martedì, Maggio 19, 2026

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Andrea Volpi - Top Games
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Sono Andrea Volpi, appassionato di videogiochi e tecnologia fin da bambino. Top Games è per me uno sfogo e un modo per comunicare raccontando la mia esperienza nel mondo dei videogiochi in maniera molto personale e soggettiva.

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10 videogiochi devastanti a meno di 3 euro da avere

Come risparmiare un sacco sui tuoi videogiochi preferiti e non rinunciare al divertimento.

Parliamoci chiaro, ragazzi: il mercato dei videogiochi è diventato una giungla. E non parlo di una bella giungla lussureggiante alla Far Cry, ma di quelle giungle piene di trappole, sabbie mobili e predatori pronti a sbranare il vostro portafogli. Siamo arrivati a un punto in cui il “prezzo standard” per un titolo tripla A sfiora, e talvolta supera, gli 80 euro. Ottanta euro. Ci rendiamo conto? Con quella cifra ci fate la spesa per una settimana, ci pagate un paio di bollette o, se siete furbi come noi di Top Games, ci comprate una libreria intera di capolavori che vi dureranno per i prossimi due anni.

C’è questa strana credenza diffusa secondo cui “più costa, più vale”. È il marketing, bellezza. Ci hanno convinto che per divertirsi serva l’ultima uscita, quella con il ray tracing che vi scioglie la scheda video e la patch del day one grande quanto l’intero hard disk. Ma la verità è un’altra. La verità è che gli store digitali sono pieni zeppi di gemme, di titoli che hanno fatto la storia o di perle indie che sono passate in sordina, che oggi costano meno di un caffè macchiato al bar sotto casa.

Non stiamo parlando di shovelware, quei giochini spazzatura fatti in due ore per rubarvi spiccioli. No. Stiamo parlando di produzioni milionarie, di opere d’arte visiva, di gameplay che hanno ridefinito interi generi. Abbiamo setacciato il web, analizzato le curve di prezzo, testato i giochi pad alla mano e siamo giunti a questa lista definitiva.

Preparatevi, mettetevi comodi e aprite gli appunti (o direttamente il carrello di Steam), perché state per scoprire come diventare i gamer più ricchi del quartiere spendendo meno di quanto trovate tra i cuscini del divano. Ecco i 10 videogiochi devastanti a meno di 3 euro.

Tomb Raider GOTY Edition: La Rinascita Brutale di un’Icona

Dalle ceneri al mito: Come si riscrive la storia

Iniziamo con un peso massimo. Quando nel 2013 Crystal Dynamics ha deciso di riprendere in mano il franchise di Tomb Raider, la situazione era delicata. Lara Croft era diventata una caricatura di se stessa: due pistole, pantaloncini corti e un atteggiamento da supereroina intoccabile. Serviva un cambiamento radicale. Serviva umanità.

10 videogiochi incredibili da avere a meno di 3 euro

Tomb Raider (2013) non è solo un reboot; è una decostruzione del mito. Qui non interpretiamo l’archeologa esperta che fa salti mortali sparando a tigri in via d’estinzione. Qui interpretiamo una ragazza giovane, inesperta, terrorizzata. Il gioco inizia con un naufragio brutale nel Triangolo del Drago e ci sbatte in faccia la realtà: Lara non è un soldato, è una sopravvissuta.

Gameplay: Un mix perfetto di dolore e adrenalina

Il cuore pulsante di questo titolo è la sua capacità di farvi sentire il peso di ogni azione. Il sistema di movimento è fluido ma “pesante”. Quando Lara salta e si aggrappa a una sporgenza con la piccozza, sentite lo sforzo, sentite le unghie che graffiano la roccia.

La struttura è quella di un’avventura dinamica con elementi metroidvania leggeri. L’isola di Yamatai è divisa in macro-aree esplorabili (Hub) collegate da corridoi narrativi lineari. Questo permette un ritmo di gioco perfetto: momenti di esplorazione libera, dove cacciare animali per ottenere materiali e potenziare l’equipaggiamento, alternati a sequenze scriptate degne dei migliori film d’azione di Hollywood.

