Se esiste una costante universale nel caotico e meraviglioso universo dei videogiochi di ruolo giapponesi, questa non è la salvezza del mondo, non è la presenza di un cattivo con i capelli argentati e lunghi, e non è nemmeno la certezza che alla fine del gioco dovremo uccidere una divinità per qualche motivo filosofico astratto. No, la vera costante, l’unica certezza granitica che accompagna i fan di Square Enix da oltre trentacinque anni, ha un nome breve, secco e indimenticabile: Cid.
Immaginate di attraversare dimensioni diverse, epoche storiche che vanno dal medioevo più classico al cyberpunk più spinto, mondi fluttuanti e oceani sterminati. In ognuno di questi scenari, prima o poi, vi imbatterete in lui. A volte sarà un vecchio scorbutico sporco di grasso, altre volte un preside elegante e posato, altre ancora una rana (sì, avete letto bene) o un rivoluzionario affascinante. Cid è il marchio di fabbrica, la firma d’autore che unisce capitoli che altrimenti non avrebbero nulla in comune se non il titolo in copertina.
Ma perché proprio lui? Perché questo nome risuona con tale forza nella memoria collettiva dei videogiocatori? Non stiamo parlando di un semplice “easter egg” ricorrente, come potrebbe essere il nome di Biggs e Wedge. Cid rappresenta qualcosa di molto più profondo e strutturale. È l’archetipo dell’ingegno umano che sfida le leggi della natura, è il padre della tecnologia in mondi dominati dalla magia, è colui che ci permette, letteralmente, di spiccare il volo. In questo articolo monumentale analizzeremo ogni sua singola incarnazione, smontando il mito pezzo per pezzo come lui farebbe con un motore a combustione magica, per scoprire cosa si nasconde davvero dietro quegli occhiali da aviatore. Mettetevi comodi, perché la storia è lunga, affascinante e piena di bulloni da stringere.
Le origini incerte e la nascita di una tradizione
Quando si parla di miti fondativi, spesso la realtà si mescola con la leggenda e il caso di Cid non fa eccezione. Molti fan sono convinti che questa figura sia presente fin dal primo istante, fin dalla prima schermata di titolo del 1987. La verità, però, è un po’ più complessa e affascinante e ci mostra come Square Enix abbia saputo costruire una lore coerente anche riscrivendo il proprio passato.
Il grande assente del primo capitolo e la retcon successiva
Diciamocelo chiaramente e togliamoci subito il dente: nel Final Fantasy originale uscito su NES, Cid non c’era. I Guerrieri della Luce viaggiavano, combattevano Garland e salvavano principesse senza l’ausilio di alcun ingegnere nominato. Tuttavia, la forza di una saga si vede anche dalla capacità di curare le proprie radici a posteriori. Con il passare degli anni e l’affermarsi della tradizione, gli sceneggiatori hanno deciso di intervenire sulla storia del primo capitolo attraverso i remake.

Nelle versioni successive, come la celebre Dawn of Souls o le più recenti Pixel Remaster, il nome di Cid è stato inserito con un’operazione di “retcon” (continuità retroattiva) chirurgica. In queste versioni, parlando con gli NPC a Lufenia o leggendo antichi testi, scopriamo che l’antica aeronave che i nostri eroi dissotterrano dal deserto non è un artefatto anonimo. È l’opera magna di un certo Cid, un visionario vissuto secoli prima, creatore della tecnologia che ha permesso a un’antica civiltà di toccare il cielo. Questo dettaglio è narrativamente potentissimo: eleva Cid a figura quasi mitologica, un Leonardo da Vinci perduto nelle nebbie del tempo. Anche se non interagiamo con lui, la sua eredità è il motore stesso che permette al gioco di aprirsi verso l’esplorazione globale. È l’assenza più presente della storia dei videogiochi.
La prima vera apparizione in Final Fantasy II
Per stringere la mano al primo vero Cid dobbiamo inserire la cartuccia (o avviare il file) di Final Fantasy II. Qui l’archetipo prende forma fisica. Non è più un nome su una lapide o in un libro di storia, ma un personaggio in carne ed ossa con una storia, dei sentimenti e un ruolo cruciale.
