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Andrea Volpi - Top Games
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Sono Andrea Volpi, appassionato di videogiochi e tecnologia fin da bambino. Top Games è per me uno sfogo e un modo per comunicare raccontando la mia esperienza nel mondo dei videogiochi in maniera molto personale e soggettiva.

Review Opencritic

Open Critic Top Games Italia

RECENSIONE IN BREVE

"Hell is Us" è un coraggioso action-adventure in terza persona che sfida le convenzioni moderne. Ambientato nella desolata nazione di Hadea, lacerata da una guerra civile e infestata da creature sovrannaturali, il gioco brilla per la sua eccezionale direzione artistica e un'atmosfera opprimente e immersiva. La sua meccanica distintiva è l'esplorazione senza mappa né indicatori, che costringe il giocatore a osservare l'ambiente e a usare l'intuito, offrendo un'esperienza di scoperta autentica e gratificante. Tuttavia, il titolo inciampa su un combat system legnoso e ripetitivo, minato da una scarsa varietà di nemici che ne smorza la tensione sul lungo periodo.

Con un voto di 7/10, Hell is Us si rivela un'opera imperfetta ma affascinante e autentica, consigliata ai giocatori pazienti che cercano una sfida riflessiva e un mondo misterioso da decifrare, piuttosto che un'azione frenetica e guidata.

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Recensione con voto Hell is Us

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Viviamo in un’epoca videoludica satura, un’era in cui i giochi spesso ci prendono per mano, ci guidano con frecce luminose e riempiono le nostre mappe di icone da spuntare. È un’industria che, per paura di perdere il giocatore, a volte dimentica di sfidarlo, non solo meccanicamente, ma anche intellettualmente.

In questo panorama, emergono opere che remano controcorrente, che non si accontentano di essere semplice intrattenimento. Vogliono farci riflettere. Vogliono parlarci. A volte, persino ferirci un po’. Hell is Us è uno di quei prodotti che prende questa missione molto sul serio, trascinandoci in un mondo che non vuole solo essere esplorato, ma interpretato, “sentito”, metabolizzato fino in fondo.

Hell is Us non è un videogioco per tutti. "Non è l’inferno che ti aspetti", e questo, nel 2024, è un gran complimento.
Generato con l'IA

Il nuovo titolo di Rogue Factor e Nacon è un’opera atipica, coraggiosa, a tratti quasi ermetica. Non siete qui per salvare il mondo. Siete qui per capire cosa resta di voi stessi quando il mondo intorno è già in rovina.

Ambientato in una nazione immaginaria chiamata Hadea — spezzata da una guerra civile decennale e contaminata da un misterioso disastro sovrannaturale — Hell is Us ci mette nei panni di Rémi, un uomo che torna a casa in cerca delle sue origini. Ma quella che sembra, all’inizio, una ricerca puramente personale, si trasforma presto in un viaggio straziante tra memoria, identità, lutto e colpa.

Perché in un paese lacerato dalla guerra, anche le domande più intime finiscono per intrecciarsi con la storia collettiva. Cercare sé stessi significa, inevitabilmente, fare i conti con le ferite degli altri.

Ci siamo immersi a fondo in Hell is Us, e sebbene non tutto funzioni alla perfezione, l’esperienza ci ha lasciato addosso qualcosa di raro. Qualcosa che somiglia a una cicatrice. È un gioco che non cerca il plauso universale, ma che parla una lingua precisa a un pubblico disposto ad ascoltare.

Un titolo da 7 pieno, un voto che non ne sminuisce il valore ma ne sottolinea la natura di diamante grezzo, splendente nelle sue ambizioni ma ruvido in alcuni spigoli. Siete curiosi di capire perché? Non vi resta che continuare la lettura della nostra recensione completa di Hell is Us.

Hell is Us in breve:

  • Genere: Action-Adventure in terza persona con elementi stealth ed esplorativi.

  • Sviluppatore: Rogue Factor

  • Publisher: Nacon

  • Motore Grafico: Unreal Engine 5

  • Piattaforme: PC, PlayStation 5, Xbox Series X/S

  • Caratteristiche chiave: Esplorazione senza mappa o indicatori, narrazione ambientale, combattimento tattico e atmosfera opprimente.

Hadea: Cronaca di una Terra Spezzata

La Trama di Hell is Us: Un Mosaico di Dolore e Memoria

Quello che Hell is Us vi propone non è una storia lineare con eroi, villain e risvolti prevedibili. Al contrario, il gioco vi chiede di diventare archeologi della memoria, di ricostruire una verità attraverso frammenti sparsi: fotografie logore, lettere scritte a mano, simboli antichi incisi sulla pietra, sussurri nei boschi e silenzi pesanti come macigni.