Il sistema di combattimento abbandona il lock-on automatico dei vecchi capitoli per un approccio TPS (Third Person Shooter) moderno e viscerale. Ma la vera star è l’arco. Usare l’arco in Tomb Raider è un’esperienza sensoriale: la tensione della corda, il leggero zoom, il fruscio della freccia. È silenzioso, letale e incredibilmente soddisfacente.

Un dettaglio che cambia tutto: La caccia al cervo

C’è una scena, nelle prime fasi di gioco, che definisce l’intero mood dell’opera. Lara è ferita (ha letteralmente un pezzo di metallo conficcato nel fianco), infreddolita e sta morendo di fame. Deve uccidere un cervo. Non lo fa per sport, non lo fa per punti esperienza. Lo fa per mangiare. Quando si avvicina alla preda abbattuta, la telecamera indugia sul suo volto: non c’è trionfo, c’è dispiacere misto a necessità. “Mi dispiace”, sussurra. In quel momento, il giocatore si connette con il personaggio in un modo che raramente accade nei videogiochi.

Comparto Tecnico e Longevità

Nonostante gli anni, la “GOTY Edition” si difende benissimo. L’edizione include la tecnologia TressFX per i capelli (che all’epoca scioglieva le GPU ma oggi è bellissima da vedere) e tutti i DLC usciti, che aggiungono tombe opzionali e skin. Visivamente, Yamatai è un luogo di una bellezza oscura, tra templi giapponesi in rovina, bunker della seconda guerra mondiale e foreste spettrali spazzate dalla pioggia.

Il Prezzo: Per portarvi a casa l’inizio della leggenda, comprensivo di tutti i contenuti extra, il costo è di soli 1.66€.

Lego City Undercover: Il GTA che non sapevi di volere

Oltre i mattoncini: Una satira geniale

Molti commettono l’errore madornale di guardare un gioco LEGO e pensare: “Vabbè, è roba per bambini”. Grave errore. Lego City Undercover è, senza mezzi termini, uno dei migliori open world mai creati. Punto. E sapete perché? Perché non si prende mai sul serio.

A differenza dei soliti giochi LEGO legati a un brand (Star Wars, Marvel, Harry Potter), questo è un titolo originale. Questo ha dato agli sviluppatori di TT Fusion una libertà creativa assoluta. Il risultato è una parodia gigantesca, affettuosa e hilarante dei film polizieschi americani degli anni ’70 e ’80, con citazioni che vanno da Starsky & Hutch a Die Hard, fino a Le Ali della Libertà (sì, c’è una citazione di Morgan Freeman fatta da un omino LEGO).

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Chase McCain: L’eroe di cui avevamo bisogno

Voi siete Chase McCain, un poliziotto che torna a Lego City per catturare il super criminale Rex Fury. La trama è un pretesto per lanciarvi in una serie di missioni che sono puro caos controllato. Il gameplay si basa su due pilastri: l’esplorazione e i travestimenti.

Chase non ha superpoteri, ma ha “super-mestieri”. Può vestirsi da ladro per scassinare porte, da minatore per spaccare rocce con la dinamite, da astronauta per usare teletrasporti, da contadino per… beh, per planare usando una gallina. Ogni travestimento sblocca nuove abilità che permettono di accedere a nuove aree della città, rendendo il backtracking non un fastidio, ma una gioia.

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Una città viva e folle

Lego City è densa. È una mappa che fonde San Francisco, New York e Miami in un unico agglomerato urbano fatto di plastica. Potete guidare qualsiasi veicolo: auto sportive, camion della spazzatura, UFO, tosaerba e, come accennato nel video, maiali e T-Rex. Il modello di guida è arcade e scivoloso, fatto apposta per generare incidenti spettacolari dove le macchine esplodono in mille mattoncini.

Ma è l’umorismo a regnare sovrano. Camminando per strada sentirete i cittadini dire cose assurde. C’è una missione in cui dovete letteralmente rubare un camion pieno di smeraldi per guadagnarvi la fiducia della mafia, per poi scoprire che la mafia è gestita da personaggi che sembrano usciti da un film di Scorsese, ma che bevono latte e biscotti.

Perché comprarlo ora?

È un gioco che offre facilmente 40-50 ore di contenuti se volete completarlo al 100% (ci sono centinaia di mattoncini d’oro e personaggi da sbloccare). È perfetto per staccare il cervello dopo una giornata stressante, o per giocarci in cooperativa locale con un amico, fidanzata o figlio. È pura dopamina digitale.