Da semplice traghettatore a martire della causa
In Final Fantasy II, Cid è un ex Cavaliere Bianco del regno di Fynn. Ha abbandonato la spada, stanco della guerra o forse attratto da orizzonti più vasti, per fondare la prima compagnia di trasporti aerei della storia. Inizialmente, il suo ruolo sembra quasi mercenario: i protagonisti, Firion e compagni, devono pagare per usufruire dei suoi servizi. È il classico “tassista” dei JRPG, un mezzo per spostarsi velocemente sulla mappa.

Ma il gioco, noto per la sua trama cupa e drammatica, non risparmia nessuno. Cid viene inevitabilmente risucchiato nel conflitto contro l’Impero di Palamecia. Quando la città di Poft viene distrutta dal Ciclone evocato dall’Imperatore, Cid rimane ferito mortalmente. La scena della sua morte è un momento topico che stabilisce un canone per il futuro: sul letto di morte, Cid non chiede vendetta, non pensa ai soldi o alla gloria. Dona la sua aeronave ai protagonisti. È il passaggio di testimone definitivo. La vecchia guardia cede il passo e la tecnologia ai giovani, affinché possano completare ciò che gli anziani non sono riusciti a fare. Da quel momento in poi, l’aeronave non sarà più un servizio a pagamento, ma un’eredità pesante e preziosa.
L’ingegneria al servizio della fantasia
Con l’avvento delle console a 16 bit, la narrazione si fa più complessa e il ruolo di Cid si evolve. Non è più sufficiente che sia un pilota; deve essere un inventore, uno scienziato, qualcuno capace di piegare la realtà alle esigenze del giocatore.
Final Fantasy III e la trasformazione della materia
In Final Fantasy III, incontriamo Cid Haze. A prima vista potrebbe sembrare un personaggio macchietta, ma il suo contributo al gameplay è rivoluzionario. La sua grande intuizione non è solo costruire una nave che vola, ma costruire una nave che cambia.
L’Enterprise di questo capitolo è un capolavoro di ingegneria versatile. Grazie alle modifiche di Cid, la nave può trasformarsi per navigare sott’acqua o sorvolare ostacoli specifici. Qui Cid rappresenta l’adattabilità della scienza. In un mondo fantastico dove la magia risolve molti problemi, ci sono barriere fisiche che solo la tecnologia può abbattere. Senza l’ingegno di Haze, i Guerrieri della Luce sarebbero rimasti bloccati nel Continente Fluttuante per l’eternità. Cid qui è il “problem solver” definitivo, colui che guarda un vicolo cieco e decide di costruirci sopra un ponte o scavarci sotto un tunnel.

Cid Pollendina il primo Cid giocabile in FF IV
Arriviamo a Final Fantasy IV e qui, signori, ci togliamo il cappello. Cid Pollendina è una leggenda. È il primo della serie a diventare un personaggio giocabile a tutti gli effetti, un membro del party che possiamo equipaggiare e controllare in battaglia. E che membro!
Un rapporto padre figlia esplosivo e una barba iconica
Capo degli ingegneri del Regno di Baron, Cid Pollendina è visivamente iconico: barba folta, occhialoni, grembiule da lavoro e un martello gigante. Ma è la sua personalità a bucare lo schermo. È rumoroso, irascibile, beve troppo e non ha filtri, ma ama i protagonisti, Cecil e Rosa, come fossero figli suoi. La sua lealtà è incrollabile, ma è una lealtà critica: non esita a mandare al diavolo il Re quando capisce che le sue invenzioni, le famose “Ali Rosse”, vengono usate per massacrare innocenti invece che per proteggere il regno.
