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Filippo Rev Sgarbi
Filippo Rev Sgarbihttps://topgamesitalia.com
Autore e volto dei canali Youtube @theoldnerds e @patchnote-01. Appassionato di Videogames e cultura nerd.

Review Opencritic

Open Critic Top Games Italia

RECENSIONE IN BREVE

Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection è il capitolo della maturità. Riesce nell'impresa di essere brutale e punitivo nelle sfide avanzate, ma incredibilmente smart e moderno nella gestione del ritmo di gioco. Se cercate un JRPG che vi accompagni per oltre 100 ore con intelligenza e stile, lo avete trovato.

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Monster Hunter Stories 3 Twisted Reflections Recensione Completa

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Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection è una di quelle esperienze che ti restano dentro anche dopo aver posato il controller, perché questo titolo è molto più profondo di quanto la copertina possa suggerire. Non siamo davanti al solito spin-off colorato e leggero con i mostri famosi della saga, ma ci troviamo tra le mani un JRPG stratificato, ambizioso e a tratti persino brutale, che pretende tempo e dedizione costante. Oggi voglio raccontarvi com’è andata davvero la mia prova, analizzando ogni dettaglio senza troppi giri di parole.
Benvenuti in questa recensione di Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection.

Il Colpo d’Occhio e l’Esplorazione

Direzione Artistica e Biomi

Iniziamo dall’impatto visivo, dato che è la prima cosa che salta all’occhio appena si avvia la partita. La prima volta che sorvolerete le pianure di Azuria in sella al vostro Rathalos, vi assicuro che vi fermerete un istante solo per ammirare il panorama circostante. Capcom ha svolto un lavoro sulla direzione artistica davvero incredibile, superando di gran lunga le mie aspettative iniziali per questo terzo capitolo. I paesaggi sono mozzafiato e presentano una palette cromatica vibrante, con colori saturi che però non risultano mai pesanti per la vista. Ogni regione possiede una luce specifica e una temperatura visiva unica, rendendo ogni bioma immediatamente riconoscibile rispetto agli altri. Le lussireggianti pianure di Azuria non hanno nulla a che vedere con le foreste umide e fitte che esplorerete in seguito, e questa varietà cromatica trasmette una sensazione di scoperta genuina che spinge a proseguire.

Monster Hunter Stories 3 si conferma come uno dei JRPG più solidi e ambiziosi che abbiamo visto negli ultimi anni.
Generato con l'IA

Salto Generazionale

Se avete passato ore sui primi due capitoli, noterete immediatamente un salto generazionale netto sotto ogni punto di vista. Non è solo una questione di potenza tecnica pura, ma di una maturità artistica che riesce a modernizzare l’intera esperienza senza rovinare l’identità storica della serie. I modelli dei personaggi e dei mostri sono curati nei minimi particolari e vantano animazioni eccellenti, specialmente quando si attivano le Abilità Legame, che in certi frangenti diventano spettacolari oltre ogni limite.

Esplorazione e Abilità dei Monstie

Tuttavia, la bellezza estetica servirebbe a poco se l’esplorazione non fosse solida, e fortunatamente il gioco compie scelte di design molto precise. Scordatevi di correre in linea retta verso l’obiettivo seguendo un puntino sulla mappa, perché il mondo va conquistato pezzo dopo pezzo sfruttando le abilità di movimento dei vostri Monstie. Un Rathalos vi permetterà di planare sopra strapiombi e valli che a piedi sarebbero irraggiungibili, mentre un Tobi-Kadachi sarà fondamentale per scalare pareti rocciose che prima sembravano ostacoli insormontabili. Se volete attraversare fiumi e laghi senza perdere velocità, avrete bisogno di un Ludroth nel vostro team. Ogni creatura che decidete di portare con voi non è soltanto un alleato in battaglia, ma rappresenta una vera e propria chiave per sbloccare nuovi percorsi.

Ciclo Giorno-Notte

Questo sistema mi ha ricordato alla lontana la struttura dei metroidvania, dove tornare sui propri passi con nuovi poteri viene sempre premiato con tesori nascosti. Potrete scovare tane segrete e materiali rarissimi semplicemente cambiando compagno di viaggio, e la cosa migliore è che tutto questo non risulta mai noioso o frustrante. Il gioco segnala chiaramente quando un ostacolo richiede un’abilità che ancora non possedete, trasformando quel limite in uno stimolo a esplorare altrove per poi tornare più forti.