Il Viaggio di Rémi: Alla Ricerca di un’Identità Perduta

Il protagonista, Rémi, è un ex soldato dell’ONU, un “peacekeeper”, che diserta per tornare nella sua terra natale, Hadea, un paese fittizio da cui è fuggito da bambino e che ora non riconosce più. La sua missione è apparentemente semplice: ritrovare i suoi genitori.

Questo incipit classico funge da pretesto per introdurci in una vicenda molto più complessa e stratificata. Rémi non è un eroe carismatico; è un guscio, un uomo definito più dalle sue assenze che dalle sue certezze. Il suo viaggio non è una quest epica, ma un’intima e dolorosa discesa negli abissi del suo passato e, di conseguenza, in quelli della sua nazione.

Lo strano medaglione che sua madre gli ha lasciato sembra essere la chiave di tutto, un artefatto che risuona con le anomalie sovrannaturali che infestano Hadea, suggerendo un legame profondo tra il suo destino personale e la tragedia collettiva.

hell is us la recensione completa

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Hadea, la Vera Protagonista

La narrazione di Rogue Factor è abile nel deviare l’attenzione. La sottile trappola è farci credere che la storia riguardi solo Rémi, quando in realtà i veri protagonisti sono Hadea e i suoi abitanti. Ogni personaggio che incontriamo, ogni luogo che visitiamo, racconta una storia di sofferenza.

In questa ucronica rappresentazione, Hadea è un luogo infernale, divorato da una guerra civile che si protrae da millenni tra due fazioni: gli ultraconservatori Palomisti, fedeli a un dio chiamato Sethyris, e i progressisti Sabiniani, nati da uno scisma riformatore.

Questo conflitto, alimentato da secoli di dittature e crudeltà, ha raggiunto il suo apice negli anni ’90, l’epoca in cui è ambientata la nostra avventura. Il gioco non risparmia nulla: l’orrore della guerra è tangibile. Ernes Caddell, un contadino incontrato nelle prime ore, ci parla con voce rotta di come i Sabiniani abbiano ucciso tre dei suoi quattro figli, le cui tombe abbiamo appena oltrepassato senza forse nemmeno notarle.

Proseguendo, lo scenario diventa sempre più desolante: intere comunità impiccate e lasciate a marcire come monito, neonati che piangono accanto ai corpi senza vita delle madri, bambini mutilati, montagne di cadaveri che costellano il paesaggio. Hell is Us è un’opera cruda, quasi brutale nella sua onestà, che non ha paura di sbatterci in faccia gli aspetti più ripugnanti dell’essere umano.

hell is us recensione definitiva videogiochi

L’Orrore Cosmico e la Mitologia Interna

A questa realtà tangibile e dolorosa se ne affianca un’altra più astratta, quasi lovecraftiana. Gli Hollow Walkers, le creature aliene che infestano Hadea, sono esseri pallidi, umanoidi, privi di volto, quasi gusci vuoti che si muovono con una grazia innaturale e letale. Secondo le sacre scritture dei Palomisti, sono giunti per ripulire l’uomo dai suoi peccati.

Capire il mistero dietro la loro origine, il loro legame con la Calamità e con la storia di Hadea, è uno degli aspetti più coinvolgenti dell’intera produzione. La mitologia è scritta con cura, e la sua distribuzione frammentata attraverso documenti, dialoghi e indizi ambientali ci spinge a non distrarci mai, a diventare detective in un mondo che non vuole svelare i suoi segreti facilmente.

Certo, questo tipo di narrazione ambientale non è esente da difetti. In alcuni momenti, avremmo desiderato un po’ più di concretezza, soprattutto in alcuni subplot secondari che sembrano perdersi per strada senza un reale payoff narrativo. Ma quando la scrittura riesce a colpire nel segno — e succede spesso — Hell is Us vi entra sotto pelle, lasciandovi lì, fermi, a riflettere su ciò che avete visto… e, soprattutto, su ciò che non è stato detto.

Il Gameplay di Hell is Us: Navigare a Vista in un Mondo Ostile

Un’Esperienza di Gioco Controcorrente

Se la trama costruisce l’anima di Hell is Us, il gameplay ne definisce il corpo. E si tratta di un corpo esigente, che richiede al giocatore un cambio di mentalità radicale rispetto agli standard moderni.

hell is us una recensione diversa dal solito

L’Esplorazione Senza Mappe: Un Atto di Fiducia e Attenzione

La scelta più audace e caratterizzante di Rogue Factor è l’eliminazione totale di qualsiasi aiuto alla navigazione. Dimenticate la mini-mappa, gli indicatori di missione, i waypoint luminosi. In Hell is Us, l’esplorazione è un atto di fiducia, attenzione e deduzione.

Questa filosofia, definita “player-plattering”, è l’antitesi del design moderno che tende a servire tutto su un piatto d’argento. All’inizio può spiazzare, persino frustrare. Ma una volta entrati in sintonia con il gioco, ci si rende conto di quanto sia incredibilmente gratificante.