La scena madre di questo personaggio è impressa a fuoco nella memoria di chiunque abbia giocato a FF4. Nel mondo sotterraneo, braccati dalle aeronavi nemiche (le Ali Rosse che lui stesso ha costruito), Cid decide che l’unico modo per salvare i suoi “figli” è chiudere il passaggio. Come lo fa? Si getta dalla nave abbracciando una bomba. Sì, si fa esplodere per sigillare un vulcano. È un gesto di un eroismo folle, esagerato, quasi comico nella sua drammaticità. E la cosa più incredibile è che sopravvive. Lo ritroviamo più tardi, bendato e acciaccato, nel castello dei nani, pronto a modificare ancora una volta la nave per permetterle di volare sopra la lava e installare una trivella. Cid Pollendina è l’incarnazione della resilienza e della forza bruta dell’ingegneria: non importa quanto lo colpisci, lui torna sempre per aggiustare ciò che è rotto.
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La coppia nonno nipote in Final Fantasy V
In Final Fantasy V, Square Enix decide di esplorare il tema dell’eredità scientifica. Non abbiamo un solo inventore, ma una coppia: Cid Previa e suo nipote Mid.
Cid Previa è un uomo tormentato. È lo scienziato che ha scoperto come amplificare il potere dei Cristalli per generare energia, portando benessere e progresso. Ma ha scoperto troppo tardi che questo processo stava letteralmente uccidendo i Cristalli e, di conseguenza, il pianeta. Passa gran parte del gioco nel tentativo disperato di fermare le macchine che lui stesso ha progettato. È una figura tragica, schiacciata dal senso di colpa, che rappresenta il lato oscuro del progresso industriale.
Accanto a lui c’è Mid, un ragazzino geniale, pieno di energia e ottimismo, che legge manuali di ingegneria come fossero fumetti. La dinamica tra i due è splendida: il nonno porta l’esperienza e il peso degli errori passati, il nipote porta l’energia e la speranza per il futuro. Insieme lavorano per trasformare l’aeronave e aiutare Bartz. È un messaggio ecologista molto potente, inserito in un gioco del 1992: la tecnologia può distruggere il mondo, ma se guidata dalla coscienza e dalle nuove generazioni, può anche salvarlo.
Il peso del progresso e la tragedia
Con l’avvicinarsi della fine dell’era 16-bit, la narrazione di Final Fantasy raggiunge vette di drammaticità shakespeariana e Cid ne diventa uno dei protagonisti emotivi più forti.
Cid del Norte Marquez e l’impero Gestahliano
In Final Fantasy VI, la tecnologia non è solo un mezzo di trasporto, è il nemico. L’Impero Gestahliano ha basato il suo dominio sulla tecnologia Magitek, che fonde macchine e magia estratta dagli Esper. E chi c’è dietro tutto questo? Cid del Norte Marquez.
Visivamente atipico con il suo cappuccio giallo che lo fa sembrare un “minion” cresciuto o un monaco, questo Cid è un uomo di scienza che ha lavorato per l’Impero credendo nel progresso, per poi rendersi conto di aver armato dei mostri. Tuttavia, la sua umanità emerge nel rapporto con Celes, il generale imperiale geneticamente modificata che lui ha cresciuto come una figlia.

Quella scena sulla spiaggia che ci ha spezzato il cuore
Il vero impatto emotivo di questo Cid arriva nella seconda metà del gioco, nel “World of Ruin”. Il mondo è stato distrutto da Kefka, i continenti sono spezzati, la speranza è morta. Celes si risveglia dopo un anno di coma su un’isola deserta, dove Cid si è preso cura di lei finché non si è ammalato gravemente.
Qui il gioco ci mette di fronte a una meccanica crudele e non spiegata: dobbiamo pescare per nutrire Cid. Se peschiamo pesci sani e veloci, lui guarisce. Se peschiamo pesci lenti e malati, le sue condizioni peggiorano. Molti giocatori, alla prima run, non capivano il meccanismo e assistevano impotenti alla morte di Cid. Quella scena è devastante. La morte dell’unica persona cara rimasta spinge Celes a tentare il suicidio gettandosi da una scogliera, una delle scene più forti e mature mai viste in un gioco Nintendo dell’epoca.