Il Prezzo: Il biglietto per la città più divertente del mondo costa appena 1.61€.

Gris: Quando il Videogioco Diventa Arte Pura

Un viaggio attraverso il dolore

Se Lego City è il caos rumoroso, Gris è il silenzio assordante. Sviluppato dallo studio spagnolo Nomada Studio, questo titolo non è semplicemente un platform 2D. È un’allegoria interattiva sulle cinque fasi del lutto: negazione, rabbia, negoziazione, depressione e accettazione.

Non c’è testo. Non c’è dialogo. Non ci sono nemici che vi possono uccidere. Non c’è il “Game Over”. C’è solo Gris, una ragazza che ha perso la voce, persa nel suo mondo interiore che sta crollando. All’inizio del gioco, tutto è bianco e nero, disegnato con linee sottili a matita. Il mondo è frammentato, rotto.

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Gameplay: I colori come meccanica

La genialità di Gris sta nel modo in cui fonde la progressione emotiva con quella ludica. Man mano che Gris elabora il suo dolore, sblocca nuovi colori che “inondano” lo schermo come acquerelli vivi.

  • Il Rosso porta con sé la rabbia, trasformando l’ambiente in un deserto sferzato da tempeste di sabbia violente.

  • Il Verde porta la vita, facendo crescere piante che diventano piattaforme su cui arrampicarsi.

  • Il Blu porta la pioggia e la profondità, permettendo a Gris di nuotare in abissi malinconici.

Il vestito di Gris è la sua “arma”. Può trasformarsi in un cubo pesante per resistere al vento (la metafora della testardaggine e della resistenza), può diventare leggero per saltare più in alto, o trasformarsi in una manta per nuotare. Gli enigmi ambientali sono eleganti: mai troppo difficili da bloccare il flusso, ma abbastanza intelligenti da farvi sentire appagati.

Un comparto audiovisivo da brividi

Dobbiamo parlare della colonna sonora. I Berlinist hanno composto una musica che vi entrerà nelle ossa. È eterea, delicata, ma capace di esplodere in crescendo orchestrali nei momenti di catarsi. Visivamente, ogni frame di questo gioco potrebbe essere stampato e appeso in un museo d’arte moderna. Le animazioni sono fatte a mano, fluide come l’acqua.

C’è un momento specifico, verso la fine, che coinvolge una statua che si rompe e un canto ritrovato, che è probabilmente una delle cose più potenti mai viste su uno schermo. Se avete un cuore che batte, Gris ve lo toccherà.

Il Prezzo: Un’esperienza che vi cambierà dentro, al costo di 2.24€.

Graveyard Keeper: Il Capitalismo Macabro

Stardew Valley, ma con i cadaveri

Immaginate Stardew Valley o Harvest Moon. Avete presente quella sensazione rilassante di piantare le rape, innaffiarle e venderle al mercato? Bene. Ora prendete quella formula, buttatela in un calderone di acido, aggiungete un pizzico di Inquisizione Spagnola, un asino comunista parlante e tanti, tantissimi cadaveri. Ecco a voi Graveyard Keeper.

Siete stati investiti da un’auto nel mondo reale e vi risvegliate in un medioevo fantasy con un solo compito: gestire il cimitero locale e trovare un modo per tornare a casa. Sembra semplice, vero? Sbagliato.

La gestione delle risorse (umane)

Il gioco è un gestionale estremamente profondo e complesso. Dovete prendervi cura del cimitero, riparare le tombe, tagliare l’erba. Ma la “materia prima” arriva ogni giorno portata da un asino che pretende di essere pagato in carote (perché anche lui vuole fare la rivoluzione proletaria, apparentemente).

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Quando arriva un corpo, dovete decidere cosa farne. Potete seppellirlo onestamente, certo. Ma… ehi, quella carne sembra ancora buona, no? Perché sprecarla sotto terra quando potete estrarla chirurgicamente, timbrarla con un sigillo di “carne autorizzata” (falso, ovviamente) e venderla al locandiere del villaggio per farci degli hamburger durante il rogo delle streghe? È grottesco? Sì. È divertente? Da morire.

