domenica, Aprile 12, 2026

Autore

Andrea Dal Zoppo - Lo ZioSen
Andrea Dal Zoppo - Lo ZioSenhttp://www.topgamesitalia.com
Appassionato di videogames in tutte le sue forme dall'età di 6 anni. Appassionato di musica, grafica, doppiaggio e scrittura. Mi puoi trovare su YouTube come Lo ZioSen. Qui, su Top Games Italia, troverete le mie sincere e soggettive opinioni sul mondo videoludico.

Review Opencritic

Open Critic Top Games Italia

RECENSIONE IN BREVE

Vampire: The Masquerade Bloodlines 2 è un titolo che ci ha lasciato sentimenti contrastanti. È un gioco intrigante, a tratti caotico, e nel complesso piuttosto curioso, che riesce a conquistare nonostante metta in luce tutte le difficoltà di un percorso di sviluppo travagliato. Ricordiamo infatti il passaggio del progetto da Hardsuit Labs a The Chinese Room e la temporanea cancellazione da parte di Paradox Interactive, eventi che inevitabilmente hanno inciso sul risultato finale. Il prodotto che ci troviamo davanti oggi mostra alti e bassi evidenti: da un lato abbiamo un gameplay che non riesce sempre a convincere, soprattutto nelle fasi d’azione, dall’altro troviamo invece una narrativa solida e personaggi ben scritti, resi ancora più credibili da un doppiaggio inglese di buon livello. Peccato per l’assenza della localizzazione in italiano, né nei sottotitoli né nel doppiaggio, una mancanza che pesa e che potrebbe scoraggiare più di un giocatore nel nostro Paese. Rispetto al primo capitolo, che ancora oggi viene ricordato come un cult assoluto, Bloodlines 2 non riesce a trasmettere con la stessa forza la sensazione di trovarsi davanti a un titolo rivoluzionario. Nonostante questo, l’opera di The Chinese Room si presenta come un’esperienza capace di coinvolgere, soprattutto grazie alla scrittura e all’atmosfera vampiresca che, pur con qualche limite, rimane uno degli elementi più riusciti del progetto.

I Nostri video

TOP 5 ARTICOLI

ARTICOLI CORRELATI

PUBBLICITÀ

Vampire The Masquerade Bloodlines 2 la recensione con voto

Il Mondo di Tenebra è tornato. Dopo un’attesa che è sembrata durare secoli, dopo uno sviluppo più travagliato di un’indagine del detective Fabien e dopo aver rischiato di diventare una leggenda metropolitana, Vampire: The Masquerade – Bloodlines 2 è finalmente tra noi.

L’eredità che porta sulle spalle è pesante quanto una cattedrale gotica: quella di un capolavoro imperfetto, un cult amato alla follia che ha definito un’intera generazione di giochi di ruolo. The Chinese Room, uno studio noto per le sue avventure narrative, ha raccolto il calice avvelenato di questo sequel, promettendo di onorare il passato pur tracciando una nuova, oscura via.

La domanda che arde sulle labbra di ogni fan, vecchio e nuovo, è una sola: questo lungo sonno, questo Torpore produttivo, ha dato vita a un predatore magnifico o a un mostro zoppicante? Allacciate le cinture, affilate i canini e preparatevi a un’immersione profonda nella Seattle notturna. Vi promettiamo che, alla fine di questa recensione, avrete tutte le risposte. E forse qualche nuova domanda.

Vampire The Masquerade Bloodlines 2 recensione top games

Un’Eredità di Sangue e Bug: Il Fardello Chiamato Bloodlines

Prima di affondare i nostri canini nella carne fresca di Bloodlines 2, è doveroso, quasi un rituale, fare un passo indietro nel tempo. Torniamo al 2004. Un’epoca in cui i giochi di ruolo occidentali stavano cercando una nuova identità, sospesi tra la complessità vecchia scuola e le lusinghe di una maggiore accessibilità.

In questo panorama, quasi in sordina, apparve un titolo destinato a entrare nella leggenda: Vampire: The Masquerade Bloodlines. Sviluppato da Troika Games, un team composto da geni scapestrati che avevano lavorato ai primi Fallout, il gioco fu un mezzo disastro commerciale e un capolavoro assoluto.

Uscito in competizione diretta con un certo Half-Life 2 (con cui condivideva il motore grafico, il Source Engine), Bloodlines era un concentrato di ambizione sfrenata e problemi tecnici devastanti. Era un gioco di ruolo profondo, oscuro, maturo, che catturava l’essenza del Mondo di Tenebra come nessun altro prima.