Se invece riusciamo a salvarlo (o se lui muore e troviamo la sua lettera), scopriamo che ha costruito una zattera segreta. Anche nel momento della fine, il suo pensiero era rivolto alla libertà di Celes. “Vattene da qui, trova i tuoi amici, vivi”. Cid è colui che, anche nel deserto della disperazione, costruisce l’unico mezzo per fuggire.
L’apice del carisma: Cid Highwind
Se chiedete a un fan medio di Final Fantasy chi è il suo Cid preferito, c’è un’alta probabilità che vi risponda urlando e accendendosi una sigaretta (metaforica). Stiamo parlando di Final Fantasy VII e di Cid Highwind.
Un sogno infranto e sigarette spente
Cid Highwind è l’antitesi dell’eroe classico. È volgare, sempre arrabbiato, tratta male la sua assistente e sembra odiare il mondo. Ma sotto quella scorza ruvida c’è una delle storie più umane della saga. Cid era il capo del programma spaziale della Shinra. Aveva costruito un razzo, era pronto al lancio, il sogno della sua vita era a un passo.
Ma quel giorno, la sua assistente Shera era rimasta nell’area motori per un controllo dell’ultimo secondo. Cid si trovò davanti a una scelta binaria terribile: premere il pulsante, andare nello spazio e bruciare viva Shera, oppure interrompere il lancio, salvare la ragazza e vedere il suo sogno distrutto per sempre. Cid scelse la vita. Annullò il lancio. Il razzo si inclinò su un fianco, diventando un monumento arrugginito al fallimento nella città di Rocket Town. E Cid passò i successivi anni seduto sotto quel razzo, a guardare il cielo e a macerarsi nel rancore.

Il capitano dell’Highwind e la leadership riluttante
L’arrivo di Cloud è la scintilla che riaccende il motore spento della sua vita. Cid si unisce al gruppo quasi per inerzia, per proteggere il suo aereo Tiny Bronco, ma presto diventa un pilastro della squadra. È un Dragoon formidabile in battaglia, armato di lancia e capace di salti prodigiosi, ma è come capitano dell’Highwind (l’aeronave che porta il suo nome) che brilla davvero.
Quando Cloud scompare temporaneamente dalla trama, è Cid a prendere le redini del gruppo. Dimostra di essere un leader pragmatico e capace, guidando l’assalto contro la Shinra per salvare il pianeta. Ma il momento più bello è la sua redenzione personale: quando finalmente tornano nello spazio per disinnescare un missile, Cid scopre che Shera aveva ragione anni prima. C’era davvero un difetto in quella bombola. Realizza di aver trattato male la persona che gli aveva salvato la vita e che lui aveva salvato. In quel momento, il burbero Cid chiede scusa. È un arco narrativo perfetto: dal sogno, al fallimento, al rancore, fino alla comprensione e al perdono.
Figure autoritarie e mentori
Nell’era della prima PlayStation, i giochi diventano più complessi e cinematografici e Cid assume ruoli istituzionali di grande rilievo.
Cid Kramer il preside dal cuore tenero ma ambiguo
In Final Fantasy VIII, incontriamo Cid Kramer, preside del Garden di Balamb. Il suo aspetto, chiaramente ispirato all’attore Robin Williams, ispira subito simpatia. Ma la sua posizione è terribilmente complicata. Cid ha fondato i Garden e addestrato i SeeD (mercenari d’élite) con un unico scopo segreto: uccidere sua moglie.
Sua moglie è la Strega Edea, posseduta da un’entità malvagia proveniente dal futuro. Immaginate il tormento di quest’uomo: dover preparare dei ragazzi, tra cui il protagonista Squall, a eliminare la donna che ama per salvare il mondo. Cid Kramer è spesso criticato per la sua apparente passività, ma in realtà è un uomo che naviga in acque tempestose cercando di mantenere la rotta morale. È lui a consegnare a Squall la promozione a comandante e, nel momento più critico, rivela che l’intero Garden è in realtà un’enorme aeronave mobile. Qui Cid ci regala non solo un mezzo di trasporto, ma una casa volante, un bastione mobile contro le avversità.