Un albero tecnologico infinito

La progressione in Graveyard Keeper è mostruosa. Potete diventare fabbri, falegnami, alchimisti, scrittori e teologi.
L’alchimia, in particolare, è un gioco nel gioco: dovete mescolare polveri, soluzioni ed estratti ottenuti da organi, piante e insetti per creare pozioni che rallentano la decomposizione dei corpi o elisir di lunga vita.

E poi c’è la chiesa. Sì, dovete anche dire messa. Migliore è la qualità del vostro cimitero e della vostra chiesa, più fede raccoglierete dai fedeli (che sono risorse spendibili per sbloccare tecnologie). È un loop di gioco cinico: usate la fede per studiare organi umani per fare zombie migliori che lavorano per voi nelle miniere, così potete costruire una chiesa più bella per avere più fede. Geniale.

L’atmosfera e lo stile

Graficamente è una pixel art deliziosa, ricca di dettagli, che contrasta magnificamente con i temi trattati. L’illuminazione dinamica, il ciclo giorno/notte e le stagioni rendono il mondo vivo. I dialoghi sono pieni di humor nero e battute taglienti sulla burocrazia e la religione. Attenzione: crea dipendenza. Vi ritroverete alle 3 di notte a dire “ancora un cadavere e poi smetto”.

Il Prezzo: Per diventare il becchino più indaffarato della storia, bastano 2.94€.

Moonlighter: L’Eroe con la Partita IVA

Il dilemma dell’avventuriero

Nei giochi di ruolo classici, entriamo in un negozio, vendiamo 50 spade arrugginite e 20 denti di drago al mercante, prendiamo i soldi e ce ne andiamo. Ma vi siete mai chiesti che fine fa quella roba? Chi è quel mercante? Come fa ad avere tutti quei soldi? Moonlighter risponde a queste domande mettendovi dall’altra parte del bancone.

Will è un mercante di giorno, ma sogna di essere un eroe. Vive a Rynoka, un villaggio sorto vicino a dei Dungeon antichi. Il gioco si divide in due fasi distinte e perfettamente bilanciate: la gestione del negozio (Day time) e l’esplorazione dei dungeon (Night time).

Fase Notturna: Zelda incontra il Rogue-lite

Di notte, Will prende scopa e… no, scherzo. Prende spada e scudo e si tuffa nei portali. Il gameplay qui è un action RPG con visuale dall’alto, molto simile ai vecchi Legend of Zelda (in particolare Minish Cap). I dungeon sono generati proceduralmente, pieni di mostri e boss unici.

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Il twist interessante è la gestione dell’inventario. Lo zaino ha uno spazio limitato e alcuni oggetti sono “maledetti”. Ad esempio, un oggetto potrebbe avere la maledizione “distrugge l’oggetto a sinistra quando torni in città”, oppure “può essere posizionato solo nella riga in alto”. Diventa un puzzle: dovete incastrare il loot nello zaino per massimizzare il profitto senza perdere gli oggetti preziosi.

Fase Diurna: Il lupo di Wall Street

Tornati vivi (si spera) al mattino, aprite il negozio “Moonlighter”. Qui dovete posizionare gli oggetti sugli scaffali e decidere il prezzo. Ma attenzione: non sapete il valore reale degli oggetti! Dovete osservare le reazioni dei clienti.

  • Faccina felice con gli occhi a dollaro? Prezzo troppo basso, avete perso soldi!

  • Faccina arrabbiata? Prezzo troppo alto, se ne vanno.

  • Faccina soddisfatta? Prezzo giusto.

È un sistema di domanda e offerta dinamico. Se vendete troppi pezzi dello stesso oggetto, il mercato si satura e il prezzo crolla. Con i guadagni potete espandere il negozio, assumere assistenti, finanziare altri mercanti in città (il fabbro, l’incantatrice) e comprare equipaggiamento migliore per andare in dungeon più difficili la notte seguente.

Il loop “Combatti -> Ottieni Loot -> Vendi -> Migliora -> Combatti” è talmente ben oliato che è impossibile staccarsi.

Il Prezzo: La doppia vita di Will vi costerà solo 1.22€.

Man Eater: La Vendetta è un Piatto che va Servito Crudo (e in Mare)

ShaRkPG: Un nuovo genere

Se vi dicessi che esiste un gioco che mescola GTA e Lo Squalo di Spielberg, mi credereste? Man Eater è esattamente questo. Gli sviluppatori di Tripwire Interactive hanno coniato il termine “ShaRkPG” (Shark RPG) e non c’è definizione migliore.