Un regno d’ombre fatto però di personaggi tangibili

La sua scrittura era semplicemente divina, con personaggi indimenticabili, dialoghi brillanti e una libertà di approccio che permetteva di risolvere le missioni in modi radicalmente diversi a seconda del clan vampirico scelto e delle abilità sviluppate. Potevi essere un Malkavian folle i cui dialoghi erano enigmi surreali, un Nosferatu deforme costretto a muoversi nelle fogne, o un Ventrue aristocratico che piegava il mondo con la sua volontà.

Tuttavia, era anche un gioco rotto. Pieno di bug fino all’inverosimile, con un sistema di combattimento legnoso e sezioni finali chiaramente affrettate. Fu un fallimento commerciale che portò alla chiusura di Troika Games. Ma come ogni buon vampiro, la sua vera vita è iniziata dopo la sua “morte”.

Grazie a una community di fan appassionata e devota, che per anni ha lavorato a patch non ufficiali (la celeberrima Unofficial Patch), il gioco è stato ripulito, restaurato e reso giocabile per le generazioni future. È diventato un cult, un termine di paragone per la scrittura e la libertà ruolistica. Questo, vedete, è il fardello che Bloodlines 2 si porta dietro: non solo essere il sequel di un gioco, ma il successore di una leggenda forgiata nel fuoco del fallimento e nell’amore della sua comunità.

Il Torpore dello Sviluppo: Una Genesi Maledetta

Se la storia del primo capitolo è stata complessa, quella del suo sequel è un vero e proprio romanzo gotico. Annunciato nel 2019 sotto la guida di Hardsuit Labs, con a bordo talenti come Brian Mitsoda (uno degli scrittori chiave dell’originale), il progetto sembrava un sogno che si avverava.

I primi video, però, suscitarono reazioni contrastanti, e dietro le quinte qualcosa si ruppe. Dopo rinvii, silenzi e l’allontanamento di figure chiave, nel 2021 arrivò la notizia che gelò il sangue dei fan: il progetto era stato tolto a Hardsuit Labs e, di fatto, messo in pausa a tempo indeterminato. Molti lo diedero per cancellato, un altro sogno infranto.

Poi, come un anziano che si risveglia dal suo sonno secolare, il progetto è riemerso. Paradox Interactive aveva affidato le redini a The Chinese Room, lo studio britannico celebre per avventure narrative come Dear Esther ed Everybody’s Gone to the Rapture.

Una scelta che ha fatto storcere il naso a molti: uno studio famoso per “walking simulator” e storie lineari poteva davvero creare un degno erede di un GDR così complesso e sfaccettato? Questa decisione, amici, è la chiave di volta per comprendere la vera natura di Bloodlines 2.

Non è il gioco che Hardsuit Labs stava creando. È un’opera completamente nuova, che porta le cicatrici del suo passato ma che pulsa con il cuore e l’anima del suo nuovo creatore. Un cuore che, come vedremo, batte fortissimo per la narrazione, ma che a volte arranca quando si tratta di menare le mani.

Vampire The Masquerade Bloodlines 2 recensione top games seattle

Benvenuti a Seattle, Succhiasangue: Cronaca di una Metropoli a Due Facce

La Los Angeles del primo Bloodlines era un crogiolo di decadenza, punk-gotico e disperazione. La Seattle di Bloodlines 2 è diversa. È una città avvolta da una coltre di neve perenne, illuminata da neon che si riflettono sulle strade bagnate e immersa in un’atmosfera natalizia che sa di cinismo e solitudine.

L’impatto iniziale è potente. The Chinese Room dimostra di avere un talento eccezionale nel creare un’atmosfera densa e palpabile. Si percepisce il freddo, si sente l’odore del fumo che esce dai tombini, si avverte il peso dei segreti che ogni vicolo buio nasconde. Artisticamente, la Seattle notturna è un teatro perfetto per le macchinazioni dei Fratelli.

Guarda il nostro ultimo video

Tuttavia, non appena si inizia a esplorarla, ci si rende conto che questa città ha due anime, due volti che non potrebbero essere più diversi.

L’Open Map: Un Palcoscenico Splendido ma Desolatamente Vuoto

Il primo volto è quello dell’hub open-map, una porzione della città liberamente esplorabile. E qui, purtroppo, iniziano a vedersi le prime crepe. La Seattle di Bloodlines 2 è, per dirla senza troppi giri di parole, un guscio vuoto. È un set cinematografico meravigliosamente allestito, ma privo di vita.

Le strade sono popolate da passanti che sembrano manichini senz’anima, cloni che si ripetono all’infinito e con cui l’interazione è quasi nulla, se non per identificarli come potenziali spuntini. Manca la sensazione di un ecosistema vivo. Non ci sono eventi casuali significativi, quest nascoste che emergono dall’esplorazione o punti di interesse che non siano legati alla missione principale o a collezionabili sparsi.