Cid Fabool IX la rana nobile di Lindblum
Con Final Fantasy IX si torna al fantasy medievale e agli omaggi al passato. Cid Fabool IX è il Granduca di Lindblum, la nazione tecnologicamente più avanzata del mondo di Gaia. Ma c’è un piccolo, viscido problema: è stato trasformato in un Oglop (un insetto mostruoso) e successivamente in una rana dalla moglie Hilda, furiosa per i suoi presunti tradimenti.
Nonostante l’aspetto comico e i continui “gracidi” che inserisce nei discorsi seri, questo Cid è un genio politico e scientifico. Ha inventato le aeronavi a vapore che non dipendono dalla Nebbia, liberando così l’umanità dai confini del continente. La sua storia è una commedia degli equivoci che alleggerisce i toni a volte cupi del gioco, ma il suo contributo è fondamentale. È lui a pianificare le strategie contro la regina Brahne e Kuja, ed è lui a costruire la Hilda Garde 3, la nave definitiva che ci permetterà di esplorare ogni angolo del mondo. È la dimostrazione che non serve essere umani per essere grandi leader.

PS2 e la rivoluzione tecnologica
L’arrivo della PlayStation 2 porta con sé una potenza grafica che permette di rappresentare la tecnologia di Cid in modo ancora più spettacolare.
Cid l’Al Bhed e la rivoluzione tecnologica di Spira
In Final Fantasy X, il ruolo di Cid è centrale nella lore del mondo. È il leader degli Al Bhed, una fazione di “eretici” che recuperano e utilizzano le antiche macchine (Machina) proibite dalla religione di Yevon. È il padre di Rikku e lo zio di Yuna, il che lo rende emotivamente coinvolto nel pellegrinaggio della protagonista.
Cid è un uomo d’azione, calvo, muscoloso, con occhialoni sulla fronte e un accento marcato. È fieramente opposto alle tradizioni che impongono il sacrificio degli invocatori per calmare Sin. Lui vuole rompere il ciclo, vuole che l’umanità smetta di pregare e inizi a combattere. La sua scena madre è la distruzione della “Casa” degli Al Bhed: pur di non lasciare le sue tecnologie in mano ai nemici, decide di far saltare in aria tutto ciò che ha costruito. Subito dopo, ci mette al comando dell’aeronave Fahrenheit, che giaceva sepolta sott’acqua. Quando Cid ordina il lancio dei missili cantando l’inno degli Al Bhed, è impossibile non sentirsi parte della sua rivoluzione laica e rumorosa.
Il Dottor Cid Bunansa e l’ossessione per le Nethicite
In Final Fantasy XII, la figura di Cid compie una virata verso l’oscurità totale. Il Dottor Cidolfus Demen Bunansa è l’antagonista principale per gran parte del gioco. È uno scienziato dell’Impero di Archadia, padre del pirata dei cieli Balthier.
Questo Cid è un villain straordinario. Elegante, teatrale, perennemente in dialogo con un essere invisibile (l’Occuria Venat), rappresenta la scienza svincolata da ogni etica. Il suo obiettivo è nobile in teoria: vuole liberare l’umanità dal controllo degli dei (gli Occuria) che manipolano la storia. Vuole “rimettere le redini della storia nelle mani dell’uomo”. Ma per farlo crea la Nethicite artificiale, un’arma di distruzione di massa, e non esita a sacrificare intere nazioni o a combattere contro il proprio figlio. È l’incarnazione dell’ossessione: un uomo che ha guardato così a lungo nel futuro da dimenticarsi del presente e degli affetti. Il confronto finale con lui, all’interno del Faro di Ridorana, è uno dei momenti più alti di scrittura della saga, dove tragedia familiare e ambizione politica si scontrano.

Eroi tragici e meccanici burberi
La saga prosegue su PS3 e PS4/Xbox One, e Cid continua a cambiare volto, riflettendo le ansie e i temi delle rispettive epoche.