La premessa è semplice e brutale: un cacciatore di squali cajun, Scaly Pete, uccide vostra madre e vi sfigura quando siete ancora un cucciolo. Sopravvivete per miracolo e giurate vendetta. Da quel momento, il vostro obiettivo è mangiare. Mangiare tutto. Pesci, tartarughe, alligatori e, soprattutto, umani.

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Evoluzione Darwiniana… o quasi

Iniziate nelle paludi torbide del Bayou come un piccolo squalo vulnerabile. Dovete nascondervi dai barracuda e dagli alligatori. Ma man mano che mangiate, ottenete nutrienti (proteine, grassi, minerali) che usate per evolvervi.

Il sistema di crescita è esilarante. Non diventate solo più grandi. Potete mutare geneticamente.
Volete denti elettrificati che stordiscono le prede? Fatto.
Volete una pelle ossea che vi fa sembrare un carro armato preistorico? Fatto.
Volete una coda che lancia veleno? Perché no.

Alla fine del gioco sarete un Megalodonte di 10 metri capace di saltare sulla terraferma, fare una strage di bagnanti e tornare in acqua prima di soffocare.

La satira dei Reality Show

Ciò che eleva Man Eater da semplice gioco arcade a piccolo cult è la presentazione. Tutto il gioco è incorniciato come se fosse una puntata di un reality show trash americano sulla caccia agli squali, intitolato “Maneaters vs Sharkhunters”.

C’è una voce narrante (doppiata in inglese dal comico Chris Parnell, la voce di Jerry in Rick and Morty) che commenta costantemente le vostre azioni con un tono documentaristico serio ma dicendo cose assolutamente ridicole. Se mangiate un umano, il narratore potrebbe iniziare a snocciolare statistiche assurde sul consumo di crema solare o sulla vita triste della vittima. È geniale e mantiene il tono leggero nonostante la carneficina a schermo.

Gameplay fluido, ambientazioni variegate (dalle paludi inquinate ai resort di lusso, fino al mare aperto) e un sistema di combattimento sorprendentemente tecnico basato su schivate, colpi di coda e morsi.

Il Prezzo: Per diventare il re degli oceani, servono solo 2.81€.

La Terra di Mezzo: L’Ombra di Mordor – Il Nemesis System è Tutto

Non il solito gioco su licenza

Quando uscì Shadow of Mordor, tutti si aspettavano il solito compitino: un gioco sul Signore degli Anelli per sfruttare il brand. Invece, Monolith Productions ha tirato fuori dal cilindro una delle meccaniche più innovative degli ultimi 15 anni: il Nemesis System.

Ambientato tra Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli, interpretate Talion, un ramingo che viene ucciso insieme alla sua famiglia dagli orchi di Sauron, ma viene riportato in vita (più o meno) dallo spettro dell’elfo Celebrimbor. I due condividono lo stesso corpo e cercano vendetta. Il combattimento è un “Freeflow” alla Batman Arkham: fluido, ritmico, spettacolare, con contromosse e decapitazioni brutali.

shadow of mordor il sistema nemesis

Perché il Nemesis System è rivoluzionario?

Ecco la magia: i nemici non sono carne da macello generica. Gli Uruk-hai hanno una gerarchia sociale. Ci sono i Capitani e i Comandanti. Ognuno ha un nome, una personalità, punti di forza e debolezze (uno potrebbe temere il fuoco, l’altro essere immune agli attacchi furtivi).

Se un orco qualunque vi uccide durante il gioco, non c’è solo il respawn. Quell’orco viene promosso. Ottiene un nome, un’armatura migliore e si ricorda di voi. “Ah, sei tornato, ramingo? Ti piace proprio morire!”. Si crea una rivalità personale.

Potete interferire nelle loro lotte di potere, aiutarne uno a ucciderne un altro per farlo salire di grado e poi, più avanti nel gioco, usare i poteri dello spettro per dominare la sua mente e averlo come spia o guardia del corpo.

