domenica, Maggio 17, 2026

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Andrea Volpi - Top Games
Andrea Volpi - Top Gameshttps://topgamesitalia.com
Sono Andrea Volpi, appassionato di videogiochi e tecnologia fin da bambino. Top Games è per me uno sfogo e un modo per comunicare raccontando la mia esperienza nel mondo dei videogiochi in maniera molto personale e soggettiva.

Review Opencritic

Open Critic Top Games Italia

RECENSIONE IN BREVE

Dreams of Another è un titolo che non lascia indifferenti. L’opera si presenta come una avventura narrativa sperimentale, in cui il protagonista – l’enigmatico “Uomo in Pigiama” – attraversa un mondo onirico e surreale ricostruendo la realtà a colpi di mitragliatrice. L’idea di fondo, quella del “distruggere per creare”, è affascinante e originale, ma il risultato finale è un’esperienza che divide profondamente. Dal punto di vista artistico il gioco convince: lo stile grafico cubico, l’uso delle luci e dei colori e la direzione visiva minimalista ma evocativa creano un’atmosfera suggestiva. Anche i temi trattati, legati a identità, fragilità e rinascita, mostrano l’ambizione degli autori di andare oltre la superficie. Tuttavia, questi elementi positivi finiscono soffocati da difetti strutturali importanti. La narrazione, volutamente criptica, risulta spesso confusionaria e spezzata, con episodi scollegati tra loro e dialoghi poco incisivi. Il gameplay, basato quasi esclusivamente sul ricostruire ambienti e oggetti, si esaurisce in fretta, diventando presto ripetitivo e privo di vere sfide o enigmi. Anche la colonna sonora, poco varia, contribuisce a generare un senso di monotonia. Con una durata di 6-10 ore, Dreams of Another appare più lungo di quanto dovrebbe, trascinandosi in lungaggini che pesano sull’esperienza. Ne emerge un titolo che può essere visto come profondo e poetico da alcuni, o come noioso e inconcludente da altri. In definitiva, Dreams of Another è un gioco che vive di contrasti: originale nelle idee e affascinante nella resa visiva, ma carente nel ritmo e nel coinvolgimento. Un’esperienza fortemente soggettiva, che potrà essere amata o detestata, senza mezze misure.

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Dreams of Another la recensione con voto

Scrivere la recensione di un titolo come Dreams of Another non è compito semplice. Il titolo di Q-Games è una avventura che lascia sensazioni contrastanti.

Da un lato si presenta come un’opera tecnicamente solida e visivamente affascinante, dall’altro però si perde in una narrazione criptica e in un gameplay che, con il passare delle ore, rischia di diventare monotono. Un gioco che incuriosisce, ma che fatica a mantenere viva l’attenzione nel lungo periodo.

Dreams of Another si presenta come una avventura narrativa dai toni fortemente sperimentali, con un gameplay essenziale che ruota attorno a un concetto peculiare: distruggere per creare.

Il protagonista, conosciuto semplicemente come “l’Uomo in pigiama”, attraversa un mondo di sogni in cui l’atto di sparare con un fucile mitragliatore non serve a eliminare nemici, ma a ricostruire l’astratto e a plasmare scenari in continuo mutamento.

L’atmosfera è volutamente onirica e surreale, capace di alternare momenti cupi e malinconici a passaggi più leggeri e quasi scanzonati, creando una cornice estetica affascinante e disturbante al tempo stesso.

Una narrazione che confonde più di quanto affascini

Se c’è un aspetto che colpisce subito in Dreams of Another, questo è sicuramente il suo approccio alla narrazione. L’avventura inizia con un tono apparentemente bellico: impersoniamo un soldato, accompagnato dal suo capitano, catapultato in una situazione di guerriglia. Sin da subito però emergono elementi destabilizzanti, perché il soldato non riesce a premere il grilletto e a sparare contro i suoi nemici, quasi bloccato da un rifiuto interiore.