Ci siamo sentiti davvero degli esploratori, non semplici esecutori di ordini. Ogni scoperta, ogni sentiero imboccato alla cieca che si rivela corretto, ogni oggetto ritrovato ha il sapore dell’autenticità e della conquista personale.

Come nelle prime incarnazioni di Gothic o in giochi più recenti come Outer Wilds, le indicazioni sono spesso verbali o contestuali. Un personaggio potrebbe dirvi: “Cerca la torre diroccata oltre il ponte a est, vicino al grande albero spezzato”. E toccherà a voi, bussola alla mano (un oggetto fisico nell’inventario), orientarvi e trovare quel punto.

com'è hell is us

Per chi teme di perdersi, il gioco offre un sistema ingegnoso: la possibilità di estrarre carta e penna per annotare manualmente i dettagli importanti. Una meccanica quasi dimenticata che qui si rivela fondamentale.

La struttura delle mappe semi-aperte alterna aree estese e più libere a dungeon e location più chiuse e lineari. L’impossibilità per Rémi di saltare o scavalcare ostacoli, anche banali, lo costringe spesso a “fare il giro largo”, rafforzando una struttura quasi da metroidvania in cui l’accesso a nuove aree è legato alla risoluzione di enigmi o al ritrovamento di oggetti chiave.

L’Enigma Come Linguaggio del Mondo di Gioco

Gli enigmi in Hell is Us non sono meri ostacoli meccanici, ma sono organicamente integrati nel racconto. Risolvere un puzzle non significa solo aprire una porta, ma spesso svelare un pezzo di storia.

Il vostro drone, KAPI, può tradurre iscrizioni antiche, ma le soluzioni che offre sono spesso criptiche, metafore da interpretare piuttosto che istruzioni dirette. Questa libertà di approccio, però, ha un prezzo: la pazienza.

enigmi all'interno di hell is us recensione

È un gioco per chi ama la lentezza contemplativa, per chi trova valore nel backtracking e nelle lunghe peregrinazioni. Se cercate un’azione immediata, l’opera di Rogue Factor potrebbe risultare frustrante e priva di mordente.

Analisi del Combat System: Un’Eco Lontana dei Souls

Se l’esplorazione è il cuore pulsante, il combattimento è il muscolo a volte indolenzito di Hell is Us. È funzionale, ma rappresenta l’aspetto meno ispirato e più problematico dell’intera produzione.

Le Basi del Conflitto: Stamina, Armi e Debolezze

Il sistema di combattimento segue goffamente la scuola action dei soulslike: attacchi leggeri, colpi caricati, parata, deviazioni e schivata. La gestione della stamina è cruciale. Rémi brandisce armi da mischia come spade, asce e lance, ognuna con un proprio peso e set di mosse.

A questo si aggiungono abilità extra equipaggiabili tramite glifi sull’arma e poteri speciali per il drone. Tuttavia, una meccanica in particolare facilita enormemente gli scontri: colpendo i nemici, è possibile attivare un minigioco ritmico per recuperare salute. Questo, di fatto, depotenzia la tensione, poiché permette di curarsi quasi all’infinito senza consumare risorse, a patto di essere aggressivi.

Il Problema della Ripetitività: Una Scarsa Varietà di Nemici

Il più grande difetto del combat system è la sua ripetitività, causata da una scarsissima varietà di nemici. Per gran parte del gioco affronteremo circa quattro varianti dello stesso Hollow Walker.

Certo, il loro design è inquietante, ma le loro routine di attacco sono limitate e prevedibili. Non brillano per intelligenza artificiale, limitandosi spesso ad attaccare senza sosta sfruttando la superiorità numerica.

Gli Haze, emanazioni astratte collegate agli Hollow Walkers, aggiungono una piccola variazione tattica, ma anche qui, una volta capito il pattern, il divertimento svanisce.

Le idee ci sono, ma il risultato è una serie di scontri ridondanti che, dopo le prime ore, smettono di essere una sfida e diventano una routine. Non aspettatevi boss fight memorabili, perché semplicemente non ci sono.

NPC particolari recensione hell is us

Questo va a sottolineare un punto cruciale: nonostante le apparenze, Hell is Us non è un soulslike. La morte non è particolarmente punitiva e la difficoltà è tarata verso il basso. È un peccato, perché il potenziale per scontri più memorabili e simbolici c’era tutto.

La Bellezza della Rovina nella recensione con voto di Hell is Us

Un’Estetica Brutale e Malinconica

Dal punto di vista visivo e sonoro, Hell is Us colpisce forte. Non per il fotorealismo, ma per la sua potentissima direzione artistica. Hadea è un mondo a pezzi, e si vede.