Cid Raines il generale che sfidò il destino
Final Fantasy XIII è un gioco che parla di destino e ribellione. Cid Raines, un giovane e carismatico generale di brigata, incarna perfettamente questo tema. È un l’Cie, un essere marchiato dagli dei con una missione specifica. Se fallisce diventa un mostro, se ha successo diventa cristallo. In entrambi i casi, la sua vita è finita.
Raines è un personaggio profondamente tragico. Ama il popolo di Cocoon, che dovrebbe proteggere, ma la sua missione divina lo costringerebbe a distruggerlo. Decide quindi di ribellarsi non solo contro i protagonisti, ma contro il suo stesso destino. Li affronta per spronarli a trovare una terza via, oppure per farsi uccidere da loro e morire da uomo libero. Non è l’inventore che ci dà l’aeronave (anche se ne possiede una), ma è il filosofo guerriero che ci insegna il prezzo della libertà.
Cid Sophiar il meccanico di Hammerhead
In Final Fantasy XV, facciamo un passo indietro verso la tradizione, ma con un tocco moderno. Cid Sophiar è il proprietario dell’officina Hammerhead. È un vecchio amico di Re Regis, padre del protagonista Noctis, con cui ha condiviso un viaggio giovanile simile a quello che stiamo vivendo noi.
Cid qui è il classico meccanico americano: cappellino, giubbotto di pelle, rughe scavate dal sole e dalle preoccupazioni. È burbero, brontola sempre, ma si prende cura della Regalia, l’auto reale che è il vero “aeronave” di questo capitolo (almeno metaforicamente, e poi letteralmente verso la fine).
La vera novità è l’introduzione di Cindy (Cidney in Giappone), sua nipote. È lei a svolgere il lavoro manuale, a installare i potenziamenti e a gestire l’officina. Cid Sophiar rappresenta la vecchia guardia che passa il testimone. È una figura nostalgica, un uomo che ha visto i tempi migliori e che ora cerca di proteggere la nuova generazione dai pericoli che lui conosce fin troppo bene. La dinamica nonno-nipote torna qui in una veste più moderna e “on the road”.
La rivoluzione finale
Ed eccoci al capitolo più recente, quello che ha ridefinito lo standard per il personaggio. In Final Fantasy XVI, Cid non è un comprimario. È il cuore pulsante della narrazione.
Cidolfus Telamon fuorilegge e salvatore
Cidolfus Telamon è un capolavoro di character design e scrittura. Doppiato con una voce profonda e roca che trasuda carisma (Ralph Ineson in inglese, una performance monumentale), questo Cid è un uomo adulto, vissuto, pieno di cicatrici fisiche ed emotive. È un ex Lord Comandante che ha disertato perché non poteva più sopportare di vedere come il mondo trattasse i Portatori (chi usa la magia) e i Dominanti.
In un mondo crudele e schiavista, Cid ha creato il “Rifugio” (Hideaway), un luogo dove chiunque può vivere e morire alle proprie condizioni. È un fuorilegge ricercato, ma è anche il Dominante di Ramuh, il signore del tuono. Combatte in prima linea, lancia fulmini, ma la sua arma più potente è la sua filosofia. Vuole distruggere i Cristalli Madre per fermare la Piaga che sta uccidendo il mondo, anche se questo significa far crollare la società così come la conosciamo. “Voglio un mondo dove possiamo morire come esseri umani, non come schiavi”, è il suo mantra.

Più di un nome un’eredità immortale
Il vero colpo di scena, quello che eleva questo Cid sopra tutti gli altri, avviene a metà gioco. Cidolfus muore. Si sacrifica per distruggere il primo Cristallo Madre. Ma la storia non finisce lì. Clive Rosfield, il protagonista, eredita non solo la sua missione, ma il suo nome.
Dopo un salto temporale, scopriamo che Clive si fa chiamare “Cid”. Indossa i suoi vestiti, guida la sua organizzazione, parla con le sue parole. Per la prima volta nella storia trentennale della saga, il giocatore diventa Cid. Il nome smette di essere un’etichetta anagrafica e diventa un titolo, un simbolo di speranza e ribellione. “Cid” è chiunque combatta per la libertà degli oppressi. È il punto di arrivo perfetto per un personaggio che, in fondo, è sempre stato questo: colui che apre la via.