È proprio questo fallimento a introdurre la svolta: scoperto da un avversario, il protagonista viene ferito e la scena cambia radicalmente, trasportando il giocatore nel regno onirico dove farà la sua comparsa il vero alter ego dell’esperienza, l’enigmatico Uomo in Pigiama.

Da questo momento inizia un viaggio surreale, popolato da situazioni bizzarre e personaggi eccentrici che si presentano come frammenti di un sogno spezzato. Si incontrano, ad esempio, un bambino che desidera riascoltare il suono di un pianoforte, oppure un gruppo di talpe impegnate in una missione apparentemente senza senso: suonare la campana della città. Questi episodi, per quanto singolari e talvolta curiosi, si susseguono senza una vera connessione logica, lasciando spesso il giocatore più smarrito che coinvolto.

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Il problema principale della trama

Il problema principale non è tanto l’intenzione di creare una trama criptica, che in certi casi può risultare affascinante, come accade in altre opere videoludiche dall’approccio simbolico o ermetico, quanto la mancanza di un filo conduttore che dia coerenza e motivazione all’insieme. Gli eventi sembrano accadere senza una reale spiegazione o progressione, generando un ritmo narrativo frammentato, poco fluido e in più di un’occasione estenuante.

A peggiorare la situazione contribuisce una scelta di game design discutibile: dopo quasi ogni segmento completato, il gioco riporta al menù principale, costringendo il giocatore a selezionare manualmente “continua” per proseguire.

Un dettaglio che, se nelle intenzioni degli autori poteva avere un significato simbolico, quasi a sottolineare la natura episodica e spezzata del sogno, nella pratica finisce per minare l’immersione e rallentare ulteriormente una narrazione già di per sé faticosa.

Il risultato complessivo è un racconto che invece di stimolare riflessioni profonde tende a generare confusione e frustrazione. Non è escluso che alcuni giocatori possano trovare un senso personale nelle immagini e nelle metafore proposte, ma la sensazione prevalente è quella di un viaggio che non porta a una vera meta, con dialoghi spesso banali e momenti privi di reale intensità.

Un gameplay originale… ma troppo limitato

Sul piano delle meccaniche, Dreams of Another propone un’idea tanto particolare quanto rischiosa: affidare l’intero gameplay a un fucile mitragliatore che non serve a distruggere, bensì a ricostruire. L’arma principale dell’Uomo in Pigiama è infatti un mitra con caricatori da 100 colpi (ma sostanzialmente infiniti) utilizzato per ricomporre un mondo inizialmente frammentato, sospeso in un limbo astratto fatto di cubi e sfere sospese.

Ogni colpo non elimina un nemico, ma ricostruisce un frammento di realtà: lampioni, finestre, porte, manifesti, statue, fino ad arrivare a oggetti di scala più grande come giostre o ruote panoramiche.

Questa idea si traduce in un sistema curioso, soprattutto per il modo in cui ogni elemento ricostruito prende vita attraverso brevi riflessioni o commenti: un lampione che si interroga sul proprio ruolo, un manifesto che sembra consapevole della sua funzione, un oggetto che rivela un pensiero malinconico. È una trovata che aggiunge personalità e che riesce, almeno nelle prime ore, a incuriosire il giocatore.

Oggetti smarriti e “progressione”

Parallelamente, il titolo introduce un sistema di oggetti smarriti che si possono raccogliere durante l’esplorazione. Donandoli al Soldato, presenza ricorrente in quasi ogni livello, è possibile sbloccare alcune abilità extra, come lo scatto, o nuovi strumenti come le granate, utili per ricostruire in un colpo solo una porzione più ampia di scenario.

Ci sono anche situazioni particolari, come strutture “agitate” (una giostra, una ruota panoramica) da riportare alla calma colpendo bersagli specifici, o globi fluttuanti che, una volta distrutti, rilasciano ulteriori oggetti collezionabili.

