverente; gli attori spesso si prendevano in giro tra loro e ridacchiavano dopo i ciak, non prendendo minimamente sul serio l’epica drammatica che Lucas cercava di trasmettere.

Un attore shakespeariano tra i laser di Star Wars

La situazione era ancora più grottesca se si guarda al comportamento di Sir Alec Guinness, che interpretava Obi-Wan Kenobi. Guinness era una leggenda del cinema e del teatro britannico, un attore di stampo classico che aveva accettato il ruolo principalmente per i soldi (e fu molto furbo, pretendendo una percentuale sugli incassi, mossa che lo rese ricchissimo).

Nelle sue lettere private, recentemente emerse, Guinness definiva la sceneggiatura “spazzatura da fiaba” e si lamentava dei dialoghi “banali e incomprensibili”. Nonostante la sua immensa professionalità sul set (fu una figura paterna per i giovani attori e non creò mai problemi espliciti a Lucas), l’attore britannico disprezzava intimamente l’opera e la considerava un punto basso della sua carriera artistica. Eppure, la sua interpretazione diede al film quella gravitas, quel peso specifico che altrimenti sarebbe mancato. Senza la recitazione austera di Guinness, la Forza sarebbe sembrata solo una stupida magia spaziale.

Ammutinamento agli Elstree Studios

Se gli attori erano scettici, la troupe tecnica britannica era apertamente ostile. Lucas, abituato ai ritmi fluidi e informali del cinema indipendente americano, si scontrò frontalmente con le rigidissime regole sindacali inglesi.

george-lucas alla macchina da presa sul set di star wars

Regole ferree e macchine da presa spente

In Inghilterra, i sindacati del cinema imponevano orari di lavoro tassativi. Alle 17:30 in punto si doveva staccare. Due volte al giorno, tutto si fermava per l’irrinunciabile pausa tè. A nulla valevano le suppliche di Lucas che, trovandosi spesso nel bel mezzo di una scena emotivamente complessa o tecnicamente difficile da preparare, chiedeva solo “altri cinque minuti”. I tecnici spegnevano letteralmente le luci del set e se ne andavano.

Il direttore della fotografia, il pur geniale Gil Taylor, aveva un pessimo rapporto con Lucas. Taylor voleva illuminare i set in modo classico e pulito, mentre Lucas voleva un aspetto “vissuto”, sporco e realistico. I due discutevano continuamente. La troupe considerava Lucas un “pazzo eccentrico” americano che stava girando un filmetto per bambini. Nessuno rispettava la sua visione.

Il crollo fisico e psicologico

Isolato, incompreso dai suoi attori, osteggiato dalla troupe e perseguitato dalle chiamate della Fox che minacciava di chiudere la produzione per aver sforato il budget, George Lucas crollò.

Fu colpito da continui dolori al petto. Un giorno, accusò un malore tale da convincerlo di avere un infarto in corso. Portato d’urgenza in ospedale, gli fu diagnosticata un’ipertensione gravissima, causata dallo stress clinico estremo. I medici gli intimarono di fermarsi, ma lui sapeva che se si fosse fermato, il film sarebbe morto in quel preciso istante. Tornò sul set, imbottito di farmaci e con i nervi a fior di pelle, rassegnato all’idea di aver speso gli ultimi anni della sua vita per partorire il più grande flop della storia di Hollywood.

Milioni Bruciati per Quattro Inquadrature

Mentre Lucas combatteva sul set in Inghilterra, negli Stati Uniti si stava consumando un altro dramma. Per realizzare gli effetti speciali (all’epoca impossibili da ottenere con gli studi tradizionali), Lucas aveva fondato una sua compagnia, la Industrial Light & Magic (ILM), affidandola a un team di giovani talenti e nerd geniali guidati da John Dykstra.

Dykstra-Star-Wars-ILM

Il piano era semplice: mentre Lucas girava con gli attori veri, la ILM avrebbe creato i modellini e girato le spettacolari battaglie spaziali.

La dura realtà del ritorno a casa

Quando Lucas tornò in California dopo aver terminato le riprese principali, andò alla sede della ILM aspettandosi di vedere decine di sequenze spaziali pronte per essere inserite nel film. Ciò che scoprì lo gettò nel panico più totale.