La mappa è relativamente piccola e serve principalmente come corridoio per spostarsi dal punto A al punto B delle missioni principali. Questa sensazione di vacuità è aggravata da due scelte di design discutibili.

La prima è l’assenza totale di un sistema di viaggio rapido. Se da un lato questa scelta costringe il giocatore a “vivere” la città, dall’altro, unita alla povertà di contenuti, trasforma presto gli spostamenti in un’incombenza ripetitiva. La seconda è un sistema di parkour che vorrebbe essere fluido e liberatorio, ma che finisce per essere spesso rigido e impreciso.

Vampire The Masquerade Bloodlines 2 recensione top games open map

Il Tango della Traversata: Parkour o “Park-floor”?

Nei panni di Phyre, un vampiro (o vampira, a seconda del sesso scelto ad inizio gioco) anziano e potente, possiamo arrampicarci su tubature e scale antincendio, raggiungere i tetti e planare da un edificio all’altro. Sulla carta, è fantastico. In pratica, il sistema soffre di una certa legnosità.

La prospettiva in prima persona rende difficile calcolare le distanze e le traiettorie, e non è raro mancare un appiglio o una sporgenza, finendo goffamente per strada. Il sistema funziona, ma non ha mai la fluidità e l’eleganza di un Dishonored o di un Dying Light. Paradossalmente, spesso si fa prima a muoversi a piedi per le strade che a cercare percorsi acrobatici sui tetti.

È un sistema che diverte quando funziona, ma che frustra quasi altrettanto spesso, rendendo gli spostamenti meno piacevoli di quanto avrebbero dovuto essere.

Dove la Magia Accade: Il Fascino Magnetico degli Interni

Ma ecco che emerge il secondo volto di Seattle, ed è qui che The Chinese Room gioca le sue carte migliori. Se gli esterni sono un palcoscenico vuoto, gli interni sono delle vere e proprie cattedrali di atmosfera.

Ogni location legata a una missione, che sia un lussuoso attico, un club underground, una villa abbandonata o un ufficio polveroso, è curata in modo maniacale. Lo studio britannico sfoggia una maestria incredibile nell’uso dell’illuminazione, in particolare delle luci volumetriche. La luce filtra dalle finestre creando coni polverosi, i neon colorano le stanze con tonalità malate, le ombre si allungano e nascondono minacce.

Questi spazi non sono solo belli da vedere, ma raccontano una storia. Sono pieni di dettagli, di carisma, di un’aura quasi mistica che invita a rallentare, a camminare, ad assorbire ogni singolo elemento.

È in questi momenti, quando ci si muove in un salotto decadente ascoltando un vecchio vinile o si esplora uno scantinato umido illuminato solo da una lampada di emergenza, che Bloodlines 2 cattura perfettamente l’essenza del Mondo di Tenebra.

La differenza tra la qualità degli esterni e quella degli interni è così marcata da dare quasi l’impressione di giocare a due titoli diversi. Uno è un action-adventure open-map con qualche limite; l’altro è un’esperienza narrativa d’atmosfera di livello eccezionale.

Vampire The Masquerade Bloodlines 2 recensione top games

Due Menti, un Teschio

Se la struttura del mondo di gioco è un campo di battaglia tra luci e ombre, il comparto narrativo è il luogo dove Bloodlines 2 non solo vince, ma domina. È qui che l’identità di The Chinese Room emerge in tutta la sua potenza, regalandoci una storia complessa, interessante, piena di intrighi e personaggi memorabili per davvero.

La premessa è un classico del genere: ci risvegliamo dopo un lungo Torpore in una Seattle del 2025. Siamo Phyre, un vampiro anziano conosciuto come il Nomade, una figura quasi mitologica.

Siamo confusi, affamati e, soprattutto, non siamo soli. Dentro la nostra testa risuona una voce: è quella di Fabien, un detective vampiro del clan Malkavian, cinico, brillante e misteriosamente legato a noi. Come se non bastasse, un marchio magico sulla nostra mano ci impedisce di lasciare la città e sembra essere il fulcro di una cospirazione molto più grande.

Phyre e Fabien: Il Braccio e la Mente

La scelta di avere due protagonisti che condividono lo stesso corpo è un colpo di genio, anche se ci riporta subito alla mente un certo Silverhand. Phyre è il braccio: la forza bruta, l’istinto predatorio, un essere antico che deve adattarsi a un mondo moderno fatto di smartphone e telecamere di sorveglianza. 