Nessun giocatore avrà mai la stessa esperienza o gli stessi nemici di un altro. Ho avuto un orco, “Dush il Fortunato”, che è sopravvissuto a tre miei tentativi di omicidio, tornando ogni volta con più cicatrici, una benda sull’occhio, una gamba di legno e un odio viscerale nei miei confronti. Quando alla fine l’ho sconfitto definitivamente, mi è quasi dispiaciuto.

Un Open World cupo e affascinante

Mordor non è un bel posto, ma è realizzata magnificamente. Le animazioni sono eccellenti e la sensazione di potere che si prova nel teletrasportarsi tra i nemici, scoccare frecce spettrali e cavalcare caragor (bestie simili a grossi lupi) è impagabile. A questo prezzo, state comprando ore e ore di pura “power fantasy”.

Il Prezzo: Sfidare Sauron vi costerà meno di una bibita: 2.00€.

Chernobylite: Horror, Sci-Fi e Strategia nella Zona di Esclusione

Benvenuti a Pripyat, quella vera

Se siete fan della serie S.T.A.L.K.E.R. o Metro, fermatevi qui. Chernobylite è il gioco che fa per voi. Sviluppato da The Farm 51, questo titolo ha una caratteristica tecnica impressionante: gli sviluppatori sono andati fisicamente nella Zona di Esclusione di Chernobyl e hanno scansionato in 3D l’ambiente reale. Quello che vedete nel gioco, dalla ruota panoramica di Pripyat ai corridoi fatiscenti degli edifici sovietici, è una replica fotorealistica della realtà. L’atmosfera che ne deriva è pesante, umida, opprimente. È reale.

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Non è il solito sparatutto

Chernobylite non è un FPS classico. È un ibrido strano e affascinante.

  1. Survival: Dovete gestire risorse, radiazioni e psiche.

  2. Base Building: Avete una base operativa che dovete arredare, espandere con banchi da lavoro, generatori e comfort per tenere alto il morale.

  3. Gestionale di Squadra: Potete reclutare altri stalker. Ogni giorno dovete assegnare loro delle missioni (cercare cibo, munizioni, uccidere nemici) e equipaggiarli a dovere. Se li trattate male o falliscono troppe missioni, possono abbandonarvi o morire.

  4. Horror Sci-Fi: La trama ruota attorno alla ricerca della vostra fidanzata scomparsa 30 anni prima e all’uso della “Chernobylite”, una sostanza misteriosa che permette di alterare il tempo e lo spazio.

La non-linearità della storia

Il gioco vi permette di fare scelte che cambiano drasticamente il corso degli eventi. Ma la vera chicca è che, se morite o se le cose vanno male, potete usare la Chernobylite per “riscrivere” il passato, cambiando le vostre decisioni precedenti per vedere come influenzano il presente. È un meccanismo narrativo complesso che vi spinge a sperimentare.

Il gunplay è solido, ma spesso la furtività è la scelta migliore. I mostri che popolano la zona sono inquietanti, ma i soldati umani sono altrettanto pericolosi. È un gioco lento, ragionato, fatto di atmosfera e tensione più che di sparatorie alla Rambo.

Il Prezzo: Un viaggio nella zona radioattiva a soli 2.98€.

Return to Monkey Island: La Nostalgia Fatta Bene

Ron Gilbert è tornato

Per chi è cresciuto negli anni ’90, Monkey Island non è un gioco, è una religione. Dopo Monkey Island 2: LeChuck’s Revenge (1991), il creatore originale Ron Gilbert lasciò il progetto. I seguiti furono fatti da altri. Per 30 anni ci siamo chiesti: “Qual era il vero finale che Ron aveva in mente? Qual è il Segreto di Monkey Island?”.
Nel 2022, a sorpresa, è uscito Return to Monkey Island, scritto e diretto proprio da Ron Gilbert.

Lo stile artistico e la sostanza

Parliamone subito: lo stile grafico ha diviso i fan. Non è pixel art, non è realistico. È uno stile “a ritagli”, moderno, spigoloso. Molti hanno storto il naso guardando i trailer, ma vi assicuro una cosa: dopo 10 minuti di gioco, non ci farete più caso. Perché l’anima è intatta. Le animazioni sono espressive e i colori vibranti.

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La storia riprende le avventure di Guybrush Threepwood, il pirata più inetto e amabile dei sette mari, ancora una volta alle prese con il suo nemico giurato, il pirata zombie LeChuck. I dialoghi sono brillanti, l’umorismo è quello surreale e intelligente di una volta, capace di rompere la quarta parete e prendere in giro le convenzioni dei videogiochi moderni.