Il problema è che queste meccaniche si esauriscono molto presto. Dopo le prime ore, la sensazione di novità lascia spazio a una ripetitività difficile da ignorare. Non ci sono veri enigmi da risolvere, né una progressione che spinga a usare la mente in modo creativo: tutto si riduce a sparare e ricostruire, in un loop che tende a stancare rapidamente. Persino le abilità extra, pur aggiungendo un minimo di varietà, non bastano a dare al gameplay un senso di evoluzione o profondità.

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Il risultato è un’esperienza che parte da un’idea originale e concettualmente intrigante, ma che non riesce a reggere il peso delle ore necessarie per completare l’avventura. La monotonia prende il sopravvento e il giocatore si ritrova intrappolato in un meccanismo che, anziché stimolare curiosità, genera una prevedibile sensazione di noia.

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Una direzione artistica peculiare e sorprendentemente efficace

Se c’è un aspetto di Dreams of Another che riesce a distinguersi senza riserve, quello è sicuramente la direzione artistica. Il gioco adotta uno stile grafico che, a un primo sguardo, potrebbe sembrare povero e minimalista: ambientazioni fatte di forme cubiche, elementi geometrici appena accennati e un design che non punta al fotorealismo. Tuttavia, basta passare qualche minuto nel suo mondo per rendersi conto che questa scelta è tutt’altro che casuale.

Il lavoro compiuto sugli spazi, sulla palette cromatica e soprattutto sull’uso delle luci e delle ombre è infatti sorprendentemente curato. Ogni ambientazione, per quanto astratta, riesce a trasmettere un senso di atmosfera ben preciso: talvolta cupo e disturbante, altre volte quasi rassicurante e malinconico. È come se il mondo di Dreams of Another oscillasse costantemente tra la dissoluzione e la ricomposizione, riflettendo perfettamente il concept alla base del gameplay.

Una nota giusta nella produzione

Il design dei personaggi, a cominciare dall’iconico Uomo in Pigiama, si mantiene volutamente semplice, quasi anonimo, ma funzionale al contesto onirico e surreale. Non c’è la ricerca di un carisma immediato, quanto piuttosto il tentativo di rendere ogni figura una sorta di simbolo, un frammento del subconscio con cui il giocatore è chiamato a interagire.

Dal punto di vista tecnico, l’opera si comporta in modo più che soddisfacente. La versione testata su PC gira in maniera fluida, senza cali di frame rate significativi o bug rilevanti. Vista la natura grafica non particolarmente esigente, è lecito aspettarsi che anche su PlayStation 5 il titolo possa garantire un’esperienza altrettanto solida.

Più incerto invece il discorso sulla compatibilità con PSVR2, che potrebbe rivelarsi un terreno interessante vista la natura immersiva e surreale del gioco, ma su cui al momento non abbiamo certezze né informazioni chiare sulle performance. Non avendo provato il gioco su quella piattaforma.

In definitiva, la componente artistica rappresenta il cuore pulsante del progetto: è qui che Dreams of Another riesce a comunicare meglio la propria identità, dimostrando che non serve un comparto tecnico iperrealistico per creare un mondo suggestivo e capace di imprimersi nella memoria del giocatore.

Colonna sonora e comparto audio.. un’occasione sprecata

Se la direzione artistica rappresenta il cuore pulsante di Dreams of Another, il comparto sonoro si rivela invece uno dei suoi punti più deboli. La colonna sonora, per quanto inizialmente gradevole e in linea con l’atmosfera onirica del titolo, soffre di una mancanza di ispirazione e varietà. Le tracce musicali tendono a ripetersi troppo in fretta, trasformando ciò che all’inizio poteva sembrare suggestivo in un sottofondo monotono e prevedibile.