Fabien è la mente: la nostra guida, il nostro Virgilio dantesco in questo inferno di neon. Attraverso i suoi occhi (o meglio, le sue memorie) e la sua parlantina tagliente, apprendiamo le dinamiche di potere della Camarilla di Seattle, conosciamo i personaggi chiave e cerchiamo di svelare i misteri che ci circondano.

Questa dualità non è solo narrativa, ma anche strutturale. Le sezioni di gioco si alternano tra l’azione in prima persona di Phyre e le fasi investigative in cui riviviamo i ricordi di Fabien. Questa alternanza dona un ritmo eccellente all’avventura, spezzando la tensione dei combattimenti con momenti più riflessivi e dialogici.

La caratterizzazione di Fabien, in particolare, è magistrale. Il suo umorismo nero, il suo disincanto da detective noir e le sue intuizioni da Malkavian lo rendono uno dei personaggi più riusciti degli ultimi anni.

Una Sinfonia di Parole: Dialoghi, Scelte e Conseguenze

The Chinese Room è uno studio che vive di scrittura, e in Bloodlines 2 lo dimostra in ogni singola riga di dialogo. I testi sono densi, intelligenti, pieni di sottotesti. I personaggi parlano con voci distinte, che riflettono la loro storia, il loro clan e la loro posizione sociale. Non ci sono semplici “buoni” o “cattivi”, ma un complesso arazzo di alleanze, tradimenti e agende personali.

Il gioco ci mette costantemente di fronte a scelte di dialogo a risposta multipla che hanno un peso reale. I personaggi si ricorderanno di come abbiamo parlato con loro, del tono che abbiamo usato, delle promesse fatte o infrante. Un atteggiamento arrogante potrebbe inimicarci un potente Primogenito, mentre un’abile manipolazione potrebbe trasformare un nemico in un alleato inaspettato.

Una delle meccaniche più interessanti è che a volte la scelta migliore è non dire nulla. Il silenzio può essere un’arma potente, un modo per non scoprirsi o per evitare di peggiorare una situazione già tesa. Il gioco supporta finali multipli e, sebbene la trama principale segua un percorso definito, il modo in cui ci si arriva e le relazioni che si costruiscono lungo la via possono cambiare in modo significativo, garantendo una buona rigiocabilità.

Vampire The Masquerade Bloodlines 2 recensione top games dialoghi

Le Sezioni di Fabien: Indagini lineari ma con un Carisma Esplosivo

Quando Phyre riposa, prendiamo il controllo di Fabien in flashback investigativi. Queste sezioni sono la quintessenza dello stile di The Chinese Room. Si tratta di segmenti puramente narrativi, quasi su binari, in cui dobbiamo raccogliere indizi e interrogare testimoni.

Qui Fabien può usare i suoi poteri Malkavian: leggere i pensieri, manipolare i ricordi e, in una delle trovate più geniali e divertenti, interrogare persone ormai defunte, che rispondono con personalità e umorismo surreale.

La scrittura in queste fasi è spettacolare. Tuttavia, è anche qui che si avverte una certa rigidità. La libertà è limitata: sbagliare una domanda non porta a conseguenze reali, si può semplicemente riprovare.

L’indagine è più guidata di quanto ci si aspetterebbe, e si ha la sensazione di essere una “pallina da ping-pong” che rimbalza da un personaggio all’altro per far progredire la sceneggiatura. Nonostante questa linearità, il carisma di Fabien e l’originalità delle situazioni rendono questi momenti estremamente godibili e un ottimo stacco dal resto del gioco.

Vampire The Masquerade Bloodlines 2 recensione top games fabien

Un Avvertimento Cruciale: “No English, No Party”

È fondamentale sottolineare un aspetto che, per il pubblico italiano, potrebbe rappresentare uno scoglio enorme. Vampire: The Masquerade Bloodlines 2 non è tradotto in italiano. Né doppiaggio, né sottotitoli.

Considerando che la scrittura e i dialoghi sono il cuore pulsante dell’esperienza, il punto di forza assoluto del gioco, questa è una barriera d’ingresso quasi insormontabile per chi non ha una padronanza più che solida della lingua inglese.

I testi sono complessi, pieni di slang, arcaismi e registri linguistici differenti. Affrontare un’opera del genere senza comprenderne appieno le sfumature significa perdersi il meglio che ha da offrire. È una scelta commerciale di Paradox, ma è un peccato mortale che azzoppa l’esperienza per una vasta fetta di pubblico.

Zanne e Furia: un Combattimento Caotico

Arriviamo al tasto dolente, l’elefante non-morto nella stanza: il sistema di combattimento. Sapevamo che The Chinese Room non era uno studio specializzato in meccaniche action, e le nostre aspettative erano caute.

Il risultato finale è un sistema imperfetto, a tratti frustrante, ma non completamente privo di momenti divertenti. È un apparato che ha delle buone idee, ma la cui esecuzione è spesso sporca e caotica.