La ILM aveva speso oltre due milioni di dollari del budget (circa la metà dei fondi destinati agli effetti speciali) e, in un anno di lavoro, aveva prodotto la miseria di quattro inquadrature utilizzabili. E per giunta, non erano nemmeno finite del tutto.

Il team di Dykstra aveva speso mesi e soldi per inventare e costruire nuove tecnologie da zero. Avevano creato la Dykstraflex, una rivoluzionaria macchina da presa controllata dal computer che permetteva di ripetere lo stesso identico movimento decine di volte, per poter sovrapporre i vari modelli di astronavi in post-produzione. Avevano inventato il futuro del cinema, ma si erano dimenticati di girare il film.

Il panico dell’ultimo minuto e la rivoluzione visiva

A pochi mesi dalla data di uscita prevista, Lucas si ritrovò senza gli effetti speciali su cui si basava l’intero climax della pellicola. Fu costretto a intervenire personalmente, imponendo ritmi massacranti alla ILM, lavorando di notte, urlando contro i tecnici e spingendo tutti oltre i limiti della sopportazione umana.

Iniziò una corsa contro il tempo senza precedenti. I modellisti lavoravano in condizioni precarie, incollando pezzi di vecchi kit di montaggio di carri armati e aerei sui modelli degli Star Destroyer per dare loro consistenza visiva (la famosa tecnica del kitbashing). Furono esplosi modelli in miniatura nel parcheggio dell’azienda. Fu puro caos creativo, ma miracolosamente, la ILM riuscì a consegnare centinaia di inquadrature rivoluzionarie in pochissime settimane. Eppure, le battaglie spaziali non sarebbero servite a nulla se la storia non avesse avuto un senso. E qui, entra in gioco la vera salvatrice di Star Wars.

Il Vero Eroe di Star Wars non Usa la Spada Laser

Tutti esaltano George Lucas, Harrison Ford o John Williams (le cui musiche immortali salvarono di fatto mezza atmosfera del film), ma la verità storica e indiscutibile è che Star Wars è stato salvato, incollato e reso un capolavoro da una donna in una buia sala di montaggio: Marcia Lucas, all’epoca moglie del regista.

John-Williams-scrittore-musica-di-star-wars

Il primo disastroso taglio “Director’s Cut”

La primissima versione montata del film, curata dal primo montatore John Jympson, era, per usare un eufemismo, letale. Era lenta, noiosa, insopportabilmente didascalica. Jympson aveva montato le scene esattamente come scritte nel copione, senza ritmo e senza pathos.

Le reazioni della Fox a questo primo taglio furono di puro orrore. Lucas licenziò Jympson e decise di ricostruire il film da capo, affidandosi a Richard Chew, Paul Hirsch e, soprattutto, a Marcia Lucas, che all’epoca stava lavorando anche a New York, New York di Martin Scorsese.

Riscrivere Star Wars in sala di montaggio

Marcia aveva un istinto narrativo che a George mancava totalmente. Fu lei a capire che l’introduzione di Luke Skywalker su Tatooine era troppo noiosa e lunga, tagliando senza pietà tutte le scene (già girate e costosissime) in cui Luke parlava con i suoi amici alla stazione di Tosche. Questo taglio drastico spostò il focus sull’avventura dei droidi, rendendo la comparsa di Luke molto più dinamica.

Ma il capolavoro assoluto di Marcia Lucas fu la Battaglia di Yavin, l’assalto finale alla Morte Nera. Nella sceneggiatura originale di George Lucas, l’assalto non aveva alcun vero senso di urgenza. I caccia ribelli attaccavano la stazione spaziale, combattevano contro i TIE Fighter, facevano un paio di tentativi falliti e alla fine distruggevano l’obiettivo. Era una scaramuccia come tante.