Persino il ciclo giorno-notte gioca un ruolo fondamentale, dato che influenza direttamente il tipo di mostri che incontrerete e la rarità delle uova nelle tane. Questi non sono semplici abbellimenti grafici, ma variabili concrete che imparerete a gestire per ottimizzare le vostre sessioni di caccia. Tutto questo sistema di scoperta ci porta dritti al vero cuore pulsante dell’esperienza.

Un Sistema di Combattimento Stratificato

Sasso-Carta-Forbice Le Fondamenta

Avere un mondo bellissimo da esplorare serve a poco se poi, quando si tirano fuori le armi, manca la sostanza, ma vi assicuro che qui la sostanza c’è e si sente tutta. Le fondamenta degli scontri si basano sul classico schema sasso-carta-forbice che divide ogni mossa in tre categorie nette, ovvero potenza, tecnica e velocità. Rispetto ai capitoli precedenti tutto gira in modo molto più fluido e risulta leggibile fin dai primi minuti, quindi imparare a prevedere la mossa dell’avversario diventa quasi un riflesso automatico. Non fate però l’errore di pensare che basti schiacciare tasti a caso per portarsi a casa la pelle, perché se provate a ignorare le regole base il gioco vi prende a schiaffi senza complimenti. Questo vi costringe a memorizzare i pattern di ogni singola creatura che incrociate sul cammino, rendendo ogni incontro un piccolo puzzle da risolvere.

Meccaniche di Squadra e Abilità Legame

Il vero motore dell’azione però sono le meccaniche di squadra. Azzeccare il tempismo degli attacchi doppi insieme al vostro Monstie è fondamentale per bloccare le cariche nemiche e caricare i punti legame. Questa risorsa è il cuore pulsante del gameplay e permette di attivare le spettacolari Abilità Legame, mosse finali che non sono soltanto un piacere per gli occhi. Queste tecniche creano momenti di respiro tattico utilissimi per curare i compagni o potenziare il team mentre il mostro resta stordito a terra, ribaltando spesso le sorti di un incontro difficile.

Armi, Elementi e Parti del Corpo

Sopra questa base solida si innestano le proprietà elementali, i moltiplicatori, le resistenze e le caratteristiche specifiche delle singole armi. In questo capitolo gli sviluppatori hanno aggiunto la Spada Lunga all’arsenale, portando a sei il totale delle armi disponibili divise in tre categorie distinte. La scelta dell’equipaggiamento non è mai banale, dato che ogni pezzo porta con sé abilità associate che potete anche ampliare usando i gioielli negli spazi disponibili. Tutto questo potrebbe sembrare caotico all’inizio, ma nel giro di qualche combattimento ogni ingranaggio va al posto giusto e sfruttare le regole d’ingaggio nel modo corretto diventa una soddisfazione enorme.

La Barriera all’Entrata

Bisogna però essere onesti sulla barriera all’entrata che si fa sentire parecchio. Per chi non ha mai toccato la serie l’impatto iniziale può essere un vero trauma, visto che non dovete solo scegliere l’attacco giusto ma dovete incastrare tipo di arma, elemento e parte del corpo specifica da colpire. Tutto questo va gestito insieme alle skill del vostro compagno mostruoso in ogni singolo turno. Mi sono ritrovato davanti a scontri punitivi che non lasciano spazio a nessuna improvvisazione, dove sbagliare l’arma o l’elemento non significa solo fare meno danni, ma equivale quasi sempre a un game over rapido e frustrante. Tirare fuori un martello quando serve una spada vi manda al tappeto in un paio di turni senza nemmeno farvi capire cosa vi abbia colpito.

Soluzioni Smart per il Ritmo di Gioco

Per fortuna il team di sviluppo ha trovato una quadra intelligente per non rendere questo peso insostenibile per il giocatore. Una volta superato il livello di un mostro comune già affrontato in precedenza, basta colpirlo in groppa al vostro Monstie per abbatterlo sul posto e incassare i suoi materiali senza passare per lo scontro completo. Se invece volete le sue uova specifiche e preferite spingerlo a ritirarsi nella tana, potete chiudere la pratica in un solo colpo premendo entrambe le levette analogiche. Questi accorgimenti non facilitano il gioco quando deve essere difficile, ma alleggeriscono sensibilmente il ritmo nelle fasi esplorative mantenendo l’esperienza sempre scattante. Ed è proprio questo equilibrio tra sfida autentica e rispetto del vostro tempo che rende il sistema di combattimento di Stories 3 uno dei più riusciti che abbia visto di recente in un JRPG.