Ogni location è intrisa di una malinconia decadente: brutalismo architettonico sovietico si fonde con rovine antiche e un folklore mitteleuropeo, creando un’estetica unica, sospesa tra sogno e incubo. La palette cromatica è prevalentemente desaturata, plumbea, con accenti di colore che guidano emotivamente il giocatore.

Le ispirazioni dichiarate, come il romanzo Annientamento di Jeff VanderMeer, sono evidenti. C’è un costante senso di alienazione, di trovarsi in un luogo familiare ma allo stesso tempo profondamente estraneo.

L’uso dell’Unreal Engine 5 si fa notare, soprattutto nei giochi di luce volumetrica e negli effetti particellari. Tuttavia, si notano anche le sbavature di una produzione AA: animazioni a volte legnose (specialmente quelle di Rémi, che sembra “scivolare” sulle superfici), qualche calo di frame rate, fenomeni di pop-up e texture non sempre all’altezza.

Il comparto audio è altrettanto curato. Il sound design ambientale è eccezionale: il sibilo del vento tra le rovine, il ticchettio della pioggia, i crepitii lontani, le urla disumane che echeggiano nella nebbia.

La colonna sonora è minimale e inquietante, con temi a base di synth oscuri e glitch sonori che partono solo nei momenti giusti. Il doppiaggio (in inglese, con sottotitoli in italiano) è buono, anche se non sempre memorabile.

Verdetto Finale: A Chi Consigliamo Hell is Us?

Il Giudizio Definitivo

Hell is Us non è un videogioco per tutti. “Non è l’inferno che ti aspetti”, e questo, nel 2024, è un gran complimento. In un’industria che spesso preferisce accontentare piuttosto che rischiare, Rogue Factor ha avuto il coraggio di realizzare un titolo che non cerca di piacere a chiunque, ma solo a chi è disposto a mettersi in discussione.

Se siete tra questi, vi ritroverete immersi in un’esperienza forte, densa, visivamente potente e narrativamente struggente. Vi perderete, vi arrabbierete, tornerete sui vostri passi, rileggerete i vostri appunti, cercherete significati. E, alla fine, vi resterà addosso qualcosa. Una sensazione. Un dubbio. Un messaggio.

Non è perfetto. Il suo combat system è il suo più grande tallone d’Achille, troppo semplice e ripetitivo per sostenere l’intera durata dell’avventura. La narrazione criptica potrebbe alienare chi cerca una storia più diretta. Ma i suoi punti di forza sono così potenti da compensare ampiamente le sue debolezze.

A chi lo consigliamo? Lo consigliamo ai giocatori pazienti, agli amanti dell’esplorazione pura, a chi ha amato l’atmosfera di giochi come S.T.A.L.K.E.R., la narrazione ambientale dei soulslike e il senso di mistero di Control. Lo consigliamo a chi cerca un’esperienza diversa, più lenta e riflessiva.

A chi lo sconsigliamo? Lo sconsigliamo a chi cerca un’azione adrenalinica, a chi detesta il backtracking, a chi vuole essere guidato e a chi non ha la pazienza di leggere, interpretare e dedurre. Se per voi un gioco senza mappa è un incubo, state alla larga.

In definitiva, Hell is Us è un titolo che merita un 7 pieno. Un voto che non indica mediocrità, ma che riconosce l’audacia di un progetto imperfetto ma profondamente onesto e personale.

È un ottimo titolo transitorio, perfetto per riempire il vuoto tra le grandi uscite, un’opera che, pur senza urlare al miracolo, offre un’esperienza memorabile e diversa dal solito. Un viaggio nell’orrore della guerra e dell’animo umano che, nonostante le sue imperfezioni, sa come lasciare il segno.

E Ora? Il Viaggio Continua…

Hell is Us non è un gioco per tutti, ma è proprio in questo che risiede la sua forza. È un’esperienza che chiede tanto ma che, ai giocatori giusti, restituisce un senso di scoperta e immersione quasi dimenticato. Se siete giocatori che non temono il silenzio, che amano perdersi in un mistero e che cercano qualcosa di più di una semplice checklist di missioni, allora le terre desolate di Hadea vi stanno aspettando.

La nostra analisi vi ha incuriosito ma temete di perdervi in un mondo così privo di indicazioni? Non preoccupatevi. Sappiamo che un’avventura senza mappa può essere spiazzante, e proprio per questo abbiamo preparato una guida completa a Hell is Us per aiutarvi a muovere i primi passi, risolvere gli enigmi più ostici e scoprire tutti i segreti che si celano nel suo mondo opprimente.

E se la nostra analisi vi è piaciuta e siete in cerca di altre esperienze intense e atmosferiche, vi consigliamo di non perdervi la nostra recensione di Back to the Dawn, un altro capolavoro di narrazione, tensione e mistero che saprà rapirvi.

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