Parliamo principalmente di un combattimento corpo a corpo in prima persona. Abbiamo a disposizione colpi leggeri, colpi caricati che possono rompere la guardia nemica, e un sistema di parry che, se eseguito con il giusto tempismo, apre la difesa avversaria. A questo si aggiunge la telecinesi, che ci permette di afferrare oggetti dello scenario (o i cadaveri dei nemici) e scagliarli contro i malcapitati.

La mobilità di Phyre è incredibile, con una stamina infinita che incentiva un approccio “mordi e fuggi”: colpire, schivare, riposizionarsi.

Vampire The Masquerade Bloodlines 2 recensione top games combattimento

Il Fattore Caos: Perché il Sistema Inciampa

Nonostante queste premesse, quando si entra in una rissa, le cose tendono a degenerare rapidamente. Il problema principale, e più grave, è la totale assenza di un sistema di lock-on o di targeting.

In un combattimento veloce, in prima persona, contro nemici altrettanto rapidi che amano accerchiarci, non avere un modo per “agganciare” un bersaglio rende l’azione estremamente confusionaria. La telecamera fatica a stare dietro ai movimenti, e si finisce spesso per tirare pugni a vuoto mentre qualcuno ci colpisce alle spalle.

L’intelligenza artificiale dei nemici è aggressiva ma poco brillante. Tende ad accerchiare in modo efficace, ma è anche facile da ingannare, si incastra negli scenari e a volte si dimentica semplicemente della nostra esistenza se ci allontaniamo di pochi metri. Quando si è circondati in spazi stretti, la situazione diventa un caos illeggibile, dove schivare diventa più una questione di fortuna che di abilità.

Scatenare la Bestia: Discipline e Poteri Vampirici

Fortunatamente, a salvare parzialmente la baracca interviene il sistema di poteri, le famose Discipline vampiriche. È qui che il combattimento mostra il suo lato più spettacolare e divertente. A seconda del clan scelto inizialmente (e di quelli con cui entreremo in sintonia in seguito), avremo accesso a un arsenale di abilità soprannaturali devastanti.

  • Brujah e i Banu Haqim si concentrano sulla forza bruta, con scatti potenti e colpi che devastano i nemici.

  • Tremere sono i maghi del sangue, capaci di lanciare proiettili ematici o, letteralmente, di far bollire il sangue nelle vene dei loro avversari fino a farli esplodere.

  • Lasombra manipolano le ombre, teletrasportandosi alle spalle dei nemici per attacchi a sorpresa.

  • Ventrue dominano la mente, potendo ammaliare i nemici e trasformarli in alleati temporanei.

La possibilità di combinare queste abilità crea sinergie potentissime e visivamente appaganti. Rallentare il tempo come Neo, trasformare un nemico in una bomba umana, evocare lame di sangue… è in questi momenti che ci si sente davvero un predatore inarrestabile, un vampiro anziano la cui potenza è leggendaria.

L’uso di queste abilità, unito alla telecinesi, trasforma il combattimento da una rissa confusa a un balletto mortale. Il problema è che queste abilità consumano sangue, che va ripristinato mordendo i nemici, un’azione che ci lascia vulnerabili.

Vampire The Masquerade Bloodlines 2 recensione top games boss fight

Il Problema dei Boss: Grosse Barre della Vita, Piccole Idee

Un’altra nota di demerito va alle boss fight. Sebbene siano sempre introdotte da un contesto narrativo forte e interessante, a livello di gameplay si rivelano quasi sempre una delusione. Non richiedono strategie particolari, sono semplicemente nemici normali con una barra della vita enormemente più grande.

Lo scontro si riduce a una prova di resistenza: colpisci, schiva, usa i poteri, mordi qualche nemico minore per ricaricarti, e ripeti fino alla noia. Sono così pochi e meccanicamente così semplici che si dimenticano in fretta.

In sintesi, il combattimento di Bloodlines 2 è un’esperienza altalenante. Quando si riesce a dominare il caos e a orchestrare una sinfonia di poteri, è esaltante. Ma troppo spesso si finisce invischiati in mischie illeggibili e frustranti, penalizzate da una mancanza di pulizia tecnica e da scelte di design (come l’assenza del lock-on) difficili da perdonare in un gioco moderno.

L’Approccio Stealth che Non Morde

Se il combattimento è zoppicante, l’approccio stealth è, purtroppo, ancora più rudimentale. Sulla carta, ci sono tutte le premesse: siamo predatori notturni, capaci di muoverci in silenzio e di usare poteri per passare inosservati. Il gioco offre la possibilità di eliminare i nemici silenziosamente e alcune sezioni di level design sembrano incoraggiare un approccio furtivo, con percorsi alternativi e coperture.