La Barriera all’Entrata e le Battaglie Cristallizzate

Parliamo chiaro su un aspetto specifico: Monster Hunter Stories 3 ha una barriera all’entrata reale e concreta. Se arrivate senza prepararvi mentalmente rischiate di sbatterci contro nel giro di poche ore, quindi voglio essere molto preciso su dove la complessità diventa vera difficoltà. C’è infatti una differenza importante tra un sistema profondo e un sistema che vi punisce senza pietà se non state attenti.

Mostri Cristallizzati: Difficoltà Basata sulla Conoscenza

I mostri cristallizzati sono l’esempio perfetto di questa distinzione e rappresentano alcuni degli scontri più impegnativi dell’intero gioco. Non sono difficili perché hanno semplicemente più punti vita degli altri, ma perché ogni mostro cristallizzato possiede una combinazione specifica di debolezze da scoprire e una precisa finestra di attacco. Finché non individuate questi punti deboli siete praticamente bloccati in una guerra di logoramento che non riuscirete a vincere mai. Non è una difficoltà che deriva dai riflessi o dalla velocità, ma è tutta una questione di conoscenza pura. Dovete sapere quale arma usare e quale elemento portare, mirando alla parte del corpo corretta per abbattere la cristallizzazione e aprire la finestra di danno reale. Se entrate in battaglia a caso, il mostro vi spazza via in pochi turni e e voi spawnerete all’ultimo checkpoint con la coda tra le gambe.

Imparare dalla Sconfitta

Quello che mi ha sorpreso però è che questa punitività non mi ha mai fatto venire voglia di mollare tutto. Ogni sconfitta portava con sé informazioni utili che mi facevano capire cosa avesse sbagliato il mio party o quali geni mancassero al mio Monstie principale. Il gioco non vi regala la soluzione su un piatto d’argento, ma vi lascia abbastanza indizi per trovarla da soli con un po’ di ragionamento. Quella sensazione di tornare su uno scontro che vi aveva distrutto e dominarlo completamente è una delle più appaganti che il genere possa offrire oggi.

A Chi È Consigliato

Per chi viene da titoli come Pokémon competitivo o dai capitoli recenti di Persona, il salto non sarà affatto traumatico. Per chi invece non ha mai masticato JRPG a turni con questa densità di sistemi, consiglio sinceramente di non sottovalutare le prime ore di tutorial. Il gioco vi spiega le basi in modo abbastanza chiaro, ma poi vi lascia molta libertà e quella libertà può disorientare se non avete ancora interiorizzato le regole fondamentali. Non è una missione impossibile, sia chiaro, è solo un titolo che richiede attenzione costante e che vi restituisce tutto quello che ci mettete con gli interessi.

Il Loop del Grind e la Gestione dei Geni

Il vero motore che vi terrà incollati allo schermo per decine di ore non è la trama principale, almeno non durante la prima ventina di ore di gioco. Il cuore pulsante dell’esperienza è quel loop ossessivo che si crea tra le tane dei mostri, la raccolta delle uova e la gestione dei geni.

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Le Tane e le Uova

Mentre esplorate le mappe, ogni tana che incrociate nasconde uova con qualità differenti. Un uovo che emana una luce arcobaleno vi farà subito galoppare la fantasia su cosa potrebbe contenere, spingendovi a correre verso il villaggio per depositarlo. Quando finalmente arriva il momento della schiusa, si avverte una tensione genuina che non svanisce nemmeno dopo aver ripetuto l’operazione per la cinquantesima volta. Ogni uovo rappresenta un potenziale fuoriclasse, dato che i geni che porta in dote hanno il potere di stravolgere completamente l’efficacia della vostra build.

Il Sistema dei Geni e il Rituale Sciamanico

Il sistema dei geni è senza dubbio la meccanica più stratificata e magnetica di tutto il titolo. Ogni Monstie viene al mondo con una griglia genetica che ne stabilisce mosse, resistenze elementali e bonus passivi. Grazie al Rituale Sciamanico, avrete la possibilità di scambiare questi geni tra creature diverse senza alcun tipo di restrizione, dando vita a combinazioni che sulla carta sembrano folli ma che sul campo di battaglia si rivelano micidiali. Se desiderate un Rathalos che utilizzi attacchi di ghiaccio al posto delle classiche fiamme, potete crearlo senza problemi. Se invece vi serve un Tigrex capace di assorbire i danni elettrici per superare quel boss che vi sta dando il tormento da tre giorni, il gioco vi lascia carta bianca. Gli sviluppatori vi invitano costantemente a sperimentare e a rompere gli schemi classici.