Questo aspetto non è secondario, perché in un’opera che punta tutto sull’immersione e sull’esplorazione interiore, la musica avrebbe potuto giocare un ruolo fondamentale nel mantenere viva l’attenzione del giocatore. Invece, il risultato è l’opposto: la ripetitività sonora amplifica quella sensazione di ridondanza che già caratterizza il gameplay, accentuando la percezione di trovarsi intrappolati in un loop poco stimolante.

Anche i suoni ambientali e gli effetti audio non brillano particolarmente. Pur svolgendo il loro compito senza mai risultare fastidiosi, non riescono a incidere né a creare momenti davvero memorabili. Manca quel tocco capace di rendere ogni scenario unico e di valorizzare il peculiare mondo ricostruito dall’Uomo in Pigiama.

In definitiva, l’audio di Dreams of Another appare come una grande occasione sprecata: un comparto che, se fosse stato curato con maggiore varietà e intensità, avrebbe potuto trasformare radicalmente l’esperienza e donare al gioco quell’anima emozionale che invece resta in gran parte inespressa.

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Longevità e ritmo narrativo: troppo per quello che offre

Uno degli aspetti più problematici di Dreams of Another riguarda la sua gestione del tempo. L’avventura richiede in media dalle 6 alle 10 ore per essere completata, a seconda di quanto il giocatore decida di esplorare i vari scenari e soffermarsi sulle interazioni secondarie. Una durata che, sulla carta, potrebbe sembrare modesta rispetto a molti altri titoli, ma che nella pratica si rivela eccessiva rispetto alla reale profondità delle meccaniche e della narrazione.

Il problema è che Dreams of Another non ha abbastanza varietà per giustificare un’esperienza di questa lunghezza. Le meccaniche, già limitate di per sé, tendono a esaurirsi dopo le prime ore, e il ritmo narrativo non riesce a compensare. Al contrario, si ha spesso la sensazione che il gioco si dilunghi inutilmente, trascinando il giocatore in un percorso che avrebbe potuto risultare molto più incisivo se fosse stato concentrato e contenuto attorno alle 3–4 ore.

La struttura stessa del titolo contribuisce a peggiorare questa percezione. Il ritorno forzato al menù principale dopo ogni segmento rompe costantemente il flusso narrativo, spezzando l’immersione e minando ulteriormente un ritmo già fragile. In questo modo, quello che nelle intenzioni degli autori poteva rappresentare un viaggio introspettivo e profondo si trasforma in una sequenza di episodi discontinui, incapaci di tenere viva la tensione emotiva.

Il risultato è che, nonostante il messaggio di fondo abbia il potenziale per stimolare riflessioni interessanti, il percorso per arrivarci è talmente appesantito da rendere difficile mantenere alta la motivazione. Dreams of Another è dunque un’opera che dura troppo per quello che ha da offrire, con un ritmo spezzato e pieno di lungaggini che finiscono per soffocare le buone idee iniziali.

I difetti di Dreams of Another

Nonostante le buone intenzioni e alcune idee interessanti, Dreams of Another finisce per inciampare in una serie di problemi che compromettono pesantemente l’esperienza complessiva.

  • Ripetitività estrema – Il concetto del “distruggere per creare” è curioso e originale, ma viene sfruttato sempre nello stesso identico modo. Dopo poche ore, il gameplay perde completamente di fascino e si riduce a un loop monotono che raramente sorprende o stimola il giocatore.

  • Storia criptica e poco chiara – La narrazione sembra voler trasmettere un messaggio profondo e simbolico, ma lo fa attraverso una struttura frammentata e priva di coerenza. I vari episodi e personaggi incontrati non riescono a trovare un filo conduttore, lasciando il giocatore più confuso che coinvolto.

  • Gameplay poco coinvolgente – Mancano veri enigmi, sfide significative o meccaniche in grado di evolversi col tempo. Anche le abilità extra, come lo scatto o le granate, non bastano a dare profondità a un sistema che rimane piatto dall’inizio alla fine.