La realtà, però, è un’altra. L’intelligenza artificiale, tanto aggressiva in combattimento, diventa quasi letargica nelle fasi stealth. È possibile passare a un palmo dal naso di una guardia senza che questa si accorga di nulla. I nostri sensi vampirici, che evidenziano le sagome dei nemici attraverso i muri, rendono l’aggiramento ancora più semplice, quasi banale.

Il problema più grave, però, è un cortocircuito concettuale nel design di alcune missioni. Ci sono sezioni in cui è palesemente possibile superare tutti i nemici senza farsi vedere, arrivando all’obiettivo in modo pulito. Peccato che, una volta lì, ci si trovi di fronte a una porta chiusa da un enorme lucchetto, che si aprirà magicamente solo dopo aver eliminato tutti i nemici nell’area.

Questa scelta vanifica completamente la strategia furtiva, costringendoci a tornare indietro e a ingaggiare un combattimento che avevamo deliberatamente evitato. È un controsenso che comunica al giocatore che, in fondo, l’approccio stealth è solo un’opzione secondaria, non una via realmente supportata dal gioco.

Vampire The Masquerade Bloodlines 2 recensione top games stealth

Un Gioco di Ruolo che si Dimentica di Crescere?

Bloodlines 2 si presenta come un action-RPG, ma la sua componente ruolistica, al di là delle scelte di dialogo, appare sorprendentemente piatta e poco sviluppata, soprattutto se confrontata con la profondità del suo predecessore.

L’Illusione della Progressione

Il senso di crescita del personaggio, un elemento fondamentale in ogni GDR, è quasi impercettibile. Per fare un esempio emblematico, il danno dei nostri pugni all’inizio del gioco è esattamente lo stesso che avremo durante lo scontro finale. La progressione è legata quasi esclusivamente allo sblocco e al potenziamento delle Discipline.

Sebbene queste offrano nuove opzioni tattiche, si sbloccano tutte quelle del nostro clan base nel primo terzo dell’avventura. Da quel momento in poi, la crescita si arresta. Non ci sono armi da equipaggiare, né armature o statistiche da migliorare.

Questo rende la progressione a lungo termine poco gratificante e fa sì che il personaggio si senta “completo” troppo presto.

Il Grind della Risonanza Sanguigna

Per sbloccare le Discipline degli altri clan, il gioco introduce un sistema chiamato “Blood Resonance”. Utilizzando la nostra vista vampirica, possiamo identificare i civili in base alla “risonanza” del loro sangue (divisa in diverse categorie emotive). Nutrendoci di specifici tipi di sangue, accumuliamo punti da spendere per apprendere nuove abilità.

Sulla carta è un’idea tematica, ma in pratica si trasforma rapidamente in un’attività di grinding ripetitiva e noiosa. Si finisce per vagare per la città alla ricerca di icone colorate sopra le teste dei passanti, innescando le stesse, identiche mini-conversazioni per adescarli.

Queste interazioni, tra l’altro, rompono spesso l’immersione: perché così tanti abitanti di Seattle, dopo due parole con una sconosciuta dall’aria minacciosa, accettano di seguirla in un vicolo buio? È una meccanica che sa di riempitivo e che stona con l’alta qualità della scrittura presente altrove.

Vampire The Masquerade Bloodlines 2 recensione top games feed

La Bestia che Manca: L’Anima Tradita del Mondo di Tenebra

Forse, però, la mancanza più grande, quella che farà più male ai fan dell’originale e del gioco di ruolo cartaceo, è l’assenza di una meccanica ludica per la Bestia e il Frenzy.

Nel Mondo di Tenebra, ogni vampiro ha dentro di sé una Bestia interiore, un impulso primordiale che lo spinge alla violenza e alla fame. Perdere il controllo significa cadere in un Frenzy omicida. La lotta costante per mantenere la propria umanità contro gli istinti della Bestia è il cuore tematico di Vampire: The Masquerade.

In Bloodlines 2, questa lotta è quasi del tutto assente a livello di gameplay. La fame non è una minaccia costante che erode la nostra sanità mentale, è semplicemente una barra di “mana” da ricaricare per usare i poteri.

Non c’è il rischio di perdere il controllo, di commettere atrocità involontarie. Questa omissione, seppur comprensibile per non togliere il controllo al giocatore, priva l’esperienza di una delle sue sfumature più affascinanti e cruciali. Rende il gioco molto più simile a un “generico action con vampiri” che a un vero e proprio adattamento di Vampire: The Masquerade. È un’occasione mancata che indebolisce l’immersione nel ruolo.