Ripristino degli Habitat e Fauna Incrociata

Esiste poi un ulteriore livello di profondità che è una novità assoluta di Monster Hunter Stories 3: il sistema di Ripristino degli Habitat. Ogni zona della mappa è popolata da creature specifiche che depositano le loro uova in tane generate casualmente, e fin qui niente di nuovo. La vera svolta è che in questo capitolo potete immettere attivamente dei mostri in ambienti diversi da quelli di origine, modificando la fauna locale e ottenendo uova con proprietà elementali incrociate che nei capitoli precedenti non erano possibili.

Prendiamo un esempio concreto: prendete un Ludroth, che è un mostro d’acqua, e fatelo nascere in un habitat di fuoco. Otterrete un Monstie bielementale con geni sia di tipo Acqua che di tipo Fuoco, aprendo la strada a combinazioni che sulla carta sembrano assurde ma sul campo si rivelano letali. Potete anche rilasciare la creatura nello stesso habitat per far salire di rango la specie, sbloccando geni rari di livello superiore da trasferire poi su altri compagni tramite il Rituale Sciamanico. È proprio qui che i due sistemi si incastrano alla perfezione: il Ripristino degli Habitat vi fornisce la materia prima grezza, ovvero i Monstie con le proprietà elementali e i geni che volete, mentre il Rituale Sciamanico vi permette di raffinare e redistribuire quei geni senza alcun limite. Come potete immaginare, le possibilità di personalizzazione crescono in modo esponenziale.

Farming dei Materiali e Dipendenza Totale

A condire il tutto troviamo il farming dei materiali per forgiare e migliorare l’equipaggiamento, dove ritorna prepotente quel ciclo di caccia mirata che ha decretato il successo della serie principale. Per ottenere quella spada specifica che vi serve per affrontare la prossima area, dovrete recuperare una scaglia rara che quel mostro droppa solo se affrontato in determinate condizioni. È un circolo vizioso che genera una dipendenza totale, studiato per premiare ogni minuto che dedicate al gioco senza mai far sembrare il grinding un lavoro noioso o ripetitivo. Chi ama sviscerare ogni statistica e ottimizzare i parametri troverà qui il proprio parco giochi personale, mentre chi ha meno pazienza dovrà rassegnarsi a una curva di apprendimento che non fa sconti a nessuno.

La Trama Lenta ma Emozionante

Un Inizio Lento ma Necessario

Parliamoci chiaro fin da subito: i capitoli iniziali della storia procedono con una lentezza evidente. Non lo dico per criticare il gioco, ma è un dato di fatto di cui bisogna tenere conto. Il titolo si prende tutto il tempo necessario per farvi conoscere il regno di Azuria, il vostro alter ego e i vari comprimari, spiegandovi con calma le dinamiche politiche di un mondo che sta per scivolare nel caos. Vestirete i panni del principe o della principessa di Azuria, giovane Rider di quasi vent’anni che porta ancora i segni della misteriosa sparizione della regina Amalia, vostra madre.

Il cast che vi circonda è stato scritto con una cura che onestamente non mi aspettavo di trovare. Ci sono Ogden e Kora, uniti dal dolore per la perdita della stessa persona ma in modi diametralmente opposti, Gaul, una guardia del corpo dal carattere cupo che nasconde un’insospettabile passione per la botanica, e Thea, la recluta che funge da espediente per il tutorial in modo molto naturale. Nessuno di loro sembra una semplice comparsa, perché ognuno ha i propri obiettivi, delle contraddizioni umane e un’evoluzione che si percepisce chiaramente col passare delle ore.

Quando la Storia Accelera

La situazione precipita quando il regno confinante di Vermeil, ridotto in miseria e piagato da una strana piaga, decide di dichiarare guerra ad Azuria. I nostri protagonisti si ritrovano così costretti a valicare la Dorsale Proibita insieme a Eleanor, la principessa di Vermeil, nel tentativo disperato di trovare una soluzione diplomatica prima che il conflitto diventi totale. Da questo punto in poi, il ritmo narrativo subisce un’accelerazione improvvisa. Iniziano ad arrivare colpi di scena inaspettati, supportati da una regia capace di regalare momenti davvero toccanti e una maturità nei testi che spazza via la calma dei primi momenti. Il gioco non ha paura di toccare temi complessi, mettendo in scena sacrifici pesanti e scelte morali ambigue che vi spingeranno a riflettere molto più di quanto l’estetica colorata e cartoonesca lascerebbe presagire.