Questi tre difetti, presi singolarmente, potrebbero forse essere tollerabili. Ma messi insieme, finiscono per minare pesantemente la qualità del gioco, rendendo Dreams of Another un’esperienza che fatica a mantenere vivo l’interesse anche nei giocatori più curiosi o predisposti a un approccio sperimentale.

I punti di forza di Dreams of Another

Nonostante i numerosi limiti, sarebbe ingeneroso non riconoscere a Dreams of Another alcuni meriti che ne definiscono l’identità.

  • Un concept originale e coraggioso – L’idea di utilizzare un fucile mitragliatore non per distruggere, ma per ricostruire il mondo attorno al protagonista, è senza dubbio peculiare e affascinante. Un rovesciamento delle logiche tipiche del medium che, almeno sulla carta, dimostra la volontà degli autori di proporre qualcosa di diverso.

  • Una direzione artistica di forte impatto – Lo stile grafico cubico e minimalista, unito a una palette cromatica curata e a un sapiente utilizzo delle luci, riesce a donare al gioco un fascino particolare. È proprio grazie a questo comparto che il mondo onirico prende vita, oscillando tra malinconia e leggerezza, e lasciando al giocatore immagini capaci di restare impresse.

  • La profondità dei messaggi – Per quanto narrati in maniera eccessivamente criptica, i temi che emergono da Dreams of Another non sono superficiali. Il gioco tenta di parlare di introspezione, identità, fragilità e rinascita, spingendo chi gioca a cercare un significato più profondo dietro le azioni compiute. Non tutti riusciranno a coglierlo, ma il tentativo di andare oltre la semplice superficie ludica resta apprezzabile.

In definitiva, Dreams of Another non è un titolo da liquidare con superficialità. I suoi punti di forza dimostrano che dietro l’opera c’è un pensiero, un’ambizione e una ricerca artistica reale, anche se purtroppo non pienamente concretizzati in un’esperienza capace di tenere viva l’attenzione fino alla fine.

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Una esperienza tanto personale quanto divisiva

Dreams of Another è uno di quei giochi che dividono profondamente il pubblico. Non è un titolo che si può consigliare a cuor leggero né uno di quelli che trovano facilmente una collocazione nel panorama videoludico attuale. È un’opera strana, criptica, sperimentale, che vive e muore sul terreno della soggettività: c’è chi potrà rimanerne affascinato, scorgendo nei suoi frammenti narrativi e visivi un messaggio profondo e toccante, e chi invece, come chi scrive, lo percepirà come un viaggio inconcludente, noioso e incapace di comunicare davvero ciò che intendeva trasmettere.

La verità è che Dreams of Another non è per tutti. È un gioco che può essere apprezzato moltissimo oppure odiato, senza mezze misure. La sua valutazione è quindi inevitabilmente legata al gusto e alla sensibilità personale di chi lo affronta. Personalmente, nonostante ne riconosca il coraggio, l’originalità del concept e una direzione artistica davvero interessante, l’opera non è riuscita a lasciarmi emozioni positive. Al contrario, mi ha accompagnato per ore con un senso di freddezza, confusione e ripetitività, lasciandomi spesso con la voglia di abbandonare piuttosto che di continuare.

E forse è proprio questo il punto più delicato: Dreams of Another non riesce a trovare il giusto equilibrio tra ambizione e realizzazione, tra messaggio e coinvolgimento. Rimane quindi un’esperienza che può incuriosire chi cerca qualcosa di completamente diverso dal solito, ma che difficilmente riuscirà a convincere chi desidera una narrazione più lineare o un gameplay in grado di evolversi davvero.

Se ti è piaciuta questa recensione ti invitiamo a non perderti anche quella dedicata a Deamon X Machina Titanic Scion! E a seguire TOP GAMES ITALIA e ZIOSEN sui loro social e canali Youtube! Da appassionati, per appassionati!

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