Marcia prese i pezzi del film e letteralmente inventò la minaccia della Morte Nera che si avvicinava alla base ribelle. Rimodulò l’intero montaggio, rubò scene di dialogo dai piloti, reinserì i countdown (“Morte Nera a distanza di tiro in tre minuti…”) e creò un climax al cardiopalma che non esisteva sulla carta. Il trionfo finale di Luke che disattiva il computer di puntamento e usa la Forza, mentre Han Solo arriva all’ultimo secondo per salvargli la vita sbalzando Darth Vader nello spazio, è pura magia di montaggio. Senza il ritmo infuso da Marcia Lucas, quel finale epico sarebbe sembrato solo una confusa accozzaglia di esplosioni di plastica.

La Proiezione della Vergogna e lo Scontro De Palma vs Spielberg

Nonostante il montaggio salvifico e gli effetti speciali completati all’ultimo minuto, George Lucas era ancora terrorizzato. Così terrorizzato che decise di organizzare una proiezione privata a casa sua, invitando il suo giro ristretto di amici e colleghi registi, i cosiddetti “Movie Brats”, per avere un parere onesto. Era l’inizio del 1977.

Brian-De-palma-su-star-wars

Il film proiettato non era ancora definitivo: mancavano molti effetti sonori, e in diverse scene di battaglie spaziali c’erano inseriti vecchi spezzoni di combattimenti aerei della Seconda Guerra Mondiale in bianco e nero al posto dei TIE Fighter.

Il massacro senza pietà di Brian De Palma

Quando si accesero le luci nella sala di proiezione, calò un silenzio di tomba. Nessuno sapeva cosa dire. Brian De Palma (Carrie – Lo sguardo di Satana, Scarface) fu il primo a rompere il ghiaccio, e fu spietato. Fece a pezzi il film. Prese in giro la mistica della Forza (“Cos’è questa Forza? Una specie di religione buddista scadente?”), derise l’aspetto di Darth Vader e definì l’intero progetto “un disastro colossale”.

De Palma fece notare a Lucas che il prologo testuale a scorrimento (il celebre crawl d’apertura) era incomprensibile. Fu proprio De Palma, nei giorni successivi, a sedersi con Lucas per riscriverlo interamente e renderlo conciso ed epico, dimostrando che, pur odiando il film, era un vero amico pronto ad aiutare.

Gli altri presenti erano altrettanto scettici. Tutti pensavano che Lucas avesse buttato all’aria la sua carriera promettente.

La profezia di Steven Spielberg e la scommessa milionaria

Solo una voce si levò in difesa di quella proiezione grezza: Steven Spielberg. Spielberg, che all’epoca stava lavorando a Incontri ravvicinati del terzo tipo, aveva colto l’essenza pura del film. Vide oltre i difetti tecnici e i vecchi aerei in bianco e nero. Capì che Lucas aveva intercettato un bisogno inconscio del pubblico americano: la voglia di sognare di nuovo, di fuggire dalla cinica realtà post-Vietnam e post-Watergate per tornare a un’epica favola manichea di bene contro male.

Spielberg si alzò, guardò i suoi colleghi allibiti e disse a Lucas: “George, questo film farà 100 milioni di dollari”. (Ne farà 775 milioni, ma l’intuizione era corretta).

La tensione tra i due registi si trasformò in una leggendaria scommessa. Lucas, convinto che il film di Spielberg (Incontri ravvicinati) sarebbe stato il vero successo dell’anno, propose uno scambio: ognuno avrebbe dato all’altro il 2,5% degli incassi del proprio film. Spielberg, credendo ciecamente in Guerre Stellari, accettò. Quella scommessa rese Spielberg uno degli uomini più ricchi di Hollywood senza aver girato nemmeno un metro di pellicola di Star Wars, mentre Lucas dovette cedergli una fortuna.

La Nascita del Blockbuster Moderno

Arriviamo al fatidico maggio 1977. La Fox era così convinta del disastro imminente che costrinse i proprietari delle sale cinematografiche americane ad acquistare Star Wars con un ricatto contrattuale: se volevano proiettare l’attesissimo L’altra faccia di mezzanotte (che lo studio credeva sarebbe stato il trionfo dell’estate), dovevano per forza proiettare anche “quel film con lo scimmione peloso e i robot”.

il-cast-di-star-wars

George Lucas, incapace di reggere la tensione e sicuro che le recensioni lo avrebbero massacrato, fuggì alle Hawaii con l’amico Steven Spielberg proprio nei giorni dell’uscita. (Per inciso, fu su quella spiaggia delle Hawaii che i due ebbero l’idea di creare Indiana Jones, ma questa è un’altra storia).