Localizzazione Doppiaggio e Colonna Sonora

Bisogna fare un plauso alla localizzazione italiana, che risulta eccellente e rispettosa della terminologia storica di Monster Hunter senza mai diventare pesante o ridicola. Anche il doppiaggio bilingue fa il suo dovere, aiutando a percepire tutto il peso emotivo delle sequenze più drammatiche. La colonna sonora completa l’opera: rimane discreta durante le fasi di esplorazione per lasciare spazio ai suoni della natura, per poi esplodere con una precisione chirurgica nei momenti chiave della trama. In queste prime venti ore, il comparto narrativo è riuscito a sorprendermi e a commuovermi in più occasioni. Anche se non rappresenta ancora il piatto forte dell’intera offerta, la direzione intrapresa dagli sceneggiatori mi fa ben sperare per il resto dell’avventura.

Le Spedizioni e la Gestione del Villaggio

Le Spedizioni Passive

C’è un sistema che all’inizio sembra quasi un riempitivo, ma che col passare delle ore diventa un pilastro della vostra routine, ovvero le spedizioni. Dal villaggio potete mandare i vostri Monstie in missione tramite l’utilizzo di oggetti specifici. Questo vi permette di potenziare selettivamente alcuni parametri dei Monstie a seconda di dove li mandate e del livello dell’habitat di destinazione.

Il villaggio poi non è solo un punto di sosta, ma il vero cuore pulsante dove gestite gli habitat, il Rituale Sciamanico e passate dal fabbro per potenziare l’equipaggiamento. Non fate l’errore di considerarlo un semplice menu interattivo, perché è uno spazio vivo pieno di personaggi che reagiscono ai vostri successi e offrono missioni secondarie con ricompense niente male. Imparare a muoversi bene tra le varie strutture del villaggio è una skill fondamentale, e vi assicuro che chi impara a ottimizzare questi tempi nota subito un miglioramento nel ritmo generale dell’avventura.

End-Game e Contenuti Post-Campagna

Se la storia principale vi terrà impegnati per circa quaranta ore, sappiate che chi punta al completamento totale supererà tranquillamente le cento ore di gioco. Questo distacco enorme non è dovuto a missioni noiose o riempitivi messi lì a caso, anzi, i contenuti extra di Stories 3 hanno una densità che raramente si vede in altri JRPG. Tutto è studiato per spingervi a tornare sul campo con build sempre più raffinate e ragionate.

I Draghi Anziani Apocalittici

Le sfide più dure che il gioco vi riserva hanno un nome preciso: Draghi Anziani Apocalittici. Non stiamo parlando di semplici versioni potenziate dei mostri già incontrati durante la campagna, ma di creature con pattern d’attacco completamente inediti, resistenze elementali che costringono a ripensare da zero la composizione del party e finestre di danno ridotte all’osso. Per abbatterli non basta aver completato la storia, serve aver davvero interiorizzato ogni meccanica che il gioco vi ha insegnato fino a quel momento. Sono il banco di prova definitivo per capire se la vostra build regge o se è arrivato il momento di tornare al Rituale Sciamanico e rimettere mano ai geni.

Le Storie Secondarie dei Ranger

L’altro grande motivo per restare nel mondo di Azuria oltre la storia principale sono le Storie Secondarie dei Ranger, missioni dedicate ai comprimari che avete incontrato durante la campagna. Ogden, Kora, Gaul e gli altri personaggi che vi hanno accompagnato nel viaggio tornano protagonisti con archi narrativi autonomi che approfondiscono le loro motivazioni e le loro contraddizioni. Non sono missioni di contorno costruite in fretta, ma racconti che aggiungono sfumature reali a personaggi già scritti con cura, e in alcuni casi ribaltano le vostre certezze su di loro. Per chi si è affezionato al cast durante la campagna, queste storie sono irrinunciabili.

Accessibilità e Quality of Life

Un aspetto che mi ha colpito molto di Monster Hunter Stories 3 è quanto rispetti il tempo di chi sta davanti allo schermo. Sembra una cosa scontata, ma vi assicuro che in un GDR di questa portata non lo è affatto.