Un Punta e Clicca per il 2024

Il grande merito di questo titolo è aver reso il genere “Punta e Clicca” (spesso frustrante per i neofiti a causa di enigmi illogici) accessibile a tutti senza renderlo banale.
C’è un sistema di indizi integrato: un libro magico che vi dà suggerimenti graduali. Siete bloccati? Chiedete un piccolo aiuto. Ancora bloccati? Chiedete la soluzione completa. Questo elimina la frustrazione di dover cercare le guide online e mantiene il ritmo della narrazione alto.
L’interfaccia è pulita e moderna. Non bisogna più provare a combinare “pollo di gomma” con “carrucola” a caso sperando che funzioni; gli enigmi hanno una logica deduttiva soddisfacente.

È una lettera d’amore ai fan, un addio commovente ai personaggi, ma anche un gioco d’avventura solido e divertentissimo per chi non ha mai sentito nominare Guybrush.

Il Prezzo: Scoprire il segreto dei pirati costa, letteralmente, un caffè: 1.00€.

Wolfenstein 3D: Il Nonno di Doom

Dove tutto è iniziato

Concludiamo con un pezzo da museo. Ma non un museo noioso, uno di quelli dove si può toccare tutto e sparare ai na***ti. Wolfenstein 3D, uscito nel 1992, è il padre degli sparatutto in prima persona (FPS). Prima di Call of Duty, prima di Halo, prima ancora di Doom, c’era B.J. Blazkowicz nel castello di Wolfenstein.

Sviluppato da id Software (i geni John Carmack e John Romero), questo gioco ha introdotto al mondo la velocità, la violenza e la prospettiva in prima persona fluida su PC.

Perché giocarlo oggi?

Qualcuno potrebbe dire: “Ma è vecchio, è brutto”. Fermatevi. Giocare a Wolfenstein 3D oggi è una lezione di game design essenziale.

È gameplay puro, senza fronzoli. Non ci sono cutscene, non ci sono ricariche delle armi, non c’è rigenerazione della salute (si mangiano cosce di pollo trovate a terra, come veri uomini). C’è solo: corri, apri la porta, spara a tutto ciò che si muove, trova la chiave, esci.

il padre di tutti gli shooter

Il design dei livelli è labirintico. Dovete mappare mentalmente i corridoi tutti uguali (le famose pareti blu o di mattoni grigi), cercare passaggi segreti spingendo sui muri (il suono di un muro segreto che si apre è ancora oggi orgasmo puro per le orecchie di un gamer) e raccogliere tesori.

Mecha-Hi***r

E poi, diciamocelo, ha i boss più iconici e assurdi della storia. Il gioco culmina con lo scontro contro Adolf Hitler in persona. Ma non un Hitler normale. Un Hitler in una tuta robotica armata di quattro mitragliatrici a canne rotanti. È l’apice del trash anni ’90, è catartico, è storico.
A questo prezzo, non state comprando solo un gioco, state comprando un biglietto per vedere le fondamenta su cui è costruita l’intera industria moderna degli shooter.

Il Prezzo: La storia dei videogiochi al prezzo di un pacchetto di gomme: 1.04€.

Non Avete Più Scuse

Eccoci alla fine di questa maratona. Abbiamo attraversato isole maledette, città di mattoncini, oceani pieni di squali e castelli nazisti. Se sommate il costo di tutti e 10 questi titoli, arriviamo a circa 18-19 euro. Meno di venti euro per centinaia di ore di intrattenimento di altissima qualità.

Questo dimostra che il gaming non deve essere per forza un hobby costoso ed elitario. Basta saper cercare, basta avere la pazienza di guardare oltre la copertina dell’ultima uscita pompatissima. Questi giochi hanno anima, cuore e meccaniche che spesso superano le produzioni moderne da 80 euro.

Speriamo che questa guida vi sia stata utile per riempire la vostra libreria Steam (o console) con titoli che vi daranno soddisfazione vera. E voi? Quale di questi acquisterete per primo? Avete altre perle low-cost da consigliare alla community? Scrivetelo nei commenti qui sotto, siamo curiosissimi di leggervi!

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