Maggio 1977 Le code fuori dai cinema per Star Wars

La mattina dell’uscita di Star Wars, negli uffici della Fox iniziarono a suonare i telefoni. Le notizie erano confuse, frammentarie. Si parlava di traffico bloccato a Los Angeles, di polizia chiamata a gestire l’ordine pubblico, di risse per accaparrarsi i biglietti.

Non c’era stato nessun flop. C’era un’isteria collettiva. Le persone non andavano a vedere il film; andavano a vederlo, uscivano, compravano un altro biglietto e tornavano in sala. Per ore. Per giorni.

Il pubblico mondiale aveva visto per la prima volta un universo sporco, vissuto e credibile, e se ne era innamorato perdutamente. Le code ai botteghini si snodavano per interi isolati. Il passaparola divenne un fenomeno virale prima ancora che la parola “virale” avesse un significato fuori dalla medicina. La colonna sonora di John Williams trasformò una space opera complessa in una marcia trionfale verso la leggenda.

Il merchandising di Star Wars e la rivincita finale di Lucas

La vera genialità, la mossa da scacco matto che rese George Lucas il re assoluto di Hollywood, si rivelò proprio in quei mesi. Durante la negoziazione del suo contratto con la disperata e dubbiosa Fox, Lucas aveva accettato un taglio netto del suo stipendio come regista in cambio di due diritti che, nel 1977, erano considerati carta straccia: i diritti sui sequel e i diritti sul merchandising.

La Fox aveva ceduto tutto con una risata, pensando: “Chi mai vorrebbe comprare giocattoli su un film che andrà malissimo, o farne una seconda parte?”. La risposta fu: tutti i bambini del mondo civilizzato. Lucas deteneva il 100% dei diritti sulle action figure, sui vestiti, sui fumetti, sui libri di Star Wars. Costruì un impero economico senza precedenti, diventando totalmente indipendente dagli studios hollywoodiani (potendo finanziare L’Impero Colpisce Ancora con i suoi stessi soldi). Il disastro assoluto si era trasformato nella macchina da soldi più perfetta della storia del cinema.

Da un inferno di stress clinico, attori scontenti, modelli fusi ed effetti speciali in ritardo, era nata non solo “Una Nuova Speranza” per il cinema sci-fi, ma un vero e proprio capolavoro intramontabile. La prossima volta che guardate le avventure di Luke e Han Solo, ricordatevi di questo: non state guardando la visione lineare di un genio sicuro di sé, ma il disperato, folle e miracoloso puzzle assemblato all’ultimo secondo da un gruppo di pazzi. Ed è forse questo, in fondo, il vero potere della Forza.

E ora tocca a voi!

Siamo arrivati alla fine di questo incredibile viaggio nel dietro le quinte più caotico della storia del cinema. Scommetto che dopo aver letto tutto questo, la prossima volta che farete un rewatch di Una Nuova Speranza guarderete C-3PO e non potrete fare a meno di pensare al povero Anthony Daniels ferito dal suo stesso costume in Tunisia!

E voi? Eravate a conoscenza del miracolo compiuto al montaggio da Marcia Lucas o della reazione spietata di Brian De Palma? Qual è il retroscena di Star Wars che vi ha sconvolto di più?

Se vi piacciono i pareri, le storie e tutti i retroscena del cinema cult che ha fatto la storia, Non perdete il nostro precedente articolo su Aliens Scontro Finale!

Fatemelo sapere qui sotto nei commenti, vi leggo tutti! E se questa immersione nei segreti oscuri di Hollywood vi è piaciuta, vi invito caldamente a iscrivervi al nostro canale YouTube Top Movies Italia per non perdervi le nostre prossime video-analisi esclusive e i nostri documentari. E ovviamente, non dimenticate di supportare tutto il grande network iscrivendovi anche a Top Games Italia per il meglio dell’intrattenimento videoludico! Alla prossima avventura! E che la Forza sia con voi… ma soprattutto con i vostri montatori video!

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