Velocità delle Animazioni e Fast-Forward

Fin dalle prime battute avrete a disposizione l’opzione per velocizzare le animazioni dei combattimenti, potendo scegliere tra una velocità doppia o tripla. Le animazioni degli attacchi speciali sono spettacolari e curate nei minimi dettagli, ma dopo averle viste per la centesima volta durante il grinding, poterle saltare o velocizzare è una manna dal cielo. È un segnale chiaro di come gli sviluppatori abbiano pensato a chi passerà decine di ore sul titolo, evitando di rendere l’esperienza pesante o ripetitiva senza motivo.

Quick Finish e Rispetto del Tempo

Un’altra chicca di design che ho apprezzato tantissimo è il Quick Finish per i mostri più deboli. Se incrociate una creatura di livello molto inferiore al vostro, non sarete costretti a perdere minuti preziosi in un combattimento dall’esito già scritto. Con la risoluzione istantanea ottenete subito i materiali e l’esperienza, mantenendo il ritmo dell’esplorazione sempre alto e fluido. Provate a pensare a quanto sarebbe frustrante dover affrontare ogni singolo mostriciattolo sulla mappa durante le sessioni di ricerca più intense; questo sistema elimina la noia e vi permette di concentrarvi solo sulle sfide che contano davvero.

Registro dei Geni e Marcatori Habitat

Oltre a questo, il gioco offre un registro utilissimo che tiene traccia di tutti i geni che avete già trovato e trasferito. C’è persino un sistema per marcare gli habitat sulla mappa, così saprete sempre dove andare a colpo sicuro per trovare le tane più ricche di uova. Nessuna di queste funzioni è obbligatoria per finire la storia, ma messe tutte insieme creano un’esperienza pensata per chi vuole avere il controllo della situazione. Per un pubblico adulto che deve incastrare le sessioni di gioco tra mille impegni, questa attenzione ai dettagli e alla comodità vale quanto una buona trama o un bel sistema di combattimento.

Performance e Direzione Artistica

PC Cel-Shading al Massimo

Se giocate su PC, preparatevi perché il colpo d’occhio è davvero splendido. Il cel-shading scelto dagli sviluppatori brilla di luce propria e regala effetti particellari grandiosi, specialmente quando scatenate le Abilità Legame nel bel mezzo dei combattimenti. Gli ambienti traboccano di dettagli con una profondità di campo generosa che spesso vi spingerà a fermarvi solo per ammirare il panorama.

Devo però avvisarvi che a settaggi massimi e in 4K il titolo inizia a pesare parecchio sulla macchina, quindi se puntate alla qualità estrema vi servirà un hardware decisamente carrozzato. Sappiamo bene che il RE Engine dà storicamente il meglio di sé negli spazi chiusi e claustrofobici, ma vi assicuro che anche qui, gestendo un mondo aperto di questa scala, il risultato finale resta ottimo. Se non avete un PC di fascia alta potete tranquillamente scendere a settaggi medi o risoluzioni più basse, dato che il gioco rimane fluidissimo e non perde quasi nulla del suo fascino visivo originale.

Switch 2 Un Piccolo Miracolo Tecnico

Passando invece a Switch 2, il discorso cambia e devo dire che l’ottimizzazione mi ha sorpreso in positivo. Nonostante un piccolo e inevitabile downgrade grafico rispetto al PC, il gioco gira in modo meraviglioso senza mostrare mai il fianco a rallentamenti fastidiosi. Vedere una produzione di questo livello girare così bene su una console portatile sembra quasi un piccolo miracolo tecnico, e anche se la batteria ne risente parecchio, l’esperienza complessiva è assolutamente solida.

Handled La Piattaforma Meno Ideale

La nota dolente arriva purtroppo con Steam Deck, dove il titolo zoppica in modo evidente. Per riuscire a giocare con prestazioni accettabili dovrete accettare un downgrade grafico pesante, ma nonostante i sacrifici i sessanta frame stabili rimangono un lontano miraggio. Se lo giocate in mobilità sullo schermo piccolo la situazione è tollerabile, ma appena lo collegate alla dock il peso del motore grafico si fa sentire tutto e rovina un po’ l’esperienza. Onestamente non credo sia la piattaforma ideale per godersi il viaggio. Su Rog Ally X invece le prestazioni sono ottime, senza troppi compromessi.

Conclusione

Monster Hunter Stories 3 si conferma come uno dei JRPG più solidi e ambiziosi che abbiamo visto negli ultimi anni. Mette insieme un sistema di combattimento stratificato, quel loop di grind che crea dipendenza e una storia che cresce costantemente, il tutto supportato da una direzione artistica che fa il suo dovere su quasi ogni piattaforma.

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