Una Festa per gli Occhi, un Glitch per l’Anima: Analisi Tecnica

Dal punto di vista tecnico, Bloodlines 2 è, ancora una volta, un gioco di contrasti. Non può competere con le produzioni AAA più blasonate in termini di fotorealismo, ma compensa con una direzione artistica che, a tratti, è semplicemente superba.

Direzione Artistica: Uno Studio sui Contrasti

Come già accennato, la vera forza estetica del gioco risiede negli interni. Il lavoro sull’illuminazione, sulle atmosfere e sulla composizione visiva è encomiabile. Le ombre, i riflessi, il pulviscolo che danza nei raggi di luce creano scorci memorabili.

Anche il design dei personaggi principali è di ottimo livello, con modelli dettagliati ed espressivi che reggono bene il peso di dialoghi intensi.

Gli esterni, al contrario, appaiono più anonimi e tecnicamente meno curati. La ripetitività degli asset, sia per gli edifici che per i PNG, è evidente e rompe l’illusione di trovarsi in una metropoli viva.

È un gioco che non brilla per la sua vastità o per il suo dettaglio poligonale, ma per la sua capacità di creare atmosfera, e in un titolo come questo, è un pregio non da poco.

Performance e Magagne Tecniche: Gli Ospiti Indesiderati

Abbiamo giocato il titolo su una configurazione PC di medio livello, e l’esperienza è stata generalmente fluida, ma non esente da problemi. In modalità DLSS Prestazioni e 1440p, lasciando tutto quello che sono i settaggi grafici all’auto detect del titolo, il gioco tiene e spesso supera i 60 fps, ma si notano cali di frame rate e stuttering evidenti nelle fasi di combattimento più concitate e durante le sessioni di parkour a velocità elevata. Il passaggio in tempo reale dagli interni agli esterni causa quasi sempre un fastidioso freeze di una frazione di secondo.

I bug, pur non essendo devastanti come quelli del primo capitolo al lancio, sono presenti. Nemici che si incastrano nei muri, animazioni che saltano, compenetrazioni poligonali e qualche glitch nelle missioni. Nulla che ci abbia impedito di completare l’avventura, ma la sensazione è quella di un gioco che avrebbe beneficiato di qualche mese in più di pulizia e ottimizzazione.

Il Paesaggio Sonoro della Notte

Dove il gioco non delude è nel comparto audio. Il sound design è ottimo, con suoni ambientali, effetti dei colpi e dei poteri che contribuiscono efficacemente all’immersione.

Ma il fiore all’occhiello è senza dubbio il doppiaggio in lingua inglese, semplicemente eccellente. Ogni attore offre un’interpretazione convincente, ma una menzione d’onore va a chi presta la voce a Fabien, capace di restituire ogni sfumatura del suo cinismo e della sua ironia.

La colonna sonora è funzionale, con brani che spaziano dall’elettronica al jazz decadente, ma rimane quasi sempre in sottofondo. Accompagna bene l’azione, ma non riesce mai a imporsi o a diventare memorabile come quella, indimenticabile, del primo Bloodlines.

Vampire The Masquerade Bloodlines 2 recensione top games personaggi

Vale la Pena Offrire il Proprio Sangue a Bloodlines 2?

Siamo giunti alla fine di questo lungo viaggio notturno. Tirare le somme su Vampire: The Masquerade Bloodlines 2 è un’impresa complessa, perché è un’opera profondamente divisa, un vampiro dall’animo scisso. È un gioco che vive di contraddizioni, capace di toccare vette di eccellenza narrativa e di sprofondare in abissi di legnosità ludica.

Da un lato, abbiamo un capolavoro di scrittura e atmosfera. La storia è avvincente, i personaggi sono tra i migliori che incontrerete quest’anno, i dialoghi sono un piacere da leggere e ascoltare, e l’ambientazione del Mondo di Tenebra è resa con un amore e un rispetto quasi commoventi. Se giocate per la trama, per l’immersione, per l’interpretazione, Bloodlines 2 vi rapirà e non vi lascerà andare per le sue oltre 30 ore di durata.

Dall’altro lato, abbiamo un action-RPG che inciampa proprio sulle sue componenti “action” e “RPG”. Il combattimento è caotico e impreciso, lo stealth è superficiale e mal implementato, la progressione del personaggio è piatta e poco gratificante, e la struttura open-map è un’occasione sprecata. Sono difetti evidenti, che a tratti frustrano e che non possono essere ignorati.

A Chi Consigliamo Questo Gioco?

Bloodlines 2 non è un gioco per tutti. È un titolo che chiede al giocatore di scendere a patti, di perdonare le sue evidenti mancanze ludiche per poter godere della sua eccezionale profondità narrativa.