Il significato profondo dietro il nome
Ma da dove arriva questo nome? Perché Square ha scelto proprio “Cid”? La risposta affonda le radici nella storia e nella linguistica.
Le radici linguistiche e storiche
Il nome deriva dall’arabo “Sidi” o “Sayyid”, che significa “Signore” o “Maestro”. È lo stesso titolo onorifico che venne dato a Rodrigo Díaz de Vivar, il condottiero spagnolo dell’XI secolo noto come “El Cid Campeador”. Un uomo che era un leader naturale, un guerriero rispettato da amici e nemici.
Questa etimologia si riflette perfettamente nel gioco. Cid è sempre un “Maestro” in qualcosa: maestro ingegnere, maestro pilota, maestro di strategia. È una figura che comanda rispetto, qualcuno a cui i protagonisti guardano per avere risposte o mezzi per proseguire.
Lo Yoda di Sakaguchi
Hironobu Sakaguchi, il padre di Final Fantasy, ha descritto Cid in un’intervista come “lo Yoda della serie”. Non nel senso che è piccolo e verde, ma nel senso che è la figura che vigila sugli eroi. È colui che fornisce gli strumenti (fisici o morali) per compiere il viaggio. Senza Cid, la storia si fermerebbe al primo oceano o alla prima catena montuosa. Lui è il facilitatore narrativo per eccellenza.
Le Ali della Libertà il legame con le aeronavi
C’è un ultimo aspetto fondamentale da analizzare: il rapporto simbiotico tra Cid e l’aeronave. In quasi ogni capitolo, l’incontro con Cid coincide con il momento in cui otteniamo la nave volante.
Questo non è solo un cambio di gameplay, è un cambio di paradigma. Fino a quel momento, siamo stati vincolati al terreno, bloccati da fiumi, mostri e barriere. L’aeronave rappresenta la libertà assoluta. La musica cambia, diventa epica e trionfale. Possiamo andare ovunque, scoprire segreti, tornare in luoghi visitati ore prima in pochi secondi.
Cid è il custode di questa libertà. Che si chiami Highwind, Ragnarok, Invincible o Enterprise, la nave è l’estensione dell’anima di Cid. È la prova tangibile che l’ingegno umano può sfidare la gravità e superare i limiti imposti dalla natura o dagli dei. In un universo dove i maghi evocano meteore e draghi, Cid ci ricorda che la magia più grande è quella di un motore che romba e ci porta sopra le nuvole.

In conclusione, Cid non è un semplice NPC ricorrente. È la spina dorsale tecnologica e umanistica di Final Fantasy, il burbero che ci sgrida ma ci dà le chiavi della macchina, è lo scienziato che sbaglia ma cerca di rimediare, il rivoluzionario che muore per un ideale. È la certezza che, non importa quanto sia buia la notte o quanto sia potente il nemico, ci sarà sempre qualcuno pronto ad accendere i motori e a dirci: “Salite a bordo, ragazzi. Si vola”.
Eccoci atterrati alla fine di questo lungo viaggio nei cieli di Final Fantasy. Abbiamo analizzato ogni bullone, ogni dialogo e ogni sacrificio di questa figura leggendaria. Spero che questa panoramica vi abbia fatto apprezzare ancora di più la profondità di un personaggio che spesso diamo per scontato.
Ora tocca a voi: qual è il vostro Cid preferito? Quello che vi ha fatto ridere di più o quello che vi ha fatto versare più lacrime? Scrivetecelo nei commenti, siamo curiosissimi di leggere le vostre storie! E se l’articolo vi è piaciuto, iscrivetevi al canale YouTube Top Games Italia e The Old Nerds per non perdere i prossimi approfondimenti epici. Alla prossima avventura!
Se volete scoprire tutta la storia di Final Fantasy dagli albori del mito ai giorni nostri, vi consiglio questo articolo!