Lo consigliamo senza riserve a:

  • I fan del Mondo di Tenebra e del gioco di ruolo cartaceo che privilegiano la lore e l’atmosfera.

  • I giocatori che amano le storie complesse, i dialoghi brillanti e i personaggi sfaccettati.

  • Chi ha amato le opere precedenti di The Chinese Room e cerca un’esperienza narrativa matura.

  • Chi è disposto a chiudere un occhio su un gameplay non rifinito pur di immergersi in un mondo affascinante.

Lo sconsigliamo, o consigliamo con molta cautela, a:

  • Chi cerca un action-RPG con un sistema di combattimento profondo e appagante.

  • I giocatori che esigono un’esperienza di gioco pulita, rifinita e priva di problemi tecnici.

  • Chi desiderava un “Bloodlines 1.5”, con la stessa libertà sistemica e profondità ruolistica dell’originale.

  • Chi non ha una buona conoscenza della lingua inglese, a causa dell’assenza totale della traduzione italiana.

Vampire The Masquerade Bloodlines 2 recensione con voto top games

In definitiva…

…The Chinese Room è riuscita nell’impresa di salvare un progetto che sembrava condannato, dandogli una nuova, potentissima identità narrativa.

Ha fallito, però, nel confezionare un’esperienza ludica all’altezza delle sue ambizioni. Bloodlines 2 è un gioco affascinante e imperfetto, proprio come il suo predecessore. Un’opera che si ama per la sua anima e si sopporta per le sue cicatrici. Se siete disposti ad accettare questo patto di sangue, la notte di Seattle ha storie meravigliose da raccontarvi.

E ora, la parola passa a voi, Fratelli della notte. Cosa ne pensate di questo controverso ritorno? Siete affascinati dalla scrittura di The Chinese Room o delusi dalle mancanze del gameplay? Quale clan sceglierete per la vostra prima, sanguinosa avventura a Seattle? Fatecelo sapere nei commenti qui sotto, siamo curiosissimi di leggere le vostre opinioni e di discutere insieme di questo titolo così atteso.

E non dimenticate: se questa recensione vi è piaciuta e volete continuare a seguire il meglio del mondo dei videogiochi con analisi, approfondimenti e gameplay, iscrivetevi al nostro canale YouTube Top Games Italia! Cliccate sulla campanella per non perdervi neanche un video. Alla prossima, e che la vostra caccia sia sempre fruttuosa. Siete alle prime armi su Vampire e del World of Darkness? Vi consigliamo di dare un occhio alla nostra guida al gioco!

I VIDEOGIOCHI CONSIGLIATI DELLA SETTIMANA

Tuo da 54,99€

Compra ora!

Tuo da 73,99€

Compra ora!

Tuo da 31,72€

Compra ora!

2 COMMENTI

  1. Ciao, Grazie per la recenzione, alla fine il gioco non sembra male… anche se non c’è l’italiano ufficialmente, ho visto che c’è già una traduzione completa online fatta dalla community nexus. Penso che lo prenderò, grazie ancora per l’ottimo lavoro!

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome qui

Articoli popolari

Vampire: The Masquerade Bloodlines 2 è un titolo che ci ha lasciato sentimenti contrastanti. È un gioco intrigante, a tratti caotico, e nel complesso piuttosto curioso, che riesce a conquistare nonostante metta in luce tutte le difficoltà di un percorso di sviluppo travagliato. Ricordiamo infatti il passaggio del progetto da Hardsuit Labs a The Chinese Room e la temporanea cancellazione da parte di Paradox Interactive, eventi che inevitabilmente hanno inciso sul risultato finale. Il prodotto che ci troviamo davanti oggi mostra alti e bassi evidenti: da un lato abbiamo un gameplay che non riesce sempre a convincere, soprattutto nelle fasi d’azione, dall’altro troviamo invece una narrativa solida e personaggi ben scritti, resi ancora più credibili da un doppiaggio inglese di buon livello. Peccato per l’assenza della localizzazione in italiano, né nei sottotitoli né nel doppiaggio, una mancanza che pesa e che potrebbe scoraggiare più di un giocatore nel nostro Paese. Rispetto al primo capitolo, che ancora oggi viene ricordato come un cult assoluto, Bloodlines 2 non riesce a trasmettere con la stessa forza la sensazione di trovarsi davanti a un titolo rivoluzionario. Nonostante questo, l’opera di The Chinese Room si presenta come un’esperienza capace di coinvolgere, soprattutto grazie alla scrittura e all’atmosfera vampiresca che, pur con qualche limite, rimane uno degli elementi più riusciti del progetto.Vampire The Masquerade Bloodlines 2 la recensione con voto
Indice articolo